La migliore offerta

La migliore offerta

di Giuseppe Tornatore (Italia, 2013)
con Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Sylvia Hoeks,
Donald Sutherland, Philip Jackson, Dermot Crowley,
Liya Kebede, John Benfield, Gen Seto, Kiruna Stamell

Thriller interessante ma un bel po’ telefonato. Chi è il babbeo? Chi sarà preso per il naso? Lo si capisce subito.
Virgil Oldman (Geoffrey Rush) è un anziano signore inglese ultra-sessantenne, grande collezionista di opere d’arte di altissimo valore, nonché battitore di prim’ordine per una nota casa d’aste. Grazie all’aiuto di un suo amico di vecchia data (Donald Sutherland), che gli fa da complice, riesce spesso a comprare a prezzi molto bassi opere alla cui vendita egli stesso fa da battitore. In questo modo negli anni è riuscito a mettere da parte numerosi quadri di donne, una collezione privata di cui è gelosissimo e che tiene nascosta in casa, sotto chiave, dietro un muro segreto.
Un giorno una giovane e misteriosa orfana (Sylvia Hoeks) gli chiede di valutare tutti gli arredi della sua villa, un palazzone pieno di opere d’arte ricevuto in eredità dopo la morte dei suoi genitori. L’affascinante ventisettenne, tale Claire Ibbetson, soffre di agorafobia, per cui è chiusa tutto il tempo in casa, all’interno di una camera segreta. Questo strambo rapporto – dapprima conflittuale e sfuggevole, poi molto intimo e segreto – finirà per far invaghire il signor Oldman, un uomo molto solo e severo, che odia i rapporti con gli altri esseri umani e che non ha mai avuto una donna nella vita.
L’unica persona fidata con cui Virgil si confida e parla dei suoi nuovi inediti sentimenti è Robert (Jim Sturgess), un orologiaio/aggiustatutto poco più che ventenne, che si offre di rimettere in sesto una specie di androide meccanizzato (un robot ante-litteram) del 1700 attraverso l’assemblaggio di ingranaggi e pezzi varii che Virgil trova all’interno della villa della signorina Ibbetson.
Come va a finire la cosa non lo dico ma, appunto, lo si può immaginare.

Quel che mi è piaciuto di “La migliore offerta” non è tanto l’intreccio – sebbene la storia sia alquanto originale – ma soprattutto la recitazione dell’immenso Geoffrey Rush e quella (per me inedita) di Sylvia Hoeks. Altra cosa interessante è lo stile registico di Tornatore: particolamente apprezzabili sono la cura dei dettagli e il ritmo lento attraverso cui lo spettatore viene messo a parte – nelle prime battute – della figura del protagonista, delle sue piccole manie, della sua severità, della passione per l’arte, della solitudine in cui vive, dei posti che frequenta, ecc.
Ecco. Per questo direi che un 6 e mezzo è il voto che mi sento di dare a questa pellicola.
Da guardare, certo. Ma senza grandi aspettative. Una bella visione che sicuramente non provoca rimorsi.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.