Gambit

Gambit

di Michael Hoffman (UK, 2012)
con Colin Firth, Cameron Diaz, Alan Rickman,
Stanley Tucci, Tom Courtenay, Cloris Leachman, Anna Skellern

Una commedia che mi ha ricordato vagamente “Due figli di… (Dirty Rotten Scoundrels)”. Solo che in questo caso non ci sono Michael Caine e Steve Martin a fare da mattatori. Peccato.
Colin Firth interpreta Harry Deane, un inglese ultraquarantenne esperto di opere d’arte che di mestiere fa il consigliere di Lionel Shahbandar, noto magnate della finanza amante dell’arte e della bella vita (Alan Rickman).
Oltre a trovarsi in ristrettezze economiche, Harry è continuamente vessato dal suo datore di lavoro. Questa doppia penosa condizione lo porta ad organizzare una maxi-truffa ai danni di Shahbandar, con la collaborazione del suo amico: l’anziano Maggiore Wingate (Tom Courtenay). I due quindi lasciano Londra e volano in Texas per reclutare P.J. Puznowski (Cameron Diaz), una bionda e sexy cowgirl che dovrà recitare la parte della proprietaria di un finto quadro di Monet (I pagliai).
La truffa sembra iniziare sotto i migliori auspici ma ben presto i nodi vengono al pettine, cioè non tutto va come deve andare. Il ricco Shahbandar non abbocca subito ma allunga le trattative per vederci chiaro e nel frattempo flirta spudoratamente con la giovane venditrice americana (che peraltro si rivela una trucida e sguaiata tamarra). Harry intanto è sempre più sotto stress perché si invaghisce del ciclone P.J. e teme che il suo piano vada all’aria.

Nota storiografica: questa pellicola è un rifacimento dell’omonimo film del 1966 con Michael Caine e Shirley MacLaine.
Nota positiva: la sceneggiatura è dei fratelli Coen.
Nota negativa: la pellicola non fa ridere più di tanto, benché sia a tratti simpatica.
Firth è sempre il solito (affettuoso) bietolone inglese ingessato. Ruolo che gli riesce ormai benissimo. Qui al suo personaggio ci ha aggiunto solo una massiccia dose di sfiga.
Cameron Diaz fa ancora la peperina a 40 anni suonati. Non importa: gli anni non le pesano affatto. E comunque agli occhi dei ragazzi (uomini?) della mia generazione fa sempre un bell’effetto.
Alan Rickman probabilmente è un tantinello fuori parte, anche perché la sua recitazione è un po’ troppo farsesca.
Stanley Tucci ha poche scene in cui recita il ruolo di Martin Zaidenweber: un altro super esperto d’arte di origine tedesca (e con forte accento germanico) che potrebbe soffiare il posto al frustrato protagonista.
Voto globale: 6. Sufficiente. Ma forse non basta per consigliarne la visione.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.