Come un tuono

Come un tuono
(The Place Beyond the Pines)

di Derek Cianfrance (USA, 2012)
con Ryan Gosling, Eva Mendes, Bradley Cooper,
Emory Cohen, Dane DeHaan, Mahershala Ali, Ray Liotta,
Robert Clohessy, Olga Merediz, Harris Yulin,
Ben Mendelsohn, Rose Byrne, Bruce Greenwood

Praticamente tre film in uno.
Cosa abbia voluto comunicarci il regista non è chiaro. Che forse le colpe dei padri ricadono sui figli? Oppure che il crimine non paga? Che chi la dura la vince? Che di fronte alle difficoltà, non bisogna abbattersi ma resistere, essere forti e affrondtare il pericolo? Che basta essere testardi per raggiungere i propri risultati? Non lo sappiamo. O meglio non è chiaro. Io non l’ho capito, lo dico con estrema sincerità.

La trama. Attenzione perché è tutto uno SPOILER.
Luke, un motociclista sui 30 anni che lavora come acrobata in un luna park itinerante, torna in città e scopre di aver avuto un figlio da una ragazza ispanica (tale Romina) con cui aveva avuto una relazione lampo. Decide quindi su due piedi di mollare il lavoro, rimanere a vivere lì e iniziare a fare il padre, ri-conquistando di pari passo anche l’affetto della ragazza, che peraltro ha nel frattempo stabilito una relazione con un altro uomo. Tutto ciò però porta il nostro eroe a cacciarsi nei guai. Infatti, prendersi in carico una famiglia risulta molto dispendioso, soprattutto per chi un lavoro non ce l’ha più; il disperato bisogno di denaro porta quindi Luke a darsi al crimine. Dopo due rapine in banca – effettuate con un compare più anziano, solitario e sfigatissimo ma saggio – viene beccato dalla polizia. Il terzo tentativo – quello in solitaria – gli va malissimo: muore assassinato da un agente mentre è asserragliato in casa con il bottino. E qui parte la seconda storia.
A uccidere Luke è Avery, un agente alle prime armi e perciò molto inesperto. L’omicidio, causato anche da nervosismo misto ad accesso di zelo, viene ritenuto legittima difesa, pur se questo non corrisponde al vero. Comunque sia, Avery finisce ugualmente nei casini poco dopo perché, a causa di questioni indirettamente legate al fattaccio, scopre un gruppo di colleghi corrotti e approfittatori – coperti persino dal suo stesso distretto – e decide di denunciarli. Tutti. Riesce ad averla vinta, anche questa volta, ma non senza difficoltà, non senza assumersi un rischio altissimo e non senza ricorrere all’aiuto di suo padre, che è un giudice della Corte Suprema.
Terza parte. Sono passati 20 anni, Avery ha fatto una brillantissima carriera nella polizia e sta per diventare Procuratore generale. Tutti sembrano aver dimenticato la vicenda. Quasi casualmente i figli di Avery e di Luke – rispettivamente A.J. e Jason – si incontrano a scuola e diventano amici. Il primo usa l’altro per procacciarsi un po’ di droghe varie e lo mette nei casini con la polizia e con la famiglia. Jason non sa che suo padre è stato assassinato, né tantomeno che ad ucciderlo sia stato il padre di A.J. Quando lo scopre, però, dà di matto e rischia quasi di compiere a sua volta un omicidio a fini vendicativi.

Le performance recitative di Bradley Cooper progrediscono di pellicola in pellicola ma mi pare che ancora non sia al top. Abbastanza credibile, tuttavia potrebbe fare ancora meglio.
Gosling è davvero un grande attore ma inizia a recitare sempre li stesso personaggio. Avete presente il ruolo che aveva in “Drive”? Beh, siamo da quelle parti.
Citazione particolare per Emory Cohen che interpreta straordinariamente il figlio ciccio e viziato dell’agente Avery.
Eva Mendes (Romina) è sempre molto fascinosa, sia nei panni della giovane cameriera/ragazza madre, che in quella della madre coraggio.
Ray Liotta non si discute. Gigante. Il suo ruolo è quello di un poliziotto di gran carriera, corrottissimo e con tanto pelo sullo stomaco. Una sua occhiata è capace di gelare il sangue. Applausi.
Molto valide anche la recitazione di Ben Mendelsohn (il meccanico zotico ma saggio), Robert Clohessy (il giudice, padre di Avery) e Mahershala Ali (il compagno afroamericano di Romina).

Nota 1: il titolo italiano corrisponde a una parte di una frase simil-aforisma che viene detta al motociclista scavezzacollo (Luke) a mo’ di monito dal suo amico Robin – forse il personaggio più saggio di tutto il film.
Nota 2: anche questa locandina alternativa per il mercato italiano non è male.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.