Skyfall
di Sam Mendes (UK, USA, 2012)
con Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem,
Ralph Fiennes, Naomie Harris, Bérénice Marlohe,
Albert Finney, Ben Whishaw, Rory Kinnear

Qual’è il migliore dei tre film di 007 con Daniel Craig protagonista? Difficile dirlo. Forse il primo. Di certo il secondo è il più brutto. Questo probabilmente si situa a metà strada tra l’uno e l’altro, ma non ne sarei sicuro al 100%.
“Skyfall” ha tutti gli elementi per essere un film di James Bond. Si apre a Istanbul con un inseguimento a tre fasi: prima in auto, poi in moto e quindi a piedi (simil-parkour?). Poi continua con l’ansiogena scazzottata sul tetto dei vagoni di un treno lanciato a tutta velocità. Sparo. Bond, colpito a morte da fuoco amico, cade in acqua da un ponte altissimo. Sipario. Solo a questo punto arrivano i titoli di testa (peraltro carucci).

In questo caso parlarvi di tutta la trama non mi interessa. Se volete, la trovate riassunta su Wikipedia.
Cosa ha aggiunto Sam Mendes alla regia? Proprio non saprei dirlo. Ho visto quasi tutti i suoi film, mi sono piaciuti tanto. Lo apprezzo come regista ma sinceramente non so indiduare un suo tocco personale in questa pellicola, una firma, un tratto distintivo. Di certo non si può dire che un action movie di questo tipo avrebbe potuto dirigerlo chiunque ma, ditemi: cos’ha questo film di diverso, rispetto a un episodio di Bourne, ad esempio?
Alcune considerazioni comunque vanno fatte.
Innanzitutto James Bond mi pare non sia più il fulcro del suo stesso mondo: per la prima volta, infatti, i riflettori sono puntati anche su M, l’anziana burocrate – sempre straordinariamente interpretata da Judy Dench – che prende decisioni da Londra, chiusa nella fortificatissima sede dell’MI6. Sarà lei la vittima prescelta del villain di questo episodio, il bersaglio di una specie di stalkeraggio ad altissimo livello. Bond agirà più che altro come adiuvatore, risolutore di problemi altrui, farà da sponda. Sarà la spina nel fianco del criminale che impersona il Male Assoulto ma non sarà individuato da questi come il nemico numero uno.
In proposito, poi, andrebbero spese due parole anche per Silva, il cattivone di turno. La stazza e le espressioni indemoniate di Javier Bardem sono quanto di più riuscito ed originale si possa trovare in questa pellicola. Ottima scelta di cast, davvero. Per diversi minuti mi sono chiesto quanto lavoro di trucco ed effetti speciali ci sia lì dietro e quanto, invece, fosse dovuto alla bravura interpretativa e all’aspetto originale dell’attore.
Altra domanda. La scena dell’assedio finale, stata girata nelle desolate praterie grigio/verdi della Scozia, può essere considerata un malcelato omaggio a Sean Connery?
Questo Skyfall inoltre introduce un elemento imporante: il passato di James Bond. Stranamente non se n’è mai parlato prima (nei film precedenti, intendo). Qui si scopre invece che ha avuto un’infanzia infelice o quantomeno difficile. Gli sono morti i genitori da ragazzino. Più o meno come Batman. E proprio come l’Uomo Pipistrello, a seguito della vittoria sul suo nemico giurato, lo troviamo sui tetti a riflettere, nel freddo, con la faccia rivolta verso il grigio vuoto del cielo londinese.
Bérénice MarloheSulle bond girl mi soffermo poco. Bérénice Marlohe è la superbella, l’affascinantissima e misteriosa donna che milita inizialmente nelle file nemiche. Ottima scelta di cast anche in questo caso. Naomie Harris è l’altra. Fa parte dei “Buoni” dal principio alla fine del film, è riccia, di colore, carina, frizzante. Più che altro simpatica, ecco. Sia mai che qualche spettatore la trovi più bella della figura femminile principale.
Il personaggio di Ralph Fiennes è mutevole. Parte come stronzo ma si raddolcisce. Rimane severo ma pian piano diventa dei “Nostri”. Capisce cioè il dramma dell’eroe Bond: la difficoltà di combattere contro il Male del mondo senza ricevere l’adeguato supporto delle autorità preposte (l’MI6) e della propria Patria (il Governo e il Parlamento).
Albert Finney è il vecchio barbuto e bonario che si è preso cura di Bond da ragazzino e che lo aiuta ben volentieri a portare a termine la missione, anche se in condizioni disperatissime.
Ben Whishaw è un giovanissimo Q. Un nerd quasi hipster a capo del team scientifico che idea e crea le armi di 007. L’avreste mai pensato solo 10 anni fa?
Rory Kinnear non pervenuto. Dovrebbe interpretare una specie di dirigente dei servizi segreti inglesi ma sembra più un segretario o, peggio, un usciere. Fa da braccio destro ad M. E questo ci basti sapere.
Un fattore che ho molto apprezzato è stata la fotografia. Le scene notturne, illuminate dal maestoso incendio che divora la vecchia casa di legno e mattoni, sono davvero straordinarie dal punto di vista visivo, così come ho trovato splendidi gli allestimenti del casinò a Shanghai, i giochi di luce all’ultimo piano dell’hotel fatto di solo vetro, i riflessi rubicondi all’arrivo del protagonista nella laguna a bordo di una mini imbarcaione, ecc.
Ma l’estetica, si sa, non basta. Almeno a me. Io ho bisogno di una trama valida, di un racconto, di una storia. Altrimenti non funziona.
Voto complessivo: 6. La sufficienza.
Il tema della colonna sonora, che ovviamente si chiama come il film, questa volta è stato affidato all’inglese Adele. Devo dire la verità: non mi dispiace, anche se io continuo a preferire quello originale – immortale – di John Barry, “The World is Not Enough” interpretata dai Garbage e “Tomorrow Never Dies” cantata da Sheryl Crow.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.