Le belve
(Savages)

di Oliver Stone (USA, 2012)
con Blake Lively, Taylor Kitsch, Aaron Johnson, Emile Hirsch,
John Travolta, Salma Hayek, Benicio del Toro, Diego Cataño,
Joel David Moore, Mia Maestro, Joaquín Cosio

Storia di un ménage à trois tra due giovani spacciatatori di marijuana e una biondona californiana.
Siamo a Los Angeles, anni 2010. Ben e Chon, ancor prima di compiere 30 anni sono riusciti a mettere su un fruttuoso traffico di stupefacenti che frutta diversi milioni di Dollari, coltivando dell’ottima marijuana che contiene al 30% circa il principio attivo THC. Negli USA nessuno produce erba migliore. I nostri la producono in serra in un laboratorio californiano, usando però tutti gli accorgimenti che Chon ha imparato durante il perdiodo in cui è stato di stanza in Afghanistan con l’esercito.

Uno stupefacente di qualità così alta implica centinaia di clienti, il che – a sua volta – implica un commercio particolarmente remunerativa. Questa fortuna negli affari finisce ben presto per indispettire i concorrenti. Difatti il vicino cartello messicano decide di fare ai due protagonisti un’offerta che non possono rifiutare: diventare soci in affari, collaborando nella produzione e nella distribuzione di marijuana. Ma Ben e Chon inzialmente non ci stanno.
A questo punto non vi svelo altro – per non spolierare troppo – ma sappiate che stiamo parlando di un film particolarmente violento e cruento. Non per nulla alcuni critici l’hanno equiparato a una pellicola di Quentin Tarantino (a mio avviso esagerando un po’).

Il più simpatico di tutti è Benicio del Toro nei panni di Lado, lo sgarro violento e sudicio, un killer efferato che pare rispondere solo alla Mamita Elena (Salma Hayek), ossia il capo dei capi che controlla il cartello messicano.
Ecco, la Hayek gigioneggia un po’ troppo. Spesso è sopra le righe, il suo è quasi un personaggio da fumetto, credibile poco poco. Se da un lato la sua Elena dovrebbe essere una spietata boss del narcotraffico, dall’altro si rivela una mamma apprensiva che si fa facilmente intenerire.
Aaron Johnson è lo spacciatore semi-hippie. Giovane, talentuoso, colto, pacifista, viaggia nei paesi disagiati per portare cibo, medicine e fondi per costruire scuole. Una figura discutibile: mezzo farabutto milionario, mezzo benefattore.
Taylor Kitsch è l’altrà metà del duo, la testa calda, l’ex militare che vuole risolvere tutto con la violenza, con la forza bruta, con la prepotenza.
Blake Lively tra di loro; fa la pupona, si chiama “O” – dove “O” sta per Ophelia – una bionda mozzafiato che divide il letto con gli altri due protagonisti. Dovrebbe impresonare la trasgressione, la gioia di vivere, la spensieratezza, la gioventà dorata, ma a volte la guardi e ti sembra di stare ad assistere ad uno spottone della biancheria intima. Desiderabile sì, ma pure tanto patinata.
John Travolta recita la parte di Dennis, il poliziotto grassoccio e corrotto che fornisce copertura ai protagonisti. La scena in cui si becca una coltellata, mentre sta seduto sui sedili posteriori di un’auto, ricorda (forse citandola) quella di “Pulp Fiction” in cui per errore fa partire un colpo dalla sua pistola, uccidendo un ragazzo che si trovava sui sedili posteriori di un’altra auto.
A Emile Hirsch hanno affidato il ruolo del giovane nerd espertone di computer e conti correnti, un maghetto della finanza e del riciclo del denaro sporco. L’ho apprezzato maggiormente in “Alpha Dog”.

Massimo rispetto per Oliver Stone ma “Le belve” non mi ha convinto. Potrebbe anche essere considerato un pulp movie (per violenza, montaggio, linguaggio, ecc.) ma non è importante. A me sembra più importante che non abbia nulla di orginale, né di innovativo. Particolarmente fastidiosa poi la voce narrante di “O”, che introduce il film e che chiude la storia con un finale inutilmente doppio – uno dei quali sembra peraltro una specie di ridicola rilettura di “Giulietta e Romeo” ma a tre.
Ted Demme con “Blow”, ad esempio, era riuscito a raccontare molto meglio la storia di uno spacciatore dalla vita avventurosa.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.