Quasi amici

Quasi amici
(Intouchables)

di Olivier Nakache e Eric Toledano (Francia, 2011)
con Omar Sy, François Cluzet, Audrey Fleurot,
Clotilde Mollet, Anne Le Ny, Christian Ameri,
Cyril Mendy, Alba Gaïa Bellugi, Grégoire Oestermann

Il film più visto di sempre nella storia della cinematografia francese. Credo che sia stato questo il motivo che mi abbia portato a vederlo – diversi mesi dopo la data di uscita nelle sale italiane. Questo e il fatto che me ne hanno parlato bene più o meno tutte le persone che conosco e che l’avevano già visto.
E difatti non si sbagliavano. Si tratta di una pellicola caruccia. Inizialmente l’avrei evitata volentieri, dal momento che è chiaro sin dal trailer come sono messe le cose e come vanno a concludersi. Invece ho dovuto ricredermi perché “Quasi amici” non è così patetico e buonista come appare. Anzi, proprio sulla mancanza di senso di pietà verso il protagonista paraplegico si basa tutta la pellicola; è lo stesso Philippe che dice di voler Driss come assistente in quanto gli appare privo di quel compatimento che invece trova fastidioso in tutte le altre persone.

Comunque c’è poco altro da dire. Un riccone francese di nome Philippe è immobilizzato dal collo in giù. Come suo assistente personale prende Driss: un ragazzone di colore molto giovane e poco raccomandabile, un ex galeotto appena uscito di prigione che vive nella periferia più povera di Parigi. La sua famiglia e chi gli sta vicino non sono d’accordo ma poco importa. Le prime schermaglie tra i due vengono superate subito da un grande senso di complicità che si tramuterà presto in amicizia. Il ricco e il povero, il bianco e il nero. Così distanti, così vicini. Così diversi, così uguali nelle loro condizioni. Cose che nella letteratura e nel cinema abbiamo già visto diverse volte. Ma in questo caso possiamo dire che gli autori non hanno sguazzato più di tanto nel buonismo e nel politically correct. Anzi – ribadisco – è questa la chiave che rende il tutto – per una volta – originale.
Altro fattore interessante della pellicola: il finale c’è e non c’è. Ossia l’happy ending è “happy” ma per uno solo dei due. E comunque si tratta di una specie di felicità di ripiego, parziale, quasi adattata alle circostanze; diciamo cioè che, più che altro, che questa condizione di gioia a cui Philippe approda si potrebbe definire come il saper trovare una nuova ragione di vita in un nuovo rapporto sentimentale del tutto insperato.
Applausi per entrambi i protagonisti che sostanzialmente si dividono il 90% delle scene. Gli attori comprimari, ad ogni modo, sono molto validi.
Cluzet recita solo con la faccia. Non potrebbe fare altrimenti. L’intera gamma di sentimenti passa attraverso le espressioni del suo viso ed è proprio per questo che si merita grande stima.
Sy è tutto un sorrisone. Sa come rendersi simpatico atteggiandosi da sbruffoncello di periferia.
Occhio alla colonna sonora. Contiene un paio di pezzi disco-funk davvero notevoli.
Nota: la pellicola è ispirata ad una storia realmente accaduta in Francia.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e qualla di MyMovies.it.