To Rome with Love

To Rome with Love

di Woody Allen (USA, 2012)
con Woody Allen, Alec Baldwin, Penélope Cruz,
Jesse Eisenberg, Ellen Page, Roberto Benigni, Greta Gerwig,
Alessandro Tiberi, Alison Pill, Carol Alt, Alessandra Mastronardi,
Antonio Albanese, Fabio Armiliato, Ornella Muti, Monica Nappo,
Flavio Parenti, Judy Davis, Corrado Fortuna, Lina Sastri, Lynn Swanson,
Riccardo Scamarcio, Giovanni Esposito, Maria Rosaria Omaggio,
Roberto Della Casa, Sergio Solli, Gianmarco Tognazzi,
Vinicio Marchioni, Donatella Finocchiaro, Ninni Bruschetta,
Giuliano Gemma, Cristiana Palazzoni, Margherita Vicario

E così l’anno scorso il caro vecchio Woody ha girato un film Italia. Perché? Azzardiamo ipotesi. Per poter prendere finanziamenti dal Governo Italiano – anzi dalla Regione Lazio? No, i soldi li ha presi ma speriamo che non sia per questo esclusivo motivo. Allora perché adora l’Europa – visto che sta girando un film in quasi ogni stato del Vecchio Continente? Beh, “Vichy Cristina Barcellona e “Midnight in Paris” potrebbero farlo supporre. Sono domande interessanti. Bisognerebbe indagare più a fondo – meglio sarebbe chiedere al diretto interessato, ma andiamo oltre.
A mio avviso “To Rome with Love” è un film con Americani per Americani; quegli Americani che almeno una volta nella vita hanno sognato di venire in vacanza a Roma o che ci sono venuti davvero. Insomma, a malincuore devo allinearmi con il pensiero di Carlo Verdone, Leo Gullotta e altri: si tratta di un “film cartolina”, una rappresentazione del tutto “turistica” della Città Eterna, un racconto scritto da qualcuno che più che vivere qui, ci ha trascorso qualche bella giornata. Ma questo non è del tutto esecrabile. Suvvia. Non potevamo mica aspettarci una pellicola pregna di romanità verace da un tizio settantenne di New York – per quanto geniale. Portate sempre rispetto, mi raccomando. Allen non è un mica un pizzicarolo d”a Garbatella o un ciabattino der Quadraro.

Tra l’altro Roma, la città, è solo un pretesto, spesso sta sullo sfondo, si avverte ma non è importante, non fa da tema protante. Ad esempio, storie come quelle che vive il personaggio interpretato da Benigni, ossia un uomo qualunque catapultato improvvisamente e senza motivo sulle cronache mondane, potrebbero accadere ormai in qualunque posto del mondo, non necessariamente in Italia, né a Roma. Anzi, direi quasi che gli USA sono campioni nel far diventare famose delle persone che non hanno nessun talento o che in realtà non sono degne della minima considerazione da parte delle masse.
Spiace anche che le tre vicende raccontate siano poco originali e prive di trovate divertenti. Oltre all’impiegato che vive un breve momento di celebrità, abbiamo un ragazzo che si innamora di una giovane cialtrona strappacuori, due fidanzati che rischiano di litigare per colpa dei suoceri e una giovane coppia di sposini provinciali che, una volta arrivati nella grande, rischia di mandare all’aria il rapporto a causa degli eccessivi sacrifici richiesti dal lavoro di uno e della eccessiva svampitaggine zoccolesca dell’altra.
Andiamo però al sodo: mi sono divertito? Poco, pochissimo, quasi per niente. In certi frangenti le gag erano così scontate, grottesche e di basso livello da ricordare film sul genere “Vacanze di Natale”. Persino la colonna sonora mi è sembrata in un paio di casi alquanto fuori contesto perché i brani erano incredibilmente simili a quei temi utilizzati per la commedia italiana scollacciata di fine anni ’70/inizio ’80.
Passiamo agli attori.
Spiace vedere che molti attori italiani abbiano accettato parti minuscole e comparsate pur di apparire in “un film di Allen”. Sono tanti e anche bravi (almeno alcuni di loro). Riguardatevi la pellicola e cercate di indovinare quali.
Jesse Eisenberg ha una faccia buona per il giovane architetto imbecillotto che si fa abbindolare da una carinissima artistoide (mezza attrice mezza cialtrona radical chic), interpretata dalla dolce Ellen Page. La ricordate in “Juno”? Era la protagonista, dai! Brava, però forse ci voleva qualcuna con il volto un po’ meno da bambina, qualcuna più adulta e scafata. Una faccia più da stronza subdola, ecco.
Anche la Mastronardi è bellissima e dolcissima, come sempre del resto. L’ho trovata una valida scelta di cast per il ruolo della giovane maestrina di Pordenone. Stessa cosa dicasi per Alessandro Timperi (che interpreta suo marito). Ha un volto fresco, pare un ragazzo mite, tranquillo. Una faccia su cui riporre fiducia.
Alison Pill è quella biondina rotondetta che ho imparato a conoscere guardando la serie “The Newsroom”. Dove l’avrò già vista prima? In un altro paio di film recenti, credo. Non se la cava malaccio. Anzi, nel telefilm è davvero brava come assistente di produzione junior (leggi: l’ultima ruota del carro). Qui la troviamo nei panni di Hayley, la giovane americana che si innamora del bell’italiano moro (Flavio Parenti); é lei la figlia del suocero pazzoide (Woody Allen) che vuole trasformare il consuocero becchino dalla bella voce (Fabio Armiliato) in un cantante lirico di primissimo livello internazionale.
A Penélope Cruz il ruolo della escort (prostituta, dai) di origini spagnole. In cui peraltro si trova benissimo. Quel vestito rosso attillato urla Passione con la “P” maiuscola. Bella, spigliata, allegra, priva di tabù, aiuta il maritino complessato a rilassarsi un po’ e a decidere cosa fare della propria vita.
Alec Baldwin interpreta un archistar (architetto superstar) americano che svolge la funzione di spirito guida per l’architetto più giovane. I due sembrano avere molto in comune, con la differenza che quello più anziano ha ovviamente più esperienza e perciò, essendo navigato, è in grado di anticipare al ragazzo la brutta piega della sua liaison con l’attricetta gattamorta. Aggiungere che si tratta di un attorone è superfluo. Qui lo troviamo più che a suo agio: è in parte e lo si vede sin dalle prime battute. Accanto a lui per pochi attimi incontriamo nelle vesti di sua moglie anche la sempre affascinante Carol Alt.
Riccardo Scamarcio impugna una pistola durante tutta la scena che lo vede co-protagonista. Il suo personaggio è un goffo delinquente di basso rango – caratterizzato anche da un discreto accento pugliese – che si intrufola nelle suite degli hotel per rapinare le grandi personalità che vi alloggiano.
Antonio Albanese è molto buffo, as usual. Dà faccia e corpaccione a tale Luca Salta, un attore cinematografico di fama nazionale che ha l’hobby di sedurre le sue giovani fan.
A Monica Nappo è andato il ruolo della moglie di Leopoldo (l’impiegato con la faccia di Benigni).
Voto complessivo alla pellicola: meno che sufficiente. Da Allen ci si aspetta sempre grandi film ma in questi ultimi anni sta perdendo quel brillante acume nello scrivere battute e nel raccontare situazioni davvero originali o interessanti. Peccato.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.