50 volte il primo bacio

50 volte il primo bacio
(50 First Dates)

di Peter Segal (USA, 2004)
con Adam Sandler, Drew Battimore, Sean Astin,
Rob Schneider, Dan Aykroyd, Lusia Strus, Amy Hill,
Blake Clark, Maya Rudolph, Pomaika’i Brown

Hawaii. Lui si chiama Henry, è un veterinario trentenne che si prende poco sul serio, un medico degli animali da strapazzo, simi Ace Ventura, che parla con trichechi, pinguini e altre specie marine. Ha il sogno di condurre studi sull’attività acquatica dei leoni di mare. Non vuole legarsi sentimentalmente per cui intrattiene brevissime relazioni solo con turiste che si fermano sull’isola per pochissimi giorni.
Lei si chiama Lucy, è una biondina smemorata di circa 30 anni, una vera e propria American Sweetheart ma molto sfortunata, perché ha perso l’uso della memoria a breve termine a causa di un trauma cranico provocato da un incidente stradale. Di lei si occupano un padre affettutoso e un fratello sciroccato tutto palestra e amminoacidi.
Henry e Lucy si incontrano in un bar e si piacciono subito. O meglio: lui perde la testa per lei, si innamora, e lei anche – a dire il vero – ma solo il primo giorno, proprio perché per lei ogni giorno è un nuovo giorno. Lucy rivive infatti sempre la stessa giornata dell’incidente, sempre la stessa domenica, aiutata da una complessa messa in scena organizzata dalle persone che le vogliono bene: stesso bar, stessa colazione, stesso quotidiano stampato appositamente, stesso show in tv, stessa cena, ecc.
Insomma per Henry sarà una faticaccia corteggiarla. Ma lui le vuole bene sin da subito, si capisce. Le starà perciò accanto ogni giorno, cercando di piacerle di volta in volta. Fine ultimo della relazione: far tornare la memoria a Lucy. Superato questo scoglio, le cose andranno per il meglio perché, si sa, i due si piacciono molto e devono stare insieme.
La commedia è piuttosto “telefonata”, nel senso che dal primo minuto capiamo come andrà a finire. I due stanno bene insieme, si piacciono e bla bla bla. Nulla potrà separarli perché il film è una commedia sentimentale con tutti i crismi (finta crisi pre-finale compresa).

Adam Sandler è simpatico, sì, ha una faccia buffa e al pubblico americano piace molto. Meno a me. Qui, a mio giudizio, è anche un po’ fuori parte. D’accordo, questa è una commedia e lui è un comico, ma per la parte del protagonista forse ci voleva qualcuno meno buffone e un po’ più belloccio per ammantare il tutto di ulteriore melassa.
Drew Barrymore invece è perfetta per questo ruolo. Di suo ci aggiunge anche un po’ di faccette buffe. Simpatica. Non male.
A Dan Aykroyd una piccola parte: quella del neurologo di Lucy.
Cast comunque non proprio di prim’ordine. Altri attori da segnalare: Sean Astin, il Mikey de “I Goonies”, qui nei panni del fratello idiota della bionda protagonista.
Il doppiaggio è pessimo. Anzi l’adattamento. Per dire: i waffle vengono tradotti come banali “frittelle” e in un’occasione ho sentito pronunciare dal protagonista maschile le parole “Padre Pio”. Alle Hawaii. Capite?
Film sconsigliato. Voto: 5 meno. Poco sotto la sufficienza. A me non è piaciuto. Ho riso solo in un paio di occasioni. Anche perché ero distratto da altro.
Per di più si è trattato di uno sbaglio: io volevo rivedere “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.