Terraferma

di Emanuele Crialese (Italia, Francia, 2011)
con Filippo Pucillo, Donatella Finocchiaro,
Mimmo Cuticchio, Beppe Fiorello, Timnit T.,
Claudio Santamaria, Martina Codecasa, Tiziana Lodato,
Filippo Scarafia, Pierpaolo Spollon, Rubel Tsegay Abraha

Ancora una volta Crialese riesce ad emozionare raccontando una storia che coinvolge i Siciliani e l’emigrazione. Questa volta però non sono i protagonisti ad emigrare verso il Nuovo Mondo ma è il Vecchio Mondo ad accogliere i nuovi migranti dal Sud del Mondo. In altre parole: gli Italiani non vanno in cerca di fortuna fuori dai confini nazionali (come accadeva all’inizio del ‘900 e come veniva raccontato nel film “Nuovomondo”) ma si trovano – volenti o nolenti – nel ruolo di popolazione accogliente, che è chiamata cioè a dare asilo sulla propria(?) terra ad anime in pena in fuga verso un Mondo migliore. Guarda il trailer.
Terraferma racconta di una famiglia di pescatori che vive in una piccolissima isola della Sicilia meridionale (molto probabilmente Lampedusa). Una famiglia umile e abbastanza povera, che vive solo di quello che riesce a cavare fuori dal mare (cioè pesce). Le figure chiave del racconto sono sostanzialmente tre:
il nonno Ernesto (Mimmo Cuticchio), un uomo anziano sulla settantina, molto tradizionalista e tutto d’un pezzo, un po’ malato ma testardo e con un cuore grande, più che deciso a continuare la propria attività di pescatore fino all’ultimo giorno della sua vita, nonostante suo figlio minore voglia convincerlo a vendere il peschereccio che cade ormai a pezzi;
la nuora Giulietta (Donatella Finocchiaro), una vedova sulla quarantina, moglie del figlio maggiore del nonno, fermamente convinta ad abbandonare l’attività della pesca per darsi al turismo e magari trasferirsi in un’altra località;
il nipote Filippo (Filippo Puccillo), figlio della nuora e del figlio maggiore del nonno – che ha perso la vita in mare proprio a causa della pesca – un ragazzetto molto semplice e ignorantello, che dà quasi l’impressione di essere un po’ ritardato, non si è mai allontanato dall’isolotto, parla quasi solo in dialetto ed è legatissimo alla figura del nonno, l’uomo che in fin dei conti gli ha insegnato sia il mestiere di pescatore, che un po’ anche la vita.
Figura di secondo piano, ma ugualmente importante, è Nino (Beppe Fiorello) – ossia il figlio minore del nonno – una specie di capovillaggio, quasi esclusivamente interessato al denaro, alla ricchezza che può derivare dall’attività turistica; in un certo senso questo personaggio rappresenta il simulacro delle nuove generazioni, che vogliono emanciparsi dalle tradizioni, arricchirsi, fuggire le umili origini e magari anche tentare la scalata sociale.
Punto di snodo del film è il momento in cui Giulietta, con l’aiuto di suo figlio, rimette a posto la vecchia casa di famiglia e l’affitta ai primi turisti che arrivano sull’isola per la bella stagione: tre ventenni del Nord Italia. Contemporaneamente sulle rive dell’isola sbarcano quasi improvvisamente anche gruppi di immigrati clandestini. Spetta al nonno, per puro caso, l’infausto compito di ripescare dal mare alcuni di essi in cerca d’aiuto. La bontà e il grande senso di umanità che contraddistinguono questo anziano signore dalla barba canuta lo porteranno a dare ospitalità, in via del tutto clandestina, a Sara (Timnit T.), una giovane donna incinta tirata fuori dal mare in pessimo stato, e a suo figlio. Tra le quattro mura del garage dove vivono ormai Giulietta e Filippo, il vecchio e sua nuora aiuteranno la giovane gestante a mettere al mondo una bambina. Filippo nel frattempo scopre l’amicizia tra coetanei e i primi moti sentimentali verso l’altro sesso.
Anche questa pellicola di Crialese mi ha lasciato un’impressione positiva. Sia il soggetto, che la sceneggiatura sono opera sua. “Terraferma” racconta l’oggi, racconta il vero e lo fa molto bene: porta in superficie e mostra da vicino la gravissima situazione della Sicilia di fronte al flusso migratorio continuo che fa sbarcare centinaia di Africani disperati sulle coste dell’isola. Era molto facile cadere nella banalità del dualismo buoni contro cattivi, brava gente contro persone avide e ignoranti, autoctoni vs. migranti. Ma così non è stato, fortunatamente. La storia riesce ad avere una sua dignità e una credibilità, pur senza ammantarsi di pietismo, o proprio perché non eccede nel voler dimostrare il teorema “Italiani brava gente”. Certo, i buoni sentimenti ci sono, emergono, ma senza esagerazione; anzi uno dei fattori più interessanti della pellicola è proprio la trasformazione che avviene in taluni personaggi, la loro maturazione a seguito del coinvolgimento negli eventi.
Che dire della fotografia? Ancora una volta il regista (e la produzione) hanno scelto un validissimo direttore della fotografia (Fabio Cianchetti), un grande professionista che in questo caso ha fatto il suo mestiere egregiamente. Basta vedere alcune scene, come quella di Filippo che guida il suo motorino in piedi, in controluce con il mare sullo sfondo, o l’ultima inquadratura, quella della barca ripresa dall’alto mentre si allontana in mare aperto.
Tiziana Lodato recita nei panni di Maria, la moglie di Nino. In quelle poche scene in cui appare, la vediamo dietro il bancone del bar sulla spiaggia al servizio dei turisti.
Per Claudio Santamaria invece un cammeo; due sole scene in cui dà il volto a un ufficiale della Guardia di Finanza di stanza sul porto dell’isola, un settentrionale molto autoritario e dalle maniere spicce che si comporta in modo brusco con i cittadini perché deve far eseguire gli ordini che gli arrivano dall’alto e perché forse si sente un po’ un pesce fuor d’acqua nell’isolotto siciliano.
Nota 1: anche questa volta la pellicola di Crialese è la candidata italiana agli Oscar (Academy Awards) nella categoria – ovviamente – di miglior film straniero.
Nota 2: Terraferma, comunque, ha già vinto il “Premio speciale della giuria” all’edizione 2011 della Mostra del Cinema di Venezia.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.