Cose dell’altro mondo

di Francesco Patierno (Italia, 2011)
con Diego Abbatantuono, Valentina Lodovini, Valerio Mastandrea,
Sandra Collodel, Laura Efrikian, Fabio Ferri, Sergio Bustric,
Maurizio Donadoni, Grazia Schiavo, Vitaliano Trevisan

Film con le premessa interessante ma che disattende le aspettative. Avrebbe potuto insomma essere qualcosa di originale, se non si fosse fermato a metà del guado.
Mi spiego. “Cose dell’altro mondo” racconta di un piccolo paese veneto in cui tutti gli aspetti della vita pubblica e privata sono legati all’integrazione degli immigrati nel tessuto sociale. Il caso vuole, però, che una notte, all’improvviso, tutti i “non italiani” spariscano. Tutti. Quasi magicamente. Persino quelli che si trovavano rinchiusi nelle celle del carcere sembrano volatilizzati.
Putroppo il film si ferma qui. Dopo la scomparsa di questa enorme mole di persone non succede più nulla di rilevante. La trama traccheggia per oltre un’ora. I paesani, lì per lì spaesati, non si mettono alla ricerca degli scomparsi. Certo, all’inizio ci provano un po’ ma mollano il colpo subito dopo, così come fanno le forze di polizia, che peraltro vedono il fenomeno diffondersi a macchia d’olio un po’ in tutta Italia.
Gli stranieri insomma non riappaiono ma nessuno spiega il perché, non si sa dove sono andati, né se torneranno. E infatti non tornano. Una soluzione al problema non viene data. Chi racconta si bea di circondare il tutto con un fastidiosissimo alone di mistero, ai limiti del paranormale.
Protagonisti della vicenda sono un signorotto locale, tale Golfetto (Diego Abbatantuono), che fa anche il telepredicatore razzista dalla tv locale di sua proprietà, Laura (Valentina Lodovini), una giovane maestra elementare, che insegna in una classe ovviamente piena di immigrati, e Ariele (Valerio Mastandrea), un ispettore quarantenne ex fidanzato della maestrina.
Inizialmente le colpe della scoparsa ricadono su Golfetto poiché la notte prima del fattaccio è stato proprio lui a lanciare un’invettiva finale contro gli immigrati dal teleschermo, ha invocato l’arrivo di uno tsunami così potente da portare via dal suo Paese tutti gli “indesiderati”. Essendo poi la tempesta arrivata davvero, ecco che il principale indiziato sembrava essere il severo imprenditore locale. Ma le preoccupazioni sfumano velocemente, passano presto in secondo piano. I personaggi si affannano poco a cercare qualcuno che faccia il lavoro fino a poco tempo prima svolto dagli immigrati. Lo spaesamento in pochissimo tempo svanisce e fa largo ad una certa atmosfera di nostaglia, così come il plot si concentra sulla storia d’amore tra Ariele e Laura; lei aspetta un figlio da un operaio immigrato che lavora nella fabbrica di Golfetto ma si capisce che è ancora innamorato del simpatico poliziotto.
Laura Efrikian (ex moglie di Gianni Morandi, nonché reginetta del musicarello negli anni ’60) interpreta la mamma di Ariele, un’anziana signora affetta da Alzheimer (probabilmente) che necessita delle costanti cure di una badante.
Vitaliano Trevisan, lo straordinario protagonista del film “Primo Amore” diretto da Matteo Garrone, veste i panni un tassista iper-razzista e violento.
Sul personaggio di Golfetto e sulle sue invettive, che sembrano quasi essere copiate parola per parola dai discorsi xenofobi dei leghisti, c’è stata grossa polemica, ancor prima che questo film arrivasse in sala. Ma a me, sinceramente, non interessa, per cui non mi ci soffermerò.
Nota 1: il soggetto della pellicola è liberamente ispirato al film “Un giorno senza messicani” di Sergio Arau.
Nota 2: alcuni fuori onda di Golfetto ricordano tantissimo quelli pieni di bestemmie del mezzobusto veneto Germano Mosconi. Che sia una citazione involontaria? Ne dubito.
Voto: 5. Peccato. Occasione sprecata. Ritenta.

Ah, dimenticavo di dirvi che Valentina Lodovini è sempre bellissima.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.