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Ecco dov’è che l’ho sentito (Sound hints Settembre 2011)

  • La parte introduttiva del brano “Funk You Up” di The Sequence è stata campionata da Erykah Badu per realizzare “Love of My Life”.
  • Le percussioni che introducono il brano “Groove Jet” di Spiller ricordano molto quelle che introducono “Love Sensation” di Loleatta Holloway.
  • Il brano “Million Dollar Bill” di Whitney Houston campiona la ritmica e il riff dalla canzone di “We’re Getting Stronger” Loleatta Holloway.
  • Per il brano “Get It On” di Montell Jordan sono stati campionati diversi suoni da “Love for the Sake of Love” di Claudja Barry.
  • Parte della ritmica del brano di Kanye West “Bad News” è stata campionata da “See Line Woman” di Nina Simone nella versione di Kerri Chandler.
  • Il brano “Manana (Let The Drums Speak)”, realizzato da Fatboy Slim con lo pseudonimo di “Mighty Dub Katz”, non è altro che una specie di cover in chiave house dell’omonimo pezzo della Fatback Band.
  • Per il brano “Sweat” di Snoop Dogg il dj David Guetta ha campionato il riff di synth da “Don’t You Want Me” di Felix.
  • Cajmere (ossia Curtis Alan Jones a.k.a. Green Velvet) ha campionato un riff da “Love Buzz” dei Nirvana per realizzare il brano “Powered”.
  • Gli Stars on 45 hanno usato un campione di “I Wanna Get With You” dei Ritz per realizzare il brano “45″.
  • Per realizzare il brano “El Zoomah” Uberfeet ha campionato il synth di “Back to Future” dei Dirty Mind, che a sua volta campionava “Hablando (Accordeon Mix)” di Ramirez & Pizarro.
  • Il brano “Don’t Wanna Go Home” di Jason Derulo ha campionato il giro di synth da “Show Me Love” di Robin S. (nella versione remix di Stonebrigde) e per il ritornello usa l’aria di “Banana Boat Song” di Henry Belafonte.
  • Il tipo di synth usato dai Kosheen per “Hide U” è lo stesso che viene usato in “X-Trak 1″ di Percy X.
  • Il brano “All Night Long” delle Mary Jane Girls è stato campionato per realizzare il brano “I Wanna Rock” di DJ Jazzy Jeff & The Fresh Prince.

Carnage

Carnage

di Roman Polanski (Usa, 2011)
con Christoph Waltz, Kate Winslet,
Jodie Foster, John C. Reilly

Due ragazzini si azzuffano al parco. Anzi, per essere più precisi: l’uno dà una bastonata sul labbro dell’altro. Motivo del diverbio: una discussione di poco conto su bande e membri di bande, spioni, dispetti, ecc.
Le rispettive famiglie decidono quindi di incontrarsi per discutere civilmente dell’accaduto, senza cioè ricorrere a denunce e beghe legali varie.
Da una parte ci sono i Cowan (Alan e Nancy) e dall’altra i Longstreet (Michael e Penelope). Ospitano questi ultimi.
Quello che sarebbe dovuto essere un cordiale scambio di vedute diventa ben presto però un lunghissimo match tra i 4 genitori, un vero e proprio incontro/scontro nel salotto di un appartamento della Ney York bene. Il violento diverbio dei giovani, comunque, è un mero pretesto. L’occasione, infatti, permette ai 4 protagonisti di tirar fuori tutta la rabbia che hanno in corpo, dopo averla lungamente celata per semplici, ipocriti motivi di etichetta e quieto vivere. Chiusi tra quelle quattro mura, il freddo e distaccato Alan (Christoph Waltz), la perfettina Nancy (Kate Winslet), il bonaccione Michael (John C. Reilly) e la rigidissima Penelope (Jodie Foster) finiscono per “sbottare”. Oltre all’astio emergono anche invidie, risentimenti, rivalse, disprezzo. I temi trattati sono poi i più ampi: si passa dall’educazione dei figli, allo strapotere delle aziende farmaceutiche, passando per le buone maniere, il rispetto, il menefreghismo, la frustrazione, la sottomissione, la dissimulazione, l’ipocrisia, ecc.
Risultato: un vero e proprio “carnaio”. Meglio: carneficina. In alcuni passaggi il testa a testa vede schierate l’una contro l’altra due diverse visioni del mondo e della vita: l’una conservatrice/borghese/tradizionale/materialista e l’altra molto radical chic/progressista/impegnata/terzomondista.
Il film è quasi interamente girato in interni, in casa dei Longstreet, eccezion fatta per la premessa e la coda, riprese in un parco di New York, che messe insieme, comunque, durano meno di 5 minuti.
Questa pellicola ha un palese impianto teatrale, difatti è tratta dall’omonima pièce di Yasmina Reza.
A sceneggiarla per il cinema ci ha pensato la stessa autrice con l’aiuto del regista.
Voto: 8. A me è piaciuto molto. Un film molto “parlato”, scritto e recitato benissimo. Alla perfezione. Grande merito va dunque sia a chi l’ha ideato, che a chi l’ha recitato. Sulla scena ci sono 4 pezzi grossi del cinema contemporaneo. Per capirlo, basta dare un’occhiata alla locandina.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Cose dell’altro mondo

Cose dell’altro mondo

di Francesco Patierno (Italia, 2011)
con Diego Abbatantuono, Valentina Lodovini, Valerio Mastandrea,
Sandra Collodel, Laura Efrikian, Fabio Ferri, Sergio Bustric,
Maurizio Donadoni, Grazia Schiavo, Vitaliano Trevisan

Film con le premessa interessante ma che disattende le aspettative. Avrebbe potuto insomma essere qualcosa di originale, se non si fosse fermato a metà del guado.
Mi spiego. “Cose dell’altro mondo” racconta di un piccolo paese veneto in cui tutti gli aspetti della vita pubblica e privata sono legati all’integrazione degli immigrati nel tessuto sociale. Il caso vuole, però, che una notte, all’improvviso, tutti i “non italiani” spariscano. Tutti. Quasi magicamente. Persino quelli che si trovavano rinchiusi nelle celle del carcere sembrano volatilizzati.
Putroppo il film si ferma qui. Dopo la scomparsa di questa enorme mole di persone non succede più nulla di rilevante. La trama traccheggia per oltre un’ora. I paesani, lì per lì spaesati, non si mettono alla ricerca degli scomparsi. Certo, all’inizio ci provano un po’ ma mollano il colpo subito dopo, così come fanno le forze di polizia, che peraltro vedono il fenomeno diffondersi a macchia d’olio un po’ in tutta Italia.
Gli stranieri insomma non riappaiono ma nessuno spiega il perché, non si sa dove sono andati, né se torneranno. E infatti non tornano. Una soluzione al problema non viene data. Chi racconta si bea di circondare il tutto con un fastidiosissimo alone di mistero, ai limiti del paranormale.
Protagonisti della vicenda sono un signorotto locale, tale Golfetto (Diego Abbatantuono), che fa anche il telepredicatore razzista dalla tv locale di sua proprietà, Laura (Valentina Lodovini), una giovane maestra elementare, che insegna in una classe ovviamente piena di immigrati, e Ariele (Valerio Mastandrea), un ispettore quarantenne ex fidanzato della maestrina.
Inizialmente le colpe della scoparsa ricadono su Golfetto poiché la notte prima del fattaccio è stato proprio lui a lanciare un’invettiva finale contro gli immigrati dal teleschermo, ha invocato l’arrivo di uno tsunami così potente da portare via dal suo Paese tutti gli “indesiderati”. Essendo poi la tempesta arrivata davvero, ecco che il principale indiziato sembrava essere il severo imprenditore locale. Ma le preoccupazioni sfumano velocemente, passano presto in secondo piano. I personaggi si affannano poco a cercare qualcuno che faccia il lavoro fino a poco tempo prima svolto dagli immigrati. Lo spaesamento in pochissimo tempo svanisce e fa largo ad una certa atmosfera di nostaglia, così come il plot si concentra sulla storia d’amore tra Ariele e Laura; lei aspetta un figlio da un operaio immigrato che lavora nella fabbrica di Golfetto ma si capisce che è ancora innamorato del simpatico poliziotto.
Laura Efrikian (ex moglie di Gianni Morandi, nonché reginetta del musicarello negli anni ’60) interpreta la mamma di Ariele, un’anziana signora affetta da Alzheimer (probabilmente) che necessita delle costanti cure di una badante.
Vitaliano Trevisan, lo straordinario protagonista del film “Primo Amore” diretto da Matteo Garrone, veste i panni un tassista iper-razzista e violento.
Sul personaggio di Golfetto e sulle sue invettive, che sembrano quasi essere copiate parola per parola dai discorsi xenofobi dei leghisti, c’è stata grossa polemica, ancor prima che questo film arrivasse in sala. Ma a me, sinceramente, non interessa, per cui non mi ci soffermerò.
Nota 1: il soggetto della pellicola è liberamente ispirato al film “Un giorno senza messicani” di Sergio Arau.
Nota 2: alcuni fuori onda di Golfetto ricordano tantissimo quelli pieni di bestemmie del mezzobusto veneto Germano Mosconi. Che sia una citazione involontaria? Ne dubito.
Voto: 5. Peccato. Occasione sprecata. Ritenta.

Ah, dimenticavo di dirvi che Valentina Lodovini è sempre bellissima.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

SmeercHouse 11 Settembre 2011

Puntata N. 22 dell’ottava stagione. Niente da dichiarare.

Questa volta il podcast dura 116 minuti circa. Potete ascoltarlo premendo ‘play’ sul lettore che vedete qui sopra oppure, se volete portarvelo in giro, scaricatelo cliccando qui (File mp3 da 57,7 MB codificato Joint Stereo a 64 Kbps – 24 Khz)

La playlist:
1. Sigla (Febbraio 2011)
2. Caterina Valente – Dream A Little Dream Of Me
3. Piero Piccioni – Ti Ho Sposato Per Allegria
4. Digby Jones – Pina Colada (Jazz Mix)
5. LTJ X-perience – Back Roads
6. The Amalgamation of Soundz – Batunova Scat
7. The O’Jays – I Love Music
8. Pharoahe Monch – Body Baby
9. Jill Scott – Golden
10. 112 – Only U
11. Erick Sermon feat. Marvin Gaye – Music (Radio Edit)
12. Tittsworth – Here He Comes (Dj Day Instrumental)
13. Ben Westbeech – Falling (Original Extended Mix)
14. Ivano Fossati – Panama (Nassau Dub Edit)
15. Modeselektor – Berlin
16. Michael Franti e Jovanotti – The Sound Of Sunshine
17. Friendly Fires – Hurting
18. Koxo – Step By Step
19. John Ozila – Funky Boogie (Pilooski edit)
20. Angie Stone – I Wish I Didn’t Miss You (Blaze Remix)
21. Olav Basoski – Ey! (Original Mix)
22. Shit Robot feat. Nancy Whang – Take’em Up
23. Ricky L feat. M:CK – Born Again (Extended Mix)
24. Fare Soldi – Guerrino

V per Vendetta

V per Vendetta
(V for Vendetta)

di James McTeigue (USA, 2006)
con Natalie Portman, Hugo Weaving, Stephen Fry,
Stephen Rea, John Hurt, Rupert Graves, Roger Allam
Tim Pigott-Smith, Ben Miles, Sinéad Cusack, Eddie Marsam

Pellicola tratta dall’omonima graphic novel di Alan Moore, illustrata da David Lloyd.
Film di culto dall’estetica gotica che tratteggia uno scenario futuro in cui vige una dittatura totalitaria alla Grande Fratello; un fumetto con ambizioni politico/didattiche portato al cinema, a tratti violento ma godibile.
Un vendicatore mascherato che si fa chiamare “V” (l’iniziale della parola “Vendetta”) decide di far saltare in aria un palazzo governativo per dimostrare l’intento di sovvertire l’ordine costituito e liberare l’Inghilterra dalla dittatura a cui è sottoposto. La sua maschera ricorda la faccia di Guy Fawkes, un uomo che fu giustiziato per aver complottato contro la monarchia inglese. Il suo piano dura un anno preciso (dal 5 novembre al 5 novembre, la notte in cui l’Inghilterra festeggia il mancato attentato di Fawkes) e prevede la morte di tutte le persone responsabili dell’instaurazione del regime; come atto finale è prevista la distruzione del Parlamento attraverso una magniloquente esplosione. La notte del primo attentato sulla sua strada V incontra Evey, una giovane molto dolce di cui si innamorerà perdutamente. Durante l’anno che intercorre tra il primo atto dimostrativo e la notte dell’esplosione del Parlamento, V prenderà in ostaggio la ragazza in due occasioni; la coabitazione forzata, prima permetterà a Evey di capire le ragioni del vendicatore e poi di trovare il coraggio – che non ha mai avuto – per affrontare a viso aperto la dittatura.
Lo spettatore scopre come è stato instaurato il regime attraverso una trama parallella, ossia grazie all’investigazione di un poliziotto che, cercando di scoprire il nascondiglio del terrorista mascherato, s’imbatte invece nella dura realtà: la funerea instaurazione del governo dittatoriale.
L’attore celato sotto la maschera è Hugo Weaving, ossia colui il quale interpretava l’agente FBI nel film “Matrix”.
A Natalie Portman il ruolo della dolce fanciulla, vittima delle brutture del regime che, da cittadina indifesa, si trasforma nel più impavido dei rivoltosi.
Stephen Fry interpreta un produttore televisivo apparentemente integrato nel regime ma intimamente contrario alle pratiche e alle ideologie del governo.
Stephen Rea è il poliziotto buono che scopre i sopprusi del regime. Rupert Graves il suo braccio destro.
John Hurt interpreta l’anziano e autoritario Cancelliere, ossia la suprema carica della Nazione.
Roger Allam riveste il ruolo del più noto predicatore televisivo, una specie di papa laico che fa da megafono all’ideologia imposta dalle autorità.
Eddie Marsam interpreta uno dei cinque consiglieri del Cancelliere.
Stessa cosa dicasi per Tim Pigott-Smith, che riveste anche il ruolo del capo della polizia.
La sceneggiatura di questo film è dei fratelli Wachowski, gli stessi che una decina di anni fa portarono al cinema la saga di Matrix.

Qui potete vedere il trailer ufficiale italiano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Il mondo prima che arrivassi tu

Il mondo prima che arrivassi tu

di Giulia Blasi
2010, Mondadori, collana “Shout”
16 Euro, pagg. 264

Irene è una ragazza di diciassette anni circa che vive in provincia, in campagna, vicino un paesino di montagna (forse sull’appennino). Ama molto leggere, va in bici e frequenta la scuola del paese. Non pare essere interessata granché all’altro sesso. La sua migliore amica è Mira, una tipa molto tosta e originale, piccola ma decisa, determinata, una tosta che suona la chitarra e non lesina frasi pregne di sarcasmo. Irene stravede per Mira, la stima tantissimo e le vuole un sacco di bene. Le due vanno a scuola insieme (gran parte dell’azione si svolge tra l’altro sull’autobus che porta i ragazzi a scuola in paese), passano le giornate insieme, sono amiche da una vita. Un giorno però entrambe s’innamorano dello stesso ragazzo: Davide, un calciatore della squadra locale molto carino, un tipo che fino ad allora avevano sempre ignorato. O quasi.
Tutto ha inizio un giorno quando Irene interviene in difesa di un ragazzo vittima di bullismo. Il bel gesto impressionerà Davide intorno a cui però ha già iniziato a ronzare Mira. Il fatto che la sua migliore amica e il ragazzo di cui si è invaghita inizino a suonare nella stessa band di cover punk-rock, inoltre, non migliora le cose. A dirla tutta, questa è la fine di un’amicizia storica e forse il principio dell’età adulta.
Questo romanzo mi è piaciuto molto. L’ho trovato gradevolissimo. Sulla carta sarebbe editoria per teenager ma, a mio modesto parere, va bene anche per i giovani adulti, cioè per quei peter pan che pare non vogliano proprio crescere. Sarà per questo che l’ho trovato interessante?
Unica pecca: è scritto molto bene ma le espressioni, i termini, i ragionamenti della protagonista (che è anche voce narrante) non sono quelli di una minorenne. Tutt’altro. La prosa è proprio quella di una persona che ha superato la trentina – si vedano i vari e costanti riferimenti alla cultura pop. Comunque mi preme precisare che questo non è un grave problema; meglio uno libro per teenager scritto bene con lessico da adulto che uno scritto male e sgrammaticato uscito dalla penna di un ragazzo senza esperienza.
Nota: ogni capitolo ha per titolo una frase estrapolata da un brano di musica indie-rock italiano.

La scheda di BOL.it e quella di IBS.it.

SmeercHouse 4 Settembre 2011

La puntata N. 21 dell’ottava stagione è andata in onda ad un’orario alquanto inusuale – dalle 20 alle 22 – ed ha perciò fatto da traino a RadioSglaps, la trasmissione della direttora Fran. Quale onore!

Questa volta il podcast dura 116 minuti circa. Potete ascoltarlo premendo ‘play’ sul lettore che vedete qui sopra oppure, se volete portarvelo in giro, scaricatelo cliccando qui (File mp3 da 53 MB codificato Joint Stereo a 64 Kbps – 24 Khz)

La playlist:
1. Sigla (Febbraio 2011)
2. Francis Bebey – Agatha (6:21)
3. Beck – Devil’s Haircut
4. Nas & Damian Marley – As We Enter
5. Mary Mary – Shackles (Praise You)
6. Whitney Houston – I’m Every Woman
7. Alicia Keys feat Beyoncé – Put It In A Love Song
8. Jungle Brothers – Get Down (Bronx Dogs Mix)
9. Will Smith – Just Cruisin
10. Blur – Tender
11. Federico Stragà – L’astronauta
12. Drem’s Project – fANkITAwn
13. The Cardigans – Erase/Rewind
14. Ben Sa Tumba – La Banana
15. BK-One – Tema Do Canibal (BK-One Video Edit)
16. Coldplay – Every Teardrop Is A Waterfall
17. Don Omar & Lucenzo – Danza Kuduro
18. Black Eyed Peas – Don’t Stop The Party (Radio Edit)
19. Peter, Bjorn & John feat. Victoria Bergsman – Young Folks (Punks Jump Up Special Disco Mix)
20. Too Funk – Alright! (Make Me Feel)
21. Ray Foxx – The Trumpeter (Original)
22. Milk & Sugar vs. Vaya Con Dios – Hey (Nah Neh Nah) (Milk & Sugar Club Mix)
23. Swedish House Mafia – Save The World (Extended Mix)
24. Cecile & Venice – Rimmel

The Informant!

The Informant!

di Steven Soderbergh (USA, 2009)
con Matt Damon, Lucas McHugh Carroll,
Scott Bakula, Tom Papa, Rusty Schwimmer,
Candy Clark, Thomas F. Wilson, Frank Welker,
Melanie Lynskey, Samantha Albert, John McHale

Anche questo film l’ho rivisto quasi per caso. Ma mi è piaciuto ancora. Bella trama, originale. Tra l’altro è tratta da una storia vera, realmente accaduta negli Stati Uniti durante gli anni ’90.
Matt Damon è incredibile, recita splendidamente.
Se volete sapere cosa scrissi all’epoca, dopo la prima visione, cliccate qui e leggete.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Love actually – L’amore davvero

Love actually – L’amore davvero
(Love Actually)

di Richard Curtis (UK, 2003)
con Bill Nighy, Laura Linney, Kiera Knightley,
Colin Firth, Gregor Fisher, Liam Neeson, Hugh Grant,
Emma Thompson, Martine McCutcheon, Rowan Atkinsons, Jo Whiley,
Alan Rickman, Chiwetel Ejiofor, Nina Sosanya, Sienna Guillory,
Dan Fredenburgh, Rodrigo Santoro, Claudia Schiffer, Adam Godley,
Thomas Sangster, January Jones, Elisabeth Margoni, Elisha Cuthbert,
Ivana Milicevic, Billy Bob Thornton, Joanna Page, Martin Freeman,
Shannon Elizabeth, Denise Richards, Lulu Popplewell, Andrew Lincoln

Commedia romantica che non mi ha convinto del tutto. Troppo sdolcinata per il sottoscritto (tenete conto che è anche cronologicamente ambientata nelle 4 settimane che precedono Natale). Tutto va a gonfie vele, ogni linea narrativa giunge ad un happy ending; persino le storie che finiscono male tutto sommato possono essere catalogate tra i “lieto fine”.
Intendiamoci: il film è scritto benissimo: le trame sono perfettamente incastrate le une nelle altre ma è l’approccio ottimistico che stufa. Gli abbandoni, i tradimenti, le solitudini, le cattiverie e le malattie sembrano tutti piccoli indicenti di percorso, cose superabili con un sospirone profondo. Insomma, morale della favola: il tempo aggiusta tutto. La drammaticità degli eventi perde così consistenza e spessore davanti alla cinepresa di Curtis. E questo credo che sia un peccato.
La trama. SPOILER > Il Primo Ministro, appena insediatosi a 10 Downing Street, perde la testa per una delle giovani assistenti del suo staff. Un direttore editoriale di mezza età fa un costoso regalo ad una segretaria compiacente e finisce per perdere tutta la fiducia di sua moglie. Uno scrittore poco più che quarantenne si rifugia nella campagna francese per dimenticare la sua bellissima e giovanissima ragazza, che l’ha tradito con suo fratello minore; qui incontrerà una colf portoghese, altrettanto giovane ma non bellissima, di cui s’innamorerà perdutamente e a cui chiederà la mano. Un padre appena rimasto vedovo cerca di aiutare il figlio di sua moglie (un ragazzino di circa 8 anni) a conquistare una compagna di scuola (la più carina e talentuosa) che sta per trasferirsi negli USA. Una timidissima impiegata, dopo anni di silenzio, trova finalmente il coraggio di dichiarare il suo amore al collega più figo dell’ufficio ma, dovendosi occupare di suo fratello malato, non può permettersi di portare avanti la relazione. Un ragazzo rinuncia a confessare i suoi sentimenti per una ragazza che ha appena sposato il suo migliore amico perché ha a cuore il bene della coppia; e comunque, anche quando troverà il coraggio per farlo, le conseguenze del suo atto saranno del tutto innocue (così come lo erano le sue intenzioni). Un vecchio rocker ultrasessantenne riesce ad arrivare primo in classifica con un orrenda cover in chiave natalizia; a margine di questo exploit si rende conto, dopo tanti anni di frequentazione, che il suo manager è il suo migliore amico. Dopo aver fatto molte volte sesso per finta sul set di un film, in qualità di controfigure, due ragazzi decidono di uscire insieme e provare a frequentarsi nella vita reale.

Hugh Grant interpreta un giovane Primo Ministro inglese che prova ad essere irreprensibile ma non riesce a resistere al fascino di una borgatara dai dolci lineamenti (Martine McCutcheon). Questa volta Grant appare meno legnoso del solito. Quasi simpatico (a tratti). In una scena lo vediamo persino cantare e arrossire per l’imbarazzo.
Kiera Knightley è un po’ la fidanzatina d’Inghilterra. Qui interpreta Juliet, la biondina che tutti vorrebbero sposare, ossia la moglie di Peter (Chiwetel Ejiofor), nonché l’amore segreto di Mark (Andrew Lincoln).
Laura Linney è perfetta per vestire i panni dell’impiegatuccia timidissima; mi ha fatto tanta tenerezza.
Alan Rickman interpreta il suo capo. Avete presente il Professor Severus Snape di Harry Potter? È lui! Strano che qui appaia effemminatissimo (anche se il personaggio poi passa per un uomo di mezza età del tutto etero con tentazioni fedifraghe).
A Bill Nighy hanno assegnato il ruolo del vecchio rocker sboccato e cinico. Se lo si fissa con attenzione, sembra um mix mal riuscuto tra Mick Jagger e Keith Richards; quest’attore ha troppo “la faccia da buono” per un ruolo del genere e poi lo fanno sorridere spesso, gli manca proprio il ghigno beffardo e sardonico.
Liam Neeson interpreta il papà vedovo. Anche lui è molto sciolto. Lo vediamo sorridere spesso, si è calato benissimo nei panni del padre moderno e premuroso. Suo figlio lo interpreta il bravo Thomas Sangster.
Billy Bob Thornton impersona un Presidente degli Stati Uniti sulla cinquantina, molto magro e stronzo, oltre che erotomane.
Non ho mai nutrito grandi simpatie per Emma Thompson ma devo ammettere che qui mi ha stupito. Il ruolo della moglie tradita che con grande orgoglio soffre in silenzio, senza fare scene madri o piazzate, per il bene della famiglia tutta, le si adatta perfettamente.
Sienna Guillory fa la ex fidanzata di Colin Firth, che qui intepreta appunto l’autore tradito (perfettamente in parte quando si tratta di indossare maglioni di lana a maglia grossa e fare espressioni profondamente riflessive).
Joanna Page e Martin Freeman sono i due stunt porno.
Rowan Atkinsons ha solo un paio di scene-cammeo in cui fa il solito tizio goffo e molto buffo.
Piccoli cammeo anche per January Jones, Elisha Cuthbert, Shannon Elizabeth e Denise Richards (interpretano delle ragazze americane molto sexy e disinibite) e per Claudia Schiffer (nei panni della bionda mamma di un ragazzino che partecipa alla recita di Natale).

La colonna sonora è un misto di pop-rock molto ruffiano, perfetto per questo genere di pellicole mielose che puntano a un pubblico giovane ed eterogeneo in cerca di storie d’amore e buoni sentimenti. Al sottoscritto non è risultato gradito, ovviamente.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Miami Vice

Miami Vice
di Michael Mann (USA, 2006)
con Colin Farrell, Jamie Foxx,
Gong Li, Naomie Harris, Justin Theroux,
Barry Shabanka Henley, Ciaran Hinds

Questo è un action movie con tutti i crismi e lo si vede sin dalla locandina. L’ho rivisto dopo circa 6 anni – questa volta in italiano. Non ne ricordavo la trama ma non è importante. Qui trovate il trailer originale.
L’ho trovato ancora una volta scarso sotto il profilo del plot. I soggettisti (Mann e Yenkovitch) probabilmente non avevano molto da dire. Non si va oltre il classico poliziesco, insomma: due giovani sbirri, duri ma dal cuore d’oro, vanno in missione undercover (sotto copertura) per conto dell’FBI e rischiano così la vita e quella dei loro colleghi per sgominare una banda dedita al narcotraffico. Tutto qui. Unica nota alquanto originale: uno dei due sbirri, Sonny il biondo, perde la testa per la donna del boss ma il suo sentimento sarà più forte dell’egoismo.
Miami Vice rimane comunque un film notevole dal punto di vista dell’estetica, che peraltro cerca di rifarsi ai canoni di stile degli anni ’80 (periodo in cui andò in onda la serie tv a cui si ispira).
Anche questa volta, riguardandolo, mi sono trovato a pensare che Colin Farrell con i baffi e i capelli unghi unti è davvero ridicolo, ancor prima che tamarro.
Ma la faccio breve, dunque se volete saperne di più leggete quello che scrissi dopo la prima visione.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.