agosto, 2011


29
ago 11

SmeercHouse 28 Agosto 2011

Puntata N. 20 dell’ottava stagione. Dopo una pausa di circa due mesi si torna a trasmettere. Una domenica mattina ancora abbastanza calda, estiva, ma che già ha un sentore settembrino, qualcosa che sa di autunno che sta arrivando. Anche i suoni che vi ho proposto, le atmosfere create dai brani mandati in play, hanno qualcosa di autunnale. Se siete del mio stesso avviso, fatemi sapere.

Questa volta il podcast dura 119 minuti circa. Potete ascoltarlo premendo ‘play’ sul lettore che vedete qui sopra oppure, se volete portarvelo in giro, scaricatelo cliccando qui (File mp3 da 54,7 MB codificato Joint Stereo a 64 Kbps – 24 Khz)

La playlist:
1. Sigla (Febbraio 2011)
2. Max Gazzè – Una Musica Può Fare
3. Chris Liberti feat. Heather Smith – Things I Do
4. Amy Winehouse – You Sent Me Flying
5. Jay-Z – Dear Summer
6. Warren G Feat. Mack Ten – I Want It All
7. Snoop Doggy Dogg – Gz and Hustlaz
8. Dj Jad feat. Keith Murray – Bang to da Boogie
9. Mecna – 31/07
10. N.E.R.D. – You Know What
11. ComaR – 69 Perfect Year
12. Calibro 35 – Il Ritorno Della Banda (Parte I)
13. Rosalia De Souza – Zona Sul
14. Saturnino feat. Melanie Gerren – Chiodo
15. The Bandana Splits – Sometimes
16. Toro Y Moi – Saturday Love
17. Yellow Ostrich – Blue (Da Ba Dee)
18. Subsonica – Il mio D.J.
19. Lykke Li – Get Some
20. Moony – Acrobats
21. Jon Cutler feat. E-Man – It’s Yours (BMR’s Reprise Yourself)
22. Alex Gaudino feat. Kelly Rowland – What A Feeling (Extended Mix)
23. Caro Emerald – Stuck (Kraak & Smaak St. Tropez Remix)
24. Raven Maize – Fascinated (Radio Edit)
25. Best Coast – Boyfriend (Lindstrom Remix)


24
ago 11

London Boulevard

London Boulevard

di William Monahan (USA, UK, 2010)
con Colin Farrell, Keira Knightley, David Thewlis,
Anna Friel, Ben Chaplin, Ray Winstone, Eddie Marsan,
Stephen Graham, Lee Boardman, Ophelia Lovibond, Sanjeev Bhaskar

Colin Farell torna ad interpretare un criminale. Un ex bandito da strada, una specie di bullo adulto, di gangster di piccolo cabotaggio. Ricordate “In Bruges”? Beh, secondo me hanno deciso di chiamare Farrell ad interpretare il ruolo centrale in questo film perché se la cavò molto bene in quell’altra pellicola.
Mitchel (il protagonista con la faccia di Farrell) è un galeotto che cerca redenzione non appena esce dalla gattabuia, un ragazzo tra i 30 e i 40 anni che decide di farla finita con la malavita, mettendosi a lavorare come bodyguard per una famossima attrice inglese – tale Charlotte (che qui ha le fattezze di Keira Knightley). La vicinanza tra i due fa scattare ben presto la scintilla dell’amore. Il destino però gli rema contro. In altre parole, nonostante sia tornato in libertà e abbia voglia di cambiare vita, alcuni eventi non gli permettono di chiudere con il passato. Pare quasi cioè che l’ambiente e le persone che frequentava prima di andare dietro le sbarre vogliano riemergere e riappropriarsi della sua vita. Ma questo non capita per caso. Il motivo di tale intoppo, infatti, è la frequentazione di Billy, un vecchio amico di scorribande che Mitchell pare abbia salvato dal carcere sicuro, scarificandosi proprio in sua vece. Ormai entrato in un giro di usurai, Billy finisce per coinvolgere Mitchell nel momento in cui lo porta a vivere in un appartamento sottratto illegalmente a un tale che ha chiesto un prestito a Gant. Ma chi è questo Gant? Un personaggio oscuro: trattasi del boss che gestisce i prestiti a strozzo. Una specie di ganster violento, presuntuoso (e omosessuale) che cerca a tutti i costi di costringere Mitchell a lavorare per lui.
Giudizio complessivo: 6 e mezzo. Il film non è malaccio, si fa vedere. Un po’ pulp, un po’ noir. Il problema è che ricorda un po’ troppe altre cose. Alcuni passaggi, ad esempio, hanno lo stile Guy Ritchie, non per nulla l’ambientazione è la stessa: i sobborghi londinesi. La trama del guardiaspalla che perde la testa per la sua cliente/protetta pare la stessa di “The Bodyguard”, il filmone del 1992 con Whitney Houston e Kevin Costner.
SPOILER > Il finale, poi, mi è sembrato decisamente ispirato a “Carlito’s Way”.
Inoltre: quante altre volte è stato affrontato dal cinema il tema del criminale che non riesce a cambiare vita?
Farrell ha la faccia giusta per il ruolo giusto. Sì, insomma, lo sappiamo benissimo che i galeotti non sono così affascinanti. Però questa è (vuole essere) una produzione cinematografica alquanto patinata. Non è che il ruolo da protagonista si poteva prendere un tamarro inguardabile con cicatrici su buona parte della faccia. Su, andiamo.
Keira Knightley intepreta la bella e giovane attrice di successo, molto affascinante ma anche tanto fragile. Che si siano ispirati davvero a lei per scrivere questo personaggio? In altre parole: fino a che punto la Knightley ha interpretato se stessa? Comunque brava. Rende molto l’idea della vita assurda che fanno alcuni super-vip, sempre chiusi in casa per paura di essere fotografati in un atteggiamenti sconvenienti.
Ray Winstone veste il panni di Gant, il ganster di mezza età un po’ dandy, un tantinello bolso, ma anche decisamente viscido. Un violentissimo squalo solo apparentemente raffinato.
Anna Friel è decisamente sexy. Qui interpreta Briony, una fattona tanto bella quanto “sfasciata”, un personaggio a cui il protagonista vuole molto bene. Probabilmente è sua sorella ma non si capisce bene se questo rapporto sia solo fratellanza o qualcosa di più. Forse una ex a cui Mitchell è rimasto molto affezionato, forse un’amica d’infazia. Chissà.
Ben Chaplin interpreta invece Billy, il criminale cretino. Un tizio fragilissimo, stupido, molto ingenuo, maldestro. Lo vedi e ti chiedi come faccia ad essere ancora vivo un personaggio così. Comunque l’attore quasi non l’avevo riconosciuto con i capelli lunghi e sudici. Inoltre: quanti chili avrà perso per recitare in questa parte?
A David Thewlis hanno assegnato il ruolo dell’amico/manager/protettore della bella Charlotte. Una specie di fattone tuttofare; immaginate pure un Drugo Lebowsky in chiave british.
Sanjeev Bhaskar recita nei panni di un medico dal cuore grande che si innamora della tossica Briony, nonostante sappia che non potrà essere sua per sempre.
Ricordate Stephen Graham? Ma sì, il tizio che interpreta il giovane Al Capone in “Boardwalk Empire”. Qui ha qualche scena come piccolo gangster di quartiere. Una specie di supervisore/informatore che passa le sue giornate a bere birra nel suo pub.
Nota: questo film è tratto dal romanzo omonimo di Ken Bruen.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


15
ago 11

Adulterio all’italiana

Adulterio all’Italiana

di Pasquale Festa Campanile (Italia, 1966)
con Nino Manfredi, Catherine Spaak,
Maria Grazia Buccella, Mario Pisu, Vittorio Caprioli,
Gianni Salaro, Akim Tamiroff, Gino Pernice

Un distinto signore sulla quarantina, tale Franco, trascorre una notte con una ragazza di almeno 10 anni più giovane di lui – tanto bella quanto frivola – senza sapere che si tratta della migliore amica di sua moglie. Il mattino dopo, questo tradimento viene a galla per caso, quando la ragazza decide di far conoscere “Il suo nuovo fidanzato” all’amica. Scoperta la relazione adulterina, Marta – la giovane moglie di Franco – decide allora di comportarsi allo stesso modo e comunica a suo marito di aver intenzione di avere una relazione con un altro uomo (anche solo per una notte).
Ed è qui che comincia la commedia vera e propria – quasi una farsa – perché, ovviamente contrariato, Franco si mette in testa di sventare questo “tentativo di corna”. Il suo unico pensiero diventa scoprire l’amante di sua moglie, affidandosi a diversi inidizi (finti e volutamente lasciati in giro da Marta) che trova per casa, come un numero di telefono segnato su un paccheto di sigarette, una racchetta da tennis, un impermeabile, ecc.
La Spaak è bellissima ed elegantissima – come al solito – ma forse un tantinello troppo giovane per interpretare la moglie di Manfredi. Sulla sua bravura non si discute, peraltro riesce a trasmettere perfettamente la sua simpatia al personaggio che interpreta.
Maria Grazia Buccella è davvero splendida. Più che bella: affascinante, anche se recita la parte della bella cretinetta: una tipa estremamente frivola che si fidanza ogni 3 settimane circa e che, puntualmente, tenta il suicidio ogni qual volta scopre che l’uomo che frequenta è sposato.
Akim Tamiroff recita il ruolo del presidente della grande azienda in cui lavora Franco, una specie di laido signore di mezza età, peraltro straniero.
Gino Pernice veste i panni del collega di Franco, un amico fraterno che ha sin troppo a cuore le sorti della coppia.
Vittorio Caprioli è uno strano modello a ore, apparentemente serio e professionale, che si offre di posare anche nudo per ritratti d’arte ma il cui mestiere – sottinteso – è il gigolo.
Mario Pisu interpreta il vicino di casa, un anziano signore molto distinto che fuma la pipa e (pare) si accompagni a diverse giovani donne.
Nota stramba.: per tutto il film Manfredi porta l’eyeliner. Un bordo nero, scuro e spesso intorno agli occhi; è truccatissimo, insomma. Ma perché? Ce n’era davvero bisogno? Forse è un triste tentativo di farlo apparire più giovane (all’epoca del film aveva 45 anni).
Musiche del M° Armando Trovajoli, ovviamente gradevolissime. Il tema del film è “Bada Caterina”, un pezzo ye-ye buffo e divertente, cantato da Carmen Villani, che si può ascoltare sia durante la pellicola – canticchiato dalla stessa Marta (Catherine Spaak) – che sui titoli di coda.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


10
ago 11

Lucky Luciano

Lucky Luciano

di Francesco Rosi (Italia, 1974)
con Gian Maria Volontè, Rod Steiger, Charles Siragusa,
Magda Konopka, Edmond O’Brien, Vincent Gardenia,
Charles Cioffi, Silverio Blasi, Jacques Monod, Larry Gates

La storia di uno dei più grandi boss della Mafia siciliana, Lucky Luciano (all’anagrafe Salvatore Lucania). Dalla sua espulsione dagli Stati Uniti nel 1946 alla sua morte, avvenuta in Italia, all’Aeroporto di Capodichino (Napoli) nel 1964.
Un film che procede lento, quasi senza trama, dando spazio soprattutto al bassissimo profilo che il grande malavitoso manteneva durante la sua residenza a Napoli. La storia è intervallata da notizie storiche e teorie riguardanti il traffico di droga, i rapporti tra l’esercito americano sbarcato nell’Italia Meridionale per liberarla dal nazifascismo e la malavita organizzata campano/sicula.
Inutile soffermarsi sulla bravura di nell’interpretare Lucky Luciano. Verosimile persino l’accento: un mix tra siciliano, napoletano e italoamericano.
Da segnalare anche la recitazione di Rod Steiger nei panni di Gene Giannini (un mafioso che per anni ha svolto il ruolo di informatore per la polizia) ed Edmond O’Brien in quelli del commissario Anslinger (un poliziotto che ha trascorso gran parte della sua vita ad indagare su Lucky Kuciano).
Il soggetto del film è dello stesso regista che, però, per la sceneggiatura si è fatto aiutare anche da Lino Jannuzzi e Tonino Guerra.
Notevole la colonna sonora, infarcita di pezzi swing anche molto noti.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


9
ago 11

Delitto al ristorante cinese

Delitto al ristorante cinese

Delitto al ristorante cinese

di Bruno Corbucci (Italia, 1981)
con Tomas Milian, Franco Lechner (Bombolo),
Enzo Cannavale, Giacomo Furia, Sandra Mantegna,
Olimpia Di Nardo, Massimo Vanni, John Chen, Chung Chu

Non avevo mai visto interamente un film der Monnezza. Devo dire che sono rimasto un po’ deluso. Stupido io. Chissà cosa m’aspettavo. La trama, il caso investigativo, è solo un pretesto per inanellare una serie di gag spesso tristi e poco ilari. Certo, anche volgari, ma non sono di quelli che si scandalizzano. Questo lo sapevo già – tra l’altro.
Mi ha fatto quasi più simpatia Bombolo che il personaggio dell’investigatore Nico Gilardi. Anzi, togliamo il quasi. Anche Enzo Cannavale risulta più simpatico – per dire.
No ma davvero, spiegatemi: com’è che è nato e cresciuto il mito del Monezza, tanto da farlo diventare un personaggio di culto? Certo, parliamo di film di serie B, ma sul fatto che per l’italiano medio (sotto i 40 anni) questo investigatore sia diventato un’icona e che le sue battute siano diventate oggetto di citazione continua non ci piove. Non si discute.
Adesso che finalmente ho potuto vederne un episodio intero ho inziato a chiedermelo. Com’è potuto succedere? E perché? Boh. Non riesco a spiegarmelo.
La trama. Il nuovo cuoco cinese e il tuttofare Venticello trovano per caso, in orario di chiusura, un cliente morto al tavolo del ristorante cinese in cui lavorano. Per evitare di rimanere invischiati nella faccenda i due cercano di liberarsi del cadavere del morto, riportandolo nel suo stesso appartamento ma l’astuzia dell’ispettore Gilardi ha la meglio. Nico infatti capisce immediatamente che i due cialtroni sono del tutto estranei alla vicenda e si mette subito sulle tracce del vero assassino. Il caso vedrà coinvolti anche un giovane ricattatore che si aggira solitamente tra i tavoli del ristorante per immortalare gli avventori, il titolare del ristorante dove è avvenuto il delitto e la famiglia dello stesso ispettore (moglie + figlio).
Tomas Milian interpreta sia il commissario protagonista della fortunata saga, che Ciu Ci Ciao, un fantomatico cuoco cinese (personaggio che da solo sintetizza tutte le battute di bassa lega sulla Cina e sui cinesi).
Bombolo è Venticello, un ex furfantello ciccione e dall’accento romanissimo (qui aiuto-cuoco e tuttofare del ristorante cinese) i cui goffi tentativi di violare la legge sono immediatamente individuati dall’amico/protettore Gilardi.
Enzo Cannavale interpreta il capo cameriere di origine napoletana.
Giacomo Furia, invece, veste i panni di un anziano e poco brillante magistrato (anch’egli di origine napoletana) impossibilitato a condurre diligentemente il suo lavoro un po’ per negligenza, un po’ perché afflitto da continui e fastidiosi mal di testa.
Non male la colonna sonora che contiene pezzi scritti da Detto Mariano.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


2
ago 11

Nell’anno del Signore

Nell’anno del Signore

di Luigi Magni (Italia, 1969)
con Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi,
Alberto Sordi, Robert Hossein, Renaud Verley, Enrico Maria Salerno,
Britt Ekland, Pippo Franco, Franco Abbina, Pietro Nistri,
Bruno Erba, Maria Cristina Farnese, Stefano Oppedisano

Risorgimento italiano, 1825. Siamo nella Roma governata da papa Leone XII. Due carbonari (il medico romano Leonida Montanari e un giovane venuto dal Gran Ducato di Modena, tale Angelo Targhini) accoltellano un loro consociato che ha tradito la causa rivoluzionaria, spifferando i piani di insurrezione alle forze dell’ordine. La vittima sopravvive all’agguato e incrimina i due attentatori, che vengono catturati dal capitano Nardoni (interpretato da Enrico Maria Salerno). Cornacchia, un calzolaio che si finge analfabeta (Nino Manfredi) e Giuditta, la sua concubina “giudea” (la bellissima Claudia Cardinale), cercano dapprima di coprire la loro fuga e in un secondo momento, a carcerazione avvenuta, di scongiurare la loro morte certa (via pena capitale). A portare avanti le indagini (inesistenti) e presiedere il processo farsa c’è il cardinale Rivarola (magistralmente intepretato da Ugo Tognazzi). I due indiziati senza testimoni e senza difesa vengono condannati al patibolo. Il taglio della testa via ghigliottina sarà eseguito dallo storico boia Mastro Titta.
Ad Alberto Sordi hanno affidato il ruolo di un frate cocciuto che tenta in tutti i modi di far pentire i due condannati a morte prima dell’esecuzione, costringendoli quasi a chiedere perdono al Signore per il proprio crimine.
Pippo Franco ha solo un minuscolo ruolo sul finale nei panni di un babbeo a cui il calzolaio, prima di dichiararsi sconfitto e prendere i voti, vorrebbe lasciare in consegna il ruolo di Pasquino, l’anonimo castigatore dei costumi cittadini.
Questo film è tratto da una storia vera. Anzi dalla Storia con la “S” Maiuscola.
Adoro il Risorgimento e, di conseguenza, anche i film dedicati a questo periodo storico. Massimo rispetto dunque per Luigi Magni e tutta la sua serie di pellicole dedicate ai padri della Patria, ai moti rivoluzionari e agli anni di maggior dignità del popolo italiano, di cui questa pellicola fa ovviamente parte.
Ottima a mio avviso la ricostruzione dei costumi, dei luoghi, dei personaggi e del linguaggio. Fa piacere sapere che, sebbene questa sia una vicenda romanzata, tutto sommato una certa attinenza con quello che davvero accadde in quell’occasione c’è.
Buffa e particolarmente allegra la canzone, composta dal M° Armando Trovajoli, che fa da tema al film in cui il coro (di Alessandro Alessandroni) inneggia “Libertà libertà libertà!”.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.