American Life
(Away We Go)

di Sam Mendes (USA, 2009)
con John Krasinski, Maya Rudolph, Maggie Gyllenhaal,
Carmen Ejogo, Catherine O’Hara, Jeff Daniels,
Allison Janney, Jim Gaffigan, Samantha Pryor,
Conor Carroll, Josh Hamilton, Bailey Harkins

Allora, innanzitutto lasciate perdere il titolo italiano. Non curatevene. Quello originale, “Away We Go”, ha molto più senso, è più indicato.
Questa pellicola racconta di due ragazzi americani poco più che trentenni. Un lui e una lei che si vogliono molto bene, si amano. Lei fa l’illustratrice per delle pubblicazioni di anatomia, lui lavora nel campo delle assicurazioni. Non sono molto abbienti, vivono in una casa senza riscaldamento e con il cartone al posto dei vetri delle finestre. Si sentono un po’ frustrati, troppo poco maturi per mettere su una famiglia vera e propria. Aspettano un bambino ma si sentono dei falliti – lei specialmente. Quando scoprono che i genitori di lui – su cui facevano affidamento per la gestione del bambina in arrivo – si trasferiranno in Belgio (ad Anversa), decidono di fare un lungo viaggio, di spostarsi, di trovare un posto migliore dove andare a vivere, o meglio dove iniziare da zero. Così passano per diverse città degli Stati Uniti (e una del Canada) con la scusa di andare a trovare degli amici, dei familiari, dei parenti (sorelle, fratelli, quasi-cugine) e scoprono pian piano di essere decisamente meglio, o comunque più normali, di tutta una serie di strambissimi personaggi a cui vorrebbero avvicinarsi o con cui vorrebbero stringere delle relazioni.
“American Life”, insomma, è una specie di tragicommedia on the road in cui si sorride un po’ e ci si commuove anche – a seconda della situazione, ovvio. Senza dubbio ci si mette un attimo a familiarizzare con Burt e Verona, i due protagonisti. O almeno io li ho amati sin dalle prime battute del film. Lui (John Krasinski) è buffissimo: un uomo molto alto, magro e barbuto, con i capelli sempre fuori posto, sbadato e fanfarone che spesso si comporta come un ragazzino. Lei (Maya Rudolph) è più saggia e pensierosa, un tantinello insicura, un’animo dolce e già materno, in un certo senso, ancor prima del parto – evento che peraltro nel film non viene narrato.
I genitori di lui, una coppia di cialtroni egoisti e finto-tonti, sono intepretati molto bene da Catherine O’Hara e Jeff Daniels.
A Maggie Gyllenhaal, invece, è stata affidata la parte di una mezza sciroccata che segue filosofie di vita simil-new age come ritenere l’uso dei passeggini dannoso per l’educazione dei figli, allattare al seno anche i bambini altrui, ecc.
Sam Mendes ha diretto una storia scritta e sceneggiata da Dave Eggers e da sua moglie Vendela Vida.
Nota per gli smemorati (come me). Sam Mendes è lo stesso regista di American Beauty”, “Era mio padre” e “Revolutionary Road”.
Voto: 6 e mezzo. Consigliato a chi non categorizza i film in lenti/non lenti.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.