Io sono un autarchico

di Nanni Moretti (Italia, 1976)
con Nanni Moretti, Fabio Traversa, Lorenza Codignola,
Luigi Moretti, Paolo Zaccagnini, Luciano Agati, Giorgio Viterbo,
Beniamino Placido, Alberto Abruzzese, Alberto Flores D’Arcais,
Benedetta Bini, Lori Valesini, Fabio Sposini, Augusto Minzolini, Andrea Pozzi

Non so precisamente cosa ma mi aspettavo di più, molto di più da questo film. La prima pellicola di Nanni Moretti. Forse avevo delle aspettative troppo alte. Ammetto di essere rimasto abbastanza deluso. In parecchi frangenti l’ho trovato noioso. Ho interrotto la visione quattro o cinque volte. Ci ho messo più di due giorni per finire di vederlo.
Ho anche difficoltà a trovare un senso a tutta la pellicola. Ma magari è un problema mio, eh. Vedo che nella scheda di Cinematografo.it “Io sono un autarchico” viene considerato un film satirico e mi chiedo: satira di che? Di cosa? Della società in generale? Del cinema italiano dell’epoca? Può essere considerato questo un film auto-riflessivo sulla condizione dei giovani di sinistra (di estrazione piccolo-borghese) che vivevano nella Capitale nel 1976? Sinceramente: non l’ho capito.
Io mi sono fermato alla superficie. C’è un giovane padre disoccupato, Michele Apicella (il protagonista interpretato dallo stesso regista), che rimane a vivere solo con suo figlio (un bambino di circa tre anni) in un appartamento pagato con i soldi dei suoi genitori, quando sua moglie Silvia lo abbandona. Una giovane donna questa, che sembra davvero vacua, vuota, scipita. All’improvviso decide di andare via di casa senza ma lo fa senza un vero motivo. Dice di non sentirsi amata, è nuovamente incinta e pare non voglia tenere il bambino ma non sembra completamente convinta della sua scelta e delle motivazioni che l’hanno portata a questa decisione.
Nel frattempo Fabio, uno sfigatone di circa 30 anni, mette disperatamente in piedi una compagnia teatrale, radunando alcuni suoi vecchi amici, con l’idea di realizzare uno spettacolo indipendente di teatro sperimentale. La sede della compagnia sarà proprio casa di Michele. Gran parte della pellicola racconta infatti del training che questi attori provetti fanno (svogliatamente) in campagna per prepararsi allo spettacolo, delle prove generali di recitazione e delle prime rappresentazioni.
Le uniche storie parallele alla realizzazione dello spettacolo sono la sofferenza di Michele per l’abbandono, le prime supplenze fatte da Giorgio (un altro ragazzo membro della compagnia) e il suo amore segreto per una vicina di casa, la decisione di Giuseppe (un altro giovane senza arte, né parte) di andare a vivere finalmente da solo, le chiacchierate sulla critica culturale (teatrale, letteraria, cinematografica, ecc.) tra Fabio e Beniamino Placido e poco altro.
I momenti più simpatici sono i deliri no-sense di Paolo Zaccagnini (nei panni di se stesso, credo) e le imitazioni che Giorgio fa di Alberto Moravia.
Da segnalare, comunque, la presenza in nuce di alcuni topos tipici del “cinema morettiano”, come la passione per i dolci (biscotti, Nutella, merendine), gli assurdi dialoghi al telefono, la rappresentazione dell’apatia della sua generazione, ecc.
Voto globale: 5. Col passare del tempo Moretti ha diretto pellicole decisamente migliori.

La scheda di MyMovies.it.