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Chi ha ciulato la corrente del golfo?

Chi ha ciulato la corrente del golfo?
di Maurizio Milani
Aliberti Editore
13 Euro – pagg. 226

Ancora un altro splendido libro firmato da quel genio (incompreso?) di Maurizio Milani. Una raccolta di suoi scritti: pensieri, ragionamenti, dichiarazioni, elucubrazioni, analisi del contemporaneo, ecc. Umorismo no-sense a tutto spiano. Uno stile inconfondibile che adoro.
Inutile dire che nel testo non viene data risposta alla domanda del titolo.
Un consiglio: cercate di immaginare la voce dello stesso autore mentre leggete. La lettura sarà ancora più gradevole.
Nota: alcuni capitoli di questo libro sono stati precedentemente pubblicati nella rubrica quasi-quotidiana che Milani tiene sul giornale “Il foglio”.

La scheda di Bol.it e quella di IBS.it.

SmeercHouse 29 Maggio 2011

Puntata N. 15 dell’ottava stagione. Niente da dichiarare.

Questa volta il podcast dura 128 minuti circa. Potete ascoltarlo premendo ‘play’ sul lettore che vedete qui sopra. Oppure, se volete portarvelo in giro, scaricatelo cliccando qui (File mp3 da 87,5 MB codificato stereo a 96Kbps – 44100 Khz)

La tracklist:
1. Sigla (Febbraio 2011)
2. Walter Wanderley – Minha Saudade
3. Joao Donato – Samba De Orfeu
4. Tonino Carotone – Me Cago En El Amor
5. Caro Emerald – Just One Dance
6. Nuyorican Soul feat. Roy Ayers – Sweet Tears
7. Sharon Jones and The Dap-Kings – My Man Is A Mean Man
8. Lady GaGa – Judas (Goldfrapp Remix)
9. Jennifer Lopez – Love Don’t Cost A Thing
10. 2 Much – Wild Thang
11. The Macro Orchestra feat. Suz & Alessio Mana – Underworld
12. Kiave & Macro Marco feat. Mecna, Hyst, Rafè & Ghemon – Fino all’alba
13. Gilmar a.k.a. Ghemon – La luce
14. Supergrass – Mary
15. Dan Hartman – Relight My Fire
16. The Sylvers – Boogie Fever
17. Paolo Fedreghini & Marco Bianchi – Spread Your Love
18. Caribou – Odessa (Junior Boys Remix)
19. Louie Austen – Make Your Move (Rodion Frisco Disco Remix)
20. B15 Project feat. Criss D & Lady G – Girls Like Us (Artful Dodger Remix)
21. Kelly Joyce – Vivre La Vie
22. Cameron Adams – Definitive Daft Punk
23. S.U.M.O. – Factory
24. Aretha Franklin – Think (Kraak & Smaak Club Remix)
25. Calvin Harris feat. Kelis – Bounce
26. SebastiAn – Kindercut

La teta y la luna

La teta y la luna

di Bigas Luna (Spagna, 1994)
con Biel Durán, Mathilda May, Miguel Poveda,
Gérard Darmon, Abel Folk, Genís Sánchez, Laura Mañá,
Xus Estruch, Jane Harvey, Vanessa Isbert, Xavier Masse

Pellicola che in potenza vorrebbe tendere al lirismo ma che, a mio avviso, rischia quasi di cadere nel pecoreccio.
“La teta y la luna” (letteralmente: “La tetta e la luna”) racconta di Tete, un ragazzino catalano che nelle folkoristiche feste di paese partecipa alla piramide umana in qualità di anxaneta (ossia di vertice), e della sua ricerca di una “tetta alternativa”. Non potendo più bere latte dal seno di sua madre – occupato a sfamare il fratellino appena nato – Tete sente il bisogno di trovare una tetta nuova, sostitutiva, cioè di ovviare a questa forma di gelosia fraterna attraverso il contatto fisico con un’altra donna. La sua ricerca di questa sorta di madre-surrogato si conclude quando incontra Estrellita (“Piccola stella”), una giovane e affascinante ballerina francese che si esbisce in una specie di circo, accompagnata da suo marito (il petomane Maurice).
Tete si innamorerà (platonicamente?) di Estrelita e per una volta riuscirà a realizzare il suo sogno di suggere latte dal seno della donna ma, più che altro, sarà testimone involontario della sofferta storia d’amore tra la stessa Estrelita e Miguel, un ragazzo molto giovane che riesce a sedurre la ballerina cantando (urlando) giorno e notte canzoni di flamenco – immaginate un Gipsy King in tempesta ormonale.
Questa love story molto originale troverà sul suo percorso un ostacolo: la gelosia del marito di Estrelita. Sebbene severo e passionale, Maurice (peraltro ormai impotente) si mostrerà dapprima comprensivo, cercando di convivere con il tradimento di sua moglie, ma in un secondo deciderà di fuggire con lei, nella disperata ricerca di strapparla alla passione del giovane cantore.
Il petomane geloso e canuto è interpretato da Gérard Darmon, Estrelita dalla mora e sensuale Mathilda May, il piccolo Tete (9 anni circa) da Biel Durán e il cantore tamarro Miguel da Miguel Poveda.
Voto: 5. Devo essere sincero: questo film non mi è piaciuto granché. L’ho trovato un po’ noioso e in certi passaggi disgustoso. Ridicolissime e tamarre poi sono le battute iniziali, quelle del “castell” (la folkloristica piramide umana). Mi permetto di aggiungere che l’accostamento della presunta ingenuità di un bambino con il mistero della passione che infiamma il desiderio degli adulti non è tema nuovo nella cinematografia mondiale e mi pare che altri l’abbiano trattato meglio (vedi ad esempio “Malena” di Giuseppe Tornatore). Senza parlare poi della scena dell’incidente di moto che causa la morte di “Stallone”, un passaggio che appare quasi avulso e senza senso, un mero pretesto narrativo per far scattare l’amore (fisico) tra due personaggi.

Piccola nota personale: questo è stato il primo film visto su un tablet (uno ZTE V9 Tabula, per la precisione) e devo dire che non mi è dispiaciuto affatto. Anzi, trovo che sia gradevolissimo guardare lungometraggi su un dispositivo di questo tipo. Forse ci si stanca un po’ le mani. Ma non è molto importante.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Vallanzasca – Gli angeli del male

Vallanzasca – Gli angeli del male

di Michele Placido (Italia, 2011)
con Kim Rossi Stuart, Filippo Timi, Valeria Solarino,
Paz Vega, Moritz Bleibtreu, Francesco Scianna, Nicola Acunzo,
Toni Pandolfo, Stefano Chiodaroli, Lino Guanciale, Monica Barladeanu,
Gaetano Bruno, Lorenzo Gleijeses, Gerardo Amato, Lia Gotti

Biopic su Renato Vallanzasca: un uomo nato per rubare (testuali parole del protagonista).
Questa pellicola, in cui ho ritrovato toni un po’ noir e retrò, stilisticamente ricorda molto il “Romanzo criminale” di Placido. Solo che se quello era un film corale, che narrava le vicende di una banda, questo è molto più incentraro sul singolo personaggio, sul protagonista unico della storia: il Bel Renato. Anche se, va detto, al fianco dell’eccellente Kim Rossi Stuart – che qui recita con un dignitoso accento milanese – troviamo un bel gruppo di validi attori come Filippo Timi, Valeria Solarino, Paz Vega e Moritz Bleibtreu (quest’ultimo già visto nei panni di un bandito nel film “La banda Baader Meinhof”).
“Vallanzasca” tratta di criminali e criminalità, del lato oscuro del celeberrimo furfante meneghino, ma chi ha scritto il soggetto e messo le mani sulla sceneggiatura, evidentemente ha voluto tirar fuori anche il lato più umano del protagonista. Vedi, ad esempio, la drammaticissima scena dell’uccisione dell’amico fraterno Enzo. Sarà stato questo il motivo di tante polemiche che hanno accompagnato l’uscita del film? Probabilmente sì. Ma non ci interessa. Non siamo qui per alimentare inutili polveroni. Ci basta ricordare che il cinema è un arte e, come tale non è affatto tenuta ad essere pedagogica, né a ritrarre il vero, il buono o il giusto. Dunque cosa avete contro Michele Placido come regista? Perché non vi piacciono i suoi film? Non capisco.
Ma torniamo alle immagini. La fotografia è impeccabile. Niente da eccepire. Così come sugli abiti e pettinature degli attori. Mi sembra che da questo punto di vista ci sia stato un approccio molto professionale.
Sulla recitazione mi sono già espresso. Rossi Stuart nei panni del bandito sciupafemmine non stona affatto. Anzi, direi che si è rivelato un cavallo vincente. Tra le altre cose, l’attore ha voluto partecipare al film anche in qualità di sceneggiatore, ha potuto cioè intervenire sul contenuto che poi ha dovuto recitare, plasmare in un certo senso il racconto del personaggio e adattarlo alle proprie caratteristiche – ma soprattutto viceversa.
A Filippo Timi è toccato intepretare l’eroinomane sciroccato e traditore. Mi sembra anche questa una scelta indovinata. Il suo essere legnoso questa volta gli ha giovato.
Valeria Solarino recita il ruolo della giovane calabrisella tutto pepe che dà alla luce il figlio di Vallanzasca. Ottima performance sia nelle scene ad alta carica erotica (leggi: sesso), che in quelle particolarmente drammatiche, come il tentativo di rapimento di suo figlio e un colloquio in carcere in cui confessa al protagonista di avere una relazione con un altro uomo.
Paz Vega non l’avevo affatto riconosciuta. Lo ammetto. Ho dovuto attendere i titoli di coda per capirlo. Sia come sia, m’è sembrata davvero molto brava nei panni di una giovane parrucchiera, amica storica di Vallanzasca. Una figura chiave nella storia, che funge da raccordo tra lo stesso protagonista e un altro alto esponente della mala di Milano, tale Frances Turatello – magnificamente intepretato da Francesco Scianna. I suoi basettoni, la pettinatura cotonata, gli abiti eleganti, lo rendono un perfetto malavitoso con l’aspetto da gagà. Champagne!
Moritz Bleibtreu è un po’ in secondo piano, è uno dei pochi membri della banda che rimarrà vivo sino alla fine. Credo che non abbia più di un dialogo, forse due – al massimo. Peccato.
Encomiabile, comunque, il coraggio di Placido di inserire nel cast anche due validissimi attori europei, che non fanno parte del solito circuito del cinema italiano.
Lorenzo Gleijeses, che qui interpreta un sanguinario carcerato di origini napoletane, è il figlio di Geppi. Lo sapevate? Io no. Anche questo l’ho capito alla fine del film, guardando i titoli di coda. Oh, sono identici. Hanno la faccia uguale. Incredibile.
Lino Guanciale, già visto in “Il gioiellino”, recita come membro della banda – uno di quelli a cui Vallanzasca è più affezionato. Tra gli altri componenti troviamo anche Stefano Chiodaroli (il panettiere urlante di Colorado Café) e Nicola Acunzo – che m’è sembrato molto buffo, basso com’è, e con quella capigliatura nerissima e riccisima, quasi da clown.
Voto alla pellicola: 7. Storia interessante. Raccontata bene – attinente o meno che sia alla realtà dei fatti. Recitata ancora meglio. Apprezzabile la costruzione della tensione in alcune scene chiave. Ottima la scelta delle location, degli abiti, di trucco, parrucco e degli arredamenti.

Guarda qui il trailer.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Il truffacuori

Il truffacuori
(L’arnacoeur)

di Pascal Chaumeil (Francia, 2010)
con Romain Duris, Vanessa Paradis, Julie Ferrier,
François Damiens, Hélèna Noguerra, Jacques Frantz,
Andrew Lincoln, Amandine Dewasmes, Jean-Marie Paris,
Jean-Yves Lafesse, Natasha Cashman, Geoffrey Bateman

Commedia sentimentale francese arrivata nei cinema italiani qualche mese fa.
Un bel ragazzo sulla trentina di nome Alex ha il dono di riuscire a far innamorare qualsiasi donna che incontra sulla sua strada. Con sua sorella Mélanie e suo cognato Marc ha messo su un’agenzia specializzata nel far separare le coppie di fidanzati. Più specificatamente: facendo affidamento sul suo fascino, e aiutato dai due compari, Alex riesce a far perdere la testa alla vittima di turno (una lei), aprendole automaticamente gli occhi sul fatto che l’uomo che ama non è il meglio a cui può aspirare. Insomma si fanno pagare per disilludere la donna con il prosciutto sugli occhi.
Un giorno un ricco magnate francese ingaggia la squadra di Alex perché non vuole che sua figlia Juliette sposi un damerino. La missione è ardua: i nostri hanno solo 10 giorni di tempo per portarla a termine. Inoltre Juliette pare essere una tosta, un donnino un po’ viziato magari, ma che di certo sa il fatto suo. Per di più risulta davvero innamorata del suo promesso sposo.
Alex ovviamente accetterà l’incarico – anche perché deve 50 mila Euro ad uno strozzino e la sua società è sull’orlo del fallimento – e finirà per innanorarsi della sua vittima. Non molto professionale come atteggiamento ma, si sa, al cuor non si comanda. Non solo. Questa Juliette pare essere la donna giusta, una volta per tutte Alex ha la possibilità di mettere la testa a posto, di smetterla di fare il farfallone. Può finalmente aprire il suo cuore e dichiararle il proprio amore ma c’è un problema che ostacola tutto questo: come può chiedere e ottenere la sua fiducia, se le ha mentito per tutto il tempo? Inoltre: come comportarsi con il suo cliente? Che fare: abbandonare la missione e seguire l’amore? O viceversa? Il gioco varrà la candela? E come risolvere il problema dei soldi?
Come film non è un capolavoro ma si tratta di qualcosa di allegro e ben fatto. Tra l’altro le location esclusive (gli alberghi, i negozi e le ville del Principato di Monaco), i vestiti costosi, le auto fuoriserie, i jet privati ecc. sono frutto di una scelta molto ruffiana ma che funziona benissimo. D’altronde la stessa storia, ambientata in un contesto popolare o di poveracci, non avrebbe avuto lo stesso fascino. La fiaba sarebbe stata la stessa ma certi meccanismi non avrebbero funzionato.
Romain Duris, poi, è molto bravo, perfetto nel suo ruolo da protagonista. Ha la faccia giusta da bono, un po’ stronzo e pieno di sé.
Vanessa Paradis è bellissima o no? Non mi vado ad impelagare in questa faccenda. Mi limito solo a dire che la sua faccia, così come la silhouette, il portamento e la classe sono esattamente le qualità che si richiedevano al personaggio che interpreta. Quanti anni erano che non faceva un film? Boh, non so. Comunque dai cinema italiani mi pare che mancasse da tanto.
Carucetta e da non sottovalutare affatto anche Julie Ferrier che recita il ruolo di Mélanie, la sorella di Alex.
Molto buffo François Damiens nei panni di Marc, il goffo marito di Mélanie.
Voto 6: sufficiente. Non è che al cinema francesce si possa chiedere di realizzare commedie migliori.

Guarda qui il trailer in italiano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

SmeercHouse 22 Maggio 2011

Puntata N. 14 dell’ottava stagione.
Lo so, con l’arrivo delle belle giornate è proprio un peccato starsene chiusi in casa a sentire la radio. Ma a voi cosa importa? Uscite. Andate al mare, in campagna, insomma divertitevi! Se poi proprio volete recuperare la trasmissione, c’è sempre il podcast, no? :)
Questa volta dura 128 minuti circa. Potete ascoltarlo premendo ‘play’ sul lettore che vedete qui sopra. Oppure, se volete portarvelo in giro, scaricatelo cliccando qui (File mp3 da 55,6 MB codificato stereo a 64Kbps – 44100 Khz)

La tracklist:
1. Sigla (Febbraio 2011)
2. Baden Powell & Vinicius De Moraes – Canto De Xango
3. The Buggles – Video Killed The Radio Star
4. Daniele Silvestri – Precario è il mondo
5. Subsonica – Tutti I Miei Sbagli
6. Whitney Houston feat. Faith Evans & Kelly Price – Heartbreak Hotel
7. Sugar Ray – Every Morning
8. Monday Michiru – You Are the Universe
9. Morcheeba – Otherwise
10. Alex Winston – Sister Wife
11. De La Soul – The Magic Number
12. Will Smith feat. K-Ci – Will 2K
13. Art Music – Rockin’ In Rhythm
14. Jackson 5 – I Want You Back ’86 (Remix by Mixmaster Phill Harding)
15. Joe Tex – I Gotcha
16. Lack Of Afro – Roderigo
17. The Bamboos feat. Alice Russell – Step It Up
18. Marlon Asher & Leah Rosier – Amsterdam (Bleepolar Remix)
19. Quantic – Not So Blue
20. Cerrone – Look For Love (Malligator Mix Club)
21. Modjo – What I Mean
22. Beth Ditto – Do You Need Someone
23. Spiller – Pigeonman’s Revenge
24. Kraak & Smaak feat. Sebastian – Dynamite (Spiller Get On Top edit)

Straziami, ma di baci saziami

Straziami, ma di baci saziami

di Dino Risi (Italia, 1968)
con Nino Manfredi, Pamela Tiffin, Ugo Tognazzi,
Moira Orfei, Gigi Ballista, Pietro Tordi, Livio Lorenzon,
Checco Durante, Samson Burke, Edda Ferronao

Spettacolare commedia di Dino Risi con un Manfredi al massimo della forma.
Un giorno allo Stadio Olimpico di Roma, durante una manifestazione in cui sfilano delle rappresentanze di cittadine italiane in costume tradizionale, due giovani di provincia – tali Mario Balestrini e Marisa Di Giovanni – si incontrano e si piacciono subito. Lui è di Alatri (Fr), lei è marchigiana di Sacrofante. Per amore di Marisa, Mario si trasferisce nel piccolo paesino delle Marche e inizia a corteggiarla. Ostacolati dalla famiglia di lei, i due ragazzi tentano il suicidio ma si salvano per miracolo. La fortuna, comunque, sembra essere dalla loro parte: infatti il padre di lei – principale avversatore dell’amore tra i due ragazzi – muore improvvisamente. Ma ecco che, quando le cose sembrano a iniziare per il verso giusto, a solo un mese al loro matrimonio una malelingua (la locandiera vedova che ospita Mario in casa e che cerca di sedurlo) mette zizzania tra i promessi sposi, facendo credere a Mario che la sua ragazza abbia avuto dei rapporti con un altro paesano. Sentendo ormai compromessa la propria rispettabilità, Marisa si vede costretta a lasciare Sacrofante Marche alla volta di Roma – dove finirà a lavorare come stiratrice presso il sarto sordomuto Umberto Ciceri. Mario la segue nella Capitale ma, nonostante ce la metta tutta, non riuscirà a mettersi sulle tracce della sua amata. In poco tempo finirà sul lastrico, senza soldi e senza lavoro. Tenterà allora il suicidio ma sarà proprio quello l’avvenimento che gli porterà fortuna.
Pamela Tiffin è bellissima e dolcissima. Molto brava nel suo ruolo di semplice ragazza di provincia, soprattutto nelle scene in cui deve simulare timidezza o imbarazzo.
Ugo Tognazzi dà un’intrepretazione molto originale e buffa di un sarto sordomuto con atteggiamenti velatamente omossessuali.
Della bravura di Nino Manfredi abbiamo già detto. Aggiungo solo che quando interpretava il burino di provincia, il ragazzo del basso Lazio, riusciva a dare davvero il meglio di sè.
Gigi Ballista è il ricco ingegnere, una specie di figura alla “cummenda” ante litteram.
Pietro Tordi lo troviamo nei panni del frate – non so se lo ricordate ma ne “Il marchese del grillo” è quello che interpretava il cattolicissimo zio del protagonista.

La scheda di Cinematografo.it , quella di Film.tv.it e quella di MyMovies.it.

Senza arte né parte

Senza arte né parte

di Giovanni Albanese (Italia, 2011)
con Vincenzo Salemme, Giuseppe Battiston,
Donatella Finocchiaro, Hassani Shapi, Giulio Beranek,
Ninni Bruschetta, Ernesto Mahieux, Paolo Sassanelli,
Mariolina De Fano, Sonia Bergamasco, Alessandra Sarno,
Chiara Torelli, Dante Marmone, Guglielmo Ferraiola

Niente di che. Commediuccia che strappa qualche sorriso e nulla più. Ho scelto questa pellicola perché al cinema non c’era molto di meglio da vedere e perché, comunque, apprezzo sempre la recitazione di Salemme. Che però, ahimé, questa volta non basta a tener su il film, nemmeno se adiuvata dalla bravura di Giuseppe Battiston. Peraltro, lasciatemelo dire: Battiston nei panni di pugliese non funziona affatto.
La storia è quella di quattro operai licenziati da una fabbrica di pasta, la Tammaro (strana assonanza con la foggiana “Pasta Tamma”), a seguito della chiusura del vecchio stabilimento e della conseguente apertura del nuovo. Uno di essi, Pinuccio (Dante Marmone), riesce immediatamente a ricollocarsi come portiere di notte presso un albergo. Gli altri tre, Enzo, Carmine e Bandula, dopo aver cercato qualche lavoro alternativo, finiscono per accettare un nuovo lavoro (a nero e sottopagato) dallo stesso loro ex-padrone, il sig. Tammaro (Paolo Sassanelli). Il loro compito sarà quello di fare da guardiani a una piccola collezione di opere d’arte moderna, conservata nel magazzino della vecchia fabbrica di pasta. Con un salario da fame e in preda alla totale disperazione i tre decideranno di falsificare le opere e venderle a collezionisti senza scrupoli. A far loro da talpa all’interno della fabbrica di pasta, ci sarà poi la moglie di Enzo, tale Aurora (Donatella Finocchiaro), chiamata da Tammaro come interprete per le relazioni internazionali.
Ripeto: Salemme e Battiston sono bravi – come al solito – qualche sorriso lo strappano. Ma è tutto merito loro. La storia è davvero deboluccia e anche costellata di qualche luogo comunque. Come, ad esempio, la figura del padrone della fabbrica: un uomo che, non solo è “cattivo” perché licenzia gli onesti operai, ma è anche ignorante dal momento che, pur comprando opere costosissime, d’arte contemporanea sembra non capire nulla. Poi c’è anche l’immigrato onesto che vuole solo guadagnare qualcosa per poter tornare nel suo paese e assistere al matrimonio di sua figlia, l’operaio con la mamma malata e senza un soldo in tasca, ecc. In taluni casi si rischia quasi di cadere nel pietismo.
Nota di merito per il giovane Giulio Beranek che qui interpreta un ladruncolo scafato che aiuta i tre operai a muoversi meglio nelle attività illegali. La sua recitazione è un po’ troppo sopra le righe ma non è completamente da buttar via. Risulta abbastanza credibile. Bella scoperta.
Da segnalare anche sempre l’ottimo Ernesto Mahieux, nei panni di un ladro di ulivi secolari, e Mariolina De Fano nel ruolo della mamma arteriosclerotica di due membri della banda di falsari.
Ninni Bruschetta interpreta il gallerista truffaldino Ciccio Rizzuto (di origini siciliane).
Voto per la pellicola: meno che sufficiente. Qui potete vederne il trailer.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Shutter Island

Shutter Island

di Martin Scorsese (USA, 2010)
con Leonardo Di Caprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley,
Max von Sydow, Michelle Williams, Emily Mortimer, Nellie Sciutto,
Patricia Clarkson, Jackie Earle Haley, Ted Levine, Elias Koteas

Attenzione perché questo post potrebbe essere uno SPOILER gigante.
“Shutter Island” è il tipico film in cui avviene il ribaltamento di prospettiva. Avete presente “Il sesto senso” e “Memento”? Bene. A grandi linee qui avviene la stessa cosa. Intendo: in principio allo spettatore viene data una versione dei fatti o, meglio, gli viene offerta solo ed un’unica prospettiva: quella del protagonista. Poi pian piano, con l’avanzare del film, vengono rilasciati parecchi indizi che mettono in crisi quell’assunto e portano lo spettatore ad un’epifania, a capire l’errore di fondo in cui vive il protagonista, cioè come sia completamente in errore, come sia egli stesso causa dei suoi mali, carnefice e non vittima, cacciato e non cacciatore.
La cosa bella è che, nonostante questo inizi ad essere un meccanismo alquanto diffuso, una strada parecchio battuta nel cinema contemporaneo, con me è il trucco è riuscito. Ancora una volta. Ci sono cascato come un allocco e non mi è dispiaciuto. Non mi sono accorto, cioè, che quello a cui stavo assistendo era tutto un grande bluff, ben orchestrato per giunta. E dico “ben orchestrato” proprio perché ho abboccato, non ho mangiato la foglia rapidamente. In questo modo ho potuto godermi la pellicola e scoprire pian piano la verità.
Dunque bravo – anzi bravissimo – Scorsese, che è riuscito comunque a portare a casa un bel risultato, nonostante si stesse cimentando con un genere abbastanza nuovo (per lui). Non vorrei dire la solita fesseria, ma non mi pare che prima di “Shutter Island” avesse girato altri thriller così cupi e ansiogeni. Unico neo: l’eccessiva lunghezza di alcuni excursus all’interno della mente contorta e distorta del protagonista. In un paio di occasioni ho trovato questi inserti un po’ lunghi e alquanto noiosi.
Vi accenno brevemente alla storia. L’agente federale Teddy Daniels e il suo nuovo collega Chuck Aule si recano su di un’isola in cui si trova un penitenziario criminale, chiamati ad indagare sulla misteriosa scomparsa di una paziente, tale Rachel. Arrivati in questo posto tetro e misterioso, però, finiscono per rimanerne invischiati – Daniels in particolar modo. Su di lui è infatti il focus del racconto. Le motivazioni che lo imbrigliano in questa sgradevolissima situazione sono sostanzialmente tre: 1. la terribile tempesta che si abbatte sull’isola e che gli impedisce quindi materialmente di tornare indietro; 2. lo strano atteggiamento non collaborativo dei medici, della dirigenza e del personale del penitenziario; 3. i terribili incubi che riaffiorano nella sua mente, mescolando i ricordi di sua moglie (morta in un incendio doloso) e le brutture che ha vissuto durante la guerra – in particolar modo durante la liberazione del campo di concentramento di Dachau.
Dal punto di vista professionale Leo di Caprio cresce costantemente. Nelle ultime pellicole lo vediamo recitare sempre meglio. Le bambinate di “The Beach” ormai sono lontane. Secondo me è in fase ascendente. Da “The Departed” in poi non fa che migliorare.
Ben Kingsley è il signore dell’aplomb. Questa è la qualità che fa emerge maggiormente attraverso il suo personaggio: il primario che dirige l’ospedale psichiatrico. Non sfigura affatto nei panni del rispettabile dottorone. Calmo, deciso e autoritario. Dall’alto del prestigio che la sua figura gli conferisce s’impone e fa rispettare le regole, senza aver bisogno di alzare la voce o usare violenza.
Mark Ruffalo è un grande attore ma qui sta un passo indietro rispetto a Di Caprio – essendo questo protagonista assoluto. Peccato davvero: ha un sacco di potenziale inespresso. Lo vediamo sempre in ombra. Avrebbe potuto esprimersi meglio e di più ma è costretto ad un ruolo da comprimario.
Michelle Williams interpreta la mogliettina del protagonista. Forse sono prevenuto, forse la sua immagine nella mia mente è troppo legata alla ragazzina biondina di “Dawson Creek”, ma ho grandi difficoltà a darle credito come attrice drammatica.
Ancora una volta Max von Sydow si dimostra attore di grande rango. Qui lo vediamo nei panni di uno psichiatra di origini teutoniche che stuzzica la rabbia repressa e la violenza dell’agente Daniels, mettendo a dura prova la sua pazienza.
La minuta Emily Mortimer recita nei panni della finta paziente Rachel, una matta estremamente instabile che finge di essere la paziente fuggitiva.
Patricia Clarkson interpreta invece la vera paziente Rachel.
A Ted Levine hanno affidato il ruolo del direttore del penitenziario, un sadico istigatore amante della violenza.
Voto alla pellicola. 7. La sufficienza la raggiunge perché non è un cattivo film. Anzi. Mezzo punto perché è riuscito a sorprendermi. Altro mezzo punto perché le location in cui si è girato, le ambientazioni e alcuni scenari (i boschi, gli edifici dell’istituto, il mare freddo e denso di foschia, la tempesta) sono elementi molto affascinanti, che in questo caso contribuiscono a infondere nello spettatore un senso di angoscia, oltre che di mistero.

Guarda qui il trailer italiano del film.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it,

Minority Report

Minority Report

di Steven Spielberg (USA, 2002)
con Tom Cruise, Max von Sydow, Colin Farrell,
Neal McDonough, Steve Harris, Samantha Morton,
Tim Blake Nelson, Lois Smith, Peter Stormare, Kathryn Morris,
Jessica Capshaw, Patrick Kilpatrick, Anna Maria Horsford,
Erica Ford, Michael Dickman, Ann Ryerson, Mike Binder

Dopo un bel po’ di anni ho ri-visto questo film perché – lo ammetto – non ricordavo praticamente nulla.
La trama è nota per cui la riassumo molto velocemente. In un futuro non lontanissimo una divisione della polizia di Washington si occupa di arrestare alcuni criminali ancor prima che compiano un delitto. Questo progetto di “pre-crimine”, basato sulle previsioni di tre sensitivi noti come “precog”, pare funzionare alla perfezione, tanto da essere sul punto di essere diffuso su tutto il territorio degli Stati Uniti D’America. Gli intoppi nascono nel momento in cui lo stesso capo esecutivo del progetto, l’agente John Anderton, viene indicato dal sistema come probabile assassino. Come se non bastasse, nei giorni in cui si verifica questo bizzarro incidente di percorso, l’investigatore federale Ed Witwer fa visita agli uffici della pre-crimine al fine di verificare il corretto funzionamento della stessa e segnalare eventuali anomalie.
Ok, l’idea è buona, ottima anzi. Estremamente originale. Non per nulla è tratta da un romanzo di Philip K. Dick. Dunque il merito non può essere attribuito a chi ha adattato il soggetto e/o agli sceneggiatori, che comunque – va detto – hanno fatto un lavoro più che valido. Ciò che non quadra (al solito) è il modo in cui viene rappresentato il futuro. Ad esempio i computer e la tecnologia: ma come, hai un cervellone centrale interfacciato con la mente umana, controllato attraverso il movimento delle mani davanti ad un gigante schermo a proiezione e non tutti i terminali sono collegati tra loro attraverso una rete? Niente: la rete interna degli uffici della pre-crimine pare non esistere. Non è connessa wireless, né via via cavo. Per portare un file da un pc all’altro gli impiegati usano delle tavolette in plexiglas trasparente. Ridicolo. Nel 2002 non riuscivano a immaginare la condivisione di file tra due pc via rete locale. Bah. Roba da non crederci.
Altra cosa che mi ha dato particolarmente fastidio: perché commistionare la fantascienza con la metafisica? Perché ricorrere alle doti sovrannaturali (e quasi magico/mistiche) di tre speciali esseri umani (i precog) per spiegare la previsione di un delitto? Certo, questa è una critica all’idea di base del romanzo di Dick ma concedetemela ugualmente. Un plot basato esclusivamente su fantascienza pura, ossia su principi pur sempre di fantasia, ma frutto dell’estrapolazione di concetti di fisica e matematica, sarebbe stato molto meglio – almeno dal mio personalissimo punto di vista.
Nota positiva: il futuristico sistema di trasporti cittadino, basato su veicoli dalle linee morbidissime che paiono quasi fluttuare su strade che si stendono su 3 dimensioni (anziché solo su piani orizzontali). Davvero geniale.
Ma parliamo di recitazione. Questo è uno dei pochi film in cui Tom Cruise recita molto bene. Nel novero delle sue pellicole meglio riuscite metterei giusto questa, Magnolia e un paio di altri film al massimo.
Colin Farrell mi ha stupito. Non è mai stato il mio attore preferito. Anzi. Eppure questa volta mi è sembrato perfettamente nella parte. Interpreta un serioso agente governativo mandato alla pre-crimine per controllare con esattezza il funzionamento della macchina burocratica/investigativa che previene i reati di violenza. Incredibile: all’epoca aveva solo 26 anni eppure recitava già come un attore navigato. Davvero bravo.
Max von Sydow è un attorone – non c’è bisogno che lo dica io. Gigantesco. Credibilissimo nella parte del funzionario anziano a capo della divisione pre-crimine. Tra l’altro per l’edizione italiana hanno scelto un doppiatore con un vocione profondissimo che rende il personaggio ancora più intenso.
Buona prova anche per Samantha Morton (nel ruolo della precog Agatha), Kathryn Morris (in quello della moglie del protagonista) e Lois Smith (in quello della scienziata genetista che contribuì alla costruzione del sistema di gestione del pre-crimine, sfruttando le premonizioni dei precog).
Questa volta il voto alla pellicola non lo metto. Non è sempre necessario. Vi basti sapere che la storia è quella di un grande scrittore di fantascienza (uno dei più grandi), che dietro la macchina da presa c’è un regista come Spielberg e che davanti c’è il cast che vi ho citato poco più su. Ne viene fuori un gradevole pastiche sci-fi di matrice filosofica rimpinguato di azione mozzafiato e decorato con estetica futuristica filo-hi-tech.
La domanda che il film ha intenzione di inculcare nello spetattore è: fino a che punto ci si può spingere nella lotta al crimine? Il diritto alla sicurezza di un cittadino confina sempre con la libertà di un altro§; dove inizia l’uno finisce l’altra. E viceversa. Morale: attenzione perché dove c’è di mezzo l’uomo e il suo libero arbitrio è praticamente impossibile prevenire cosa può accadere.

Qui il trailer italiano. Paragonatelo pure con quello originale americano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.