febbraio, 2011


28
feb 11

SmeercHouse 27 Febbraio 2011

Puntata N. 6 dell’ottava stagione.

Il podcast questa volta dura 127 minuti circa. Potete ascoltarlo premendo ‘play’ sul lettore che vedete qui sopra. Oppure, se volete portarvelo in giro, scaricatelo cliccando qui (File mp3 da 36,5 MB codificato mono a 40Kbps – 22050 Khz)

La playlist:
1. Sigla (Febbraio 2011)
2. Air – La Femme D’argent
3. Cousteau – The Last Good Day Of The Year
4. Yoshinori Sunahara – Sun Song ’70
5. Seu Jorge and Almaz – Everybody Loves The Sunshine
6. Papik – Ladybug Bossa
7. Cattivo and his Orchestra – Cattivo… is Evil
8. Astrud Gilberto – Here’s That Rainy Day (Koop Remix)
9. Mark Moulin – Into The Dark
10. Greyboy feat. Elgin Park – Mastered The Art (Nicola Conte Jet Sounds Remix)
11. Massive Attack – Inertia Creeps
12. Almamegretta – Alta fedeltà
13. Negrè – Convinto
14. Kenny Dope – It’s Great To Be Here (Kenny Dope Remix)
15. Lykke Li – Youth Knows No Pain
16. The Streets – Trust Me
17. Kongas – Anikana-o
18. Musique – Love Massage
19. Marvin Gaye & Tammi Terell – Ain’t No Mountain High Enough (DFP Re-edit)
20. Louie Vega & Agev Munsen feat. Anané – BSC (Roots Mix)
21. Dj Mujava – Mugwanti (Original Mix)
22. Dj Gregory – Tropical Soundclash
23. Pink Is Punk – Grand Prix (Gabriell Remix)
24. I Blame Coco – Self Machine (Radio Edit)
25. Duck Sauce – Grand Steppin


27
feb 11

Made in Italy

Made in Italy

di Nanni Loy (Italia, 1965)
con Nino Manfredi, Alberto Sordi, Anna Magnani,
Walter Chiari, Lando Buzzanca, Nino Castelnuovo,
Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Silva Koscina, Rossella Falk,
Virna Lisi, Lea Massari, Jean Sorel, Catherine Spaak, Giampiero Albertini,
Aldo Giuffè, Marina Berti, Giulio Bosetti, Claudio Gora, Tecla Scarano,
Claudie Lange, Fabrizio Moroni, Andrea Cecchi, Milena Vukotich,
Carlo Pisacane, Mario Pisu, Gigi Reder, Carlo Taranto

Commedia grottesca che mette in mostra tutta una serie di luoghi comuni su vizi e comportamenti ridicoli degli Italiani. I vari sketch – alcuni dei quali brevissimi – sono raccolti all’interno di macrogruppi intitolati: “Usi e costumi”, “Il lavoro”, “La donna”, “Cittadini, Stato e Chiesa” e “La famiglia”.
Gli episodi degni di nota sono 8:
1. quello in cui Alberto Sordi fa ricadere la colpa di una scappatella su sua moglie, nonostante venga beccato a letto con la sua amante;
2. quello in cui Nino Manfrei interpreta un cittadino che cerca invano di ottenere un certificato di residenza ma rimane incastrato negli assurdi meccanismi dell’amministrazione pubblica;
3. quello in cui Aldo Fabrizi cerca di trovare un’occupazione per suo figlio, che si è appena laureato in Giurisprudenza, ma finisce per rassegnarsi a sostenerlo economicamente per diversi anni;
4. quello in cui un’anziana signora, che vive nella miseria più nera in una baraccopoli della periferia romana, preferisce spendere tutto il suo denaro in donazioni alla chiesa, anziché acquistare del cibo per i suoi nipoti affamati;
5. quello in cui un giovane maestro di formazione ultra-cattolica fa lezione in una stalla, invitando i suoi alunni, che si trovano in condizioni a dir poco disagiate, a ringraziare il signore per il meraviglioso mondo in cui vivono;
6. quello in cui una specie di vitellone – un giovanissimo Jean Sorel – fa il filo ad una splendida Silva Koscina, inseguendola con la sua Fiat Cinquecento per un sacco di Km. Quando finalmente riesce a raggiungerla, anziché invitarla ad una notte di passione, preferisce chiederle di poter fare un giro sulla Jaguar guidata dalla donna;
7. quello in cui Peppino De Filippo interpreta un avarissimo bottegaio manipolato dalla sua vecchia madre, un essere spregevole ancor più attaccato al denaro di quanto non lo sia suo figlio;
8. quello in cui Walter Chiari chiede con tanta insistenza la “prova d’amore” alla sua amante (un’affascinante Lea Massari) ma, non appena terminato il rapporto sessuale, s’inventa una scusa patetica pur di sbarazzarsene e poter sgattaiolare al cinema.
Molto buffa la musichetta che accompagna le battute finali di ogni episodio: una di quelle melodie simil-tarantella tipiche della commedia tradizionale napoletana.
Voto complessivo per la pellicola: 5. Massimo rispetto per Nanni Loy ma si poteva fare decisamente di meglio.
Nota: il soggetto e la sceneggiatura sono di Ettore Scola, Ruggero Maccari e dello stesso Nanni Loy.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


25
feb 11

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

di Elio Petri (Italia, 1969)
con Gian Maria Volontè, Florinda Bolkan,
Gianni Santuccio, Sergio Tramonti, Aldo Rendine,
Arturo Dominici, Orazio Orlando, Filippo De Gara,
Vittorio Duse, Vincenzo Falanga, Aleka Paizi,
Massimo Foschi, Salvo Randone

L’ho rivisto l’altra sera – credo per la terza volta. E mi è piaciuto ancora. Soprattutto questa volta ho riso per l’accento e la mimica facciale di Gian Maria Volontè.
Se volete sapere cosa ne penso, leggete pure cosa ne scrissi nel 2007.


22
feb 11

La banda Baader Meinhof

La banda Baader Meinhof

di Uli Edel (Germania, 2008)
con Martina Gedeck, Moritz Bleibtreu, Johanna Wokalek,
Bruno Ganz, Jan Josef Liefers, Alexandra Maria Lara, Nadja Uhl,
Heino Ferch, Vinzenz Kiefer, Simon Licht, Daniel Lommatzsch,
Sebastian Blomberg, Stipe Erceg, Moritz Bleibtreu, Jan Josef Liefers,
Hannah Herzsprung, Eckhard Dilssner, Volker Bruch

Film che racconta gli anni di piombo tedeschi ed in particolare le azioni, i volti e l’ideologia di una delle bande rivoluzionarie più efferate della Germania degli anni ’70.
Non è mia intenzione essere completamente disfattista ma non ho una buona opinione di questa pellicola. L’ho trovata un po’ troppo confusionaria. Il soggettista e il regista credo abbiano messo troppa carne al fuoco. Il periodo storico preso in considerazione forse è troppo lungo per poter essere analizzato in maniera approfondita in un solo film – nonostante duri la bellezza di 149 minuti.
Ad esempio, dopo aver guardato la prima ventina di minuti, si fatica a capire quale sia il focus del discorso, quali siano i protagonisti della storia. Certo, potrebbe essere un film con tanti protagonisti, un film corale magari, ma non è questo il punto. Il problema vero in questo caso è che non si sia riuscito a definire bene le personalità dei personaggi. Perché Ulrike Meinhof entra in clandestinità e si schiera a fianco dei terroristi? Certo, era una giornalista con delle idee estremamente libertarie e di sinistra ma quale fu la causa scatenante? Quali furono i motivi che la portarono a una scelta così radicale? Sinceramente io non l’ho capito. Credo che il film non lo spieghi adeguatamente (per non dire affatto).
Nulla da dire riguardo gli attori. Sono bravi. Eppure sono molti, troppi. Si fa davvero fatica a ricordarne le facce, i nomi e i ruoli che hanno nel racconto.
I tre, poi, che danno volto ai protagonisti (Ulrike, Andreas e Gudrun) sono davvero grandi, all’altezza dell’impresa particolarmente difficile che era stato chiesto loro di portare a termine.
Martina Gedeck mi sembrava un volto già noto. Infatti ho scoperto poi di averla già vista interpretare la protagonista di “Ricette d’amore” e una delle attrici primcipali di “Le vite degli altri”. Anche in questo film recita splendidamente. Particolarmente brava nel rendere l’indecisione e l’angoscia del personagio che interpreta (Ulrike Meinhof).
Anche Moritz Bleibtreu era un volto noto ma questa volta ho capito subito di chi si trattava: uno degli attori principali della commedia turco-tedesca “Soul Kitchen”. Qui lo vediamo nei panni dell’altro membro che dà il nome alla banda: Andreas Baader, un giovinastro pieno di sè, autoritario, violento, isterico e irresponsabile.
Johanna Wokalek è Gudrun Ensslin, la donna di Andreas. La terza figura più importante della banda. Una bionda bella, alta giovane e determinata. Una personalità fascinosa e tumultuosa allo stesso tempo. Non si ferma davanti a nulla. La vediamo ribellarsi sin da giovane, quando manda a quel paese suo padre, importante pastore della comunità in cui vive – e la sua famiglia tutta – per portare avanti le sue tesi anti-imperialiste e anti-belligeranti.
A Nadja Uhl il ruolo dell’altra donna fascinosa e pasionaria: Brigitte Mohnhaupt.
Il grande Bruno Ganz recita nei panni di una specie di alto funzionario del ministero dell’interno tedesco.
Nota: anche la dolce Alexandra Maria Lara è presente in questa pellicola. Certo, la trovo sempre molto bella ma devo ammetterlo: questa volta non l’ho riconosciuta nei panni di Petra Schelm.
Voto alla pellicola: 5 e mezzo. Quasi sufficiente. Non ne consiglierei la visione, se non a degli storici particolarmente interessati all’argomento terrorismo tedesco.

Guarda qui il trailer italiano.
La locandina originale tedesca e quella americana.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


21
feb 11

SmeercHouse 20 Febbraio 2011

Puntata N. 5 dell’ottava stagione. Ho finalmente cambiato sigla, solo che, per tagliare i campioni e metterli insieme, cioè per preparare la traccia e prima ancora per organizzare la scaletta, nella notte tra sabato e domenica ho dormito solo 3 ore. Se non è passione per la radio questa…

Il podcast questa volta dura 130 minuti circa. Potete ascoltarlo premendo ‘play’ sul lettore che vedete qui sopra. Oppure, se volete portarvelo in giro, scaricatelo cliccando qui (File mp3 da 37,3 MB codificato mono a 40Kbps – 22050 Khz)

La playlist:
1. Sigla (Febbraio 2011)
2. Walter Wanderley – Cried, Cried (Chorou, Chorou)
3. Marilia Medalha – Maria Moita
4. Tamba Trio – Boranda
5. Marita – Non Ti Credo (Mas Que Nada)
6. Papik – Summer In Rio
7. Thievery Corporation – So Com Voce
8. Progetto Tribale – You Make Me So Hot
9. George Benson – We All Remember Wes
10. Perry Como – Papa Loves Mambo
11. Raphael Gualazzi – Reality & Fantasy (Gilles Peterson Remix)
12. D’Angelo – Brown Sugar
13. Mariah Carey – Fantasy
14. Nas – The Message
15. Ja’net Dubois & Oren Waters – Movin’ On Up (1:10)
16. Paolo Fedreghini And Marco Bianchi – Another Face (4:58)
17. Radiohead – Lotus Flower
18. Les Rythmes Digitales – Jacques Your Body (Make Me Sweat)
19. Gigi De Martino feat. Marisol – Siente La Musa (Original)
20. Rhythm Masters – Underground
21. Sabrina Malheiros – Estacao Verao (Kenny Dope Original Twist)
22. Danube Dance feat. Kim Cooper – Unique
23. Lady GaGa – Born This Way
24. LCD Soundsystem – Daft Punk Is Playing At My House
25. Chilly Gonzales – You Can Dance (Fare Soldi Gonzobot Rmx)
26. Benny Benassi – House Music
27. Mattias, G80′s – Rodeo (Club Mix)
28. Underworld – Push Upstairs


18
feb 11

Montecarlo Gran Casinò

Montecarlo Gran Casinò

di Carlo Vanzina (Italia, 1987)
con Massimo Boldi, Ezio Greggio, Christian De Sica,
Enrico Beruschi, Paolo Rossi, Philippe Leroy, Mario Brega, Lisa Stothard
Florence Guérin, Clara Colosimo, Guido Nicheli, Lucia Stara

Non è un cine-panettone ma poco ci manca. Gli ingredienti delle commedie dei Vanzina ci sono tutti. Non siamo molto distanti da film come “Yuppies”, “Anni ’90″ o “Saint Tropez Saint Tropez” solo che qui la cornice è Montecarlo e le vicende narrate riguardano il variegato mondo dei frequentatori di casinò.
Massimo Boldi ed Enrico Beruschi sono Gino e Lino, due ristoratori di Milano che si trovano a Montercarlo per acquistare – usando fondi neri trasferiti all’estero – un lussuoso appartamento. Gino, però, preso dalla febbre del gioco, e seguendo i capricci di una splendida donna che vuole sedurre (Silvia, interpretata dalla bella Florence Guérin), finisce per spendere tutti i risparmi al casinò. Recuperare la cifra sarà un’impresa impossibile.
Christian De Sica è Furio, una specie di burino romano, un agente di attori cinematografici che ha portato in vacanza la sua ragazza (ancora più burina di lui) a Montecarlo per darsi un tono e per amore del gioco d’azzardo. Dopo un’incredibile vincita si farà predere la mano e finirà per perdere tutto. Per risalire la china gli toccherà passare attraverso la vergogna di prestarsi a fare da gigolò ad un’anziana riccastra brutta ed antipatica.
Ezio Greggio interpreta Oscar, un baro professionista ma molto tonto, che si trova nel Principato di Monaco con una magifica ragazza/complice per mettere a segno le sue truffe milionarie. Sulla sua strada incontrerà Duroc, un truffatore d’alta classe, che dapprima sarà suo complice in un raggiro e poi vittima di un altro colpo gobbo.
Le tre storie, che si svolgono più o meno negli stessi ambienti (il casinò e alcuni hotel extra lusso), corrono parallele per quasi tutta la durata del film ma di tanto in tanto si intrecciano. Le battute sono quelle di sempre: un po’ di parolacce, molti doppi sensi, i tomentoni di Boldi e Greggio, le esclamazioni colorite in romanesco di De Sica, ecc.
Stupisce vedere Paolo Rossi in questo contesto. Lo troviamo giovanissimo nei panni di un baro che gioca a scopetta nei bar di provincia e che viene ingaggiato da Oscar/Greggio per mettere a segno un raggiro ai danni del truffatore Duroc.
Guido Nicheli, detto il cummenda, interpreta il cummenda. Sempre uguale a se stesso. Sempre eccelso. Inimitabile. Pace all’anima sua.
Philippe Leroy veste i panni di Duroc, il raffinatissimo truffatore di origini francesi.
Lisa Stothard interpreta la stangona dall’aspetto di top model che frequenta i posti chic per agganciare i polli destinati ad essere spennati dai truffatori.
Mario Brega qui recita la parte di un pizzicagnolo romano, un boro arricchito, che porta la sua famiglia di buzziconi in vacanza a Montecarlo e passa tutto il tempo a litigare con Gino e Lino, suoi vicini di Yacht.
Del fascino di Florence Guérin abbiamo già detto. Giovane, bella, elegante e gran signora. Non serve aggiungere altro.
A Clara Colosimo il ruolo della ricca babbiona che perde la testa per Furio.
Lucia Stara interpreta la giovane e volgarissima borgatara romana che Furio porta con sè in vacanza.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


18
feb 11

Gianni e le donne

Gianni e le donne

di Gianni Di Gregorio (Italia, 2011)
con Gianni Di Gregorio, Valeria De Franciscis,
Alfonso Santagata, Valeria Cavalli, Kristina Cepraga,
Michelangelo Ciminale, Teresa Di Gregorio, Lilia Silvi,
Elisabetta Piccolomini, Gabriella Sborgi, Aylin Prandi,
Laura Squizzato, Silvia Squizzato

Niente, non ci siamo. Questo film non mi è piaciuto per nulla. Spiace perché “Pranzo di ferragosto” lo avevo apprezzato tanto.
Gianni Di Gregorio prova a fare il follow-up, prova a ripetersi ma non ci riesce. O meglio: ripete lo stesso stile del suo film precedente ma (putroppo) ottiene un effetto è completamente diverso. “Gianni e le donne” annoia. Non c’è storia, non c’è trama, non c’è nulla. Diverse scene sembrano davvero messe lì, dentro il montaggio, per riempire.
Di Gregorio ancora una volta pare che racconti se stesso ma non diverte, non intrattiene. La leggerezza che precedentemente faceva simpatia, qui sembra pochezza. Ripeto: spiace dirlo ma è così.
“Gianni e le donne”, in parole povere, racconta del desiderio di quest’uomo di mezz’età (un baby pensionato) di trovarsi un nuovo amore o, meglio, di riuscire a fare sesso con una donna. Si trova praticamente circondato da donne – più o meno belle ma tutte in un certo modo affascinanti – eppure non riesce a concludere con nessuna. Un personaggio un po’ buffo ma molto impacciato e maldestro che, per di più, è assillato e oppresso dai capricci di una madre anzianissima che lo chiama continuamente – anche per i motivi più futili.
Come ben dice Kekkoz nel suo post settimanale su “Friday Prejudice”: «[...] un film sulla sua voglia di scopare non è che mi faccia fare i salti di gioia».
Aylin Prandi è biondissima, riccissima, giovanissima e frizzantissima. Ha degli occhi capaci di far perdere la testa. Non trovate? Sua la parte della studentessa che abita sotto l’appartamento del protagonista. Gianni è solito portale in giro il cane (un gigante san bernardo) mentre lei è solita ricambiarlo abbracciandolo e baciandolo sulle guance.
Le sorelle (gemelle?) Squizzato hanno una certa carica sexy, non c’è dubbio. Interpretano due avvenenti clienti dell’avvocato Alfonso (Alfonso Santagata), l’amico di Gianni che lo istiga a rifarsi una vita sessuale – anche ai limiti del ridicolo
Valeria Cavalli sempre molto bella e solare. Qui nel ruolo della ex storica del protagonista.
Anche Kristina Cepraga è molto bella; perfetta nei panni della sexy badante che viene dall’Europa dell’Est.
A Gabriella Sborgi il ruolo di una cantante lirica appena divorziata che cerca quasi di “accalappiare” Gianni. Nella vita vera la Sborgi fa proprio la cantante (il mezzosoprano, per la precisione).
Teresa Di Gregorio credo sia la figlia del regista e difatti interpreta se stessa. Praticamente fa la stessa cosa che fa sua nonna, Valeria De Franciscis.
Michelangelo Ciminale interpreta il ruolo del fidanzato della figlia di Gianni, un ragazzo che non ha voglia di far nulla: non vuole lavorare, né diventare adulto, né prendersi responsabilità, ecc.
Elisabetta Piccolomini veste i panni della moglie di Gianni.
Voto per la pellicola: 5. Sconsigliato. Vedetevi piuttosto il film precedente di Di Gregorio, se ancora non l’avete fatto.

Qui potete guardare il trailer.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


16
feb 11

Amarsi un po’

Amarsi un po’

di Carlo Vanzina (Italia, 1984)
con Claudio Amendola, Tahnee Welch,
Fabrizio Bracconeri, Riccardo Garrone, Virna Lisi, Mario Brega,
Rossana Di Lorenzo, Paolo Baroni, Marco Urbinati, Isaac George,
Nicoletta Elmi, Alian Blondeau, Carlo Marescotti Ruspoli,
Jimmi il fenomeno, Claudia Cavalcanti, Giacomo Rosselli

Piccolo cult movie di un’intera generazione. Carlo Vanzina alla regia. Insieme a suo fratello Enrico ha firmato anche soggetto e sceneggiatura.
Marco è un ragazzo di borgata, vive a Testaccio e lavora come elettrauto in un’autofficina. Cristiana è una ragazza giovanissima molto dolce e carina, una principessa nemmeno diciottenne che discende da una nobile famiglia romana. Un giorno i protagonisti si incontrano per caso in strada quando Cristiana supera un incrocio con il semaforo rosso, andandosi a scontrare con la moto nuova – appena comprata – di Marco. Tra i due nasce subito una grande simpatia, che poi si trasformerà in amore, anche se inizialmente Marco è un po’ scettico e un po’ preoccupato per il denaro che Cristiana ha promeso di recuperare per mettere a posto la moto, andata parzialmente distrutta. Difatti lui inizialmente è all’oscuro della famiglia di lei, non sa delle nobili origini di Cristiana, né conosce il posto dove vive. Insomma siamo di fronte ad un grande classico delle storie romantiche: le differenti condizioni sociali dei due amanti. Lui povero, lei ricca. La famiglia di lui – cafonissima ma simpatica – è contenta delle nuove amicizie del figlio, mentre quella di lei, con evidente attegiamento snob, non guarda di buon occhio questa relazione. Ci saranno screzi, imbarazzi ed incidenti ma il finale sarà ovviamente buonista. Poco importa però: a noi piace ugualmente.
“Amarsi un po’” si può definire come una vera commedia sentimentale. La storia d’amore corre parallela alle situazioni buffe e viene arricchita da battute – più o meno riuscite. A proposito della traccia comica permettemi di segnalare, su tutti, Mario Brega nei panni del padre di Marco (l’edicolante di Testaccio) e Fabrizio Bracconeri nella parte di “Micione”, l’amico sfigato e arrapato del protagonista.
Claudio Amendola è davvero giovanissimo. Guardandolo adesso quasi si stenta a credere che sia lo stesso attore de “I Cesaroni”. Comunque credo che gli addetti al casting hanno fatto un lavoro perfetto: Amendola è bello e “ruspante”, piace. Un ragazzo semplice, un pischello di periferia che riesce anche a suscitare tenerezza nella spettatrice.
Tahnee Welch è la figlia della più nota Rachel. Bella e dolce (l’ho già detto?) La stessa attrice che interpretò “Cocoon”. Voi lo ricordavate? A me è servito IMDb per scoprirlo. Dove sarà finita adesso?
Virna Lisi è bella ed elegantissima, come al solito. Nel ruolo della madre tutta d’un pezzo della principessa fa un figurone. Non potevano scegliere attrice migliore. Un po’ severa e un po’ affascinante allo stesso tempo, un po’ altezzosa e un po’ popolana.
A Riccardo Garrone hanno dato il ruolo del Principe, il padre di Cristiana. Un tontolone che pensa solo al libro che sta scrivendo: una specie di albero genealogico del suo casato in forma romanzata.
Piccola citazione anche per Giacomo Rosselli nel ruolo del “cretinetti” – il fratello di Cristiana che sembra quasi milanese, e per Nicoletta Elmi nel ruolo di Amanda – l’amica del cuore di Cristiana. Li ricordate entrambi nella serie tv “I ragazzi della 3ª C”? Io sì. Indimenticabili.
Non avevo mai visto questo film interamente prima d’ora. Ne conoscevo a grandi linee la trama e sapevo quali fossero gli attori. L’ho rivisto finalmente – e interamente – lunedì scorso al Le Mura, durante la notte di San Valentino. Come si suol dire a Roma: “Se semo tajati da’e risate”.
Voto globale: 6. Comunque da guardare assolutamente se avete tra i 20 e i 40 anni.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


16
feb 11

La donna scimmia

La donna scimmia

di Marco Ferreri (Italia, Francia, 1964)
con Ugo Tognazzi, Annie Girardot,
Filippo Pompa Marcellini, Linda De Felice

Napoli. Antonio Focaccia, un trentenne truffaldino che lavora in parrocchia come tecnico proiezionista, scopre nelle cucine del convento/orfanotrofio dove scrocca pasti una giovanissima ragazza tutta ricoperta di peli che di nome fa Maria. Sfruttando l’ignoranza e l’ingenuità della ragazza, Antonio – da piazzista affabulatore qual è – le instilla l’idea di non essere una brutta donna o un mostro, come ha sempre creduto di essere. Dunque la fa trasferire a casa sua (una vecchia autorimessa abbandonata) e la convince a mettere su insieme uno spettacolo da circo: la “donna scimmia”. Tra alti e bassi i due riescono a sbarcare il lunario. Ad un certo punto, pur di continuare la sua attività, Antonio arriva addirittura a sposare Maria – nonostante non ne sia affatto innamorato. Tutto sembra andare per il meglio – vengono anche scritturati da un impresario teatrale per andare a Parigi a fare il numero dello spogliarello della donna tutta ricoperta di peli – ma Maria improvvisamente rimane incinta. Dopo i primi momenti di sconcerto e sopresa, marito e moglie decidono di comune accordo di proseguire la gravidanza – anche se le probabilità di mettere al mondo un nuovo mostro peloso siano molto alte. A seguito di un parto molto travagliato, però, Maria muore e con lei anche il bambino. Antonio comunque non si perde d’animo: lo spettacolo – ma soprattutto il denaro – per lui vengono prima di qualunque altra cosa. Riuscirà infatti a trovare il modo di far fruttare la mostruosità di sua moglie e di suo figlio, anche se sono ormai sono salme da laboratorio di medicina.
Commedia amarissima. Grottesca ma non solo. L’ingordigia, l’avarizia, la disumanità del protagonista dovrebbero essere sufficienti a far riflettere lo spettatore su quali sono le bassezze a cui può arrivare l’essere umano.
Per quasi tutto il tempo sulla scena ci sono l’eccellente Tognazzi e la Girardot, nei panni della timida giovane ipertricotica.

Qui trovate un’altra versione della locandina (probabilmente quella originale dell’epoca).

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


15
feb 11

Il discorso del Re

Il discorso del Re

di Tom Hooper (UK, Australia, 2010)
con Colin Firth, Geoffrey Rush, Helena Bonham Carter, Eve Best,
Guy Pearce, Michael Gambon, Derek Jacobi, Paul Trussell, Claire Bloom,
Calum Gittins, Jennifer Ehle, Dominic Applewhite, Ben Wimsett, Timothy Spall,
Charles Armstrong, Adrian Scarborough, Richard Dixon, Tim Downie,
Freya Wilson, Ramona Marquez, Jake Hathaway, Dick Ward, Patrick Ryecart

“Il discorso del Re” è un film ispirato ad una storia vera. Sostanzialmente racconta una meravigliosa amicizia, il rapporto di stima e fiducia tra il Duca di York (quello che poi diventerà Re Giorgio VI) e una specie di logopedista/attore teatrale di origini australiane. Qualcosa che si pensava fosse impossibile da realizzare: la vicinanza e l’intimità tra un membro della Casa Reale e un semplice cittadino, per altro emigrante. Eppure tra i due l’alchimia funziona.
Benché molto scoraggiato, Bertie – il Duca di York – viene portato da sua moglie nello studio di Lionel Logue, il logopedista, per provare a guarire. Bertie è disperato: ormai prova tutte le tecniche – anche le più assurde – pur di superare il suo più grande handicap: la balbuzie. Com’è noto, per un personaggio pubblico parlare in pubblico è molto importante. Ancora più importante – fondamentale quasi – se si tratta di un regnante e se la radio – il nuovo mezzo di massa – rende questa esigenza ancora più stringente. Chi guida e governa un popolo negli anni ’30 (dello scorso secolo) inizia a sentire l’esigenza di trovare consenso arrivando nelle case di tutti i cittadini (sudditi).
Lionel, comunque, non è un ciarlatano come tutti gli altri – benché non si dichiari mai medico. Dopo un primo test esplorativo, riesce infatti a convincere il suo esimio paziente a farsi curare. Da qui parte l’amicizia che durerà una vita. Bertie mette tutta la sua creadibilità pubblica – e in un certo senso più ampio tutta la sua vita – nelle mani di Lionel. Non solo segue alla lettera, con convinzione e zelo, tutti gli esercizi che il logopedista gli prescrive ma si apre, si lascia andare, si racconta all’amico e si lascia da lui consigliare.
La coppia Firth/Rush funziona alla grande. Sembra quasi che abbiano sempre lavorato insieme. Vedere all’opera una leggenda del cinema (e del teatro) inglese insieme ad un altro dignitosissimo attore non può che far piacere. Il film si regge tutto sulle loro spalle o quasi. Pochissimo spazio viene lasciato, infatti, a figure secondarie come il Principe Edoardo (interpretato con la giusta beffardia e leggerezza da Guy Pearce), la Regina consorte Elisabetta (interpretata magnificamente da Helena Bonham Carter, senza eccessi e senza sbavature), Re Giorgio V (interpretato da un barbuto Michael Gambon), la Regina consorte Maria (Claire Bloom) o le due piccole figlie del Re, Elisabetta (la futura Regina Elisabetta II) e Margareth.
Buffissimo il personaggio di Winston Churchill. L’attore che lo interpreta – Timothy Spall – ne fa quasi una caricatura.
Complimenti sinceri al direttore della fotografia, che contribuisce a rendere questa pellicola un piccolo capolavoro, attraverso un lavoro magnifico sia sugli esterni – vedi i viali nebbiosi dei giardini in cui passeggiano Bertie e Lionel – che sugli interni – vedi l’illuminazione delle enormi sale in cui vive il Duca di York e la sua famiglia.
Ottimo lavoro anche per la scelta delle location. Sono rimasto sconcertato dal fatto che abbiano girato nell’abbazia di Westminster. Mi chiedo se sia tutto finto oppure no, cioè se abbiano ricreato tutti gli spazi in uno studio di posa o se davvero per alcuni giorni abbiano svuotato la cattedrale in modo da girarci il film. Pazzesco in entrambi i casi.
Attenzione. Questa pellicola ha fatto vincere un Golden Globe a Colin Firth come migliore attore protagonista di un film drammatico. Adesso sulla sua testa pende anche una candidatura all’Oscar per lo stesso motivo. Secondo me può vincere benissimo l’ambito premio. Se lo meriterebbe. Tra l’altro agli Academy Award del 2011 “Il discorso del Re” ha nomination anche nelle categorie: Miglior film, Miglior Regia, Miglior attore non protagonista (Geoffrey Rush), Miglior attrice non protagonista (Helena Bonham Carter), Miglior montaggio, Miglior scenografia, Miglior sceneggiatura originale, Miglior fotografia, Miglior colonna sonora, Miglior missaggio sonoro e Migliori costumi.
Nel momento in cui scrivo le statuette ancora non sono state assegnate.

Guardate che bella la locandina americana. Qui il trailer italiano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.