Qualunquemente

di Giulio Manfredonia (Italia, 2010)
con Antonio Albanese, Nicola Rignanese, Sergio Rubini,
Luigi Maria Burruano, Antonio Gerardi, Lorenza Indovina,
Davide Giordano, Mario Cordova, Sebastiano Vinci, Alfonso Postiglione,
Asia Ndiaye, Veronica Da Silva, Salvatore Cantalupo,
Manfredi S. Perrotta, Massimo De Lorenzo, Antonio Fulfaro

Un sincero “Bravo” ad Antonio Albanese e Giulio Manfredonia. “Qualunquemente” è un film ben riuscito. Non un capolavoro ma una cosa semplice, una commedia gradevole, capace di intrattenere non solo i fan di Albanese. Il rischio di realizzare una serie di gag – l’una inanellata all’altra – c’era ma per fortuna è stato evitato. Anche se il plot non è molto originale o articolato, il film può dirsi riuscito.
La storia è semplice. Marina di sopra – Calabria, Italia. Fine degli anni ’00. Dopo una riunione segretissima, alcuni compaesani malavitosi di Cetto Laqualunque decidono di richiamarlo dal Sudamerica (dove si trova latitante da 4 anni) per affidargli un compito molto dedicato. Hanno intenzione di proporgli la candidatura a sindaco perché hanno bisogno di un amico, di un uomo fidato, per rimettere le cose a posto. Da quando Cetto è partito, infatti, le forze dell’ordine hanno iniziato a dar seriamente fastidio ai loro traffici e in generale nel paese la Giustizia ha iniziato a predendere il sopravvento. Così Cetto torna al paese (in compagnia di una giovane brasiliana e di una piccola bimba di cui non ricorda nemmeno il nome) e riprende la vita di sempre. Quando viene a sapere della candidatura accetta e decide di ingaggiare come spin doctor un cugino di un suo amico, tale Gerry. Questo consigliere in realtà è un pugliese molto cialtrone trapiantato al nord che si sforza di parlare milanese per darsi un tono di professionalità ma che nei momenti di ira non riesce a trattenere la furia delle coloritissime espressioni del suo dialetto.
Il finale non ve lo dico, anche se è facile da intuire.
Su Albanese attore non c’è molto da dire. Su di un palco o davanti alla camera da presa il personaggio di Cetto Laqualunque gli riesce alla perfezione. Ormai è una maschera della comicità italiana contemporana. La sua mentalità, i suoi modi, i suoi comportamenti ormai sono stati persino superati dalla realtà. Davvero non poteva esserci momento migliore per mandare questa pellicola nei cinema.
Nicola Rignanese è da anni la spalla perfetta per Albanese. Molto buffo già nell’aspetto, qui gli hanno ritagliato un ruolo piccolo, secondario, ma valido. Molto apprezzabile il fatto che sa stare al suo posto, senza eccedere, senza nessun tipo di pretesa.
Sergio Rubini continuo a stimarlo ma qui è forse un po’ sprecato. Insomma la gag del pugliese che non riesce a nascondere la sua pugliesità l’abbiamo già vista in altre occasioni. Rubini può e sa fare di meglio. Skip. Passiamo oltre.
Luigi Maria Burruano fa il malavitoso. Ancora una volta. Un ruolo che ormai non si scrollerà più di dosso. Comunque sia, lo trovo sempre molto simpatico.
Per Antonio Gerardi solo un paio di scene – nei panni del tenente Cavallaro – ma io continuo a stimarlo ugualmente.
Veronica Da Silva l’ho trovata perfetta nel ruolo della giovane brasiliana sexy.
Davide Giordano, l’attore che interpreta Melo – il figlio di Cetto, ha recitato forse non al meglio. Ha interpretato il bamboccione ebete un filo troppo sopra le righe. È vero che siamo in presenza di una commedia farsesca però altri attori sono stati in grado di non calcare la mano allo stesso modo.
Voto alla pellicola: 6. Sufficienza. Sicuramente questo film non arriverà a raggiungere gli incassi record realizzati recentemente da “Che bella giornata”, l’ultimo film di Checco Zalone ma ha buone potenzialità. Non è un film difficile, anzi. La sua semplicità, trainata dalla popolarità del personaggio di Cetto potrebbe portarlo a raggiungere risultati di botteghino interessanti. Siamo solo al primo weekend. Il passaparola, in questo caso, potrebbe aiutare molto gli incassi.

Guarda qui il trailer.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.