Hereafter

di Clint Eastwood (USA, 2010)
con Matt Damon, Cécile De France, Thierry Neuvic,
Joy Mohr, Frankie McLaren, George McLaren, Richard Kind,
Lyndsey Marshal, Bryce Dallas Howard, Marthe Keller, Tom Beard,
Jenifer Lewis, Jack Bence, Derek Jacobi, Steve Schirripa, Annette Georgiou

Lo dico subito: non ci siamo. Questo film non mi è affatto piaciuto.
Ma facciamo la tara.
1. A me non piacciono i film che trattano il sovrannaturale. Anzi li odio. Perché mai questo dovrebbe fare eccezione?
2. Nutro grande rispetto e stima per Clint Eastwood come regista. Ho apprezzato le sue ultime pellicole, per cui la delusione, in questo caso, mi sembra ancora più grande.
Allora dice: perché sei andato al cinema? Beh, mi ci hanno portato. Hanno suggerito questo titolo e ho accettato, pur sapendo che si trattava di vivi che parlano con i morti. Diciamo pure che un po’ me la sono andata a cercare.
Ma andiamo al punto. Cos’ha che non va questo film?
Non va che l’ho trovato alquanto lento e po’ noiosetto. Io odio quelli che catalogano in film come lento/non lento. Però così è. Credetemi. Per oltre due ore lo spettatore viene stimolato a far attenzione a tutti i particolari, gli si mostrano tre storie, anzi si raccontano tre vicence, apparentemente interessanti e originali. Poi scema tutto. Scema la curiosità, scema l’entusiasmo, in 4 minuti si risolve tutto a tarallucci e vino. [SPOILER] Per altro intessendo una storia d’amore che nasce e si corona in meno di un giorno, grazie solo a una mano sfiorata, a una lettera e un appuntamento al buio. Mah! Non pensavo affatto che si trattasse di un film romantico. Boh.
Certo, vi diranno che la scena iniziale dello tsunami è spettacolare. Ed è vero. Chi sono io per contraddirli? Hanno ragione. Allora facciamo i complimenti all’azienda degli effetti speciali, ma non allo sceneggiatore, cortesemente. Sulla regia, poi, mi riservo forti dubbi.
Clint, io capisco pure che c’hai una certa età, che senti avvicinare il momento della dipartita. Ma perché mai devi ammorbarci con queste questionucole da beghina di mezza età? I morti che parlano coi vivi? Ma ti rendi conto? Lascia che questi temi li affrontano le serie tv che vanno in onda su Fox Life. Torna presto a fare film con argomenti serii e di una certa levatura. Ma poi toglimi questa curiosità: perché nel film prendi in giro alcuni ciarlatani che abusano della credulità della gente per spacciarsi come medium ma poi il protagonista non lo irridi allo stesso modo? Sono confuso.
Non tutto il film però è da buttar via. La storia del protagonista, che vive male il fatto di essere un tramite tra i vivi e morti, è qualcosa da ammirare. George Lonegan è davvero un poveraccio che non vuole sfruttare questa sua dote, anzi arriva a ritenere questa specie di dono sovrannaturale come un maleficio, per cui si mette a fare un lavoro normale, l’operaio, e cerca di intessere una normalissima relazione con una normalissima ragazza (beh, Melissa/Bryce Dallas Howard è molto caruccia, però ecco, ci siamo intesi). Ci riesce? Sì, ormai ve l’ho detto. Ho spoilerato. Ma ci riesce in un modo un po’ cretino, secondo me. Prendendosi una lunga pausa, una specie di periodo sabbatico, per “ritrovare se stesso”. Anche voi odiate questa maledetta frase come me? Bene.
Altro fattore positivo del film: il personaggio di Marie Lelay. Cécile de France è credibilissima in questo ruolo (eccezion fatta per il ritorno dal mondo del morti). Brava attrice, bella donna, veste perfettamente i panni della giornalista in carriera, del mezzobusto televisivo che conduce su di un’importante canale nazionale francese un programma d’inchiesta, d’approfondimento giornalistico su temi di economia, politica, società, ecc. Anche quello che interpreta il suo compagno, Thierry Neuvic, non è affatto male come attore. Diciamo che il modo in cui è stato ricreato l’ambiente parigino e la rappresentazione dei giri della cultura che conta nella capitale francese, funzionano.
Il peso di Matt Damon non funziona molto. Ma questa è una fissazione mia. Scusate. Porello.
Positivo anche il fatto che la religione non venga in alcun modo tirata in ballo.
Mi è piaciuto tantissimo anche il modo in cui viene trattato il rapporto tra i due fratelli Lonegan, George e Billy. Si vede benissimo che il secondo è una sanguisuga parassita e scansafatiche, che ha solo intenzione di sfruttare le capacità extrasensoriali del primo per ottenerne un mero vantaggio economico, per battere cassa mentre l’altro si sbatte, soffre e lavora.
Molto bravi i due gemelli inglesi. Parlano poco ma sono molto espressivi. Chissà se questa era per loro la prima apparizione sul grande schermo. Anche la tizia che interpreta la mamma tossicodipendente non è proprio da buttar via.
Altra cosa che non mi torna molto è la visita che Marie Lelay fa alla clinica svizzera. Tutto avviene troppo in fretta, tutto buttato via. Arriva una sconosciuta da Parigi e dopo mezz’ora si porta via gli studi di anni del primario della clinica. Mah.
Voto globale alla pellicola: 5. Clint Eastwood ha girato di meglio. Di molto meglio. Sono sicuro sarete d’accordo con me.
Una domanda maliziosetta: perché in Italiano è stato mantenuto il titolo originale? Perché non è stato invece tradotto come “L’aldilà”?
Due momenti verità:
1. Non ero l’unico in sala che rideva durante le scene di lezioni di cucina con cuoco italiano iper-stereotipato.
2. Giuro che a metà del film stavo quasi per addormentarmi e il fatto che fossi andato a cena mezz’ora prima non credo fosse l’unica causa della sonnolenza.
Se non avessi timore di esagerare, direi: “Qui, per apprezzare “Hereafter”, non serve la sospensione dell’incredulità, qui serve una lobotomia. Per cui, facciamo che non l’ho detto.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.