Figli delle stelle

di Lucio Pellegrini (Italia, 2010)
con Claudia Pandolfi, Paolo Sassanelli,
Pierfrancesco Favino, Fabio Volo, Giorgio Tirabassi,
Giuseppe Battiston, Lydia Biondi, Teco Celio,
Edoardo Gabriellini, Camilla Filippi, Fausto Sciarappa,
Chiara Tomarelli, Antonello Piroso, Fabrizio Rondolino,
Nino Bernardini, Valentina Fois, Anna Bellato, Iacopo Bonvicini,
Teresa Acerbi, Maria Luisa Vola, Luca Moretti, Francesco Rossini

Simpatica commedia ambientata ai giorni nostri diretta da Lucio Pellegrini  il regista di “E allora Mambo” e “Tandem”.
Pepe e Toni, due trentenni con una situazione lavorativa alquanto disastrosa – l’uno lavora come operaio al porto di Marghera, l’altro è un diplomato ISEF che fa il barista/pizzaiolo in un Autogrill – e Ramon, un ultraquarantenne avanzo di galera, organizzano un rapimento ai danni del Ministro del lavoro. La loro cialtronaggine però gli gioca un brutto scherzo. Durante le concitate fasi del rapimento – che avviene in una sauna – commettono un errore madornale: rapiscono la persona sbagliata. Anziché il ministro del lavorno, a finire nelle grinfie degli improvvisati sequestratoriè l’on. Stella, un sottosegretario che si batte per l’approvazione di una legge a favore della sperimentazione di una cura alternativa contro il cancro. Nella vicenda resteranno invischiati anche Bauer, il cugino di Toni dalle idee rivoluzionarie ultra-sinistrorse che mette a diposizione il primo covo della banda, e Marilù, una giovane giornalista di La7 che lavora per la trasmissione “Niente di personale” di Antonello Piroso.
Le motivazioni inziali che spingono i protagonisti a mettere in piedi il rapimento sono nobili: ottenere un riscatto da girare alla moglie di un operaio morto nel porto di Marghera, ossia ripagare una vittima del lungo e funesto filone delle cosiddette “morti sul lavoro”. Con lo svilupparsi della vicenda però le cose si complicano e le ragioni si evolvono, soprattutto quando è un intero paesino di montagna a schierarsi con i sequestratori e a richiedere parte del bottino.
In “Figli delle stelle” l’elemento cialtrone è quello più importante, ossia quello che suscita la simpatia nello spettatore – d’altronde si tratta pur sempre di una commedia. Il rapimento di un politico di una certa importanza è ovviamente una citazione – seppur leggera – del rapimento di Aldo Moro. Ciò nonostante, per fortuna non si ha la sensazione che questo film manchi di rispetto alla tragedia della famiglia Moro. E questo è un bene. Ciò che lascia l’amaro in bocca, invece, è il finale, che sembra un po’ buttato lì e alcune leggerezze. Per fortuna la conclusione non è del tutto buonista: un carnefice si salva – anche se non si capisce esattamente come – mentre altri pagano in un modo o nell’altro.
Va bene: forse anche in questo caso, per seguire le vicende dei protagonisti, bisogna attuare la solita strategia di sospensione della realtà. Però spiace che il rapporto tra i sequestatori e il rapito sia trattato con tanta leggerezza. Tra Pepe e la renna (il sottosegretario Stella) si installa subito un rapporto di complicità. Il primo si apre al secondo come un peccatore con il confessore. Il secondo si mostra subito molto umano e comprensivo. Dopo i primi attimi di panico, la vittima si dimostra subito pronta, seria, matura, tranquilla, distaccata e non porta rancore nemmeno per un attimo. Quanta credibilità ci trovate in tutto ciò? Inoltre non è chiaro com’è possibile che Pepe e Toni, amici da poco più di due settimane, decidano di realizzare insieme un’impresa tanto insolita, quanto rischiosa, come un rapimento. E il coinvolgimento di Ramon – uscito dal carcere da soli pochi giorni come si spiega? Qual è il contatto che li lega agli altri due?
Per quanto riguarda la recitazione si può dire che la prova è stata superata da tutti a pieni voti. Insomma, nomi come Claudia Pandolfi, Giuseppe Battiston, Piefrancesco Favino, Giorgio Tirabassi, ormai sono delle certezze. Quando un regista li sceglie sa, ormai, di andare a colpo sicuro, di non sbagliarsi, di aver fatto la scelta giusta, ancor prima di dare il primo ciak. E infatti così è.
La Pandolfi è molto credibile nel ruolo di Marilù, la giornalista idealista e romantica, molto fragile e insicura che si lascia affascinare dall’avanzo di galera (Paolo Sassanelli) maturo, solitario, tenebroso, silenzioso e misterioso.
Il ruolo di Giorgio Tirabassi è più drammatico che comico; interpreta il sottosegretario Stella, una vittima che fraternizza immediatamente con i suoi carnefici. Un politico che, pur facendo parte della “casta”, ci mette pochissimo a sentirsi vicino ai problemi dei disadattati che mettono in atto il suo rapimento.
A Favino hanno riservato la parte del proletario burino (un tipo con forte accento del Lazio meridionale), un ragazzo molto semplice e ingenuo che a 38 anni non ha il coraggio di dire a sua madre che non fa l’insegnante ma il cameriere in un fast food.
Fabio Volo fa il suo, senza strafare. Recita benino, dignitosamente. Buffo sentirlo parlare con accento veneto.
Giuseppe Battiston indossa per tutto il tempo (o quasi) una salopette, cucina e parla di temi quali esproprio proletario, rivalsa sociale, rivoluzione, diritti del popolo, ecc. Molto godibile la scena in cui rimbrotta la suora che fa lezione ai suoi figli perché non vuole che questi preghino durante le ore di scuola.
Fabrizio Rondolino interpreta il Ministro Gerardi, un politico di razza, sbruffone, uno con la faccia di bronzo che in tv evita di prendersi le sue responsabilità di fronte ad una drammatica morte bianca.
Lydia Biondi ha un piccolo cammeo nella parte dell’anziana mamma di Pepe.
A Teco Celio hanno affiabiato un ruolo da picchiatello o, meglio, da sfigato ai limiti della turba psichica.
Breve cammeo anche per il toscano Edoardo Gabriellini nella parte del collega di redazione di Marilù.
Voto globale per la pellicola: 6 e mezzo.
Nota 1: il titolo del film fa ovviamente riferimento al notissimo brano di Alan Sorrenti che i sequestratori ballano un giorno, quasi per caso, nel rifugio alpino in Valle d’Aosta, per mettere in pausa lo stress accumulato a causa del rapimento e concedersi quindi un momento di relax e buonumore.
Nota 2: a produrre ci sono: Beppe Caschetto e Rita Rognoni per la ITC Movie, la Pupkin Production e Warner Bros. Entertainment Italia. Fa piacere vedere che sempre più spesso le major del cinema americano – attraverso le loro controllate sul nostro territorio – mettano dei soldi su interessanti produzioni italiane.

Questo il trailer del film.
Qui il blog ufficiale in cui sono gli stessi protagonisti della pellicola a scrivere i post, un progetto davvero originale e interessante.
La scheda di Cinematografo.it, quella di MyMovies.it e quella di IMDb.com.