
Gorbaciof
di Stefano Incerti (Italia, 2010)
con Toni Servillo, Yang Mi, Geppy Gleijeses,
Hal Yamanouchi, Gaetano Bruno, Nello Mascia,
Agostino Chiummariello, Salvatore Ruocco, Salvatore Striano,
Francesco Paglino, Loredana Simioli, Antonio Buonomo
Spiace dirlo ma in “Gorbaciof” ho notato poca originalità. Immaginate di mescolare elementi de “La bella e la bestia”, “Le conseguenze dell’amore” e “Pulp Fiction”. Per quanto io possa stimare e apprezzare un attore come Toni Servillo, non si può sperare di costruire un film tutto intorno alla sua recitazione, bisogna metterci un po’ di “ciccia” in più. Inoltre alcuni temi come la redenzione, la voglia di dare un taglio alla propria vita malandata per offrirsi una nuova possibilità – magari fuggendo con il proprio partner – sono già stati ampiamente affrontati dal cinema, pure con risultati migliori. Per non parlare del finale che lascia davvero l’amaro in bocca.
[Spoiler] Avete presente “Carlito’s Way”? Ecco.
Tutto già visto, già sentito. Occasione davvero sprecata.
Marino Pacileo è un burbero sulla cinquantina con una vistosa macchia rossa sulla fronte, che gli ha fatto guadagnare l’appellativo di strada di Gorbaciof (con la F), veste male, è poco socievole, fa il ragioniere nel carcere di Napoli per cui è in continuo contatto con i soldi, con il denaro vero – leggi “contanti”. Sta tutto il giorno alla cassa muto, non parla: incassa solo banconote, conta, timbra e rilascia ricevute. Quotidianamente parte del denaro che dovrebbe essere custodito in cassaforte finisce nelle sue tasche. Ma non si tratta di vero e proprio furto perché Gorbaciof si appropria di discrete somme di denaro giusto il tempo per concedersi una ricreativa partitina a poker (quello vero, quello tradizionale, con le 5 carte in mano, lo scarto e tutto il resto). Ha il vizio del gioco e spesso vince, difatti col tempo è riuscito a mettere da parte una consistente somma di denaro, ma non è uno sprovveduto, poiché ha l’accortezza di rimettere a posto in cassaforte ogni mattina la mazzetta di banconote che ha prelevato la sera prima, lasciando il posto di lavoro. Le partite di poker a cui partecipa si tengono nel retrobottega di un ristorante cinese patrocinate da un prestigioso avvocato del luogo, un tizio molto stimato nella “Napoli bene” che però ha una seconda vita come giocatore d’azzardo e cravattaro. A forza di frequentare questa sudicia bettola Gorbaciof finisce per innamorarsi di Lila, la figlia del titolare – il quale titolare pare essere sempre sul punto di vendere la ragazza all’avvocato per ripianare i debiti di gioco. Quando la situazione si fa molto pericolosa e arriva al limite, cioè quando Gorbaciof si accorge che la giovane cinese rischia di passare per le grinfie dell’avvocato e di finire nel giro della prostituzione, decide di aiutarla, regalandole un sacco di soldi, gran parte di quelli che aveva messo da parte negli anni con tanta meticolosità. Gorbaciof è un tizio silenziosissimo e riservato. Fa una vita solitaria: non ha moglie, né figli, mangia dove capita – di solito cibo da asporto come piadine, kebab, ecc. – abita in un appartamentino ben tenuto e non parla con nessuno. Interviene con la forza solo quando è strettamente necessario, come ad esempio quando due balordi infastidiscono la piccola Lila durante un’ordinazione al ristorante cinese.
Pur senza conoscere una parola di cinese, Gorbaciof riesce a fare breccia nel cuore di Lila, a dimostrarle il proprio affetto a Lila, con sorrisi e dolcezza, portandola per mano a fare un giro per le strade della cità. Quello tra Lila e Gorbaciof non è proprio amore, non li può chiamare con questo termine così importante, ma ci siamo vicini. A lui piace passare del tempo con la piccola cinesina, e lei sembra apprezzare la protezione e la compagnia di questo burbero signore che l’ha salvata dalla strada. Ma proprio quando sembra che le cose iniziano a girare per il meglio, ecco che la fortuna al tavolo da gioco gira. Qui iniziano i guai: Gorbaciof inizia a perdere, le riserve di denaro arrivano a zero e il debito nei confronti dell’avvocato crescono.
Due parole sugli altri “attori di contorno”.
Yang Mi non è una bellona orientale ma poco importa. Gli riesce molto bene invece il ruolo della piccola ragazza cinesina in grado di suscitare sentimenti di affetto nel burbero omomone dalla faccia piena di grinze, nonostante le apparentemente insormontabili differenze linguistiche e culturali.
Nello Mascia interpreta l’anziano secondino (guardia carceraria) che chiude un occhio sul fatto che Gorbaciof prenda dei soldi a prestito dalle casse del carcere poiché egli stesso è un poco di buono, uno strozzino che si nasconde dietro la rispettabilità di una divisa.
Ad Hal Yamanouchi hanno dato la parte del titolare del ristorante cinese, un vecchio uomo buono solo a farsi spennare al tavolo da gioco. Credo sia di origini giapponese, In passato ha sicuramente ricoperto diversi ruoli in film italiani di serie B, mi sembra una di quelle facce da caratterista, ma non riesco a ricordare il nome delle pellicole in cui l’ho già visto recitare.
Geppy Gleijeses è quell’attore campano di mezza età, brizzolato: bella faccia e cognome impronunciabile. L’avrete sicuramente già visto in alcune fiction come “Un posto al sole” (credo). Si trova abbastanza a suo agio nel ruolo dell’avvocato laido.
Tutti gli altri attori sembrano presi dalla strada – dico sul serio – ma se la cavano. Lo ripeto: il problema di questo film non è di certo la recitazione.
Voto alla pellicola: 5 e mezzo.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
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