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Cadillac Records

Cadillac Records

di Darnell Martin (Usa, 2008)

con Adrien Brody, Jeffrey Wright, Beyoncé Knowles,
Columbus Short, Gabrielle Union, Emmanuelle Chriqui,
Cedric the Entertainer, Mos Def, Eamonn Walker,
Joshua Alscher, Tim Bellow, Tony Bentley, Marc Bonan

Film basato su di una storia vera: la nascita e la morte della gloriosa Chess Records. La pellicola infatti racconta di come Leonard Chess, un giovane di origine polacca, dopo aver aperto un night club in un quatiere di neri, sia riuscito a circordarsi di grandi musicisti e a fondare una delle più importanti etichette per la storia della musica blues e rock.
Uno dei pregi di “Cadillac Records” è quello di non focalizzarsi solo sulla di vita di un singolo personaggio. La storia di Chess, infatti, s’intreccia in maniera indissolubile anche con quella di uno dei più grandi bluesman di tutti i tempi (Muddy Waters), con quella di Chuck Berry e di Etta James. A seconda del periodo storico, cioè, l’azione si sposta su questo o su quell’altro personaggio ponendolo al centro del racconto.

Un altro punto a favore di questa pellicola è il cast. Senza questi volti, sapientemente scelti, il film forse non avrebbe avuto la stessa fortuna.
Adrien Brody è fuori discussione; è perfettamente a suo agio nel ruolo del produttore generoso e bonario, amico, padre e protettore di tutti i suoi artisti.
Ottima prova per anche per Jeffrey Wright. Magari sarà stato anche aiutato dal carisma dello stesso Muddy Waters (il personaggio che interpreta), però è in grado di rendere benissimo lo spirito dei tempi, la vita sfrenata di una star, il successo, la passione per la musica che suonava, la complicità con il suo collega e amico Little Water (ben interpretato da Columbus Short) e il rapporto di fiducia/amicizia con il fondatore dell’etichetta.
Chi crede che Beyoncé sia solo una cantante deve ricredersi. Dopo aver visto questo film, non si può sostenere che non abbia anche buone doti recitative. Sebbene la parrucca bionda non le stia benissimo, riesce comunque a dare grande profondità al personaggio tormentato di Etta James. La voce, poi, mette i brividi – che ve lo dico a fare! Mi è sembrata perciò una degna interprete di quelle che furono le hit della diva che interpreta.
Per essere un film biografico a protagonista multiplo “Cadillac Records” è fatto davvero bene. Non conoscevo le vicende di questa etichetta discografica, per cui non saprei dire quanto le vicende mostrate sul grande schermo siano attinenti alla realtà, e quanto invece ci sia di romanzato, ma posso affermare con convinzione che comunque la regista (che ha anche curato la sceneggiatura) è riuscita a realizzare un buon prodotto cinematografico. Il film avvince e non annoia. 115 minuti possono sembrare tanti ma scorrono via veloci.

Un plauso va anche a tutti quelli che hanno lavorato dietro le quinte per ricostruire costumi, acconciature, aggeggi e ambienti tipici dell’epoca. Dev’essere stato un lavorone ma, visto l’eccellente risultato, direi che ne è proprio valsa la pena.
Nota: Il titolo della pellicola fa riferimento al fatto che Leonard Chess era solito regalare una Cadillac a ciascuno dei suoi artisti quando questi ragguingevano il successo sperato.

La scheda di , quella di e quella di .

Le divisioni imperfette

Le [di]visioni Imperfette

di Makkox

Coniglio Editore, pagg. 100 – 11 Euro

Piero e Roberto sono soci in affari. Piero è sposato con Sveva. Sveva ha una relazione con Roberto.
Mirella aiuta Sveva in casa ma allo stesso tempo è l’amante di Piero. E anche di Roberto.

Ad un certo punto nella vita di Piero arriva qualcosa di completamente inaspettato. Proprio quando le cose con il lavoro non si mettono nel modo migliore.
Non svelo altro anche perché avrei già detto troppo. Il plot mi pare semplice, no?
Ogni tavola disegnata da è un dialogo fitto, un sagace botta e  risposta che definire sarcastico è dir poco. Acri dialoghi tra mariti, mogli, mamme, figlie, amanti, amici, colleghi, soci, et cetera.
La cosa più assurda ed originale di questo albo illustrato (i più moderni direbbero graphic novel) è che s’interrompe a metà. Ad un certo punto l’autore blocca tutto, smette di racconto e fa partire una specie di documentario in cui vengono intervistati gli attori di quella che avrebbe dovuto essere una fiction. L’occasione è quella giusta per scoprire come mai il racconto si è fermato e che fine ha fatto il regista.
Consigliato agli amanti del progetto di blog a fumetti e ai neo-abbonati della rivista (come il sottoscritto).

Nota: prefazione scritta da Roberto Recchioni.

La scheda di e quella di .

SmeercHouse 23 Maggio 2010

Puntata N. 14 della settima stagione.
Bossa nova, rap, elettronica, lounge, house e altro ancora. Suoni racchiusi in una domenica mattina solare.
Due ascoltatori, ormai fedelissimi ( e ), hanno seguito la trasmissione dal primo all’ultimo secondo; é a loro che va il mio più sentito ringraziamento.

Il podcast questa volta dura 131 minuti circa. Potete ascoltarlo premendo ‘play’ sul piccolo lettore nero che vedete qui sopra. Oppure, se volete portarvelo in giro, potete scaricarlo (File mp3 da 37,4 MB codificato mono a 40Kbps – 22050 Khz).

La playlist:

1. Sigla (Gennaio 2010)

2. Antonio Carlos Jobim – Wave
3. Astrud Gilberto – So Nice

4. Quincy Jones – Desafinado
5. Orlandivo – Onda Anda A Meu Amor

6. S-Tone Inc. – In The Mood For Bossa
7. De-Phazz – Radio Sol

8. Funkallisto – Capocotta
9. Karuan – Liquid Time, Space

10. Fantastic Plastic Machine – Whistle Song
11. Vikter Duplaix – Sensuality
12. Dr. Rockit – Café De Flore (Charles Webster Latin Lovers Remix)
13. Cardigans – Sick & Tired
14. Gotan Project – Desilusion
15. Janelle Monáe feat. Big Boi – Tightrope

16. Erykah Badu – Gone Baby, Don’t Be Long
17. Gilmar – Splende in eterno
18. Mecna – Suonerà forte

19. Jamiroquai – Love Foolosophy

20. David Holmes – Gritty Shaker
21. Elio E Le Storie Tese – Fossi Figo
22. George Michael – Freeek!
23. Karma – High Priestess
24. BRS – Lovin’ Me

25. Recloose – Ain’t Changin’
26. Groove Cartel – Ultralove (Llorca’s Ultrasax Remix)

27. Lady GaGa – Alejandro (The Sound of Arrows Remix)

Cado dalle nubi

Cado dalle nubi

di Gennaro Nunziante (Italia, 2009)
con Checco Zalone (Luca Medici),

Dino Abbrescia, Giulia Michelini, Fabio Troiano, Raul Cremona,
Peppino Mazzotta, Anna Ferruzzo, Gigi Angelillo, Ludovica Modugno,

Sereno Bukasa, Stefano Chiodaroli, Ivano Marescotti,

Claudia Penoni, Francesca Chillemi, Ivana Lotito

Questo film l’ho visto quasi per caso, cioè ero curioso di vederlo ma non me lo sono andato a cercare – diciamo così. D’altronde io sono pugliese e anche Luca Medici (Checco Zalone) è originario della provincia di Bari, dunque la mia curiosità è maggiormente giustificata, no?
Diciamo subito che un film così era inevitabile. Durante gli ultimi 4 anni la popolarità di Checco Zalone è cresciuta a dismisura, sia per la canzone “Siamo una squadra fortissimi”, realizzata a margine dei Mondiali di calcio 2006 e spinta da Radio Deejay, sia per la sua massiccia presenza nelle ultimi edizioni di “Zelig”. Popolarità meritata? Secondo me sì. Spesso trovo le sue gag divertenti. In particolar modo i brani che compone, le parodie, le imitazioni, ecc. Ma non è questo il punto. Il punto è che Zalone ha fatto benissimo – secondo me – a sfruttare questo momento di popolarità per portare un film al cinema. Magari un film – 99 minuti di pellicola – non è nelle sue corde – troppo lungo, dispersivo – magari il format che più gli si addice è la gag breve in tv, la canzone parodia, fatto sta che ha fatto bene. C’era da sfruttare e ha sfruttato. Su questo non ci piove. Ottima anche la scelta di non snaturarsi, di mantere il personaggio che l’ha reso celebre e crearci intorno uno script. A questo proposito lasciate che faccia i complimenti al regista e co-sceneggiatore: Gennaro “Genny” Nunziante, un piccolo genio dell’ironia made in Puglia. Suoi i testi di gran parte della produzione del duo comico Toti e Tata durante gli anni ’90. Ricordate il prete nel film “Casomai”? Ecco, è lui.

Dunque, tornando al film, devo dire che capisco possa divertire. D’altronde se ha incassato 13.840.000 di Euro a qualcuno dovrà pur essere piaciuto. A me ha divertito. Ma poco. E’ un film un po’ banalotto con battute che spesso immagini ancor prima che vengano pronunciate.

I filoni narrativi sono sostanzialemente tre e s’incrociano di tanto in tanto: la ricerca del successo nel mondo dello spettacolo, l’amore per la bella settentrionale, la gestione dell’omosessualità del cugino che vive a Milano.

Checco Zalone, un trentenne sfaccendato e megalomane di Polignano a Mare (Ba) ha il pallino del canto. Si sente un musicista a tutto tondo, un gran compositore incompreso. Scrive brani ultra tamarri, sgrammaticati e volgari e per vivere canta nei piano bar della zona. Dopo essere stato lasciato dalla ragazza storica, cade in depressione. Disperato, accetta il consiglio di suo zio muratore e va a trovare suo cugino a Milano, dove si spera possa coronare i suoi sogni di gloria. Arrivato qui scopre che suo cugino è omosessuale e vive con un uomo, nonostante la famiglia d’origine non sappia nulla di tutto questo. Nel capoluogo meneghinno Checco cercherà da una parte di proporsi come artista e dall’altra di entrare nelle grazie di una ragazza caruccia che fa volontariato in parrocchia, occupandosi di ragazzi con problemi in famiglia.

Ho letto un po’ di critiche in giro sul modo in cui questo film fa ironia sull’omosessualità per cui mi sembra giusto spendere due parole sull’argomento. In effetti rifiutare il linguaggio politically correct è un’arma pericolosa in questo caso. Certo, chi fa ironia qui ribalta la frittata, ci va giù pesante per superare l’ipocrisia di fondo ma il problema – a mio avviso – è in chi guarda. Sfruttare l’intolleranza della gente per farla ridere, non so, non mi sembra una gran bella cosa.
Zalone recita benino. Cioè fa il suo. Fa Zalone, il personaggio che lo ha portato al successo. Cosa vuoi dirgli?
Giulia Michelini se la cava anche. E’ caruccia, non bellissima. Ma qui d’altronde non ci voleva una strafiga perché sarebbe stato ancor meno credibile.
A Dino Abbrescia e a Fabio Troiano è stato detto di recitare nella parte di due superfroci, due checche isteriche. Ora, d’accordo: è un film grottesco. Ma sopratutto nelle prime scene esagerano un bel po’. Calcano troppo la mano.
Per Stefano Chiodaroli e Raul Cremona solo un breve cameo. Il primo nel ruolo di un organizzatore di serate e il secondo in quello di un autore di un talent show televisivo.
La ex Miss Italia Francesca Chillemi è sempre caruccia. Per lei solo pochissime scene nei panni di una tipa che finge di essere la ragazza del cugino gay del protagonista per non insospettire la famiglia d’origine terrona.

Voto al film. 5 e 1/2. Il fatto che abbia fatto un grosso incasso mi pare l’unico elemento che depone a suo favore. Ossia: pellicola riuscitissima sotto l’aspetto commerciale.

La scheda di e quella di .

Il 365 di Aurora

Qualche giorno fa (conosciuta su FriendFeed semplicemente come ) ha deciso di iniziare su Flickr un progetto dal titolo . Ossia pubblicherà una sua foto al giorno per un anno intero, 365 giorni di fila, uno scatto dietro l’altro. Certo, non è la prima, né l’ultima, che lo fa ma, ma dal momento che i primi scatti che ho visto sono carucci, mi premeva segnalarvi l’iniziativa.
Riporto fedelmente dal : «Sicuramente ci saranno giorni bui e giorni felici, dubbiosi, tristi, insignificanti. Non so come saranno i miei prossimi 365 giorni, questo è il bello, lasciare una traccia per ciascuno di essi»

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Su Photojojo.com trovate .

Il chiodo fisso

Il chiodo fisso

– Euro 13,50 – pagg. 48

Un albo di fumetti leggero leggero, che tratta del sesso tra ragazzi con ironia. Si legge in meno di un’ora. Il buffo protagonista, tale Arthur (omonimo dell’autore), è un ventenne che in testa ha un solo pensiero: portarsi a letto tutte le ragazze incontra. Ogni pagina narra una storiella diversa, una situazione strana in cui Arthur si va a cacciare e che, il più delle volte, lo mette in imbarazzo.
La parte migliore di questo libricino però è l’illustrazione. Il tratto tondeggiante e vagamente filo-nipponico di De Pins rende questi disegni davvero belli, contemporanei, buffi, dolci e divertenti allo stesso tempo. Una mia amica riassumerebbe il concetto con l’aggettivo “ciccioni”. :)
Consigliatissimo.

Nota: ho acquistato questo fumetto presso l’Oblomov di Roma (Pigneto).

C'eravamo tanto amati

C’eravamo tanto amati

di Ettore Scola (Italia, 1974)
con Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli,
Stefano Satta Flores, Aldo Fabrizi, Giovanna Ralli, (Sora) Lella Fabrizi,

Marcella Michelangeli, Amedeo Fabrizi, Ugo Gregoretti, Luciano Bonanni,

Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Mike Bongiorno, Isa Barzizza, Vittorio De Sica

Film a metà strada tra il dramma e la commedia, pietra miliare della cinematografia italiana. Uno dei capolavori di Ettore Scola che qui, oltre che la regia, firma anche la sceneggiatura con Age e Scarpelli.
La storia è quella di tre ragazzi poco più che ventenni – Antonio, Gianni e Nicola – che si conoscono durante gli anni della resistenza, mentre fanno i partigiani in montagna, e finiscono per diventare amici per la pelle a causa della condivisione di esperienze drammatiche. A guerra finita ognuno torna alle sue attività: Antonio a Roma a svolgere il servizio di paramedico all’Ospedale San Camillo, Gianni a Pavia a completare gli studi di Giurisprudenza e Nicola a Nocera Inferiore (Campania). Questi ragazzi/uomini sono ferventi sostenitori del PCI (Partito Comunista Italiano) ma, tutto sommato, non trovano grosse difficoltà ad ambientarsi negli anni in cui si costituisce la Repubblica Italiana e la Democrazia Cristiana prende in mano le redini del potere.
Qualche anno dopo i tre amici dopo si ritrovano a Roma. Gianni è tornato nella capitale per fare attività di praticantato in uno studio legale, mentre Nicola fugge dal suo paese, lasciando moglie e figlio, a causa di alcuni dissidi ideologici con il preside e con altri professori della scuola in cui insegna. Nel frattempo Antonio conosce una ragazza bellissima di nome Luciana e se ne innamora. La storia sembra funzionare ma questa, alla sola vista di Gianni, perde la testa e inizia una relazione anche con lui. La situazione si chiarisce molto presto ma Antonio ovviamente ne soffre molto. L’amicizia con Gianni sembra definitivamente compromessa.
Quando quest’ultimo, però, inizia a lavorare per Romolo Catenacci, un vecchio imprenditore edile corrotto e affarista, e a frequentare sua figlia – tale Elide, la sua relazione con Luciana va in malora. I due infatti si lasciano in malo modo. Luciana tenta allora di ristabilire i rapporti con Antonio ma quando si vede rifiutata finisce prima per rifugiarsi tra le braccia di Nicola e poi per tentare il suicidio. Non appena rimessasi in piedi, l’unica soluzione per lei sarà allontanarsi da Roma.
Ma la storia non finisce qui perché la pellicola continua a raccontare le vicende dei tre amici che si incrociano ancora diverse volte negli anni a seguire. Lo spettatore segue le vite di Antonio, Gianni, Nicola e Luciana ancora per molto tempo – per più di un decennio. Sebbene questo film abbia più di 30 anni e sia stato visto da milioni di italiani, mi sembra corretto non svelare completamente la trama. Soprattutto il finale.
Cosa dire degli attori, se non che sono eccelsi? Danno il meglio, sia nelle scene comiche, che in quelle drammatiche.

Manfredi ancora una volta tira fuori la sua cultura di romano d.o.c., di popolano, di uomo della strada, di cittadino de Roma (sebbene fosse di origini ciociare) – e non solo per l’accento del suo personaggio. Il suo portantino è un pover’uomo come tanti che ancora crede in alcuni valori, nel rispetto della donna e nell’ideologia di un mondo ingiusto, duro, spietato con i più deboli ma in cui ancora vale la pena arrabattarsi per non perdere la diginità, con la speranza di avere domani un briciolo di felicità in più.
Gassman è eccelso nella parte del giovane idealista che pian piano perde per strada tutti i valori, vendendosi al dio del denaro e del potere. Il suo personaggio subisce il fascino del suocero, un uomo non solo ricco ma anche avido e soprattutto ignorante, che però, tutto sommato, sa riconoscere in lui la personalità del vincente. Incredibile come questo attore riesca ad esprimere così tanto fascino; forse gli veniva davvero naturale, forse doveva fingere pochissimo.

Stefano Satta Flores interpreta un po’ il “paglietta meridionale”, l’intellettuale cinefilo idealista. Il suo Nicola ha un tale pallino per il cinema che arriva ad anteporre i sogni alla famiglia. Lascia infatti la provincia campana per la grande capitale ma probabilmente è quello che meno riuscirà a realizzarsi nella vita.
Stefani Sandrelli fa la ragazza giovane, dolce, bella e frivola. Un tipino (inizialmente) privo di personalità che vive con la testa sulle nuvole quasi come immaginando di essere in un fotoromanzo. Questo suo particolare temperamento la porterà a cadere tra le braccia dei tre protagonisti, e quindi ad essere motivo di discordia tra loro. Notevole la sua evoluzione: da donnino fragile e piagnucoloso a donna coraggiosa e combattiva.
Altro grande exploit è quello del personaggio di Giovanna Ralli. La sua Elida appare inizialmente come giovane figlia viziata, ignorante e grassottella dell’imprenditore edile romano (un magistrale Aldo Fabrizi). Col tempo, anche grazie ai consigli, ai suggerimenti e agli insegnamenti di Gianni, diventerà una donna emancipata e colta. Putroppo, una lunga storia d’amore non corrisposto, la porterà a sacrificare la propria vita.

Piccolo cammeo per Mike Bongiorno, Federico Fellini, Marcello Mastroianni e Vittorio De Sica – ognuno nella parte di se stesso. Il loro ruolo è quello di dare un quadro storico di riferimento alle vicende. Il periodo in cui si muovono i personaggi di questa pellicola, infatti, è l’Italia della Dolce vita e, allo stesso tempo, quella che si ferma il giovedì sera per guardare in tv “Lascia o raddoppia”.

Nota 1: le musiche sono del M° Armando Trovajoli.
Nota 2: questa pellicola è stata dedicata a Vittorio De Sica.

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La scheda di e quella di .

SmeercHouse 16 Maggio 2010

Puntata N. 13 della settima stagione.
Non so perché, né come mai, ma ieri durante la trasmissione abbiamo fatto cagnara più del solito su FriendFeed.

Il podcast questa volta dura 125 minuti circa. Potete ascoltarlo premendo ‘play’ sul piccolo lettore nero che vedete qui sopra. Oppure, se volete portarvelo in giro, potete scaricarlo cliccando qui (File mp3 da 37,5 MB codificato mono a 40Kbps – 22050 Khz).

La playlist:
1. Sigla (Gennaio 2010)

2. Quinto Mondo – Intro
3. Quinto Mondo – Dove Sei
4. Gilmar – Voci nella testa (stentoree)
5. Erykah Badu – Love

6. No Doubt feat. Bounty Killer – Hey Baby
7. Britney Spears feat. The Neptunes – I’m A Slave 4 U
8. Gotan Project – La Gloria

9. Chris Isaak – Wicked Game

10. Otis Redding – I’ve Been Loving You Too Long
11. Wilson Pickett – In The Midnight Hour

12. Ray Charles – What’d I Say (Parts I & II)
13. Shirley Ellis – The Clapping Song
14. The Beginning of the End – Pretty Girl

15. Dusty Springfield – Spooky
16. Armando Trovajoli – I giovani Benvenuti
17. Riz Ortolani – I travestiti
18. Bruno Martino – Estate

19. Chic – Sometimes You Win
20. Bonnie Pointer – Heaven Must Have Sent You
21. Lenny Fontana – Pow Wow Wow
22. Amari – Tiger
23. Kele Okereke – Tenderoni

24. Duck Sauce – Barbara Streisand (O-God Remix)
25. Renato Carosone – Tu vuo’ fa’ l’americano (Radio Ibiza Remix)
26. La Comitiva – Merengue
27. Andrea T Mendoza – Saxy (Club Mix)

28. Simian Mobile Disco feat. Chris Keating – Audacity Of Huge

Quando finisci di leggere “Greetings from”

Ieri ho finito di leggere “Greetings from”, la raccolta di brevissimi racconti dei viaggi di Sergio Pilu, ai più noto in rete come Sir Squonk. Ci avrò messo almeno due mesi ma me lo sono goduto. L’ho letto in metropolitana (sul mio nuovo smartphone) di mattina, nel tragitto casa/lavoro. E ve lo consiglio.
Immaginate un agente di commercio (anche se l’autore nella vita si occupa di marketing) che durante i viaggi di lavoro abbandona feste aziendali, fiere di settore e convention per correre a scoprire il mondo in solitudine. Un (giovane) quarantenne dei giorni nostri che gira decine di stati – dal freddo clima del vecchio continente si spinge fino al fascino delle città statunitensi – e racconta con sincerità spiazzante quello che vede. Una raccolta di post scritti dal mondo.

Immaginate un diario redatto da una specie di turista-non-turista che si aggira per le strade del mondo con gli occhi sgranati di un bambino e l’insofferenza di un anziano brontolone; un uomo che disdegna le guide tradizionali e che si lascia portare dal fiuto dell’inesperienza, qualcuno che ha voglia di scoprire da solo la bellezza delle cose, che ai lauti banchetti offerti da qualche sponsor preferisce una birra ghiacciata in un pub puzzolente, accompagnata magari da una ricca porzione di fish and chips fumante. Un curiosone sentimentale che si fa venire gli occhi lucidi se per caso incontra al parco un nonno ed un nipote che si tengono compagnia vicendevolmente nel più naturale dei modi possibili.

Questo è “Greetings from”: una lettura che si può apprezzare anche a piccole dosi. Senza fretta.

Questo libro è stato pubblicato nel febbraio del 2009 da sotto forma di ebook; il file (un pdf) è scaricabile gratuitamente da qui.

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La tragedia di un uomo ridicolo

La tragedia di un uomo ridicolo

di Bernardo Bertolucci

(Italia, 1981)

con Ugo Tognazzi, Anouk Aimée,
Laura Morante, Ricky Tognazzi, Victor Cavallo,

Renato Salvatori, Vittorio Caprioli

Devo essere sincero: questo è un film che non ho capito. Sarà un limite mio ma il finale è troppo “aperto”, non spiega nulla, lasciando troppo all’immaginazione dello spettatore. Chissà perché.
La trama: Primo Spaggiari è un ricco imprenditore sessantenne della provincia di Parma. Vive con sua moglie in una grande casa di campagna, attigua al caseificio di cui è proprietario. Un giorno suo figlio Giovanni viene rapito da alcuni sconosciuti mentre sta tornando a casa in macchina. Il caso vuole che Primo assista incredulo alla scena dal terrazzo di casa perché proprio in quel momento stava osservando l’orizzonte con un binocolo. Da quel momento la vita di Primo e di sua moglie cambieranno radicalmente. Non sapranno come comportarsi di fronte a questa immane sciagura. Il loro primo pensiero è quello di vendere tutti i loro averi, caseificio in primis, per ragranellare il denaro atto a soddisfare le richieste dei sequestratori. Più avanti invece optano per farsi prestare a strozzo da dei notabili locali l’invidiabile cifra di un miliardo di Lire. Nel frattempo le loro esistenze vengono sconvolte anche dalla stretta sorveglianza che gli riserva la polizia, dalle strane lettere autografe di loro figlio che arrivano per conto dei sequestratori e dalla presenza di una ragazza che si identifica come la fidanzata di Giovanni e di una specie di operaio con la vocazione per il sacerdozio. Col passare dei giorni Primo scoprirà anche – suo malgrado – di non conoscere affatto suo figlio. Una delle rivelazioni più sconvolgenti sarà la vicinanza di Giovanni a gruppi dell’estrema sinistra rivoluzionaria.
C’è un sottotesto politico (neanche poi tanto “sotto”) che mi sfugge. Il periodo storico rappresentato è quello che viene definito “gli anni di piombo” ma il film vuol essere di condanna o uno sberleffo alla potenza rivoluzionaria delle nuove generazioni? L’uomo ridicolo del titolo è il protagonista: molto probabilmente è questa la figura che il film vuole prendere di mira, ma non è forse vero che, così come viene rappresentato, suscita nello spettatore anche un certo senso di epatia? Non si prova compassione per un genitore dilaniato dalla tragica fine del suo unico figlio?

Tognazzi in queste prove rendeva lampante il concetto per cui anche un grande comico è capace, se lo vuole, di rendere sublime un’intrerpretazione drammatica.
Anouk Aimée riesce a dare con grande profondità il senso di dolore che una madre prova per la disgrazia di suo figlio. I modi da gran signora, il fascino elegante e l’apparente distacco sentimentale sono tre elementi fondamentali che rendono questa interpretazione magnifica.

Molto buona la scelta di prendere Victor Cavallo per il ruolo dell’addetto al letamaio. Semplice, non sofisticato, quasi rozzo, con marcato accento romano (nonostante il film sia ambientato in Emilia Romagna) dà bene l’idea della classe operaia.

Laura Morante in una delle sue prime grandi prove d’attrice se la cava egregiamente. Nonostante la scena di nudo, la bellezza qui non è sicuramente uno dei suoi punti di forza. Ha dimostrato invece di saper affrontare e affiancare con dignità un attore di gran carriera come Tognazzi. Non deve essere stato semplice recitare con un gigante così, soprattutto nelle scene tête-à-tête.

Ricky Tognazzi appare in pochissime scene. Praticamente inutile. Potevano prendere anche un altro, sarebbe andato bene ugualmente. Forse il suo unico plus è stato l’essere sul serio il figlio del protagonista non per il presunto nipotismo ma per la ovvia somiglianza.

Vittorio Caprioli, nei panni del maresciallo dei Carabinieri, incarna la linea comica: un elemento di cui si sarebbe potuto francamente fare a meno.
Nota: l’immagine che vedete in alto non è la locandina del film ma la copertina del disco che contiene la colonna sonora. Le musiche sono del M° Ennio Morricone.

La scheda di e quella di .