È complicato

È complicato

di Nancy Meyers (Usa, 2009)
con Meryl Streep, Alec Baldwin, Steve Martin,
John Krasinski, Rita Wilson, Mary Kay Place,
Lake Bell, Alexandra Wentworth, Hunter Parrish,
Zoe Kazan, Caitlin Fitzgerald, Nora Dunn

Gustosa commedia americana di Nancy Meyers (la stessa regista di “What Women Want”) sui rapporti che legano due coniugi divorziati.
“È complicato”, infatti, racconta la storia di Jane e Jake, due ex di mezza età: lui avvocato, lei titolare di un ristorante. Hanno 3 figli ormai adulti. Non stanno più insieme da 10 anni. Lui si è rispostato con la giovane con cui aveva tradito sua moglie (Agness) e che ha portato in dote un piccolo di circa 4 anni, lei invece, dopo la rottura del matrimonio, è entrata in analisi e da allora non ne è più uscita – nonostante sembri una donna felice e pienamente soddisfatta della sua vita.
Un bel giorno, anzi una bella sera, i due s’incontrano quasi per caso al bancone del bar di un hotel a New York – sono in città per il diploma del loro figlio – e inizano a farsi compagnia: chiacchierano, bevono, cenano, ballano, si divertono e… finiscono a letto. Lui si dichiara subito pronto a rincominciare a stare insieme. Lei invece non vuole ammetterlo. La relazione clandestina comunque ha inizio, anche se durerà poco, a causa anche della fortuita scoperta della tresca da parte del ragazzo della loro figlia maggiore e dall’avvicinamento sentimentale alla signora Jane, da parte del suo architetto, tale Adam: un tenero e gentile signore con i capelli bianchi (magnificamente interpretato da Steve Martin), divorziato e tanto bisognoso di affetto e compagnia, che si occupa della ristrutturazione della casa di Jane.
Cosa mi è piaciuto di questo film:
1. Il cast spettacolare: Streep, Baldwin e Martin sono 3 pezzi da novanta. Lei l’ho trovata meno isterica del solito. Non farintendetemi: è una grandissima attrice ma spesso la voce stridula che le affibiano nel doppiaggio italiano ma la rende un po’ fastidiosa. Baldwin sarà anche ingrassato di una tonnellata ma continua a esercitare un grande fascino – persino su di me che (fino a prova contraria) sono orgogliosamente eterosessuale. A Steve Martin non posso dire proprio nulla: lui è il mio beniamino sin da quando sono ragazzo. Commedie come “Ho sposato un fantasma” e “Due figli di” hanno praticamente segnato la mia formazione cinefila. Pur ricoprendo una parte di secondo piano, il buon Steve non sfigura affatto. Non tira fuori la sua verve da gigione, sta al posto suo, pacatissimo, eppure si vede perfettamente che dà il meglio di sé, rimane nella parte senza strafare, fa il suo da grande professionista qual è. Sono contento che gli offrano queste parti e che lui le accetti di buon grado. Non sono più gli anni ’90. Il suo momento di gloria maxima è decisamente passato, eppure Hollywood non l’ha dimenticato. Noi fan della prima ora ringraziamo.
2. La colonna sonora curatissima: sia per quanto riguarda la selezione di brani contemporanei (che conteneva anche “L’homme et la lumiere” di Coralie Clement), che per quella di classiconi romantici, fatta di pezzi jazz o swing, impreziositi da pianoforti, voci calde e atmosfere extra-soft.
3. Le ambientazioni. Ho lettereralmente adorato l’arredamento e i cibi del ristorante/bakery gestito dalla protagonista. Una vera e propria tana in cui si rifugiano i due piccioncini (Jane e Adam) nel momento di loro maggiore intimità. Per non parlare poi dei due hotel extra lusso (più di 5 stelle) in cui si svolgono diverse scene chiave del film e della casa/magione che ha (giustamente) affascinato la persona che era nella poltroncina accanto alla mia.
Cosa non mi è piaciuto.
Quasi nulla. Ci sono delle scene un po’ agrodolci. Alcune mettono una certa nostalgia addosso. Fa un po’ tristezza vedere come si vive ad una certa età, quando le grandi occasioni sono ormai passate, quando si tirano le somme, quando si cerca di capire cosa è andato storto nella vita, cosa si è sbagliato – soprattutto se chi guarda il film è più giovane di chi lo interpreta come protagonista.
Pellicola di buonissima fattura. Giudizio più che sufficiente. Da vedere assolutamente se siete una coppia affiatata da diversi anni. Anzi ottimo per le signore di una certa età (e di una certa istruzione). I passaggi migliori forse – quelli più divertenti, diciamo – sono quelli in cui la protagonista si confida con le sue amiche a proposito della propria vita sentimentale. Le scene di chiacchiere tra donne di una certa età, ecco, alla Meyers paiono riuscire molto bene. Sarà una mera questione di immedesimazione? A dirla tutta io le ho trovate un po’ eccessive e fastidiosette. Ma niente di così drammatico. Non durano nemmeno molto.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Pubblicato da Smeerch

A blogger, a dj

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