marzo, 2010


31
mar 10

Dragon Trainer

Dragon Trainer
(How to Train Your Dragon)

di Dean DeBlois e Chris Sanders (Usa, 2010)

Film d’animazione caruccio. Il linea con le altre produzioni Dreamworks, dunque niente di eccelso, seppur gradevole. Ci sono i draghi, sì. Ma stiamo calmi.

Dragon Trainer racconta di Hiccup, un giovane vichingo che abita in una specie di villaggio costantemente minacciato dagli attacchi di draghi di vario tipo. Sembra quasi che la ragion d’essere di questo posto sia difendersi dai malefici esseri che sputano fuoco dalla bocca e distruggono tutto quello che gli capita a tiro.
Il ragazzetto è maldestro, mingherlino, buffo. Nel paesello tutti lo prendono in giro perché non è ancora in grado di affrontare i draghi da vero vichingo. Anzi, sono tutti convinti che non sarà mai pronto per fare il guerriero. La sua vocazione, comunque, è quella di diventare proprio un grande cacciatore di draghi; per il momento, però si limita a dare una mano al fabbro/maniscalco per la fabbricazione di armi. Un giorno, sfruttando la confusione dovuta alla concitazione dello scontro, Hiccup s’intrufola nella battaglia dei grandi e riesce a colpire un temibilissimo esemplare di drago. Ma quando sta per infliggergli il colpo mortale si rende conto di non esserne in grado, di non essere un violento. Quasi per caso, dunque, Hiccup scopre la sua vera natura; si avvicina al drago (apparentemente ferocissimo), inizia a comunicare con lui, a prendersene cura, lo cavalca, gli dà istruzioni per il volo, gli costruisce una protesi per una parte della coda alata che è andara persa in battaglia, ecc. Insomma, per farla breve, il ragazzo diventa amico della bestia temibile e in un secondo momento, per affinità, di tutti i suoi simili. Sarà proprio questo rapporto speciale a far diventare Hiccup il beniamino della sua gente. Il giovane allenatore di draghi, infatti, sarà di fondamentale importanza nella battaglia in cui i mostri alati, ormai alleati – aiuteranno i vichinghi a sconfiggere il grande nemico (un drago gigante che sottomette gli altri draghi).
Qual è la morale? La morale è sempre quella (come diceva un vecchio adagio pubblicitario). Sempre la stessa. Film di formazione. Il protagonista è un incompreso, un piccolo anatroccolo che diventa cigno, un esserino che ha problemi di comunicazione col genitore ma che con la sola forza di volonta diventa adirittura l’orgoglio di tutta la sua gente. E riesce anche a conquistare il cuore della giovane e bella guerriera. Uno sfigato che dapprima subisce continui atti di bullismo e che poi, invece, riesce ad avere la sua rivalsa sociale. Quanti ne abbiamo visti di film/cartoni così? Al momento mi vengono in mente solo , “Z la formica”, ma credo che ce ne siano anche molti altri. Direi che è il momento di inventarsi qualcosa di nuovo. Sbaglio? Mi sento sempre rispondere: “Ma dai, è un film per bambini!”. E allora? Che forse i bambini non s’annoiano o s’annoiano meno? Si può anche cambiare storia ogni tanto.
Parliamo dunque del 3D. Ne vogliamo parlare? Io sono uno di quei vecchi noiosoni che ancora fanno distinzione tra il contenuto e il contenitore, tra forma e sostanza. Che ci volete fare? Abbiate pazienza.
Questo film l’ho visto in 3D presso la sala privata della Universal a Roma. Si potrebbe anche parlare di “anteprima”, se non fosse che il film è uscito durante il weekend mentre a noi è stato mostrato il lunedì successivo. Ma questo non è importante. Sono stato invitato ad una specie di proiezione blogger. Anzi, ne approfitto per ringraziare le che mi hanno invitato e che organizzato la proiezione. Dunque dicevamo il 3D. Beh è spettacolare. Cos’altro aggiungere? Fa la sua porca figura. Ha raggiunto la sua piena maturità e i tecnici Dreamworks ormai sanno come usarlo al suo meglio. Piace, affascina: è proprio un bel vedere. Anzi, vi dirò di più. Partecipando a questa proiezione ho scoperto un sacco di cose che non sapevo su questa tecnologia. Mi sono un po’ acculturato, se così si può dire. Dunque grazie anche a e alla sua sulle tecniche di ripresa e di proiezione in tre dimensioni.

Mi spiace per la Universal (che distribuisce): come titolo “Dragon Trainer” è certamente meglio di “How to Train Your Dragon” ma ancora non mi convince. Forse questa volta avrebbero fatto meglio ad usare delle parole italiane.

La scheda di , quella di e quella di .


30
mar 10

Happy Family

Happy Family

di Gabriele Salvatores (Italia, 2010)
con Fabio De Luigi, Fabrizio Bentivoglio,
Valeria Bilello, Diego Abbatantuono, Carla Signoris,
Margherita Buy, Corinna Augustoni, Gianmaria Biancuzzi,
Alice Croci, Sandra Milo

Caro Gabriele Salvatores, a noi dispiace che tu sia stato molto male. Siamo felici anche che tu sia guarito completamente. Capiamo che tu abbia avuto voglia di trasmetterci questo sentimento di rinascita, di riscoperta della vita, ma la prossima volta, prova a raccontare tutto ad un’altra persona, ad un soggettista, ad esempio, lascia che sia lui a costruire un racconto valido per un film e vedrai che riuscirai a realizzare una ciambella con il buco.
Qui ti si vuole bene. Ti si stima sin dai tempi di “Mediterraneo”. Ti abbiamo apprezzato anche con quel grande pezzo di cinema italiano che è “Io non ho paura”. Ma questa volta no. Questa volta hai toppato. Bisogna proprio che te lo dica. E spiace, spiace molto. Insomma, ha voluto fare una commedia; avevi un grandissimo cast a disposizione: potevi far recitare loro tutto quello che volevi, potevi renderli divertentissimi, leggeri, gradevoli; potevi mettere nelle loro bocche tutte le frasi più belle che ti venivano in mente. Invece no, hai fatto un film banale e quasi noioso. Hai realizzato scene il cui svolgimento poteva essere immaginato con decine di minuti d’anticipo. Ripeto: è un peccato. Sì, perché le premesse c’erano tutte. Ti sei avventurato anche con il meta-racconto, con la metafora dell’autore che si fa personaggio del suo stesso racconto. Ma qui, lasciatelo dire, hai molto da impare. Lasciati servire. Fatti dare un consiglio umile e spassionato: da’ un’occhiata al film “Il ladro di orchidee” prima di metterti un’altra volta a trattare del rapporto tra chi scrive e chi viene scritto.
Fabio De Luigi è molto divertente. Mi sta simpaticissimo. Ma non si può lasciare tutta sulle sue spalle la responsabilità di tenere in piedi un film. Insomma lui ci mette tutto, fa del suo meglio, ma senza aiuto da parte di chi scrive, senza contenuto, non è che può inventarsi dal nulla una storia. In Happy Family, sembra quasi che la storia non ci sia. Esci dal cinema e ti dici “embè?”. Qual è la storia che ci hanno raccontato oggi? E non lo sai. Non riesci a darti una spiegazione. Alcuni filoni della storia sono inconcludenti, sembrano gag messe l’una accanto all’altra per strappare qualche sorriso scontato agli spettatori. Sarò sincero: ho sentito spesso ridere in sala, durante la proiezione. Ma io no: non ho riso. Sarà un problema mio? Forse. Perl qualcosa non torna. Ad esempio: perché inserire un personaggio omosessuale in un film italiano è ormai diventato un obbligo? E perché il noioso ragazzetto sedicenne – che viene mollato dalla sua fidanzatina proprio la sera in cui annunciano il loro matrimonio – dev’essere per forza gay? Solo perché indossa dei cardigan ed è pettinato come un gagà degli anni ’30? E dimmi, Gabriele: perché in più scene hai copiato l’estetica dal film “The Royal Tenenbaum”? Perché anche nel tuo film, così come in quello di Wes Anderson, alla fine il capofamiglia muore? Perché c’è una biondina ossigenata? Perchéin una scena un altro dei personaggi indossa una fascia da spugna sulla testa e veste un completo da tennis in stile anni ’80 (come quelli di Bjorn Borg)? Lo sai, vero, che rivangare la storia, inquadrando ad uno ad uno tutti gli elementi di cui si è servita la voce narrante per costruire la storia, è una soluzione tecnica che ha già adottato Bryan Singer ne “I soliti sospetti”?
E dimmi: cosa c’entra Milano? Se per tutto il film non c’è alcun accenno al capoluogo lombardo, perché a fine pellicola hai voluto piazzare questo omaggio simil-poetico (e simil-sognante) alla tua citta, facendo scorrere un ruffiano assolo di pianoforte sotto a delle immagini in bianco e nero girate in loco?
Nota estetico/artistica: Valeria Bilello credo sia caruccia. Secondo me piace a diversi uomini. è giovane e rossiccia. Sono sicuro che alcuni uomini la trovino attraente. Non sono della partita ma non credo sia importante; credo, invece, che in questa sua prima prova importante sul grande schermo abbia dimostrato di essere molto professionale, validissima nel rendere convincente il personaggio di una ragazza dolce e sensibile. Brava.
Voto: 5. Consiglio: non andate al cinema a vedere questo film. Al massimo aspettate che lo passino in tv, se proprio siete curiosi.

Se volete avere un parere totalmente diverso dal mio, potete leggere la valida recensione di Kekkoz su Giovane Cinefilo.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


30
mar 10

Amore mio aiutami

Amore mio aiutami

di Alberto Sordi

(Italia, 1969)
con Alberto Sordi, Monica Vitti,
Ugo Gregoretti, Laura Adani, Nestor Garay,
Silvano Tranquilli, Mariolina Cannuli, Karl-Otto Alberty

Commedia all’italiana sul tema del tradimento, della fiducia tra partner e della difficoltà nei rapporti di coppia.
Giovanni e Raffaella, un lui e una lei sulla quarantina, benestanti (lui banchiere, lei casalinga), vivono a Roma in una grande casa. Hanno un bambino di 10 anni che però non vive con loro in quanto studia in un collegio fuori città. I rapporti tra i due sembrano normali, tranquilli, pur se non idilliaci. Un giorno si recano al mare per visitare la nuova villa appena finita di ristrutturare e qui Raffaella decide di confessare a suo marito di aver perso la testa per un altro uomo: l’occasione è data da un’esternazione dello stesso Giovanni in cui si dichiara (da sempre) un uomo moderno, di ampie vedute, anticonformista, comprensivo, libero dai pregiudizi e dalla schiavitù della gelosia.

Le cose, però, non vanno come Raffaella aveva previsto poiché Giovanni si dimostra tranquillo solo apparentemente. Dopo alcune scene di gelosia, comunque, i coniugi decidono di affrontare la situazione senza drammi: Giovanni, per amore della loro sacra unione, sarà comprensivo e Raffaella potrà continuare a frequentare il concerto del mercoledì, occasione in cui può vedere l’uomo di cui si è invaghita – un fisico nucleare, tale Valerio Mantovani.
Nel frattempo Giovanni, pur fingendosi distaccato e disinteressato, fa di tutto per dissuadere sua moglie dal frequentare Valerio (coinvolgendo persino il loro unico figlio) e per conoscere quest’uomo che ha affascinato a tal punto la donna che ama. Un giorno segue Raffaella sino a teatro per spiarla durante il concerto; un’altro si reca persino a casa di Valerio per convincerlo a lasciare in pace Raffaella.

Il dott. Mantovani accetta ma la signora accusa il colpo. Raffaella accusa molto la scomparsa dell’oggetto del suo desiderio e somatizza il dispiacere, a tal punto da soffire per un certo periodo di paralisi agli arti. Intanto i giorni passano e la vita sembra tornare alla normalità. Almeno sino a quando Raffaella non scopre che è stato suo marito a dissuadere Valerio dal frequentarla: i due hanno quindi una violentissima lite sulle dune della spiaggia di Ostia, terminata la quale, Raffaella sembra tornare in sé. Le cose si sistemano a tal punto che la moglie finisce per diventare completamente succube di suo marito – anche e soprattutto a causa delle botte prese.
Il finale non lo svelo – nonostante il film sia più vecchio di 40 anni. Sappiate solo che nel bel mezzo di un party in onore di Raffaella arriva una telefonata inaspettata da parte di Valerio.
Questo film in alcuni frangenti mi è sembrato addirittura “reazionario”. E forse un po’ lo è. Ci sono alcune scene, alcuni dialoghi, alcune situazioni totalmente maschiliste e retrograde. D’accordo: era il 1969 ma forse non erano proprio quelli gli anni in cui in Italia era più sentito il dibbattito sul ruolo della donna nella società contemporanea?
Che Sordi abbia voluto fare un po’ di satira di costume ci sta. Ma spesso si ha l’idea che invece l’effetto sortito sia completamente contrario. Alcuni “quadretti di emancipazione” sono così grotteschi che quasi instillano nello spettatore il desiderio che il ruolo della donna rimanga sempre lo stesso, dimesso e subordinato all’uomo, cioè che nulla cambi davvero. L’uomo – inteso come maschio – descritto da questo film è spesso debole, apparentemente ha il polso della situazione ma perde la bussola di fronte a situazioni per lui completamente inedite. Il marito tende quasi ad essere rappresentato come una povera vittima delle passioni e dei capricci sentimentali di sua moglie – apparentemente inspiegabili, come qualcuno verso cui provare commiserazione. Quasi si arriva a compatire la figura del protagonista maschile. Ed io più di una volta mi sono trovato a chiedermi: ma regista e sceneggiatore cosa avranno voluto sul serio comunicare?
Nota di colore: ho trovato alquanto buffa l’interpretazione di Ugo Gregoretti, qui nei panni dell’amico di famiglia. Spassosissima la scena in cui dichiara serafico al suo amico di aver sposato una puttana (“Puttana di famiglia: puttana sua madre e sua sorella”) e perciò di essere rassegnato all’idea di essere tradito.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


29
mar 10

SmeercHouse 28 Marzo 2010

Puntata numero nove della settima stagione. Una domenica tranquilla e soleggiata, condita con tanta buona musica, selezionata quasi per caso la notte prima, scartabellando questo e quel blog. Come si faceva una volta, durante i bei tempi andati.

Il podcast questa volta dura 129 minuti circa. Potete ascoltarlo premendo ‘play’ sul piccolo lettore nero che vedete qui sopra. Oppure, se volete portarvelo in giro, potete scaricarlo cliccando qui (File mp3 da 37 MB codificato mono a 40Kbps – 22050 Khz).

La playlist:
1. Sigla (Gennaio 2010)
2. Arabesque – In The Heat Of A Disco Night
3. Club Des Belugas – What Is Jazz (Tape Five Remix)
4. Jr. Walker & The All Stars – Shotgun
5. Trus’me feat. Amp Fiddler – Put It On Me
6. Kinny & Horne – Forgetting to Remember (Nostalgia 77 Remix)
7. Adriano Celentano – Qua la mano (FabMayday edit)
8. Us3 – Cantaloop (Flip Fantasia)
9. Jorge Ben – Ponta De Lanca Africano (Umbabarauma)

10. Pucho & His Latin Soul Brothers – Got Myself A Good Man

11. Hawa – D.A.N.C.E.
12. Flevans – Loose Gardener
13. Pilooski – AAA
14. dOP feat. Nôze – Romeo

15. Riva Starr feat. Noze – I Was Drunk (Original Mix)
16. Alex Gopher – Carmilla (25 Hours A Day Remix)
17. Nino Moschella – Continue To Call
18. Jamie Lidell – The Ring

19. Sharam feat. Kid Cudi – She Came Along (Original Mix)
20. Lykke Li – I’m Good, I’m Gone
21. Hot Chip – One Life Stand (Album Version)
22. My Awesome Mixtape – All That She Wants
23. BMX – War
24. Ray Charles – Hit The Road Jack (Engineerz of Soul Remix)

25. Fare Soldi – Stambulia
26. DJ Tonka – Never (Radio Edit)
27. Fake Blood – Mars (Exclusive Herve ReFix)


25
mar 10

Un (finto) trailer cinematografico per un gelato

Questa volta l’Algida (la Unilever) ha fatto le cose in grande. Ha ingaggiato Bryan Singer come regista (quello de “I Soliti Sospetti” e “X-Men”) e addirittura Benicio del Toro per girare lo spot per il lancio di un nuovo gelato per la linea Magnum. Stiamo parlando del “Magnum Gold”. Sono sicuro che nelle prossime settimane ne sentiremo parlare molto – se non altro perché saremo bombardati da una grossa campagna promozionale. C’è da scommetterci.
Mi dicono che si tratta di un’anteprima mondiale. http://5x5m.com/lp/10199/il_nuovo.html“>Lo spot è sostanzialmente un trailer sullo stile di quelli che si girano per le pellicole in uscita. La protagonista femminile è Caroline De Souza Correa (forse l’avete già vista in “Fast and Furious”). Il film sembra una specie di spy-movie, quasi un mash-up tra “Mission impossible”, “Il sarto di panama”, “Mr. & Mrs Smith” e cose simili. Dura 2 minuti e 42 secondi. Lo vedete embeddato qui sopra. Ne ha parlato anche Perez Hilton.
Ora mi chiedo: questo spot lo trasmetteranno anche in televisione? Ma soprattutto: questa campagna sarà identica anche sul territorio americano, dove invece Benicio Del Toro ha una sua rispettabilita? Perché sappiamo benissimo che le grandi star di Hollywood non girano pubbliclità sul territorio USA, non si “svendono” ai brand – diciamo così – ma per far cassa (grande cassa) vanno all’estero. Soprattutto in Europa e in Giappone. Ricordate il film “Lost in traslation” e la pubblicità del whiskey girata da Bill Murray?

Disclaimer: la segnalazione e la richiesta di pubblicazione di questo video mi è arrivata da Digital PR Roma, tramite Vincenzo Cosenza. Spero che adesso arrivi qualche steccogelato a babbo morto. :D


22
mar 10

SmeercHouse 21 Marzo 2010

Puntata N. 8 della settima stagione.

Questa volta, eccezionalmente, sono andato “in onda” dalle 19 alle 21, anziché dalle 12 alle 14, come invece avviene solitamente. Gli ascoltatori connessi sono stati anche meno del solito – se possibile – ma questo è poco rilevante, come ben sapete. Il sottoscritto si è divertito molto a fare radio, come avviene ogni volta. E poi c’è sempre il podcast per recuperare, no? Mi scuso in anticipo per gli svariati colpi di tosse e la voce tremula che sentirete durante la registrazione, ma la salute inizia a vacillare da queste parti. Permettemi di ringraziare chi ha ascoltato il programma mentre veniva trasmesso e chi ha partecipato alla simil-chat cazzona su FriendFeed.
Nota: la sigla di apertura di questa puntata è una specie di bozza, cioè una versione beta di quella che poi è diventata sul serio la sigla di quest’anno. Fruitela come fosse un cameo.

Il podcast questa volta dura 123 minuti circa. Potete ascoltarlo premendo ‘play’ sul piccolo lettore nero che vedete qui sopra. Oppure, se volete portarvelo in giro, potete scaricarlo cliccando qui (File mp3 da 35,2 MB codificato mono a 40Kbps – 22050 Khz).

La playlist:
1. SmeercHouse (Sigla 2010 – Versione Beta)
2. Zero 7 – Simple Things
3. Quartette Tres Bien – Boss Tres Bien
4. Koop – I See A Different You
5. Antonella Ruggiero feat. Banda Osiris – Mister Mandarino
6. Sam Paglia – Ford Taunus
7. Beat Bros feat. Nilla Pizzi – La Rumba Del Cocoricò
8. Gorillaz feat. Lou Reed – Some Kind of Nature
9. Incubus – Are You In?
10. Erykah Badu – Bag Lady
11. Mary J. Blige – (You Make Me Feel Like A) Natural Woman
12. DJ Y alias JY – Skee-lo and Clyde
13. Stevie Wonder – Superstition (Ultimix)

14. Mase & Total – What You Want
15. Diana Ross – The Boss
16. Gonzalez – Haven’t Stopped Dancing Yet
17. GQ – Disco Nights (Rock Freak)
18. Groove Armada feat. Gram’ma Funk – I See You Baby (Fatboy Slim Remix)
19. Edward Maya feat. Vika Jugulina – Stereo Love
20. Fake Blood – I Think I Like It (Original Mix)
21. Cassian – Friday Night
22. The Phenomenal Handclap Band – 15 to 20 (Den Haan Remix)

23. Knightlife – Discotirso (Original Mix)
24. Pitbull feat. Nicole Scherzinger – Hotel Room Service (Official Remix)
25. Riva Starr feat. Noze – Black Cat, White Cat (Original Mix)

26. Agoria vs. Tiga – Hot Sky
27. Tiga – What You Need


18
mar 10

Strambe declinazioni dialettali

Nel mio dialetto (l’andriese) la declinazione delle parole non sempre si ottiene modificandone la desinenza. Spesso la parte da cambiare è quella centrale.
Prendiamo ad esempio l’aggettivo “mio”. Al maschile (sia singolare che plurale) fa “moj” – anche abbreviato in “mo’”, mentre al femminile (sia singolare che plurale) fa “maj” – spesso abbreviato in “ma’”.
Le cose si complicano (molto) quando questo aggettivo viene abbinato a parole di uso comune come i legami di parentela.

Padre (attòin)
Mio padre = attàn’m

Tuo padre = attànd

Suo padre = l’attòin

(nelle forme plurali non cambiano)

Madre (mamm)
Mia madre = mamm
Tua madre = mamt

Sua madre = la mamm

Fratello (fröit) – questa parola non varia di numero.
Mio fratello = fratm
Tuo fratello = fratt
Suo fratello = u fröit

Sorella = (sòur)
Mia sorella = sòr’m
Tua sorella = sord
Sua sorella = la sòur

Attenzione perché la parola sorelle ha anche un misterioso plurale = s’rèur. :)


17
mar 10

Alice in Wonderland

Alice in Wonderland

(Alice in Wonderland)

di Tim Burton (USA, 2010)
con Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Mia Wasikowska
Anne Hathaway, Crispin Glover, Stephen Fry,
Michael Sheen, Matt Lucas, Paul Whitehouse, Tim Pigott-Smith,
Timothy Spall, Barbara Windsor, Alan Rickman

Non ho ancora un’opinione chiara su questa pellicola. L’ho vista domenica scorsa, al cinema Metropolitan (in lingua originale, sottotitolato in italiano), in compagnia di alcuni amici. Potrei sbilanciarmi e dire semplicemente che si tratta di una bella fiaba. Ma so che in parte mentirei. Non perché sia un brutto film ma perché ci sarebbero da aggiungere diverse altre cose, che al momento non riesco ad esprimere con le parole adeguate.
Vediamo di andare al punto.

Premessa 1. Del film mi sono perso gli ultimi 10 minuti circa. Mi sono addormentato. Non perché fosse uno spettacolo noioso ma perché ero stanco morto.

Premessa 2. Di “Alice nel paese delle meraviglie” ho un ricordo vago – di reminiscenze disneyane  più che altro – ma non ho mai letto il libro, per cui non so bene se quest’adattamento per il grande schemo sia più o meno fedele al racconto originale.
Premessa 3. Non sono un fan sfegatato di Tim Burton. Anzi odio gli ultrà. Ho apprezzato alcune sue opere come il meraviglioso “Batman” (primo episodio), la leggerezza de “La sposa cadavere”, l’ironia di “Mars Attacks” e “Beetlejuice” o l’originalità di “The Nightmare Before Christmas”. Però cose come “Big Fish”, ad esempio non l’ho mica capite granché – sebbene non fossero da buttare via. “Edward mani di forbice”? Mah, chissà, non so. Comunque non ricordo.
Punto 4. Questa pellicola dovrebbe riassumere sia “Alice nel paese delle meraviglie” che il suo seguito “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”, scritto sempre da Lewis Carroll. Dico “dovrebbe” poiché ne so davvero poco (vedi punto 1).
Punto 5. Perché Tim Burton trasforma qualsiasi cosa gli passa per le mani in un’opera dark? D’accordo, è la sua cifra stilistica. Ma a 52 anni suonati non mi pare sia ancora il caso di fare il new-romantic d’oltremanica. No? Prendete per esempio Anne Hathaway nei panni de la principessa bianca. Dovrebbe essere un po’ il personaggio che incarna il bene invece è la più oscura di tutti, “oscura” proprio nel senso di darkettona. Tralasciamo per un attimo il tratto che la rende un personaggio buffissimo (una svampita che gira con le mani sospese a mezz’aria per tutto il tempo): perché pur vestendo di bianco ed avendo i capelli bianchi ha l’aspetto più cupo di tutti?

Punto 6. Questo film è una produzione Disney. Ne siamo sicuri? Li credevo più bacchettoni. Il cognato farfallone/fedifrago, la sposa che molla l’altare, il sovvertimento delle regole imposte. Ripeto: siamo proprio sicuri che la Disney abbia avallato il progetto? E quando l’hanno fatto dormivano? Buon per noi spettatori, comunque.

Punto 7. Johnny Depp non si discute. Da anni e anni non fa che gigioneggiare davanti alla cinepresa ma, d’altronde, lo chiamano proprio per quello. C’è gente che ancora va al cinema solo per vedere lui. Giuro. Soprattutto ragazze e giovani donne. Poi però si lamentano perché “Depp non fa Depp”. Ma che diavolo significa? Qui c’ha pure gli occhioni verdi fuori dalle orbite. A momenti non sembra lui. Le carampane avrebbero fatto meglio a restare a casa e a guardarsi in DVD per la milionesima volta il tagliaerbe dallo sguardo triste.
Punto 8. La signora Burton è perfetta per il ruolo della Regina Rossa (sarebbe la Regina di Cuori). Non tanto per la cattiveria, quanto perché è davvero capocciona e racchia già di suo. A lei il posto non poteva toglierlo nessuno. E poi è di famiglia. C’è poco da dire. Ingaggi Burton e ingoi il rospo Bonham Carter.
Punto 9. La voce di Stephen Fry è molto suadente. Non ce lo facevo, così ciccio.

Punto 10. Mia Wasikowska, la poco più che ventenne attrice protagonista, se la cava dignitosamente. Non l’avevo mai vista prima. Faccia giusta su personaggio giusto. Dimostra di saper essere all’occorenza timida o risoluta, fragile o forte, titubante o decisa. Performance più che convincente. Voto: 7 e mezzo!
Punto 11. I personaggi più simpatici – a mio avviso – sono il Ghignagatto (furbo, maliardo, sfuggente) e la lepre marzolina o Leprotto Marzolino (uno sciroccato completo che ride continuamente mentre beve il tè).
Ci sarebbero almeno altri due o tre punti ma credo che questo post sia già decisamente lungo, per cui è meglio smetterla qui.
Giudizio complessivo. Chi ne sa più di me mi ha fatto notare che la trama potrebbe essere stata stravolta notevolmente. Ad esempio che c’azzecca l’uccisione del drago? Voi vi ricordate di un drago nella fiaba di Alice? E poi basta con questi draghi al cinema! Hanno rotto le scatole. Potremmo gentilmente fare un passo avanti rispetto al poema epico cavalleresco? Saranno passati anche 500 anni. Inziamo ad usare topos differenti, personaggi originali e strutture narrative più evolute. Grazie.

Qui trovate alcune immagini originali del film realizzate dall’illustratore Michael Kutsche.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


16
mar 10

Mi capita continuamente

Fonte: via .


15
mar 10

Sound hints (15 marzo 2010)

- Il pezzo “Never Mind” dei The Houzelab campiona un pezzo di “Never can say goodbye” cantato da Gloria Gaynor.

- I gridolini del pezzo “Gravity” di Selan somigliano tremendamente a quelli del più noto brano “French Kiss” di Lil Louis.
- Il pezzo “A Style Suite” di Farolfi e Gambarelli riprende il giro di basso dal brano “Lady Bug” dei Bumblee Unlimited e la parte vocale di Roisin Murphy da “The Time Is Now” dei Moloko. Praticamente si tratta di un mash-up in piena regola.

- Il brano “Hablando (Club Mix)” dei Vandalism utilizza lo stesso giro di synth contenuto in “Back to Future” del progetto Dirty Mind, il quale a sua volta campionava “Hablando (Acordeon Mix)” di Ramirez & Pizarro.
- Il brano “Here Comes The Hotstepper” di Ini Kamoze campiona il giro di basso e la ritmica di “Heartbeat (Club Version)” di Taana Gardner.
- Il brano “I’ll House You” di Kid Sister è una cover dello storico omonimo pezzo dei Jungle Brothers.
- “Crazy Game” di ToTom è un mash-up tra la base di “Baby Did a Bad Bad Thing” di Chris Isaac e “Crazy” di Gnarls Barkley.

- “Non puoi correre via” di Ghemon Scienz è la cover in italiano di “Runnin’” dei Pharcyde.
- La ritmica del brano “La tromba” di Chris Lake & Lys è molto simile a quella di “La Mezcla” di Michel Cleis.
- Il brano “Someone to Call My Lover” di Janet Jackson ha campionato un pezzo da “Ventura Highway” degli America.

- Il brano “Infatuation” dei Deelay (Alex Farolfi + Paolino Rossato) riprende il testo (senza ritornello) di “Burnin’” di Farolfi feat. Corinna Joseph.

- Il pezzo “Sunshine” di Jay-z feat. Foxy Brown campiona un brano dei Fearless Four dal titolo “Rockin’ it” che, a sua volta campiona “The Man Machine” dei Kraftwerk.