A Single Man

A Single Man

di Tom Ford

(Usa, 2009)
con Colin Firth, Julianne Moore,
Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena,
Paulette Lamori, Ryan Simpkins, Ginnifer Goodwin,
Teddy Sears, Paul Butler, Aaron Sanders,
Keri Lynn Pratt, Nicole Steinwedell, Ridge Canipe

Questo è il primo film diretto da Tom Ford. Fino a ieri lo consideravamo uno stilista di serie A. Da adesso in poi possiamo considerarlo anche regista di serie A. “A Single Man” è un film bello, molto bello e tanto raffinato. Stilisticamente inneccepibile, direi.
È un film lento? Sì, lentissimo ma non è importante. Se siete di quelle persone che categorizzano le pellicole in questo modo, lasciate perdere, è meglio che passiate oltre. Io mi sono anche addormentato durante la proiezione ma non è questo il punto – ero molto stanco, avrei dormito anche durante le concitate e fracassone scene di “Total Recall”. Il punto è che questa pellicola è meravigliosa. Dolce, intensa e toccante.
“A Single Man” racconta la solitudine e la lucidità di un uomo rimasto solo. George è un uomo poco meno che cinquantenne, diciamo fourty-something, che perde il proprio compagno dopo 14 anni di convivenza. Un uomo che si autocondanna alla tristezza più assoluta, dilaniato dalla depressione, ad un passo dal suicidio. George per vivere fa il professore di letteratura in una università di Los Angeles. Charley è la sua unica amica, nonché conforto per i momenti di massima disperazione, quella stessa donna che da giovane è stata la sua amante, durante il meraviglioso periodo che i due hanno trascorso a Londra.
Colin Firth ha perso sicuramente più di 15 Kg per recitare in questa pellicola. Non è irriconoscibile ma ci manca poco. Il suo aspetto fisico è molto importante perché qui il regista, a mio modo di vedere, ha voluto fare un omaggio iconografico al periodo della maturità di Mastroianni. Guardate la locandina e siate sinceri: non vi ricorda il nostro Marcello nazionale? Ad ogni modo Firth è semplicemente perfetto. Bravissimo nel suo ruolo. Io gli conferirei due o tre premi Oscar oggi stesso, senza perdere tempo, senza nomination, cinquine, red carpet, ecc. Riesce a reggere la camera da presa in modo strepitoso. Per verificare quello che dico basta soffermarsi a guardare la scena in cui, seduto in poltrona, al suo personaggio viene annunciata la morte del giovane compagno. Sul suo volto, in un paio di minuti, riesce a passare tutta una serie di emozioni che lo spettatore non fa alcuna fatica ad interpretare e a percepire come eccezionalmente verosimili. Bravo bravo bravo. Il film è praticamente tutto retto sulle sue spalle. Per l’80% del tempo sullo schermo c’è Colin Firth. La scena è tutta sua.
Pure Julianne Moore dà il meglio di sè. Anche se io, sinceramente, continuo a preferire la sua eccelsa interpretazione in “Magnolia”. È un po’ un peccato che abbia solo un paio di scene a sua disposizione perché se la cava egregiamente nei panni della donna di mezza età ricca ed annoiata, mezza alcolizzata, di gran classe ma abbandonata dal marito e in cerca di una compagnia (maschile) con cui invecchiare  e fuggire l’autocommiserazione.
Ottima prova anche per Nicholas Hoult. Ricordate il bambino col cappellino co-protagonista di “About A Boy”? Beh, è lui! Ammazzalo se è cresciuto! Con quegli occhioni verdi, questo dove si gira distrugge cuori. Il suo faccino pulito piacerà molto a mamme e figlie. C’è da giurarci.
Anche Matthew Goode ha poche scene. Interpreta il compagno morto del protagonista. Per essere bravo è bravo. Sa recitare. Ma c’è una faccia da pirlotto che non ti spieghi. Sarà il naso? Sarà la divisa bianca da giovane marinaio? Boh.
In conclusione ribadisco la bellezza del film, denotata soprattutto dalla scelta stilistica delle location, del cast, dell’arredamento degli interni, dai costumi, dalla ricostruzione degli anni ’50 e degli Swinging Sixties. Persino dalla colonna sonora. Valga su tutte la scena in cui George e Charley ballano prima una versione molto vellutata di “Stormy Weathers” e poi “Green Onions” di Booker T. & The MG’s.
Ma in “A Single Man” non c’è solo stile e forma, c’è anche sostanza. La storia è abbastanza originale e soprattuto molto profonda. Verosimile e capace di far riflettere sulla solitudine e sul senso della vita tutta. Finale a sorpesa – non banale – che ovviamente non vi svelo.
Consigliato a tutti gli amanti del bel cinema. Voto: 8.
Nota 1: Tom Ford ha scritto la sceneggiatura, ha diretto la pellicola e l’ha anche prodotta.
Nota 2: se vi interessa la storia potete leggere il romanzo “Un uomo solo” di Christopher Isherwood. Edizione italiana di Adelphi.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Pubblicato da Smeerch

A blogger, a dj

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