Guida galattica per autostoppisti

Guida galattica per autostoppisti
(The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy)

di Garth Jennings (Usa, 2005)
con Mos Def, Martin Freeman,
Sam Rockwell, Zooey Deschanel, Bill Nighy,
John Malkovich, Mak Wilson, Steve Pemberton,
Stephen Fry, Thomas Lennon, Helen Mirren, Alan Rickman,
Anna Chancellor, Dominique Jackson, Kelly Macdonald

Avendo letto qualche mese fa il romanzo omonimo di Douglas Adams, da cui è stato tratto – ed avendolo trovato divertente – non potevo certo esimermi dalla visione di questa pellicola. E sapete cosa vi dico? Che mi aspettavo di peggio, di molto peggio. Invece l’ho trovata abbastanza attinente al romanzo, almeno per quello che ricordo, che piaccia, o meno, non è stato comunque stravolto.
Il no-sense ideato e narrato da Adams è meno pregnante sullo schermo ma comunque e fortunatamente non si perde del tutto.
Sulla trama e sul contenuto non mi soffermerò, dunque, perché già ne ho scritto. Lasciatemi dire, invece, che ho trovato molto valida la scelta di affidare a Martin Freeman (uno che mai avevo visto prima) la parte di uno dei due protagonisti (Arthur Dent). Insomma la faccia del pavido ce l’ha tutta. Ho trovato delizioso il suo andarsene in giro per le galassie in vestaglia e asciugamano con la faccia di uno che non ha capito (quasi) nulla di quello che gli sta succedendo intorno.
Anche Mos Def è stato per me una grandissima sorpresa. Ma perché non gli affidano altri ruoli? In queste commedie recita benissimo. Mi aveva già fatto una buona impressione anche in “Be Kind Rewind” ma qui credo che, non so, forse si è superato nella parte di Ford Prefect.
Zooey Deschanel è piccola, dolce e carina. Roba da perderci la testa, quasi. Forse troppo giovane per il ruolo di Trillian ma non è importante perché recita benissimo. Non gigioneggia più di tanto, sa tenere la parte della ragazza con la testa sulle spalle (in alcune scene), pur essendo molto, molto, molto carina. Scusate la ripetizione. Vi ho già detto che in alcune espressioni mi ricorda molto la cantante Katy Perry?
Comunque per me il vero ganzo, il mattatore di questa pellicola è il magnifico Sam Rockwell – qui nei panni dello sciamannato Presidente Zaphod Beeblebrox. Ma ditemi voi: uno con l’espressione così sfrontata dove lo trovate? Basta guardarlo per trovarlo immediatamente simpatico. Ma come si fa? Nonostante qui il suo ruolo sia quello del pazzoide egoista, vanesio e pieno di sé, non si riesce a trovarlo odioso, anziché adorabile.
Adoro quando John Malkovich interpreta ruoli comici. Qui lo troviamo nei panni di una specie di santone, un papa acerrimo rivale di Zaphod Beeblebrox durante le elezioni presidenziali.
Bill Nighy fa la parte del vecchietto bonario Slartibartfast, una specie di Cicerone che accompagna Arthur alla scoperta della riproduzione del Pianeta Terra in scala 1:1.
Ad Helen Mirren è stato affidato il compito di dare la voce al supercomputer Deep Thought (Pensiero Profondo) ma la cosa, ovviamente è andata perduta nell’edizione italiana, a causa del doppiaggio.
Stessa cosa dicasi per Stephen Fry che nell’edizione originale raccontava le vicende in qualità di voce narrante.
Nota: il pupazzone bianco latte (lucido) aveva forse un aspetto troppo buffo e “pacione” per rappresentare Marvin, il robot perennemente depresso, sarcastico e col senso dello humor nero.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.