gennaio, 2010


30
gen 10

Tra le nuvole

Tra le nuvole

di Jason Reitman

(Usa, 2009)
con George Clooney, Vera Farmiga,
Anna Kendrick, Jason Bateman, Danny McBride,
Melanie Lynskey, Amy Morton, Sam Elliott, J. K. Simmons,
Zach Galifianakis, Chris Lowell, Adam Rose, James Anthony,
Dave Engfer, Steve Eastin, Marvin Young, Lucas MacFadden

Una pellicola a metà strada tra il genere drammatico e alcune brillanti trovate da commedia. Di fondo c’è un dramma ma in alcuni frangenti si sorride abbondantemente.
Voto complessivo: 7 e mezzo.
Una garanzia: il regista è lo stesso di altri 2 film che mi sono molto piaciuti: “Juno” e “Thank You For Smoking”.
“Tra le nuvole” racconta di Ryan Bingham, un tagliatore di teste tra i 40 e 50 anni, un uomo di bell’aspetto, un manager che si direbbe di successo, uno che per mestiere licenzia il personale di grandi società. Avete capito bene: licenziamenti in outsourcing. Non è un’invenzione del film, ne esistono davvero. Il dramma di Ryan è che non ha una vita. O meglio la sua vita è viaggiare. Passata gran parte del suo tempo su voli interstatali. Gira in lungo e in largo il territorio degli Stati Uniti per lavoro. A casa ci sta pochissimi giorni e, ovviamente, non ha alcun legame sentimentale. Poi un giorno, per caso, nella hall di un albergo incontra Alex, una bella donna che ha il suo identico tenore di vita. Immediatamente scatta il colpo di fulmine. I due prima si raccontano con divertito cinismo le idiosincrasie delle loro originali vite e subito dopo vanno dritti al sodo: fanno sesso. Un sesso sano, schietto e fine a se stesso, privo di alcun legame sentimentale. Almeno questo è quello che sembra in un primo momento.
Durante gli stessi giorni Ryan deve anche affrontare un problema professionale: la sua azienda ha intenzione di richiamare tutti gli agenti sparsi in giro per il territorio e farli lavorare dalla sede principale attraverso un software di videoconfereza 1-to-1. L’ideatrice del progetto è Natalie Keener, una giovane laureata da pochissimo, molto ambiziosa e antipatica, una ragazzina alquanto presuntuosa che, però, viene sgamata ben presto da Ryan. La novellina non ha mai licenziato nessuno, né ha la pellaccia dura abbastanza per farlo sul serio, di persona, face-to-face. Il risultato di questo exploit è che il grande capo decide di mandare in giro anche lei tagliare teste, affiancandole l’esperto Ryan come guida/istruttore.
Il problema di Ryan a questo punto, consiste non tanto (e non solo) nel doversi scarrozzarsi in giro la “signorina so tutto io”, quanto piuttosto nel dover rinunciare a quella vita solitaria da girovago senza casa, senza meta e senza metà. Uno stile di vita che, comunque, ormai a lui piace. Ma piace sul serio. Non potrebbe viverne senza. Questa è proprio la sua filosofia di vita, qualcosa che ha abbracciato a tal punto da arrivare ad insegnarlo nelle conferenze motivazionali che tiene – facendo buffamente uso di uno zainetto come simulacro per le metafore esplicative. Tornare a casa, a Omaha nel triste Nebraska, per Ryan sarebbe quindi un duro colpo da mandare giù, poiché lo costringerebbe a ripensare a tutta la sua vita, a tutte le sue teorie.
La recitazione di George Clooney è fuori da qualsiasi discussione. L’attore ha la faccia e l’età giusta per il ruolo – una volta si sarebbe detto il “phisique du role”. Siamo in presenza di un aplomb perfetto per interpretare un uomo rassegnato a vivere da nomade, passando da aeroporto ad aeroporto senza colpo ferire, uno che ha scavallato la condizione svantaggiosa della irrecuperabile solitudine, finendo per adagiarsi dentro di essa e farla diventare addirittura un plus, uno status che finge di condividere, di avallare e  di aver adottato come stile di vita con cognizione di causa. Credo che, in fondo, il senso del film sia tutto qui.
Vera Farmiga è una donna piena di classe. Certo, qui il trucco, l’acconciatura e gli abiti la aiutano molto, ma diciamo che sotto c’era già una bella donna. Una che non mi farebbe perdere la testa ma – devo ammettere – decisamente fascinosa. Nei panni della donna in carriera si trova perfettamente a suo agio. Vi invito a notare il modo in cui lancia delle occhiate silenziose, in cui muove le mani o in cui cammina. Dettagli studiatissimi che appaiono estremamente naturali e, perciò, riuscitissimi. D’ora in poi, vedrete, ad Hollywood la chiameranno per qualsiasi grande produzione che preveda il ruolo di una signora di classe. Bravissima.
Anna Kendrik fa la gnappetta rampante, Natalie, la giovane neolaureata che non vede l’ora di divorare il mondo con la propria supponenza. Una che crede di aver capito tutto degli affari e della vita, che è seduta tranquilla nelle proprie convinzioni borghesi da “American Dream” ma che cade come un castello di carta al primo importante sgambetto. Fare la piagnona è nelle sue corde ma bisogna dire che recita decisamente bene anche in tutte le altre situazioni della pellicola- Peccato per quelle odiose sopracciglia, troncate sull’arco dell’orbita oculare. Trucco e parrucco: da rivedere.
Jason Bateman è il simpaticone di sempre, anche se il suo non è un ruolo propriamente leggero. Gli abiti del supermanager gli scendono benissimo. Ormai può recitare un ampia gamma di ruoli: buon per lui, di certo in futuro il lavoro non gli mancherà.
Una citazione di merito anche per J. K. Simmons che intrepreta uno dei poveracci (di mezza età) che viene licenziato dai tagliatori di teste. Lo ricordate nella saga di film di Spiderman? Lì interpretava il buffo e scorbutico direttore del giornale per cui lavora Peter Parker (Daily Bugle), qui invece tiene benissimo un primo piano alquanto drammatico, successivo alla notizia del licenziamento. Bravo mestierante.

Sam Elliott è sempre più buffo con qui baffoni. Ricordate l’uomo seduto al bar nelle prime scene de “Il grande Lebowski”? Beh, qui interpreta un bonario pilota di jet e riesce a strappare alcuni sorrisi sornioni.

Nota musicale: durante una festa aziendale a cui partecipano di straforo i protagonisti si può ascoltare il pezzo “O. P. P.” dei Naughty by Nature e “Bust A Move”, interpretata dal vivo, sul palco, da Young Mc in persona.

Ah, il sottotitolo “La storia di un uomo pronto a prendere il volo” lo trovo decisamente fuorviante.
La locandina, senza quell’enorme cartello nero, sarebbe potuta essere carina.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


29
gen 10

Ottimi contenuti veicolati in maniera completamente sbagliata

Il micrometraggio realizzato per il festival “Meet In Town” è stato caricato come intro flash del sito ufficiale, per altro senza tasto “skip”. Io dico che sarebbe stato meglio se il video fosse stato caricato su YouTube e magari veicolato attraverso una campagna di tipo “wanna be-viral”.


28
gen 10

Now USA make protocols

«In the 19th and 20th centuries we made stuff: corn and steel and trucks. Now, we make protocols: sets of instructions. A software program is a protocol for organizing information. A new drug is a protocol for organizing chemicals. Wal-Mart produces protocols for moving and marketing consumer goods. Even when you are buying a car, you are mostly paying for the knowledge embedded in its design, not the metal and glass»

.

David Brooks, “The Protocol Society”
Nytimes.com – 22 dicembre 2009.


26
gen 10

Kiss Kiss Bang Bang

Kiss Kiss Bang Bang

di Shane Black (Usa, 2005)
con Robert Downey Jr., Michelle Monaghan,
Val Kilmer, Corbin Bernsen, Dash Mihok,

Larry Miller, Shannyn Sossamon, Rockmond Dunbar,
Angela Lindvall, Nancy Fish, Josh Richman

Questo film mi ha deluso un bel po’. Chissà cosa mi aspettavo. Quando ho iniziato a guardarlo non ricordavo nemmeno quali fossero i principali attori del cast.
Ad ogni modo, questa commedia – diretta dal’autore del soggetto di Arma Letale 1, 2 e 4 – non è un granché. L’ho trovata molto confusionaria e leggermente autoreferenziale. Metteteci anche l’eccessivo “gigionare” di Robert “Robertino” Downey Jr. ed ecco che mi cadono le braccia. Perché a me questo attore piace – e molto – ma in questa pellicola davvero esagera con le faccette, gli ammiccamenti. Inoltre è tutto così sopra le righe che quelle poche scene serie, che pure sono presenti, non riesci proprio a slegarle dal resto e ad apprezzarle.
La storia è quella di un ladro di New York, tale Harry Lockhart, un furfante trentenne maldestro ma dal cuore grande. Il caso vuole che Harry, datosi alla fuga, finisca dentro un ufficio in cui stanno facendo il casting per un ruolo drammatico in un film. Il dolore per la morte del suo complice, ucciso poco dopo la rapina, lo porta involontariamente a fare un provino straordinario. Dunque, una volta preso per la parte, finisce a Los Angeles, dove girerà da un party all’altro come una vera star di Hollywood. Le cose iniziano a complicarsi quando, per prepararsi alla lavorazione di un film poliziesco, la produzione decide di affiancarlo ad un noto detective privato della città, Perry van Shrike – detto Gay Perry a causa della sua conclamata omosessualità. I due passeranno molto tempo gomito a gomito e rimarranno invischiati in una serie di morti misteriose.
La parte trama relativa al caso degli omicidi è molto confusionaria. Non si riesce a capire granché, sin quasi alla fine della pellicola, quando invece i protagonisti si prendono la briga di spiegare allo spettatore cosa è successo e perché sono morte quelle persone. Non ci siamo. Non mi è piaciuto. Così come ho trovato eccessivo interrompere spesso lo svolgimento dell’azione con un fermo immagine per fare in modo che la voce narrante (quella del protagonista) potesse narrare fuori campo e fare commenti, battutine, dare di gomito allo spettatore rivolgendogli la parola direttamente.
Mi spiace per Val Kilmer ma qui aveva già inziato la sua fase calante. Troppo rigido, nonostante qui debba interpretare il ruolo dell’uomo d’esperienza, serio, pacato e responsabile. Dal momento che il ruolo del pazzoide (ignorante) e scavezzacollo è quello affidato a Downey.
Michelle Monaghan è molto carina. Non ci avevo mai fatto caso. Quanti anni le dareste? Io meno di 25. Invece pare sia nata nel 1976, dunque ne ha 34 (circa). Strano, vero? In questo film sembra molto giovane, recita abbastanza bene la parte dell’ex compagna di liceo di cui il protagonista è innamorato da sempre, anche se l’immagine che viene fuori è quella della ragazza un po’ svampita. A dire il vero non ho capito bene se il ruolo che intepreta richiedesse questo tipo di performance.

Voto globale: 5,5.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


25
gen 10

SmeercHouse 24 Gennaio 2010

Puntata N. 2 della settima stagione. La 163^ di sempre.
Non è andata poi male, per essere la prima puntata di domenica mattina. Prendete nota: ce ne saranno molte altre.
Questa volta ho spaziato dal pop contemporaneo americano alla house – come al solito – passando per il jazz, il nu-jazz, la drum’n'base, il rock steady, il rap (italiano e americano), la musica cantautoriale (italiana e francese), il rhythm’n'blues, la dance (in generale).

Il podcast questa volta dura 136 minuti circa. Potete ascoltarlo premendo ‘play’ sul piccolo lettore nero che vedete qui sopra. Oppure, se volete portarvelo in giro, potete scaricarlo cliccando qui (File mp3 da 38,9 MB codificato mono a 40Kbps – 22050 Khz).

La playlist:
1. Sigla (Gennaio 2010)
2. Mary J. Blige feat. Drake – The One
3. Beyoncè feat. Lady Gaga – Video Phone (Original Edit)

4. Alicia Keys – Doesn’t Mean Anything
5. Rihanna – Russian Roulette
6. The Black Eyed Peas – Meet Me Halfway (Album Version)
7. Monie Love – It’s A Shame (My Sister)
8. Florence and The Machine – You’ve Got The Love
9. Mousse T. – Johnny Come Home (Cocktail Mix)
10. Neffa – Prima di andare via
11. Nina Zilli feat. Smoke – Penelope
12. Giuliano Palma & The Bluebeaters – Il cuore è uno zingaro
13. Kiave con Mama Marjas – Morfeo

14. Turi feat. Shaone – Another Story
15. Vinicio Capossela – Si è spento il sole
16. Daniele Silvestri – Giro in Si
17. Louis Armstrong – The Creator Has A Master Plan
18. Serge Gainsbourg – Melody
19. The Isley Brothers – It’s Your Thing
20. Time Machine – The Wiggle (Shin-Ski Remix)
21. Club des Belugas – What Is Jazz
22. Koop – Tonight (Nicola Conte New Jazz Version)
23. Basement Jaxx feat. Jose James – Gimme Somethin’ True
24. Byron Stingly – You Make Me Feel
25. Crystal Waters – Enough (Grant Nelson Mix)
26. Jestofunk – Disco Queen (Album Version)

27. Marshall Jefferson – Move Your Body
28. Thomas Bangalter – Spinal Scratch


23
gen 10

Sabato 30 gennaio metto i dischi al Cantina Music Box

Che ne dite di questa locandina/flyer? Vi piace? L’ha realizzata per me (gratis e con estrema gentilezza) l’amico BricoAlessio. Mi serve per ricordarvi che sabato prossimo, 30 gennaio 2010, sarò a cambiare i dischi al Cantina Music Box di Roma (via Lucrino, 28/B) – al quartiere africano. La serata si chiama “Quattroquarti”. Metterò solo musica house. Di quella classica, dunque niente pestioni, nessun pezzo acido, bandita la minimal, la industrial e la elettromerda. Solo pezzi soulful, melodici, cantati, cazzoni e potenti.

Se volete capire di che musica sto parlando seguite l’hashtag #quattroquarti su FriendFeed.

Al mio fianco ci saranno altre due mani (novelle) ad aiutarmi con tutti quei bottoni e quelle levette.
Io ve lo dico: se non avete voglia di ballare, state a casa.


23
gen 10

SmeercHouse si sposta alla domenica mattina

Questo è un post di servizio per comunicarvi che, su autorizzazione della direttora di RadioNation, la mia trasmissione, SmeercHouse, d’ora in poi andrà in onda di domenica mattina, anziché di sabato pomeriggio.
La modifica del palinsesto del canale 1 di RadioNation è da intendersi immediata. Dunque questo pomeriggio non andrò in onda. Ci si sente domani mattina, dalle 12 alle 14 con la seconda puntata della settima stagione.
Saluti e baci.


21
gen 10

A Single Man

A Single Man

di Tom Ford

(Usa, 2009)
con Colin Firth, Julianne Moore,
Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Kortajarena,
Paulette Lamori, Ryan Simpkins, Ginnifer Goodwin,
Teddy Sears, Paul Butler, Aaron Sanders,
Keri Lynn Pratt, Nicole Steinwedell, Ridge Canipe

Questo è il primo film diretto da Tom Ford. Fino a ieri lo consideravamo uno stilista di serie A. Da adesso in poi possiamo considerarlo anche regista di serie A. “A Single Man” è un film bello, molto bello e tanto raffinato. Stilisticamente inneccepibile, direi.
È un film lento? Sì, lentissimo ma non è importante. Se siete di quelle persone che categorizzano le pellicole in questo modo, lasciate perdere, è meglio che passiate oltre. Io mi sono anche addormentato durante la proiezione ma non è questo il punto – ero molto stanco, avrei dormito anche durante le concitate e fracassone scene di “Total Recall”. Il punto è che questa pellicola è meravigliosa. Dolce, intensa e toccante.
“A Single Man” racconta la solitudine e la lucidità di un uomo rimasto solo. George è un uomo poco meno che cinquantenne, diciamo fourty-something, che perde il proprio compagno dopo 14 anni di convivenza. Un uomo che si autocondanna alla tristezza più assoluta, dilaniato dalla depressione, ad un passo dal suicidio. George per vivere fa il professore di letteratura in una università di Los Angeles. Charley è la sua unica amica, nonché conforto per i momenti di massima disperazione, quella stessa donna che da giovane è stata la sua amante, durante il meraviglioso periodo che i due hanno trascorso a Londra.
Colin Firth ha perso sicuramente più di 15 Kg per recitare in questa pellicola. Non è irriconoscibile ma ci manca poco. Il suo aspetto fisico è molto importante perché qui il regista, a mio modo di vedere, ha voluto fare un omaggio iconografico al periodo della maturità di Mastroianni. Guardate la locandina e siate sinceri: non vi ricorda il nostro Marcello nazionale? Ad ogni modo Firth è semplicemente perfetto. Bravissimo nel suo ruolo. Io gli conferirei due o tre premi Oscar oggi stesso, senza perdere tempo, senza nomination, cinquine, red carpet, ecc. Riesce a reggere la camera da presa in modo strepitoso. Per verificare quello che dico basta soffermarsi a guardare la scena in cui, seduto in poltrona, al suo personaggio viene annunciata la morte del giovane compagno. Sul suo volto, in un paio di minuti, riesce a passare tutta una serie di emozioni che lo spettatore non fa alcuna fatica ad interpretare e a percepire come eccezionalmente verosimili. Bravo bravo bravo. Il film è praticamente tutto retto sulle sue spalle. Per l’80% del tempo sullo schermo c’è Colin Firth. La scena è tutta sua.
Pure Julianne Moore dà il meglio di sè. Anche se io, sinceramente, continuo a preferire la sua eccelsa interpretazione in “Magnolia”. È un po’ un peccato che abbia solo un paio di scene a sua disposizione perché se la cava egregiamente nei panni della donna di mezza età ricca ed annoiata, mezza alcolizzata, di gran classe ma abbandonata dal marito e in cerca di una compagnia (maschile) con cui invecchiare  e fuggire l’autocommiserazione.
Ottima prova anche per Nicholas Hoult. Ricordate il bambino col cappellino co-protagonista di “About A Boy”? Beh, è lui! Ammazzalo se è cresciuto! Con quegli occhioni verdi, questo dove si gira distrugge cuori. Il suo faccino pulito piacerà molto a mamme e figlie. C’è da giurarci.
Anche Matthew Goode ha poche scene. Interpreta il compagno morto del protagonista. Per essere bravo è bravo. Sa recitare. Ma c’è una faccia da pirlotto che non ti spieghi. Sarà il naso? Sarà la divisa bianca da giovane marinaio? Boh.
In conclusione ribadisco la bellezza del film, denotata soprattutto dalla scelta stilistica delle location, del cast, dell’arredamento degli interni, dai costumi, dalla ricostruzione degli anni ’50 e degli Swinging Sixties. Persino dalla colonna sonora. Valga su tutte la scena in cui George e Charley ballano prima una versione molto vellutata di “Stormy Weathers” e poi “Green Onions” di Booker T. & The MG’s.
Ma in “A Single Man” non c’è solo stile e forma, c’è anche sostanza. La storia è abbastanza originale e soprattuto molto profonda. Verosimile e capace di far riflettere sulla solitudine e sul senso della vita tutta. Finale a sorpesa – non banale – che ovviamente non vi svelo.
Consigliato a tutti gli amanti del bel cinema. Voto: 8.
Nota 1: Tom Ford ha scritto la sceneggiatura, ha diretto la pellicola e l’ha anche prodotta.
Nota 2: se vi interessa la storia potete leggere il romanzo “Un uomo solo” di Christopher Isherwood. Edizione italiana di Adelphi.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


19
gen 10

Soul Kitchen

Soul Kitchen

di Fatih Akin (Germania, 2009)

con Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel,
Anna Bederke, Pheline Roggan Lukas Gregorowicz,
Dorka Gryllus, Wotan Wilke Möhring, Demir Gökgöl,

Zarah Jane McKenzie, Jan Fedder, Peter Lohmeyer,

Maria Ketikidou, Catrin Striebeck, Marc Hosemann,
Cem Akin, Gustav-Peter Wohler

Che cosa abbiamo qui? Vediamo: un film tedesco, ambientato ad Amburgo, diretto da un regista di origine turca (Fatih Akin) con protagonista un trentenne di origine greca. Il regista è lo stesso che aveva anche diretto “La sposa turca” – pellicola che io non ho visto.

Solitamente non vado al cinema a vedere roba così, però questa volta ho fatto un’eccezione: il trailer era troppo simpatico. Fatto benissimo. Ha stimolato perfettamente la mia curiosità. Dunque sono andato a vederlo, anche perché i miei amici condividevano la mia stessa curiosità.
Filmetto carino. Simpatico. Anzi no: buffo. Grottesco, ma neanche tanto. Non si ride di pancia. Si sorride, più che altro.
Il protagonista è un ragazzo poco più che trentenne, tale Zino Kazantsakis, il titolare di un ristorante sgrarrupato alla periferia della città. Zino è uno sfigato, un po’ lercio ma decisamente buffo, un poveraccio a cui ne capitano di tutti i colori: viene mollato dalla ragazza che va a vivere a Shangai perché vuole sentirsi libera ed indipendente, ha un bel po’ di pagamenti arretrati con il fisco, un ex compagno di scuola che vuole comprare il suo ristorante gli manda gli ufficiali sanitari a fare i controlli sull’igiene per far crollare le quotazioni del locale, si becca un colpo della strega mentre sposta da solo una lavastoviglie pesantissima, ha un fratello ladro e galeotto che, appena uscito di galera, lo obbliga ad assumerlo nel ristorante solo per poter restare a piede libero per più ore al giorno e così via. Ovviamente va tutto per il peggio per circa metà pellicola. Poi le cose iniziano ad ingranare. Non vi svelo altri particolari, anche perché ho detto già troppo.
Adam Bousdoukos (il protagonista) è un tamarro con tutti i crismi. Se provate a guardate distrattamente la locandina potreste scambiarlo per Jim Morrison o anche Massimo Di Cataldo.
Moritz Bleibtreu (il fratello del protagonista) è un altro super truzzo, uno alquanto bolso con la tipica faccia da greco. Non ci si può sbagliare: uno così lo riconosceresti anche a diversi kilometri di distanza.

Anna Bederke è caruccia, con la sua frangettona scura ricorda a tratti Mia Wallace di Pulp Fiction (Uma Thurman).
Pheline Roggan interpreta la fidanzata del protagonista: una biondina efebica, stronza e algida. Nemmeno tanto bella. Perfetta per il ruolo affidatole.

Il personaggio del cuoco integralista, interpretato da Birol Ünel, è di sicuro il più simpatico. Immaginate un gagà con i capelli impomatati che va in giro con un coltellaccio da cucina nascosto dentro un completo gessato e che si rifiuta di cucinare junk food o ricette tradizionali modificate.
Il database dice che Dorka Gryllus ha già recitato in “Irina Palm”. Io sinceramente non la ricordo. Ad ogni modo, qui l’hanno truccata tantissimo (e benissimo) per farla sembrare una massaggiatrice dolce e carina.
Il ruolo del pappone approfittatore e opportunista, affidato a Wotan Wilke Möhring, è forse quello meno riuscito, essendo molto caricato e poco spontaneo. Un peccatuccio questo che, tutto sommato, è perdonabile.
Io mi son divertito a vedere “Soul Kitchen” (al cinema) anche e soprattutto perché la sua colonna sonora è meravigliosa, oltre che varia (jazz, soul, r’n'b, funk, elettronica e altro ancora), perché gli attori son tutti bravi e perché la storia è raccontata bene: senza buchi nella trama, senza salti illogici, senza strafare.
Visione consigliata. Voto 7.

Il trailer italiano.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


17
gen 10

SmeercHouse 16 Gennaio 2010

Siamo arrivati alla settima stagione. Eccomi qui con una nuova puntata. La prima del 2010, la 162^ di sempre. Nuovo anno, nuova siglia. Vi piace? Che ne dite? L’ho assemblata usando tre brani diversi: “Risveglio” di Turi, “Lost Ones” di Lauryn Hill e “Beau Mot Plage” di Isolée. In pratica si tratta della base strumentale di Lost Ones” su cui mi sono divertito a montare un campione e 4 frasi realizzate con l’ausilio dei software di sintetizzazione vocale. Tutto qui.

Dunque dicevamo anno nuovo. Anno nuovo ma regole vecchie. SmeercHouse torna a trasmettere tenendo fissa la rotta, rimanendo cioè fedele ai due principi basilari che l’hanno caratterizzato negli ultimi anni: 1. ogni pezzo suonato piace al titolare del programma, gli sta simpatico o in qualche modo suscita il suo interesse (e solo il suo); 2. mai un pezzo viene suonato per più di una volta – eccezion fatta per quelle volte che il compilatore della scaletta si dimentica o perché il desiderio di suonare quel brano è così forte da mandare in vacca qualsiasi inutile regola auto-imposta.
Ve l’ho già detto che qui faccio un po’ tutto io? Che di questo programma sono, allo stesso tempo, il regista/tecnico, lo speaker, l’autore, l’ideatore, il compilatore di scalette, ecc.? Sì? Beh, allora è inutile ripetersi. Godetevi la musica, che ce n’è tanta. E che è meglio.

Il podcast questa volta dura 121 minuti. Potete ascoltarlo premendo ‘play’ sul piccolo lettore nero che vedete qui sopra. Oppure, se volete portarvelo in giro, potete scaricarlo cliccando qui (File mp3 da 34,6 MB codificato mono a 40Kbps – 22050 Khz).

La playlist:
1. Sigla (Gennaio 2010)
2. Kings of Convenience – The Weight of My Words (Four Tet Remix)

3. Turi – Capeesh
4. Kiave con Ghemon & Hyst – Da un po’
5. Funky DL – Not The 1 4 Me (Shin-Ski Remix)
6. Shin-Ski feat. The Procussions – It’s All Real
7. Vinicio Capossela – Il gigante e il mago
8. Nina Zilli – Tutto bene
9. Kool & The Gang – Rated X
10. Mongo Santamaria – Get The Money
11. Ke$ha – TiK ToK

12. Laid Back – White Horse
13. Todd Terje – Eurodans
14. Basement Jaxx – Raindrops
15. Roisin Murphy – Momma’s Place
16. Reboot – Enjoy Music
17. David Guetta feat. Kid Cudi – Memories

18. Kelis – Trick Me (Tiefschwarz Remix)
19. Rich & Bitch – Rum & Cocaina
20. Smoke City – Mr. Gorgeous (Mood II Swing Vocal Mix)
21. Black Eyed Peas – I Gotta Feeling (Lancet Sound Remix)
22. Dennis Ferrer – Hey Hey (Dennis Ferrer’s Attention Vocal Mix)
23. Da Mongoloids – Spark Da Meth (ATFC’s Wildstyle Remix)
24. Roger Sanchez feat. Terri B. – Bang That Box (Club Mix)