Motel Woodstock

Motel Woodstock
(Taking Woodstock)

di Ang Lee (Usa, 2009)

con Demetri Martin, Dan Fogler,

Henry Goodman, Jonathan Groff, Eugene Levy,
Imelda Staunton, Kevin Sussman, Liev Schreiber,
Kevin Chamberlin, Gabriel Sunday, Mamie Gummer

Pellicola leggera e gradevole che però non mi ha entusiasmato più di tanto.
Ang Lee approfitta del leggendario concerto di Woodstock per raccontare la storia di un ragazzo che nel giro di poche settimane riesce a dare sfogo alla propria omosessualità e ad affrancarsi dallo stretto e opprimente legame che lo tiene unito alla sua tradizionalissima famiglia d’origine.
“Motel Woodstock” cerca di portare sul grande schermo tutta la voglia di libertà che la “summer of love” riuscì a scatenare, rappresentando il potere che quell’evento ebbe nel trasformare gli animi di chi vi prese parte. Tant’è vero che, a parte il protagonista, anche altri personaggi del film, compresi i suoi genitori (i titolari dell’hotel che ospita gli organizzatori dell’evento), riescono a trarre giovamento dall’entrare in contatto con l’ondata bonaria e pacifista delle migliaia di partecipanti al concerto. Non per nulla il motto delle comunità hippie, e di quegli eventi in particolare, era “Peace & Love”.

Ad alcuni spettatori questo film è risulato un po’ troppo lungo; in effetti ci sono dei passaggi non del tutto necessari, in cui non succede quasi nulla, che potevano essere tranquillamente risparmiati in fase di montaggio. Lodevole, invece, la scelta di non utilizzare per la colonna sonora brani scontati e facilmente riconducibili a quel famoso concerto. Inoltre il regista ha evitato di inserire nel film materiale d’archivio e spezzoni del vero concerto. Domanda: si è trattato di una scelta stilistica o comprare quelle immagini costava troppo? Forse i titolari dei diritti sulle immagini del concerto di Woodstock ne hanno impedito l’uso?
Tra gli attori va segnalata la performance dell’attore protagonista Demetri Martin: senza infamia e senza particolare lode. Interpretazione dignitosa la sua, soprattutto perché, non assumendo un atteggiamento smattatamente effeminato, permette allo spettatore di accorgersi gradualmente delle inclinazioni sessuali del suo personaggio, di vivere questa epifania quasi di pari passo con lo stesso protagonista.

Ottima prova di recitazione per Eugene Levy. Lo ricordate nel ruolo del padre di Jim nella saga “American Pie”? Beh, qui dà il meglio di sè: lo vediamo nei panni di Max Yasgur, un coscenzioso allevatore che, pur mettendosi contro il volere della sua comunità, si schiera al fianco di Elliot nell’organizzazione della manifestazione.
Spassosissimo il personaggio di Liev Schreiber: (Vilma) un trans grosso quanto un’armadio che mentre si occupa della sicurezza della manifestazione assume anche un ruolo di chioccia per Elliot.

Risulta simpatico anche Jonathan Groff nei panni di un giovane musicista hippy dalla chioma riccia e fluente, un tipo estremamente rilassato e dall’approccio iper-positivo che è solito girare a cavallo.
Il film è stato tratto dal libro di memorie “Taking Woodstock: A True Story of a Riot, a Concert, and a Life” di Elliot Tiber e Tom Monte.
Voto complessivo sulla pellicola: 6. Sufficiente.
La locandina italiana è caruccia, seppur non bellisima. Sensata l’idea di scegliere per il lettering un font che ricorda chiaramente la grafica degli album di musica progressive rock di quegli anni. In piccolo, in secondo piano, si vede anche una mucca al pascolo che rimanda alla mente la famosa copertina dell’album “Atom Heart Mother” dei Pink Floyd. Ad ogni modo la locandina originale è molto meglio.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.