settembre, 2009


29
set 09

A proposito di anni '90

Il Ritorno Della Banda ????? ?a?a??? ???????

La Asics ha ripreso a vendere le tute con le bandone ‘logate’ sui fianchi. Nonostante il nuovo testimonial sia un idolo sportivo (calcistico) degli anni 2000. Idolo?
Mi sono imbattuto per caso nell’immagine che vedete qui sopra sul sito TechNotizie.it.

P.S.: questo post avrebbe potuto anche intitolarsi “Il Ritorno Della Banda”.


29
set 09

404 in mano ai giapponesi

404

La pagina di errore 404 del mio blog è quella che vedete qui sopra. Ma io neanche lo sapevo. Cioè ci sono capitato per caso ieri notte, arrivando da una mia stessa nota su Facebook.

Il fatto è che qui, sul blog, ho cambiato l’immagine abbinata all’ultimo post ma su Facebook era rimasta la prima, quella originale. Cliccando sopra a quella rimasta nella cache di Facebook, al fine di ingrandirla, sono arrivato sul mio blog dove però ovviamente l’immagine originaria non esisteva più. Ed ecco che mi sono imbattuo casualmente in questa buffa pagina di errore 404. Non lo trovate anche voi assurdo?
Tutto ciò per la serie “le imprevedibili scoperte di Smeerch”.

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L’autore della customizzazione di questo messaggio di errore pare sia il tipo che ha creato questo tema, ossia Neoease.


28
set 09

Pagliacci (vignetta)

Pagliacci

©Smeerch 2009.

(clicca sulla vignetta per ingrandirla)
Qui trovate una versione in pessimo inglese. ??????? ??????????? ??????

Se voleste approfondire l’argomento Light Peak vi consiglio di leggere questo post di WebNews.it.

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27
set 09

The Informant!

The Informant

The Informant!

di Steven Soderbergh (Usa, 2009)
con Matt Damon, Lucas McHugh Carroll,
Scott Bakula, Tom Papa, Rusty Schwimmer,
Candy Clark, Thomas F. Wilson, Frank Welker,
Melanie Lynskey, Samantha Albert, John McHale

Credevo fosse un film di spionaggio, invece mi sbagliavo. A volte è bello andare al cinema senza avere alcuna notizia riguardo la pellicola.
Quest’ultimo film di Soderbergh narra la storia di un uomo sulla quarantina, tale Mark Whitacre: un chimico che lavora per una grande multinazionale la ADM (Archer Daniels Midland). Sapete, una di quelle enormi corporation che si occupano di biochimica – in questo caso di estrarre la lisina dal mais.
Bene, Mark è un chimico abbastanza giovane ed intraprendente con grandi responsabilità manageriali. Un giorno, improvvisamente, di fronte ad una possibile minaccia di spionaggio industriale, i vertici aziendali chiedono l’aiuto all’FBI. Inizialmente Mark sconsiglia questo tipo di consulenza ma ben presto la situazione finisce per ribaltarsi. Mark diventa stretto collaboratore dei federali. Anzi, di più: Mark diventa un informatore prezioso, l’unica e sola talpa che l’FBI ha per spiare e verificare il sospetto che l’azienda faccia cartello sui prezzi dei prodotti con le sue concorrenti internazionali. Insomma per più di due anni Mark spia i suoi capi ed i suoi colleghi, con la convizione di stare rendendo un gran servizio alla stessa società. Si sente nel giusto.
Putroppo però non ha fatto i conti con la realtà. Quando l’FBI verifica il reato e procede con l’incriminazione dei vertici dell’ADM, per il protagonista saranno solo guai. L’azienda gli si rivolta contro, ovviamente, e dedice di screditarlo, tirando fuori anche una faccenda di tangenti che lo vede coinvolto in prima persona.
Matt Damon è un volto che funziona per un personaggio di questo tipo: un bugiardo cronico, fissato, pazzoide ossessivo, perfezionista – e anche un po’ pasticcione. Di certo i baffi e i 15 Kg che ha messo su per affrontare il ruolo (così dicono) lo hanno aiutato molto in questo senso.
A parte lui e il bravissimo Scott Bakula (ve lo ricordate come protagonista del telefilm “In viaggio nel tempo – Quantum Leap”?) gli altri attori interpretano solo personaggi di rilevanza secondaria.
Il film è gradevole, ben fatto: sia dal punto di vista registico che da quello narrativo; la costruzione della storia, va detto, non è molto lineare.
Tratto dall’omonimo libro di Kurt Eichenwald, “The Informant!” racconta una storia vera, accaduta tra il 1992 e il 1997.
Decisamente carina la colonna sonora: contiene diverse tracce di musica easy listening. Sembra di stare quasi negli anni ’60.
Voto totale: 7. Soderbergh non mi delude mai.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


26
set 09

The way geeks talk about love

You Are The CSS To My HTML

“You Are The CSS To My HTML”

Image by: The Thinking Tank via Quartodisecolo (Davide Tarasconi).


26
set 09

SmeercHouse 26 Settembre 2009

Puntata N. 25 della sesta stagione. La 150° di sempre!
Si torna alle due ore (e passa) di trasmissione.
Questa settimana ho messo un sacco di tracce del bel tempo che fu – anche pezzi che provengono direttamente dagli anni ’90. Poca musica house (ma buona) e molta melodia. C’è stato spazio anche per una chicca: un pezzo dal nuovo album degli Zero 7 – non ancora pubblicato.

Potete ascoltare il podcast – della durata di 129 minuti circa – premendo ‘play’ sul piccolo lettore nero che vedete qui sopra. Se volete portarvelo in giro, invece, potete scaricarlo cliccando qui (File mp3 da 36,9 MB codificato Mono a 40Kbps – 22050 Khz).

Playlist:
1. Sigla (Gennaio 2009)
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2. Block 16 feat. Jhelisa – Find An Oasis
3. Bel Canto – Rumour
4. Letta Mbulu – What’s Wrong With Groovin
5. Finley Quaye – Even After All
6. Donna Regina – Why
7. Zero7 – Everything Up
8. Terry Callier – Love Theme From Spartacus (Zero7 Remix)
9. Daniele Silvestri – Mi persi
10. Dj Cam Quartet – St. Germain
11. Hot 8 Brass Band – Sexual Healing (Re-Edit)
12. Mood – Secrets Of The Sand (Remix)
13. Ghemon & The Love 4tet – Se Adesso Te Ne Vai
14. Dj Fede feat. Ghemon – Canzone appassionata

15. Ne-Yo – Nobody
16. Jay-Z with Rihanna & Kanye West – Run This Town
17. N.A.S.A. feat. Kanye West, Santogold & Lykke Li – Gifted
18. Pepe Deluxe – Before You Leave
19. Jamiroquai – Little L
20. Peter Jacques Band – Walking On Music
21. Armand Van Helden – You Don’t Know Me
22. Filur – It’s Alright
23. House Of Glass – Disco Down
24. Dj Chus & David Penn feat. Concha Buika – Will I (Main Mix)
25. Carl Cox – The Latin Theme
26. Ziko & R.E. Light Orchestra – Olodum (Ziko R.E. Worked Original)
27. 740 Boyz – Shimmy Shake


24
set 09

Basta che funzioni

BastaCheFunzioni

Basta che funzioni
(Whatever Works)

di Woody Allen (Usa, 2009)
con Larry David, Evan Rachel Wood,
Ed Begley Jr., Patricia Clarkson, Conleth Hill,
Henry Cavil, Michael McKean, John Gallagher Jr.,
Carolyn McCormick, Christopher Evan Welch, Jessica Hecht

Ennesima splendida commedia scritta e diretta da Woody Allen.
Finalmente Allen torna a fare film alla sua vecchia maniera. E dimostra di riuscirci ancora benissimo.
Il solo monologo del protagonista, introduttivo alla storia, vale tutto il prezzo del biglietto – o forse più. ??????? ????????? ???? ??????? mp3
Boris Yellnikoff, un uomo di mezza età, un genio della fisica quantistica scorbutico ed apocondriaco, decide di andare a vivere da solo, dopo aver lasciato sua moglie ed aver tentato il suicidio. Odia la vita con tutto se stesso ma ha grande stima di sè, della propria cultura ed intelligenza. Le uniche persone che frequenta sono tre amici – suoi coetanei – che incontra con una certa frequenza in un bar. Un giorno per caso si imbatte in Melody, una ragazza giovanissima, fuggita di casa e da poco arrivata nella Grande Mela. La trova sotto casa, in uno stato pietoso: Melody gli si para davanti come una clochard, gli chiede cibo e un posto dove dormire. Seppur contrariato, Boris cede: si convince e la lascia entrare in casa sua. Melody saprà essere convincente: resterà ospite dal vecchio Boris per molto tempo. I due diventeranno pian piano amici. Mentre lui le insegnerà tutto sul mondo, continuando a brontolare e ad insultarla, lei si invaghirà di lui. Alla lunga i due finiranno per sposarsi, nonostante l’età, nonostante le abissali differenze culturali e caratteriali, nonostante tutto. Il primo anno da sposini sarà idilliaco, almeno finché non arriveranno i genitori di Melody a fare da guastafeste.
Non aggiungo altro perché, in un certo, senso il finale merita. Il film tutto sommato è prevedibile ma non importa. Come diceva il mio vicino di poltroncina: questa è una pellicola in cui “non accade niente”. Ed io mi permetto di aggiungere: meno male! Perché la grandezza di Allen in questo caso sta proprio in questo: nell’aver realizzato un film eccelso pur lasciando che trama fosse né particolarmente originale, né ‘dinamica’. È un film di parola, tutto di testa, in cui la ricchezza principale sono i dialoghi e i concetti espressi dall’autore per bocca del protagonista.
Allen, dicevamo, è tornato a fare i film di un tempo, alla vecchia maniera. Ha lasciato l’Europa ed è tornato a girare in patria, nella “sua” New York. È tornato sul suo vecchio stile tutto nevrotico e psicotico. Solo che questa volta non si è riservato una parte davanti alla cinepresa, questa volta non recita. È Larry David, nei panni del protagonista, a fare da portatore della filosofia alleniana. Inoltre bisogna anche ammettere che il regista ha saputo scegliersi un perfetto primo attore. Sono sicuro che David non ha affatto deluso Allen.
Ottima interpretazione anche per la “piccola” Evan Rachel Wood. Ok: è giovane e carina ma non conta. C’è di più, c’è dell’altro: è perfetta per il personaggio che interpreta. Credo che sia una grande attrice. R qui lo dimostra chiaramente. Una così non è cretina. Non può esserlo. Non puoi essere svampita sul serio se poi sullo schermo interpreti in maniera così perfetta il ruolo della svampita.
Grande scelta di cast anche per quel bambascione ipercredente e represso del padre di Melody: Ed Begley Jr. ha la faccia tipica del ricco bifolco del sud.
Stessa cosa dicasi per Patricia Clarkson: è tagliata per il ruolo di Marietta, la madre stronza e vipera di Melody che da cattolica ultraortodossa in poco tempo, sotto l’influenza della cultura della Grande Mela, si trasformerà in promettente artista all’avanguardia.
Ammetto anche che Henry Cavill è un bel fusto e recita molto bene: ha senso farlo recitare nei panni di un giovane ed avvenente attore.
Giudizio finale: 9. Film da vedere assolutamente.
Consigliato ad un pubblico adulto (e non depresso) ma consigliato moltissimo.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


21
set 09

Videocracy – Basta apparire

Videocracy

Videocracy – Basta apparire
(Videocracy)

di Erik Gandini (Svezia, 2009)

Ok, vediamo: da dove iniziare? Questo non è un film concepito per il pubblico italiano. Difatti è stato girato da un regista svedese di origini italiane (campane, mi dicono) per il mercato svedese. Poi hanno deciso di distribuirlo un po’ in giro. E quindi è arrivato anche da noi, in Italia. Bene. Ma allora perché secondo me non va bene per l’Italia? Perché io, ad esempio, non ci ho trovato nulla di nuovo. O quasi. Nessuna informazione di cui non fossi già a conoscenza. Ho scoperto pochissime cose che, di certo, non mi cambieranno la vita. Mi pare che sia stato venduto come documentario sorprendente, un opera che avrebbe dovuto generare scandali. E invece niente. Giustamente.
Lo stesso film dice che per l’80% degli italiani la tv è la fonte primaria d’informazione. E proprio per questo quell’80% di persone, non andando abitualmente al cinema, non vedrà questo film – ahiloro. Sono loro forse che avrebbero bisogno di accedere a questo tipo di informazione. L’italiano tipo che va a vedere questo film, un’idea sulla cultura popolare italiana degli ultimi 30 anni, e su come si sia formata, ce l’ha già. Non c’è bisogno che lo dica il signor Gandini. Poi, certo, queste informazioni meglio ripeterle che occultarle. Ovviamente più girano e meglio è. Ma non è questo il punto.
Dunque Videocracy ci mostra come e dove è iniziata l’avventura della tv commerciale italiana. Ecco, questa era una cosa che non sapevo. È stato interessante vedere in apertura di film alcuni spezzoni della primissima trasmissione della tv privata italiana, una roba super-trash con telefonate da casa e spogliarello di una casalinga; un programma primordiale che veniva mandato in onda di notte, in diretta da un bar della provincia lombarda. In quell’esperienza il sig. Berlusconi ancora non era coinvolto. O almeno credo. Comunque da lì a poco quello sarebbe stato il suo campo di battaglia preferito. Il suo regno sarebbe partito da lì. D’altronde il meccanismo di “Colpo grosso” non era molto dissimile. ??????? ??????

Le prime battute del documentario, infatti, cercano di spiegare come si è formato questo strettissimo intreccio tra potere mediatico (televisivo) e potere politico, come mai in Italia è ormai impossibile distinguere l’uno dall’altro.

Un altro fattore interessante di Videocracy sono le interviste fatte ad una vicina della villa sarda di Berlusconi, tale Marinella, a Lele Mora (l’impresario più potente della tv) e a Fabrizio Corona, il noto manager di paparazzi che vengono sgunzagliati a caccia di scoop.
Sono rimasto sorpreso: che senso ha seguire Fabrizio Corona ovunque? Va bene, lo vediamo mentre fa presenza in una discoteca – per le cosiddette ‘serate con ospite famoso’, lo vediamo in giro in macchina, lo vediamo al lavoro, lo vediamo mentre si trova in carcere (immagini di repertorio), ecc. Ma perché vederlo nudo sotto la doccia? Perché mostrarlo in una lunga scena davanti allo specchio in cui si tocca e si cosparge di crema? A che pro? Che Corona sia una persona molto vanitosa e piena di sè è noto. Serviva il nudo frontale? Mah! Non sono un bacchettone, non grido allo scandalo, ma che schifo, dai! Si è trattato davvero di una scena ridicola, oltre che inutile. In sala abbiamo riso tutti.
Di Lele Mora ho capito (ho imparato) che è un nostalgico del Duce e del Fascismo. Infatti ha dichiarato che porta sempre con sé, sul telefonino, alcuni video scaricati da YouTube con i brani propagandistici del Ventennio fascista. Li ha anche mostrati alla camera, li ha fatti ascoltare tronfio, felice come un bambino. Credo che abbia anche detto qualcosa come “Che male c’è? Non mi vergogno”. Mi sembra difficile che questo signore non sappia che in Italia esiste il reato di “apologia del Fascimo”. Più che altro credo che se ne fotta altamente, tanto è potente, ormai, ed intoccabile.

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Il fil rouge che tiene insieme le fila del discorso è una lunga intervista ad un ragazzo, tale Ricky: un ventenne della provincia di Bergamo. Ricky lavora in fabbrica ma non vuole farlo per tutta la vita. Non vuole morire operaio ma vuole sfondare nello spettacolo, vuole diventare ricco e famoso, vuole essere realizzarsi arrivando in tv o al cinema con un personaggio tutto suo, una specie di tra Jean-Claude Van Damme e Ricky Martin. L’intervista racconta la sua frustrazione di essere rifiutato a decine e decine di provini e di essere costretto a fare piccole apparizioni come figurante tra il pubblico di diverse trasmissioni tv, nella speranza di poter un giorno emergere. Un desiderio per altro condiviso da milioni di suoi coetanei (sia uomini che donne) che, ormai, hanno eletto il luccicante mondo dello showbiz a meta suprema da raggiungere con ogni mezzo. Il successo popolare a mezzo televisivo – o al massimo cinematografico – come totem, unico e solo obiettivo per la realizzazione del sè.

Ecco, forse questo è il messaggio primario che Gandini vuole comunicare con “Videocracy” ma, ripeto, non è che doveva venire lui a dircelo.
Grazie.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


21
set 09

Pane e cioccolata

Pane e cioccolata

Pane e cioccolata
di Franco Busati (Italia, 1973)
con Nino Manfredi, Gianfranco Barra, Johnny Dorelli,
Anna Karina, Paolo Turco, Tano Cimarosa,
Federico Scrobogna, Francesco D’Adda, Ugo D’Alessio

Film a dir poco fondamentale della storia cinematografica italiana. Un Manfredi così mai visto. O quasi.
Permettetemi di definirlo anche il film con la scena più desolante che abbia mai visto in vita mia – quella della famiglia che vive allo stato semi-selvaggio in un vecchio pollaio.

La storia è quella di Nino, un italiano di mezza età emigrato in Svizzera per cercare fortuna. Di lui sappiamo che per certo periodo ha lavorato come minatore. All’inizio del film, però, lo vediamo impegnato in un altro lavoro: Nino è in prova presso un ristorante. Qui si gioca il posto con un altro cameriere turco (interpretato in maniera divertente da Gianfranco Barra) anch’egli in prova. Il sogno di Nino è quello di ‘sistemarsi’, cioè di ottenere quel posto fisso da cameriere per mettere da parte un po’ di denaro e riuscire finalmente a far trasferire la sua famiglia (moglie, figlio e cognato) con lui in Svizzera. Putroppo, però, sul suo cammino verso una vita dignitosa Nino troverà diversi ostacoli, alcuni dei quali molto più che frustranti. Avrà tanta tanta sfortuna – bisogna ammetterlo – ma a peggiorare le cose ci saranno le differenze culturali tra Nino l’italiano e il paese che lo ospita. Più volte sarà costretto a lasciare un lavoro poiché le condizioni avverse non gli permetteranno di continuare. Ma ogni volta, proprio sul punto di partire, di mettersi sul treno del ritorno verso l’Italia, Nino avrà difficoltà a tornare a casa dai suoi cari e ammettere il fallimento. Ogni volta riproverà ad iniziare da zero, a ripartire da dove aveva iniziato, e ogni volta la fortuna gli girerà le spalle.
Questa pellicola vuole essere un po’ un omaggio a tutti gli italiani che sono emigrati verso l’Europa del centro e del nord in cerca di miglior fortuna. La Svizzera, in questo caso, fa un po’ da simbolo, da esempio, ma si sa che situazioni simili a quelle descritte dal film si sono verificate anche in Belgio, in Germania e anche in altri paesi extra-europei.

Quello che “Pane e cioccolata” traccia è un quadro più che amaro, è l’immagine di un emigrato che viene bistrattato dalla comunità del luogo in cui si è trasferito a vivere e a lavorare, l’immagine di un italiano che viene irriso per il solo fatto di essere italiano. Allo stesso modo da questa storia emergono anche il senso di fratellanza che accomuna gli italiani che si trovano all’estero e la solidarietà tra immigrati di diversi paesi ‘meno evoluti’ – vedi la storia d’amore tra Nino l’italiano e la bella rifugiata di origini greche.
Dell’eccelso Manfredi ho già detto. Non serve aggiungere altro, se non che di questo film è stato anche un po’ la mente. Difatti ne ha scritto la sceneggiatura insieme al regista Franco Brusati.
Gianfranco Barra l’ho trovato particolarmente divertente nel ruolo del cuoco turco che fa i dispetti al suo concorrente – cioè a Nino. Il suo personaggio non parla mai, per tutta la durata del film, ma Barra lo riesce a rendere ugualmente espressivo, molto espressivo, con la sola mimica.
Buffo anche Johnny Dorelli nei panni del facoltoso industriale italiano che si rintana in Svizzera per fuggire al Fisco Italiano. La sua sbruffonaggine iniziale cede il passo, in brevissimo tempo, al dramma di un uomo solo e triste che tenta il suicidio.
Ad Anna Karina hanno riservato il ruolo della bella signora greca, tanto misteriosa, quanto affascinante, di cui si innamora Nino. La loro storia d’amore durerà molto poco e sarà particolarmente difficile ma proprio per questo riuscirà a rendere meglio il senso di due anime in pena, disperate dal senso di solitudine, che cercano e trovano conforto nell’amore di un altro simile, un essere umano che si trova nella stessa situazione critica.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


20
set 09

SmeercHouse 19 Settembre 2009

Puntata N. 24 della sesta stagione. Durata inferiore. Questa settimana ho trasmesso per una sola ora poiché non ho avuto abbastanza tempo per preparare una scaletta lunga di 20 brani (circa). Comunque devo dire che mi sono divertito ugualmente.

Potete ascoltare il podcast – della durata di 63 minuti circa – premendo ‘play’ sul piccolo lettore nero che vedete qui sopra. Se volete portarvelo in giro, invece, potete scaricarlo cliccando qui (File mp3 da 32,1 MB codificato Mono a 40Kbps – 22050 Khz).

1. Sigla (Gennaio 2009)
2. Eminem vs. Glen Miller – Let Me Be In the Mood
3. Amari – Your Kisses

4. Quantic and His Combo Bàrbaro – Wandering Star
5. Articolo 31 – Solo Per Te (Versione SuperFunky)
6. Kid Frost – La Raza (Part 1) (Cantina Mix)
7. D.N.A. feat. Suzanne Vega – Tom’s Diner
8. Dr. Alban – Sing Hallelujah
9. Smoke City – Mr. Gorgeous (Mood II Swing Vocal Mix)

10. Blackcoffee feat. Bucie – Turn Me On (Original Mix)
11. Kerri Chandler – I Think Of You (Love Sick Mix)