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Un nuovo formato tv? Che fortuna!

FormatiTV

Prima il tradizionale 4:3, poi venne il 16:9, adesso è la volta del 21:9. Sto parlando di televisori. Il primo modello di tv con questo nuovo formato lo ha introdotto nel mercato la Philips, chiamandolo “Ambilight Cinema”. M0è arrivata una newsletter di presentazione del nuovo prodotto proprio qualche giorno fa. Dicono che questo è il formato perfetto del cinema (ma qualche hanno fa non dicevano la stessa cosa del 16:9?), dicono che non si perde alcuna porzione dell’immagine, che si evita la visualizzazione delle famigerate bande nere e bla, bla, bla…
Ma chi se ne frega!?
Quando la smetteranno di modificare gli standard per spingere i consumatori a cambiare apparecchio? Forse mai. Allora credo che sia arrivato il momento di inziare a cambiare i nostri monitor con molta meno velocità, anche se ho i miei dubbi che i produttori capiranno.

Ferrero Fresh Folies

Ferrero Fresh Folies - mini Ferrero Rocher

Domenica scorsa, facendo la spesa presso il supermarket Tigre di viale Liegi, ho scoperto le Ferrero Fresh Folies. Incredibile, ormai sembra che io abbia un radar per le novità di casa Ferrero!
Di cosa si tratta? Di una nuova linea di prodotti dolciari da banco frigo, credo pensata specificatamente per l’estate. Al suo interno ci sono la versione mini e ‘fresca’ di diversi prodotti che la Ferrero già distribuisce durante l’inverno: i Mon Cheri, i Rocher, i Raffaello, gli Opera e i Pocket Espresso. (vedi questo post del Promotions-Blog). Questo almeno per il mercato estero. Per il mercato italiano la gamma comprende altri prodotti tra cui il Rondnoir e una specie di gianduiotto.

Come potete vedere dalla foto qui sopra, io ho comprato un paio di scatole di Ferrero Fresh Folies mini Ferrero Rocher. Il costo di ogni confezione (contenente sei pezzi) è di 1,49 Euro. Peso netto: 40 g.

Il cioccolatino è ottimo, ovviamente. Non c’è nemmeno bisogno che lo dica. La definizione esatta sarebbe: “Praline di cioccolato  al latte con nocciole e ripieno cremoso alla nocciola”. Ricorda tantissimo il sapore del Ferrero Rocher originale, anche se è più piccolo, c’è meno wafer all’interno e la granella che lo ricopre è molto più raffinata.
Come ho già detto, la confezione contiene 6 piccole praline adagiate in un blister argentato – praticamente un piccolo vassoio. Credo che tutto ciò sia stato ideato per permettere di servire il prodotto nella sua stessa confezione.

Il prodotto va conservato in frigorifero (+4 °C) e va consumato fresco. Non per nulla la confezione riporta un logo con la scritta “le ricette del fresco”.
Lo ricomprerei? Certamente! Anche oggi stesso – nonostante lo trovi un po’ costoso. Peccato che l’estate stia per finire. Forse dovrei farne una scorta. Speriamo che questa linea sia riuscita ad ottenere il successo che l’azienda sperava così che la prossima estate ce lo possiamo trovare nuovamente nei banchi frigo dei nostri supermarchet.

Nota: ho dato un’occhiata veloce al sito ufficiale Ferrero ma di questa linea di prodotti pare non esserci traccia.

Piede di Dio

Piede Di Dio

Piede di Dio

di Luigi Sardiello (Italia, 2009)
con Emilio Solfrizzi, Rosaria Russo, Filippo Pucillo,
Paolo Gasparini, Antonio Catania, Elena Bouryka,
Antonio Stornaiolo, Guido Quintozzi, Luis Molteni,
Alessandra Caliandro, Carlotta Sapia,
Angelo Argentina, Gian Nicola Resta

Sono andato a vedere questo film per diversi motivi. Mi incuriosiva perché girato in Puglia, perché ci recitava Emilio Solfrizzi e perché il regista è un mio ex professore dell’università: Luigi Sardiello – per gli amici “Sardix”. Anni fa seguì una sua lezione, quando teneva un corso di scrittura presso la facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza (credo fosse il 1998). Inoltre una cara amica mi ha invitato a vedere questo film insieme, il giorno stesso dell’uscita, mentre un altro amico da diversi giorni mi inviava email/newsletter informative sulla pellicola.
Devo ammettere che le attese non erano altissime ma sono rimasto ugualmente deluso. Ho trovato “Piede di Dio” alquanto banale e scontato. A farla breve: più il film avanza più diventa prevedibile. Ci sono poche scene che sorprendono – anzi praticamente nessuna. Inoltre Emilio Solfrizzi si ostina a recitare in Italiano perfetto, nascondendo cioè malissimo il suo accento barese. Mi chiedo: perché? Per sfondare nello showbiz italiano e non restare relegato al ruolo di attore comico di fama regionale? Ok, bene: ma perché recitare con quel tono impostasto e quella voce cavernosa? Non si rende conto di essere poco credibile?
La trama è alquanto semplice: Michele Corallo, un procuratore di calcio di origini baresi, si reca in un paesino del Salento per valutare dei giovani a cui proporre eventualmente un contratto per le serie maggiori della Lega Calcio. Inzialmente non trova nessuno che soddisfi i suoi requisiti, poi però, rimasto bloccato nel posto, mentre passeggia su di una spiagga desolata si imbatte casualmente in un vero fenomeno: Elia. Il ragazzo si dimostra essere un vero asso del pallone, uno che non sbaglia mai un rigore. Unico neo: Elia è un po ritardato. Ride sempre, ha un animo molto ingenuo, appare molto più giovane per l’età che ha (18 anni).
In un paio di giorni Michele riuscirà a convincere la madre del ragazzo – inizialmente titubante – a lasciare andare suo figlio con lui a Roma. I problemi inizieranno quando Michele proverà a procurare un provino per Elia presso un’importante squadra di calcio. Nessuno vorrà dargli ascolto – tranne il suo amico Giulio (ex calciatore come Michele). Questo perché Michele è sostanzialmente un procuratore di secondo, se non terzo livello. Non essendo riuscito a diventare calciatore professionista a causa di un infortunio, si è riciclato come manager di giovani calciatori ma nessuno gli dà molto credito. Ora vive nella Capitale con grande lusso, al di sopra delle sue possibiltà, condividendo un appartamento con la sua ragazza Vittoria, una tipa tanto stupida stupida quanto frivola. Il sogno di Elia, di diventare un importante calciatore di Serie A sarà anche il sogno di Michele. Finalmente potrà vivere un’esperienza che lui non ha mai potuto, inoltre l’eventuale contratto milionario che offriranno al ragazzo potrà permettergli di dare una svolta definitiva alla propria vita e di saldare un debito superiore ai 60 mila Euro con la sua banca.
Il film non mi è piaciuto anche perché è recitato molto male. Soprattutto nei primi minuti. Spesso sembra di assistere ad una farsa. Se è vero che “Piede di Dio” oscilla tra dramma e commedia, è pur vero che si sarebbe potuta mantenere una certa dignità nella recitazione, senza sbracare più di tanto.
Altra nota dolente: un piccolo inserto di animazione, in un cui un uccello vola sulla città a rapprensentare la mente giovane, libera, pura e ingenua del ragazzino che vuole solo giocare a pallone. Io ci ho visto una citazione da “Kill Bill vol.1″, anche se qui la qualità dell’animazione computerizzata lasciava a desiderare.
Forse l’unica che recita dignitosamente è Rosaria Russo nei panni della giovane madre di Elia. Una vera bellezza mediterranea, mora e tenebrosa.
Anche Filippo Pucillo (il ragazzo che impersona Elia) l’ho trovato molto valido. In quasi tutte le scene va sopra le righe ma in un certo senso questo è comprensibile, se si pensa che il suo è un ruolo da ‘picchiatello’.
Di Solfrizzi ho già detto. Aggiungo solo che nelle ultime battute riguadagna un po’ di simpatia allorquando riprende a recitare con naturalezza.
Antonio Stornaiolo (il Tata del noto duo ‘Toti e Tata’) interpreta solo un cameo, verso la fine del film. Fa la parte di un cialtrone – tale mago Raian – che intrattiene i clienti di un luna park introducendo l’esibizione di alcuni fenomeni da baraccone.
Buona prova anche per Paolo Gasparini nel sobrio ruolo di Giulio, l’amico saggio di Michele.
Antonio Catania diverte, come suo solito. Qui lo vediamo nei panni di un ‘maestro’ che, mentre gioca a biliardo, fa sfoggio dei suoi studi classici – nonostante poi si riveli solo un muratore più colto della media.
Alessandra Caliandro appare solo in un cammeo (alquanto imbarazzante) ma io l’ho trovata ugualmente affascinante.
Regia, soggetto e sceneggiatura sono di Luigi Sardiello. Prima prova sul grande schermo.
Voto alla pellicola: 5. Come debutto non è stato il massimo. Comunque io una seconda chance gliela darei.

Nei cinema dal 28 Agosto 2009. Qui il trailer.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

SmeercHouse 29 Agosto 2009

Finalmente SmeercHouse è tornato. Dopo poco più di un mese di pausa – dovuta più che altro al caldo e al vergognoso sviluppo dei driver audio di Windows Vista – eccomi qui con la solita trasmissione musicale del sabato pomeriggio. Due ore filate in cui ho inziato a mandare in play tutte le tracce accumulate durante l’afa agostana. Se vi va, potete dare un ascolto.

Potete ascoltare il podcast – della durata di 118 minuti circa – premendo ‘play’ sul piccolo lettore nero che vedete qui sopra. Se volete portarvelo in giro, invece, potete scaricarlo cliccando qui (File mp3 da 33,7 MB codificato Mono a 40Kbps – 22050 Khz).

La playlist:
1. Sigla (Gennaio 2009)
2. Air – Do The Joy
3. Michael Jackson – I Can’t Help It (Tangoterje Mix)
4. Carnifull Trio – Vorrei la pelle vera
5. Wale feat. Lady Gaga – Chillin (The Knocks Remix)

6. Kid Cudi feat. Kanye West Common – Make Her Say

7. Common feat. Lily Allen – Drivin’ Me Wild (UK Edit)
8. Busta Rhymes – Whoo Ha (Jay Dee Remix)
9. Q-Tip feat. Raphael Saadiq – We Fight / We Love
10. Gorillaz – Dare
11. MSTRKRFT feat. John Legend – Heartbreaker
12. Quantic – Blackstone Rock
13. Mando Diao . Dance With Somebody (Radio Edit)
14. Dj Jazzy Jeff & Erro – Rock Wit U (Yoruba Soul Dub)
15. Ryskee feat. Teki Latex – Leave Me Amor
16. Shakira – She Wolf
17. Fare Soldi – Survivor (Saint Pauli Remix)
18. Calvin Harris – I’m Not Alone (Extended Mix)
19. Mika – We Are Golden (Don Diablo Radio Edit)
20. Clinton Sparks feat. Pitbull & Fatman Scoop – On To You
21. Balkan Beat Box feat. V. Tomova. & M. Alexiava – Bulgarian Chicks

22. DJ Gregory & Gregor Salto – Push In The Bush (Main Mix)
23. Yolanda Be Cool – Afro Nuts
24. Coolshop – Trumpet Girl (Juan Magan Remix)
25. Javi Mula – Come On (Original Mix)

Tutti i libri contenuti in un Kindle

kindle_assembly_diagram

Quella che vedete qui sopra è l’immagine che ha vinto il concorso di design “Engadget’s Kindle”. Scelto tra una lista di 23 finalisti, questo progetto sarà trasformato in qualcosa di reale grazie ad una macchina laser per estrusioni e alla collaborazione del noto blog Engadget (che ha indetto il concorso) con la Adafruit Industries.

Qui potete vedere i 5 più votati e tutti i progetti che sono arrivati in finale.

Separati alla nascita

Napolitano_Farnsworth

Pres. Giorgio Napolitano – Prof. Hubert Farnsworth

Strascinati alla crudaiola

crudaiola

Ricetta semplice e rapida. Tutt’altro che impegnativa. Freschissima. Perfetta per un pranzo estivo.
So benissimo che in giro per la Rete ci sono già molte descrizioni per questa ricetta ma voglio scriverla ugualmente. Per dire la mia. E anche perché l’altro giorno ho mangiato questo piatto dopo tanto tempo e l’ho trovato (nuovamente) delizioso.

Ingredienti per 3 persone:

300 g di strascinati o orecchiette
(ma sostanzialmente va bene qualsiasi tipo di pasta corta)
200 g di pomodori pachino
50 g di ricotta salata
sale e pepe q.b.
un filo d’olio extravergine di oliva
alcune foglie di basilico fresco

Preparazione:
Far bollire l’acqua sul fuoco in una pentola larga. Al momento dell’ebolizzione salare l’acqua e versare la pasta. Cuocere per circa 6 minuti.
Nel frattempo tagliare tutti i pomodorini, versarli in una ciotola capiente e condirli con l’olio, il sale e il pepe. Aggiungere quindi le foglioline di basilico sminuzzate. A cottura ultimata, scolare la pasta e versarla nella ciotola. Mescolare quindi pasta e pomodorini in modo che ogni orecchietta sia condita con l’olio aromatizzato dal succo di pomodoro. Attendere una decina di minuti che il composto si raffreddi. Si consiglia di grattare la ricotta sulla pasta solo un attimo primo di impiattarla e di servire in tavola.

Tempo di realizzazione: meno di 20 minuti.

Nota: ovviamente il nome ‘crudaiola’ della ricetta deriva dal fatto che il pomodoro per il condimento non va cucinato.

Photo coutesy: Frattaglia.

Incomprensioni

Quattro noti personaggi del mondo della musica, dello sport e dell’animazione s’incontrano. Tom Waits va ad incontrare Bob Dylan dietro le quinte, subito dopo un concerto. Più tardi arrivano anche Popeye e Muhammad Ali.
Pur avendo tutti un modo d’esprimersi incomprensibile, stranamente riescono a capirsi. Finiranno comunque per litigare sui contenuti – più che sulla forma.
Ho riso per dieci minuti. E (lo ripeto) Seth McFarlaine è un fottuto genio.

California Suite

California Suite

California Suite

di Herbert Ross (USA, 1978)
con Jane Fonda, Alan Alda, Bill Cosby,
Walter Matthau, Elaine May, Richard Pryor,
Michael Caine, Maggie Smith, Herb Edelman,
Denise Galik-Furey, Sheila Frazier, Gloria Gifford

Divertentissima commedia americana, tratta dall’omonima pièce teatrale scritta da Neil Simon. Un film corale che racconta quattro storie diverse e parallele che avvengono tutte allo stesso tempo a Los Angeles, senza che mai i protagonisti delle stesse si incrocino.
Storia 1: due coniugi, ormai separati, si incontrano dopo 9 anni per discutere del futuro della loro figlia diciasettenne. Devono decidere se la ragazza deve restare con il padre a Los Angeles (dove è fuggita alla chetichella) o tornare con la madre a New York. Entrambi hanno una parlantina sagace e fluente. Per tutto il tempo non fanno altro che scagliarsi addosso battute sarcastiche e frecciatine velenose.
Storia 2: una famosa attrice inglese arriva ad Hollywood in aereo da Londra per la serata di consegna degli Oscar in quanto ha ricevuto una nomination come Migliore attrice protagonista. Ad accompagnarla c’è il suo compagno di sempre, un brillante e paziente antiquario, ex promessa del teatro inglese. I due sono una coppia molto affiatata, si vogliono bene perché si capiscono alla perfezione: praticamente due primedonne dalla lingua affilatissima.
Storia 3: due medici afroamericani di Chicago portano le loro mogli in vacanza a Los Angeles. Essendo due cialtroni pasticcioni, maldestri e tirchi, durante tutto il soggiorno non faranno altro che bisticciare e rivaleggiare l’uno con l’altro. La loro furia li porterà a picchiarsi. Difatti finiranno col tornare a casa in pessime condizioni fisiche.

Storia 4: un uomo di mezza età si reca a Los Angeles per la comunione di suo nipote. Arrivato in città un giorno prima di sua moglie, ne approfitta per passare una serata alcolica tra uomini con suo fratello, una specie di sessuomane. Questi, a sua insaputa, a fine serata gli manda in camera come regalo una prostituta. Il mattino dopo il problema sarà impedire che la moglie in arrivo da Philadelphia non si accorga della scappatella.
Jane Fonda è una donna molto affascinante, di certo non devo essere io a ricordarlo. Quando ha girato questa pellicola aveva circa 41 anni. Ma l’età, per una come lei, non è mai stata un problema. È perfetta nel ruolo della newyorkese snob: una giornalista inacidita dall’ambiente che frequenta e disgustata dall’aria rilassata e salubre dell’ex marito.
Alan Alda è meraviglioso. Simpatico, bonario, gradevolissimo. Mi è sempre piaciuto. Qui non fa altro che confermare l’ottima opinione che ho di lui.
La coppia Bill Cosby/Richard Pryor è spumeggiante. Non li avevo mai visti recitare l’uno di fianco all’altro: sono divertentissimi. Il loro continuo bisticciarsi provoca più di qualche sorriso. Questa loro performance andrebbe vista anche in lingua originale per apprezzarne tutte le sfumature.
Anche Maggie Smith (la madre superiora del film “Sister Act”, nonché la Minerva McGranitt della saga “Harry Potter”) e Michael Caine insieme funzionano a meraviglia. Non solo formano un duetto extra-brillante ma riescono a strappare anche grandi momenti di intensità drammatica nelle ultime battute della loro storia. Applausi a scena aperta: sono da premiare.
Di Walther Matthau ormai non ho più nulla da dire. Genio della recitazione brillante. Cos’altro aggiungere?
Questa pellicola è un piccolo capolavoro: per una volta un ottimo testo teatrale viene adattato per il cinema senza perdere di qualità. Consigliatissimo soprattutto per i dialoghi: quando si dice le parole giuste in bocca alle persone giuste. Voto: 8 e mezzo.
Consigliata anche la sonora composta da brani jazz molto leggeri dal sapore swinging.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Duplicity

Duplicity

Duplicity

di Tony Gilroy (Usa, 2009)
con Julia Roberts, Clive Owen,
Paul Giamatti, Tom Wilkinson, Carrie Preston,
Thomas McCarthy, Wayne Duvall, Dan Daily, Fabrizio Brienza,
Rick Worthy, Oleg Stefan, Denis O’Hare, Kathleen Chalfant,
Robert Bizik, Lisa Roberts Gillan, Lucia Grillo, Andrea Osvart

Spy story contemporanea con i ritmi, il montaggio e la colonna sonora molto simile ad uno qualsiasi degli episodi della saga “Ocean’s”.
Durante una missione, le spie Claire Stenwick e Ray Koval s’incontrano per caso e, dopo un breve gioco di seduzione, finiscono a letto. Il mattino dopo Ray scoprirà di essere stato drogato e derubato da Clair. Passano alcuni anni. I due vengono a contatto ancora una volta e saranno ancora scintille di passione. Questa volta però, dopo un lungo chiarimento, tra i due sboccerà il vero amore, tant’è che Claire e Ray decideranno di uscire dalle intelligence da cui dipendono, mettersi a lavorare per aziende private e giocare “in proprio” una partita da 40 milioni di Dollari.
Fate attenzione: la trama è un tantino complessa. Non distraetevi durante la visione poiché parecchi personaggi fanno il doppio e il triplo gioco. C’è da confondersi facilmente.
Julia Roberts è sì una bella donna ma qui dovrebbe svolgere il ruolo della femme fatale che con un colpo di fulmine fa perdere la testa seduta stante alla spia-fustacchione. Non vorrei essere polemico e cattivo ma lasciatemi dire “Mah!”

Clive Owen come spia ci può stare. Tra l’altro, ormai, dopo il muratore Daniel Craig, chiunque può fare l’agente segreto, no?

Tom Wilkinson e Paul Giamatti come alti dirigenti di multinazionale funzionano bene. Sono abbanstanza seri e maturi da risultare credibili. E poi in abito scuro stanno benissimo.
Di Denis O’Hare non so che dire. O meglio: l’ho sempre visto in altri panni. La sua faccia è più indicata per ruoli ‘da cattivo’, piuttosto che da spia industriale.
Andrea Osvart appare per un attimo, durante una delle scene ambientate a Roma: la vediamo seduta ad un tavolino a conversare amabilmente con il protagonista maschile. Bastano pochi secondi per ricordarsi quanto sia bella.
Voto globale alla pellicola: 6. Film un po’ lunghetto e confusionario.
Consigliato solo a chi apprezza i film spionistici e quelli ‘stilisticamente moderni’. Ah beh, sì, certo: anche a tutte quelle donne che vanno in visibilio di fronte al fascino rude di Tronco Owen.
Nota: Tony Gilroy (il regista di Michael Clayton), oltre ad aver diretto la pellicola, ne ha anche scritto la sceneggiatura.

La scheda di IMDb.com, quella di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.