madmen

Anche io ho visto la serie tv “Mad Men”. Ho terminato la prima stagione sabato scorso.

Di cosa tratta.

Tutto ruota intorno a Don Draper, un pubblicitario di successo nella New York dei primi anni ’60.

Cosa mi è piaciuto.
1. L’imprevedibilità. Ogni finale di puntata ha una sopresa. Le cose sembrano scorrere lisce per 40 minuti e poi, negli ultimi 10, accade sempre qualcosa che non avresti mai immaginato. Meraviglioso! Non è sempre così ma accade per molte puntate.
2. Il profilo dei personaggi trattati. Sono tutte delle personalità poco stereotipate. Non esiste il buono o il cattivo in senso assoluto. Piuttosto possiamo dire che ogni personaggio è rappresentato sotto mille variegate sfumature, spesso contraddittorie. I capiufficio sono spesso stronzi ma deboli. Uno dei soci dell’agenzia pubblicitaria, ad esempio, è un donnaiolo alcolista che tradisce sua moglie. Ma, allo stesso tempo, ha una fiducia cieca nei confronti del suo migliore  copywriter. La mogliettina tutta casa e bambini è sempre sul punto di tradire il marito. Non lo fa praticamente mai ma d’altro canto è una ragazza frustrata, debole, sottomessa e con problemi psichici.
3. La figura del protagonista, magnificamente interpretata da Jon Hamm. Spero che presto per questo attore si aprano i cancelli del dorato mondo del cinema hollywoodiano. Il suo è un volto che definire enigmatico è poca cosa. Serio e serioso per quasi tutto il tempo, sin dalle prime battute mette in scena espressioni crucciate. Il risultato è eccellente: il protagonista si configura come l’uomo dai mille pensieri funesti per la testa. Che Don Draper nasconda qualcosa di grosso lo si capisce da subito.
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4. Le location, i costumi, le luci, tutto ‘il contorno’. Chi ha lavorato su questa serie ha saputo riprodurre fedelmente il mondo dei “Mad Men” dei primi anni ’60, il loro stile di vita, i loro discorsi, gli abiti, gli usi ed i costumi. Per chi non lo sapesse già: Madison Avenue è la strada di New York in cui da sempre si concentrano le sedi delle più importanti agenzie di pubblicità internazionali (e non). “Mad Men” dunque è un’abbreviazione che starebbe per Madison Avenue Men, ossia gli uomini di Madison Avenue. Per estensione: i pubblicitari. In altre parole il titolo è una sineddoche: una parte per il tutto.
5. L’utilizzo di vere campagne pubblicitarie del passato. Vedi “It’s Toasted” per le sigarette Lucky Strike, il proiettore “Carousel” della Kodak, il Clerasil, ecc.
6. Il fascino delle protagoniste femminili. Ad iniziare da Christina Hendrix, nei panni della segretaria supersexy Joan Holloway. Una rossa femme fatale, piena di curve, molto burrosa, fascinosa, quasi una mangiauomini che però, in una drammatica occasione, dimostra di avere un cuore d’oro. Fino ad arrivare alla signora Draper – la bionda January Jones – frivola, giovane, minuta, dai tratti delicati. Dolce e sexy allo stesso tempo. Passando anche – in un certo senso – per Maggie Siff, che proprio bellissima non è ma il suo fascino lo esercita. Tant’è vero che il protagonista se ne innamora perdutamente sin dal primo incontro di lavoro.

Cosa non mi è piaciuto.
Quasi nulla. La serie mi ha preso da subito, sin dai primi episodi. Nel giro di un mese (giorno più, giorno meno) sono riuscito a finirla. Sabato scorso ho iniziato a godermi la seconda stagione. A breve vi farò il punto anche su questa.

Nota: il creatore di questa serie, tale Matthew Weiner, è lo stesso de “I Soprano”.

Un ringraziamento particolare al canale Cult, per averla trasmessa in Italia con il doppiaggio in Italiano, all’inventore del protocollo torrent e a Dj Nero che mi ha spronato e ha vinto la mia proverbiale prigrizia.

Fonte della foto: Tv.com.