Corrado Guzzanti in Tour

Venerdì scorso – 5 Aprile – sono stato a vedere lo spettacolo di Corrado Guzzanti al Gran Teatro di Roma. C’era grande attesa sia perché il comico non realizzava uno spettacolo dal vivo da diversi anni, sia perché anche in tv ormai è latitante da tempo immemorabile – tranne qualche rarissima apparizione nei programmi di Serena Dandini.
I biglietti erano stati comprati da un amico – molto ma molto previdente – diversi mesi fa. Credo in Gennaio. Ed è stata una fortuna perché sono andati esauriti in pochissimi giorni. Tutti. Sold out! Nonostante il Gran Teatro abbia migliaia di posti a sedere (poco più di 3000) e nonostante Guzzanti stia eseguendo ben 6 repliche nella sola città di Roma.
Non so cosa è stato. Forse la grande attesa, forse delle aspettative altissime da quello che io considero come uno dei migliori comici viventi italiani, comunque sia: questo spettacolo mi ha un po’ deluso. Lo dico con l’amaro in bocca.
Sostanzialmente sono tre i motivi del rammarico:
1. In parecchi casi il ritmo dello show era alquanto lento. Le gag avevano i loro tempi: ricche, ricchissime di battute ma a spesso interminabili;
2. Parecchie parti dello show erano costituite da filmati registrati in precedenza. Insomma, come a dire che l’attore Guzzanti ha voluto risparmiarsi un po’ della fatica del ‘live acting’, facendosi supportare dalla produzione video e post produzione;
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3. Diversi atti dello spettacolo non erano altro se non una collezione di vecchie gag già viste in tv. Ormai certi passaggi storici della comicità di Guzzanti te le puoi godere anche in Rete. YouTube è colma di sue gag registrate dalla tv. Ma se le abbiamo viste in tv e riviste più volte online:, perché riproporle ancora in teatro?
Tra le cose che sapevano di ‘già visto’ c’erano:
– la gag del santone ‘Quelo’, che era pressoché una compilation di tutte quelle interpretate nella metà degli anni ’90 durante la trasmissione “L’ottavo nano”;
– l’intervista a Padre Pizzarro sulla fede, sui valori, sul senso della vita: identica a quella interpretata durante una puntata della trasmissione “Parla con me”;
– il duetto Guzzanti/Marzocca con il primo nella veste dell’anchorman e il secondo nel ruolo di Padre Federico: una cosa che fungeva da filo conduttore alla trasmissione “Il caso Scafroglia”;
– i lanci di Vulvia per Rieducational Channel, anche in questo caso una raccolta delle varie gag che resero famoso questo personaggio;
– il pezzo in cui Caterina Guzzanti imita il Ministro Gelmini, che era identico a questo.
Sul palco, oltre i due fratelli Guzzanti, anche Marco Marzocca. Ancora mi sto chiedendo che senso avesse la sua gag dove interpretava un anziano manesco.

Tra i contributi originali ci sono stati:
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–  l’imitazione del Ministro Tremonti nei panni di un principe settecentesco con i popolani a lamentarsi sotto le sue finestre (personaggio già interpretato in passato ma con testo nuovo e adattato all’attualità di queste settimane);
– l’imitazione di Antonio Di Pietro: molto breve ma validissima nel rappresentare il leader dell’Italia dei valori come un uomo che spesso fa confusione con le parole mentre usa con insistenza esempi presi dalla cultura popolare;
– l’imitazione di Romano Prodi, rappresentato come un uomo fermo, immobilizzato da mesi alla stazione, che fa fronte ad ogni tipo di clima e di situazione surreale, in attesa di godersi una saporita vendetta;
– l’imitazione di Gianfranco Funari: vecchio e canuto, nella sua classica posizione, poggiato con il mento sul suo bastone, dal Paradiso parlava di volgarità – come suo solito – ammonendo gli attori sul palco attraverso lo schermo.
La struttura del Gran Teatro non ha aiutato a migliorare l’esperienza di fruizione dello spettacolo. Si tratta di una specie di tendone enorme. Non proprio come quello da circo, ma quasi. La sua acustica non è il massimo e putroppo sulle due scalinate che fiancheggiano l’enorme platea non ci sono casse acustiche (altoparlanti). Una delle poche cose buone, fortunatamente, era la presenza di un paio di potenti telecamere puntate verso il palco. In questo modo, nonostante fossi nelle ultime file, sono riuscito a vedere le espressioni sulle facce degli attori. Ovviamente sul maxi schermo posto alle loro spalle.
Altro piccolo appunto: spiace che Guzzanti non abbia interpretato altri storici personaggi come il massone incappucciato, Antonello Venditti e il gerarca fascista Barbagli.