Gran Torino

Gran Torino

The Walker movie

di Clint Eastwood

(Usa, 2008)
con Clint Eastwood, Christopher Carley,
Bee Vang, Ahney Her, Brian Haley,
Geraldine Hughes, Brian Howe, William Hill,

Hitman the movie

John Carrol Lynch, Dreama Walker

Ancora una volta Eastwood confeziona un buon film. Ormai non ne sbaglia uno, come regista. Come attore, lo sappiamo già, vale pur con quelle due sole proverbiali espressioni che gli affibbiò Sergio Leone (col cappello e senza).
Attack Force rip
“Gran Torino” racconta la storia di Walt Kowalski, un vecchio scorbutico di origini polacche che vive solo e che ha un pessimo rapporto con i suoi figli. Poco dopo aver perso la moglie, nella casa a fianco alla sua arriva ad abitare una famiglia di asiatici appartenente al gruppo etnico degli Hmong. Dapprima instaura con questi nuovi vicini una certa conflittualità ma il loro carattere mite e socievole, soprattuto dei membri più giovani della famiglia, fa sì che pian piano Walt si apra e mostri il suo lato più umano – anche perché i medici gli diagnosticheranno un male incurabile. In poco tempo si troverà addirittura a fare da tutore al giovane Thao, un ragazzo molto timido ed introverso. Il suo affetto per i vicini arriverà a tal punto da sacrificare la propria vita per vendicare le violenze che un gruppo di teppisti del quartiere ha praticato sulla giovane Sue – la sorella di Thao.
La pellicola sostanzialmente mi è piaciuta. Ciò che mi è sembrato fuori posto sono stati alcuni siparietti pseudo-comici in cui si vede il protagonista brontolare ripetutamente e sonoramente, andare in escandescenza, quasi fosse un cartone animato. Clint è bravo. Ha un ghigno da vero duro; sarebbe stato comunque molto credibile anche senza esagerare.
Buona prova di recitazione anche per i due giovani co-protagonisti: Ahney Her (Sue) e Bee Vang (Thao).
Posso dire che il protagonista di questa pellicola in alcuni passaggi mi ha ricordato il vecchietto di “Up”, il prossimo film della Pixar?
Varie ed eventuali.
Quel segmento di film in cui Thao si mette a fare dei lavori sotto la guida di Walt ricorda tantissimo la saga di “Karate Kid”, anche se a parti etnicamente invertite.
Ho particolarmente apprezzato il momento della confessione, cioè quello in cui il protagonista cede al pressing del giovane prete cattolico, decidendo di aprirsi con qualcuno e ammettere tutti i pesi che ha sullo stomaco. Ci si aspettava drammatici retroscena, confessioni indicibili, il climax era cresciuto per tutta la durata della pellicola, e invece Walt ammette candidamente che il suo peccato più grande è stato quello di non essere stato un buon padre per i suoi figli.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.