Frost/Nixon

Frost/Nixon – Il duello
(Frost/Nixon)

di Ron Howard (Usa, 2008)
con Michael Sheen, Frank Langella,
Kevin Bacon, Rebecca Hall, Sam Rockwell,
Toby Jones, Gabriel Jarrett, Eve Curtis, Jason Ciok,
Andy Midler, Matthew MacFadyen, Jim Meskimen,
Kate Jennings Grant, Simone Kessell,  Paul Caroul

Pellicola molto bella che mi sento di consigliare a tutti. Racconta un pezzo della storia americana, anche se non dalla prospettiva principale. La storia di un uomo che è stato a capo del Mondo, un ex-presidente degli Stati Uniti d’America in esilio nel suo stesso stato, raccontata attraverso una lunga intervista rilasciata ad un giovane anchorman. Un uomo dall’ego smisurato che riesce a sfuggire alle sue responsabilità, nonostante le pressioni del paese intero, e che invece capitola di fronte all’occhio inclemente delle telecamere, sotto l’incalzare delle domande di un intervistatore da talk show.
Ho apprezzato particolarmente “Frost/Nixon” per come è recitato e perché racconta una storia vera che non conoscevo. La storia di come un giovane farfallone inglese, un personaggio televisivo di successo, sia riuscito ad intervistare uno degli uomini più controversi della storia americana moderna: Nixon, il responsabile morale del Watergate, il grande colpevole che nessuno era riuscito ad intervistare dopo le storica dimissioni.
Mi spiace che Frank Langella non abbia preso l’Oscar come migliore interprete. Nonostante sia un po’ troppo grasso per rappresentare lo smilzo Nixon, bisogna ammettere che ha fatto un lavoro immane per riuscire a renderlo al meglio. Basti vedere il modo in cui si ingobbisce, il modo in cui cammina trascinandosi un po’ e soprattutto il modo in cui saluta in pubblico, in cui muove le braccia e in cui fa il gesto della vittora (quello con indice ed anulare a formare una “V”).
Michael Sheen è molto bravo. Riesce a tener testa benissimo al suo co-protagonista che di sicuro ha più esperienza (non foss’altro per questioni anagrafiche). Credo che comunque, nell’impersonare un vero dandy cospompolita degli anni ’70, sia stato molto aiutato dal trucco, dalla pettinatura e dai vestiti che gli hanno fatto indossare. Vedi basettoni, acconciatura in stile Mal dei Primitives, giacche blu a doppio petto con 4 bottoni dorati, camicie dal collo alto e rigido, ecc.

Masters of the Universe film

Ottima prova anche per Kevin Bacon: questo qui non ne sbaglia una. Ricordate quanto era bravo in “Sleepers”? Beh, qui siamo agli stessi livelli – o quasi. Lo vediamo interpretare la parte del Colonnello Jack Brennan, ossia il braccio destro del presidente, un ex militare in congedo che segue, assiste e consiglia Nixon in tutto e per tutto. Ecco, diciamo che rappresenta un po’ quello che Smithers è per il Signor Burns dei Simpson (paragone della Signora Maria).
Molto valido anche il personaggio di James Reston Jr., sapientemente interpretato da Sam Rockwell. Un giovane idealista che aiuta David Frost a recuperare le trascrizioni di un dialogo che incastrerà Nixon di fronte alle sue azioni illecite.
Rebecca Hall ha una parte di supporto. Qualcosa di collaterale. Veste i panni di una giovane (e piacente?) ragazza che, sedotta dal fascino di Frost durante un viaggio aereo, finisce per stargli accanto per tutto il periodo della preparazione e della realizzazione dell’intervista. Appare meno carina di quanto non lo fosse in “Vicky Cristina Barcelona”. Quasi non la riconoscevo!
Non male nemmeno Oliver Platt. Ha un ruolo secondario, quello di Bob Zelnick: un giornalista dell’entourage di Frost, uno dei tre più stretti collaboratori che lo aiutano a preparare l’intervista.
Matthew Macfadyen interpreta John Burt, il produttore dell’intervista, una specie di ‘personaggio materasso’ che si occupa di preparare l’intervista e, allo stesso tempo, di fare da paciere tra le esuberanze di Frost e la dedizione al lavoro di Reston e Zelnick.
Toby Jones è il manager di Nixon, una specie di procuratore, una serpe viscida che gestisce la trattativa economica per l’accordo sull’intervista.
A parte la parentesi in cui Nixon fa un lungo monologo al telefono con il suo avversario, da cui si evince che quest’opera cinematografica è stata tratta da una pièce teatrale, direi che il film fila liscio – sebbene duri 122 minuti.

Molto avvincente il duello tra un uomo anziano ex-potente, ma ancora pieno di sé e il giovane artista rampante. Il colpo di coda finale di Frost si intuisce, non è una vera sopresa ma bisogna ammettere che è stato costruito ad arte.
Interessante anche notare come sceneggiatore (Peter Morgan) e regista (Ron Howard) abbiano voluto fermarsi sulla preparazione dell’intervista, sul backstage, su quello che c’è dietro, sulla difficoltà nell’organizzare, nel trovare i fondi e nel far trasmettere l’intervista da un grande network, una volta completata.
Se mi ci fermo a pensare, mi stupisco del fatto che un film così ben fatto sia stato partorito dalla stessa mente che ha portato sul grande schermo il romanzo “Il codice Da Vinci”.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.