Febbre a 90°

Febbre a 90°
(Fever Pitch)

di David Evans (Gran Bretagna, 1997)
con Colin Firth, Ruth Gemmel, Holly Aird,
Stephen Rea, Charles Cork, Peter Quince,
Lorraine Ashburn, Richard Claxton, Bea Guard,
Ken Stott, Neil Pearson, Mark Strong, Bob Curtiss

Diverntente commedia sentimentale inglese a sfondo calcistico, basata sul romanzo omonimo di Nick Hornby.
Premessa: io non ho letto suddetto romanzo per cui non mi azzardo nemmeno a farne un paragone con la pellicola.
Ad ogni modo, come dicevo sopra, si tratta di una commedia molto carina, che ho apprezzato – a parte per l’originalità del soggetto – soprattuto per la recitazione del protagonista (Colin Firth), per la sua faccia da schiaffi e per la cialtroneria del personaggio narrato. Ancor prima che assumesse quell’atteggiamento da zitellone stazzonato e inamidato in film come “Il diario di Bridget Jones”, Firth ha evidentemente dimostrato di essere in grado di recitare altro, di non prendersi sul serio, di saper fare il cazzone sullo schermo. Ha saputo tratteggiare l’inglese medio dei sobborghi metropolitani e bisogna dargliene atto.
Siamo nel 1989. La storia è quella di Paul Ashworth, un professore di educazione fisica trentenne che insegna in una scuola media di Londra, e della sua strampalata relazione con un’altra insegnante (Sarah). La sfegatata passione che lui ha per il calcio – e in particolar modo per l’Arsenal – sarà motivo di grandissimi problemi per i due.
Interessante il tipo di narrazione: frantumata da diversi flashback, riesce comunque ad essere molto chiara e lineare, grazie anche alla scelta originale di sottolineare i momenti più importanti della storia abbinandoli ad una particolare ricorrenza calcistica. Ogni evento difatti reca in sovraimpressione la data e il nome del match giocato dall’Arsenal in quel determinato giorno.
Il fatto che ci sia un lieto fine non è motivo comunque di eccessiva sdolcinatezza. Anzi. Sebbene le cose si mettano a posto, quel certo alone di indeterminatezza rende il tutto dignitosamente reale.
Per un’opinione riassuntiva prendo in prestito la chiusa della recensione del Morandini: «Più che sul calcio, è un film sulla passione, sull’ossessione per il calcio: pungente, divertente e tenero».
Disclaimer: non sono affatto un tifoso di calcio. Non lo sono mai stato. Forse non lo sarò mai. Sono entrato in uno stadio solo una volta in vita mia: si trattava di un match tra ex-cantanti pop sfigati e vigili urbani in un campo di una squadra di C2. Mi ci ha portato la scuola, ai tempi del liceo, altrimenti credo che non l’avrei mai fatto ‘mia sponte’.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.
Fever Pitch su En.Wikipedia.Org.