Nessuna verità
(Body of Lies)

di Ridley Scott (Usa, 2008)
con Leonardo Di Caprio, Russel Crowe,
Mark Strong, Carice van Houten, Oscar Isaac,
Vince Colosimo, Ali Khalil, Ali Suliman,
Michael Gaston, Jamil Khoury

Io lo so: non devo andare al cinema a vedere questi film, perché poi non mi piacciono. Lo so ancor prima di entrare in sala. Eppure è andata così. Ci sono stato, al cinema, a vedere questa pellicola per tre semplici motivi:
1. perché me l’hanno chiesto due miei cari amici;
2. perché volevo mettere la testa fuori di casa;
3. perché non avevo niente di meglio da fare.

Ad ogni modo, “Nessuna verità” è un film di guerra – in un certo senso. Quella guerra fatta di spionaggio e controspionaggio, più che di soldati veri e propri. Difatti i due protagonisti sono agenti della CIA. L’uno – grasso, bolso, cinico, più anziano – che dirige il tutto comodamente da casa, grazie ad un condotto auditivo perpetuamente occupato dall’auricolare di un telefono cellulare. L’altro – più giovane ed atletico – che conosce l’arabo ed agisce sul campo – a tutto campo – su tutta l’area mediorientale.
Avete presente “Traffic” di Steven Soderbergh e “Syriana” di Stephen Gaghan? Beh, peggio. Molto peggio. Quelli erano due filmoni. Questo è un filmicchio. Molto spesso banale, anzi scontato. Pieno di ovvietà e luoghi comuni. Alla fine il quadretto si completa anche con una presunta morale di stampo iper-qualunquista: “Nessuno è innocente!”. Ma bene, grazie. Bravi! Laviamocene le mani. Buttiamo pure tutto dentro lo stesso calderone. Mi raccomando: che nessuno dica che questo sia un film antipatriottico, o un film filo-mussulmano. Mai sia! Ma nessuno dica, anche, che questo sia un film pro-amministrazione Bush. No! Maledetta ignavia!
Una bella fine ‘a tarallucci e vino’ è quello che ci vuole propinare Ridley Scott. Ed è un vero peccato, perché un tempo questo regista ci ha offerto buon cinema – basterebbe citare solo “Thelma & Louise” e “Blade Runner”. Ma anche il più recente “Il genio della truffa (The Matchstick Men)” non era mica male. Anzi, a me è piaciuto molto.

Russel Crowe ha trovato la sua giusta, meglio: perfetta, dimensione. Bello grasso come è diventato riempie lo schermo. Quei capelli brizzolati gli donano – magari continua anche a piacere alle donne, che ne sai! Comunque sia, il personaggio da cinico burocrate dello spionaggio americano gli calza bene addosso.
Leonardo Di Caprio invece con il pizzetto e la barbetta fa semplicemente ridere. Oh, questo qua ha praticamente 30 anni e sembra ancora uno sbarbatello – è proprio il caso di dirlo! Arriverà a 80 anni e sarà ancora capace di reggere un ruolo da adolescente difficile con grande credibilità. In questo film lo vediamo interpretare la super spia, giovane ma già in grado di essere a capo dello spionaggio americano su tutta l’area calda medioorientale. Mah!
Probabilmente è il caso di dire che tra i due litiganti il terzo gode. Difatti il migliore attore di questa pellicola è – a mio avviso – Mark Strong, qui nei panni del capo dei servizi segreti della Giordania. Un bell’uomo tra i 40 e i 50, alto, slanciato, disitinto nel vestire e pieno di eleganza. Parla poco ma chiaro. Si fa capire benissimo e quando vuole qualcosa la ottiene. Minaccia ed elargisce, fa il bello ed il cattivo tempo di chi incontra sulla sua strada. Incrociare il suo sguardo può essere questione di vita o di morte. È l’unico che in tutto il film riesce a tener testa al più alto in grado tra gli strafottenti agenti dei servizi americani.
Giudizio complessivo: mediocre. Se proprio volete andare al cinema, sceglietevi un altro film.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.