Lo scorso weekend nella Facolta di Economia “Federico Caffè” dell’Università Roma Tre si è tenuto il RomeCamp 2008. Pare ci sia stata un’affluenza stimabile tra i 350 e i 400 partecipanti per questa (ormai tradizionale) serie di conferenze-non conferenze.
Io c’ero. Sia venerdì pomeriggio che l’intera giornata di sabato. Vi ho partecipato, non come relatore – ancora non ho nulla di interessante da raccontare, né da illustrare –  ma come volontario. In pratica ero di corveé all’interno delle aule dove si tenevano gli speech per tenere sotto controllo le telecamere atte allo streaming live e a tenere i tempi degli intereventi, ossia a fare in modo che i relatori non sforassero, andando oltre il tempo loro consentito.
Proprio per questo motivo non ho seguito più di tanti interventi. Gli speech più interessanti sono stati – a mio modo di vedere – quello di Daniele di Gregorio intitolato “Blog e Censura”, quello di Tony Siino sulla composizione dei gruppi all’interno della blogosfera e delle relazioni che intercorrono tra i vari blogger italiani; quello di Stefano Vitta sull’iniziativa di Zzub.it per sensibilizzare gli utenti della rete sulla raccolta differenziata ed il corretto smaltimento dei rifiuti; quello di Matteo Brunati sul network pubblicitario etico “Metafora” dal titolo “Spunti e scenari per far emergere l’intelligenza collettiva” e quello denominato “Porno 2.0” inerente l’evoluzione dell’industria a luci rosse sul web, alla luce dei nuovi strumenti offerti dalla rete, in cui hanno fatto da relatori Alessio Jacona, Luca Sartoni, Luca Mascaro e Francesco “Fullo” Fullone.
Non male anche la plenaria con Luca De Biase e il piccolo talk show a tre con Achille Corea, Fabrizio “Biccio” Ulisse e Alfredo Di Giovampaolo (Sir Drake).

Devo ammettere che me ne sono perso molti altri – come quello di Fabio Giglietto in cui ha presentato una ricerca su due popolari social network: Badoo e Facebook – ma pian piano sto cercando di recuperare grazie alle registrazioni video effettuate da DolMedia/IlCannocchiale – a cui mi vanto di aver dato il mio contributo.
La particolarità di questo BarCamp – oltre agli immensi spazi offerti dalla splendida location – è stata la scelta del tema: ambiente, tecnologia e società, tre macroaree

rappresentate dal titolo onnicomprensivo “Idee per il futuro”. Ancora adesso sto qui a chiedermi se si sia trattato di una buona ed una pessima idea. Mi spiego: per la prima volta ad un BarCamp non si è parlato di sola tecnologia, web, applicazioni, non è stato territorio riservato a soli geek, eppure tutto ciò non ha significato solo ricadute positive. Gli speech ad esempio hanno riguardato forse troppi temi differenti tra loro, con il risultato che il RomeCamp è stato territorio d’incursione per i soliti infiltrati, vedi i marchettari che hanno approfittato della vetrina per mostrare i propri prodotti/servizi. Intendiamoci: ci sono stati e sempre ci saranno ma questa volta credo che abbiano un po’ dilagato.
Mi si permetta di portare tre semplici esempi:
1. lo speech del motivatore che nulla aveva a che fare con l’ambiente, la tecnologia e la società ma che vendeva solo fumo affabulatorio attraverso frasi vaghe e banali;
2. quello dell’installatore di cellule fotovoltaiche per condominii che ha mostrato una cinquantina di slide con discutibilissimi dati pseudo-scientifici e che non conosceva nemmeno il singolare ed il plurare del termine “Kilowattora”, pronunciando cioè rispettivamente “Kilowattore” e “Kilowattori”;
3. un non qualificato professorone che si vantava di aver abbandonato la propria professione per dedicarsi a tempo pieno alla gestione di un campo rom – cosa rispettabilissima, per carità – ma che non capisco cosa volesse illustrare all’interno della cornice del Barcamp. Ho avuto serie difficoltà a seguire il suo speech, forse distratto dalla sua fissazione per lo spauracchio del tecnicismo e dello strumento tecnologico fine a se stesso.
Spiace anche che – come fa presente Leo Sorge in questo articolo per 01.net – gli studenti pur avendo l’evento in casa, non si siano mostrati mimimamente interessati né ai contenuti nè alla forma della non-conferenza.
Potrei poi dilungarmi su quanto sia bello, in queste occasioni, rivedere amici conosciuti in passato e volti nuovi che da tempo si legge online ma che non si ha mai avuto occasione di incontrare faccia a faccia. Ma questo porterebbe via un sacco di tempo e comunque si sa: ormai è un fattore che diamo per scontato. Anzi, ho sentito qualcuno dichiararsi addirittura timoroso sul fatto che questa caratteristica peculiare potesse essere l’unico motivo che spingesse i blogger a partecipare ai BarCamp.
Mi limito dunque a ringraziare chi questo evento l’ha pensato, organizzato e gestito; mi riferisco cioè agli ottimi Nicola Mattina, Antonella ‘Svaroschi’ Napolitano (mente e braccio di Elastic) e Vincenzo ‘Vincos’ Cosenza di Digital P.R.
Una citazione anche per gli sponsor che ci hanno messo del loro: Terna, Yalp! e Current.tv.