The Burning Plain – Il confine della solitudine
(The Burning Plain)

di Guillermo Arriaga (Usa, 2008)
con Charlize Theron, Kim Basinger,
Robin Tunney, Jennifer Lawrence, José María Yazpik,
Joaquim de Almeida, Sean McGrath,
Tessa Ia,

T. J. Plunkett, Taylor Warden, José María Yazpik,
J. D. Pardo, Stacy Marie Warden, Jennifer Lawrence,
Danny Pino, Fernanda Romero, Brett Cullen,
Joaquim de Almeida, Diego J. Torres, Kacie Thomas,

Questo film è un capolavoro. Per un semplice motivo: riesce a comunicare attraverso il grande schermo un grande senso di solitudine e di desolazione. Arriaga è davvero un grande artista. In passato ha sceneggiato film belli come “Babel”, “Amores Perros” e altre famose pellicole come “21 grammi”, “Le tre sepolture”, ecc. Adesso che dalla scrittura si è spostato a dirigere dietro la macchina da presa, continua a raccontare storie meravigliose. Perché è di questo che parliamo: di una storia molto bella, una storia di dolore che coinvolge quattro donne di età differente. Tutte legate da un unico filo: quello della sofferenza e dei grandi pesi da portare sopra le spalle.
Un altro elemento fondamentale è la scelta delle location: a dir poco splendide. Mi riferisco alle scogliere vicino al ristorante, agli ampi campi di granoturco che vengono disinfestati dall’elicottero, alle radure nel deserto circondate dalle montagne, ai motel che fiancheggiano le highways, ecc. Da non trascurare affatto la magistrale fotografia affidata a Robert Elswit, un tizio che in passato ha firmato le luci di un altro capolavoro come “Good Night and Good Luck” e poi di “Bounce – Torbido inganno”, di “Magnolia”, di “Boogie Night”, ecc.
Tutta la pellicola è valida, vuoi per i temi trattati, per il come vengono trattati, per il taglio con cui vengono trattati. Ma anche per la scansione narrativa, intricata ed ordinata allo stesso tempo. Una serie di flashback e flashforward mescolati ma irregimentati: pian piano, uno dopo l’altro. Basta un po’ di attenzione e la storia, nient’affatto lineare, si costruisce da sè sotto l’occhio dello spettatore, culminando anche con un’epifania.
Lasciatemi dire anche che c’è un’unica scena che può valere la visione dell’intera pellicola. Ossia quella in cui una delle protagoniste, Gina (Kim Basinger), si apre lentamente la camicia per mostrare timorosa al suo amante una cicatrice lasciatale dal tumore al seno. Le mani tremanti, il viso sconvolto, il silenzio assordante ed interminabile: ecco, tutto ciò a mio parere va applaudito e premiato. Forse esagero ma non ho mai visto Kim Basinger recitare così bene, così maestosamente. BRAVA!!!
Due parole vanno spese anche per la straoridnaria Charlize Theron. Anzi più di due: quest’attrice già in passato si è esibita in eccellenti prove di recitazione. Potrei quasi dire che in questo film si è superata ma sarebbe inesatto. Ad ogni modo l’ho trovata in ottima forma sin dalle primissime scene del film, come quella ad esempio in cui, seduta sulla scogliera a riflettere, si dedica ad alcune dolorose pratiche autolesionistiche.
Tra gli altri attori degni di nota ci sono anche Joaquim de Almeida nella parte dell’amante di Gina, Tessa Ia – la ragazzina che prepara il pranzo mentre suo padre sorvola le piantagioni di mais, Jennifer Lawrence – la biondina iraconda che fa perdere la testa a Santiago – e José María Yazpik, l’amico dell’aviatore.
Nota: ho trovato alquanto carina la moretta Fernanda Romero nelle vesti di aiuto-metre/cameriera di sala.
Il titolo del film si riferisce all’evento chiave della storia, ossia all’esplosione di una roulotte dovuta ad una fuga di gas, una roulotte che si trova parcheggiata proprio su di una piccola pianura – da cui “plain”.

La scheda di Cinematografo.it e di MyMovies.it.