Quantum of Solace

di Marc Foster (Usa, UK, 2008)
con Daniel Craig, Olga Kurilenko,
Giancarlo Giannini, Mathieu Amalric, Judi Dench,
Gemma Arterton, Jeffrey Wright, Davifd Harbour,
Rory Kinnear, Anatole Taubman, Jesper Christensen,
Joaquìn Cosio, Paul Ritter, Jesùs Ochoa, Glenn Foster

Se non lo dice nessuno lo dico io: ormai il film di 007 è un film d’azione come tanti altri. Non ha nulla di peculiare. Il protagonista non ha più alcun briciolo di fascino. Se negli anni ’60 la saga di James Bond lanciò un genere, ormai si ritrova ad inseguirlo per la sola ed unica necessità di far cassa, di sfruttare, di spremere un brand estremamente noto a livello globale. Tutto qui. C’è una scena d’azione ogni 3/4 minuti, vuoi che sia un inseguimento, una sparatoria, una scazzottata, ecc. Il montaggio è così frenetico che si ha difficoltà a seguire le evoluzioni di uomini e mezzi coinvolti nella scena stessa. Roba da far venire il voltastomaco per la concitazione e il mal di testa per la necessità di rimettere insieme i pezzi della storia, ricordare da dove si è partiti e capire dove si vuole andare a parare.
Il carpentiere Craig non si smentisce. Esattamente come nel primo capitolo della nuova saga di 007 non cambia più di una – al massimo due – espressioni. Sarà che il personaggio gliel’hanno scritto così sulla sceneggiatura, ma quest’attore non fa nulla per risultare affascinante o simpatico. Non gigioneggia mai. Mai un mezzo sorriso, mai un ammiccamento. Il suo Bond non è mai tronfio del proprio sex-appeal. E, corregetemi se sbaglio, il tratto distintivo di James Bond era proprio quello di esercitare un fascino enorme su tutte le donne che gli orbitavano intorno ed esserne pienamente conscio e felice.
L’ultima Bond-girl, la russa Olga Kurilenko, ha davvero tanto fascino. Ve ne avevo parlato già qualche mese fa. Non è la classica moretta. Pur venendo dall’est europeo, ha qualcosa di esotico/tropicale. Provate a fare una ricerca su Google e ditemi se non ho ragione. Il ruolo che le hanno affidato le calza molto bene. Io avrei solo modificato un paio di dettagli: taglio di capelli differente e minor numero di sedute davanti alle lampade abbronzanti. Inoltre di buono c’è che, per risparmiare, la produzione dei film di 007 non affida quasi mai il ruolo di Bond-girl ad un volto già noto o ad una super-star del cinema. Cioè ad ogni episodio si scopre qualche nuova starlette pronta per essere lanciata da un trampolino importante verso il successo nello show-biz mondiale.
Gemma Arterton, qui nei panni di una funzionaria del consolato inglese, piace molto al pubblico maschile in sala. Tra le due, comunque, io continuo a preferire la prima.
Judy Dench più invecchia più mi sembra inadeguata a ricoprire il ruolo dell’agente M. La maturità anagrafica e la severità nella recitazione credo che non bastino più. Si fa a fatica credere che un’anziana signora – di ben 74 anni – possa essere ancora a capo dell’agenzia per i servizi segreti britannici (MI6).
Completamente in parte, invece, Joaquìn Cosio che indossa le vesti del generale Medrano, un viscido, violento ed inetto ufficiale sudamericano che, con l’aiuto della Cia e dei ‘cattivi’, realizza un colpo di stato.
Per quanto riguarda Mathieu Amalric sono ancora qui a chiedermi se la sua faccia da invasato possa essere crebile come potente malvagio senza scrupoli.
Fa piacere notare che a Giancarlo Giannini non hanno chiesto di interpretare il tipico italiano da macchietta. Lo vediamo infatti nei panni di un signore di sessant’anni molto distinto, dal fascino discreto, una spia internazionale dal passato glorioso che merita tutto il rispetto e la stima di James Bond.
Da segnalare il fatto che, nonostante “Quantum of Solace” sia un film d’azione a tutti gli effetti, il protagonista ha un suo profilo psicologico ben delineato. Tutto il fulcro della storia questa volta si basa sul fatto che 007 soffra a causa della morte della donna di cui si era innamorato nell’episodio precedente. E di certo questa è una novità per James Bond, un personaggio che saltava di letto in letto, che seduceva ogni coppia di cromosomi XX che gli passava accanto, che non ha mai avuto spazio per i sentimenti, né una liaison ricorrente, né una fidanzata storica. Come lo spiegate dunque? Sir Ian Fleming aveva previsto tutto ciò? L’aveva scritto? E se sì, dove?
Devo essere sincero: a film ultimato io ancora non avevo capito quale fosse il significato del titolo. Ho dovuto chiedere aiuto al buon Negus, il quale si era precedentemente documentato ed è stato così gentile da spiegarmi che “Quantum of Solace” va intenso come “quel tanto che basta per consolarsi”. Insomma per una volta che c’era bisogno di tradurre il titolo, quegl’intelligentoni dei distributori italiani non l’hanno fatto. Tanto di cappello.
Unica nota positiva: i titoli di testa. Sono davvero molto fascinosi. tanto fascinosi da farmi quasi – dico quasi – rivalutare il nuovo tema che qualche settimana fa mi sembrava davvero una ciofeca.
Per un’analisi più completa e per un confronto interessante, provate anche a dare una lettura alla recensione che lo scorso anno ho fatto dell’episodio precedente.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.