Wall-E
di Andrew Stanton (Usa, 2008)

La farò semplice: questo film è un capolavoro. Lo metterei nella prime posizioni di una ipotetica classifica dei film Pixar, insieme a “Gli incredibili”, “Monsters & Co.” e “Ratatouille”. E tenete ben presente che, per me, i titoli Pixar sono già nell’Olimpo dei lungometraggi d’animazione, o meglio: fanno quasi categorie a parte. I fan di “Shrek” e/o “Era glaciale” si offendano pure.
“Wall-E” mi è piaciuto a tal punto che sarei potuto uscire dal cinema già dopo la fine di “Presto” – il breve cartone animato che introduce il film in cui duettano con ironia e surrealismo un coniglio ed un mago (vedi clip seguente), visto che già questa sola visione mi aveva più che soddisfatto.

La storia raccontata è quella di Wall-E, l’ultimo robot della Terra; qualcuno deve averlo dimenticato attivato sul nostro pianeta, un posto ormai completamente desolato, a svolgere la funzione per cui in origine è stato creato: compattare i rifiuti. Questo personaggio ricorda tantissimo “Numero 5”, ossia il protagonista del film “Corto Circuito” (John Badman, 1986) ma per una volta faremo finta di non accorgerci della palese somiglianza tra i due, onde evitare eventuali polemiche sulla creatività autoriale.

Wall-E è un robot quasi più umano degli umani, un esserino dolce e buffo che soffre (inspiegabilmente) di solitudine, avendo come solo ed unico compagno una specie di cimice – forse anch’essa robot meccanico o forse unico essere vivente suggito ad una specie di olocausto futurista di stampo anti-ecologista. Wall-E compatta, compatta e compatta, per tutto il giorno. Ogni balla di rifiuti che comprime nel suo corpo cubico va a formare altissimi e desolanti grattacieli di spazzatura. Il suo unico passatempo a questo lavoro alienante è raccogliere oggetti di cui non capisce il reale utilizzo originario all’interno di un container che funge anche da casa/rifugio notturno. I suoi giorni tristi e solitari finiranno quando sulla Terra arriverà Eve, un robot donna dal design così stiloso che sembra ispirato agli canoni estetici dalle matite della Apple, che ha come compito quello di trovare l’ultima forma di vita vegetale sul globo terracqueo.
Se vogliamo andare oltre la dolce storia d’amore – a dire il vero alquanto tradizionale – e se bypassiamo le tecniche grafiche degli studi Pixar che da sole possono essere considerate il fattore che rende “Wall-E” un capolavoro, un elemento cioè che non fa altro che migliorare con il passare degli anni, possiamo concentrarci su tutta una serie di aspetti che rendono questa pellicola qualcosa di davvero pregevole. Mi riferisco alla polemica, nemmeno tanto velata, nei confronti del genere umano, della sua pigrizia, del cinismo e della falsità dei vertici governativi (di qualsiasi ordinamento e di qualsiasi epoca), alla mancanza di attenzione nei confronti del problema ambientale che affligge la Terra, alla artificialità delle situazioni turistiche (siano crociere, villaggi turistici, ecc), alla stupida rigidità delle organizzazioni che tendono alla perfezione (vedi l’organizzazione della nave stellare).
Da apprezzare anche la citazione di Hal 9000 e “2001 Odissea nello spazio” che il regista ha voluto fare rappresentando un computer con un grande occhio rosso che per tenere fede alle istruzioni che gli sono state date dai suoi creatori, si insubordina e fa di tutto per prendere il comando, arrivando persino ad esautorare l’uomo che gli impartisce gli ordini.
Due sono le scene che mi hanno fatto tanto sorridere: una è quella in cui i computer difettosi spaccano il vetro della stanza che li tiene prigionieri, irrompono nella stanza attigua, prendono Wall-E e lo portano in trionfo per i corridoi dell’astronave come fossero dei pazzi criminali in fuga da un ospedale psichiatrico; l’altra è quella in cui Eve, stizzita per i danni provocati dalla goffagine di Wall-E, inizia ad urlare il suo nome, rappresentando così esattamente ciò che ogni donna fa quando il proprio compagno ne combina una delle sue.
Nota: quando il robottino protagonista termina di ricaricarsi con l’energia solare emette un suono del sistema operativo Mac OSX.
Se ancora non l’avete visto, mollate tutto e correte al cinema – stasera stessa.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.