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La mia sull'ADVCamp

advcamp (logo)

In pratica l’ADVCamp è l’unico barcamp della BlogFest 2008 a cui ho preso parte.
Se volete farvi un’opinione non filtrata guardatevi pure qui tutti gli interventi pubblicati su DolMedia.
Io intanto vi riporto le mie impressioni, quelle di uno che ha assistito in silenzio, seduto in platea. Il tutto in rigoroso ordine cronologico.
Nicola Mattina, in qualità di organizzatore del barcamp [VIDEO], ha avuto l’onore di introdurre questa conferenza-non conferenza, ricordando la recente apertura del cosiddetto “Club dei media sociali”; un tentativo questo di mettere intorno ad un tavolo professionisti, fornitori di strutture, studiosi, ecc. Le attività di questo club riguarderanno formazione e ricerca, cercando di svolgere una specie di funzione complementare a quella già prevista dai 2 IAB Forum. La speranza insomma pare sia quella di non lasciare solo all’industria la possobilità di esprimere il proprio punto di vista. Qui il buon Gaspar Torriero solleva un dubbio: perché non coinvolgere anche gli utenti in questa dialettica? Nicola ribatte che in effetti gli utenti ci sono, esistono, ne abbiamo le prove, ma in questa prima fase sono molto difficili da intercettare.
Il primo intervento vero e proprio è stato quello di Filippo Ronco che ha presentato il progetto “Vinoclic” (Wine & Food Adv Network), ossia una piattaforma per la vendita della pubblicità riservato al solo circuito di blog che si occupano di cibo e vino. Un progetto che raccoglie all’incirca 50 mini-editori, il più delle volte rappresentanti ciascuno un unico blog, e che si basa proprio sul tag advertising. La nave procedere a gonfie vele, riesce cioè a sostenersi sulle proprie gambe: 11 mila tag raccolte in un solo anno. L’ambizione futura di Ronco è quella di passare da un’idea di UGC (User Generated Content) ad un’altra di tipo UPC (User payment content?) cioè basata sul pagamento degli utenti che producono contenuti per i vari editori.
[VIDEO] A seguire c’è stato l’intervento di Gianluca Diegoli – il titolare del blog MiniMarketing – un personaggio molto simpatico e scanzonato. Proprio come un vero barcamper dovrebbe essere. Il suo breve e brillante speech ha…  Continue reading →

Sai che novità!

Rai4 (logo)

Lunedì scorso, 15 Settembre, su Rai4, la nuova tv diretta da Carlo Freccero che va in onda sul digitale terrestre, è iniziato un nuovo programma. Si chiama semplicemente “Blog” e sembra uno zibaldone di diversi filmati – più o meno recenti – che circolano in rete. Una specie di blob formato da clip prese da YouTube e/o piattaforme affini. Nessun commento o voce fuoricampo. Solo un sottopancia, una sovraimpressione con la fonte da cui proviene il filmato. Una URL generica tipo www.sito.com, cioè nemmeno l’uso del permalink – per dire.
Io sto registrando tutte le puntate. Ma non le guardo nemmeno. Le scarico da Faucet e le butto lì, in un remoto angolo di hard disk. Se a voi interessano fatemi un fischio.
Lo giuro: ho provato a buttarci un occhio, ma dopo un paio di minuti mi sono annoiato.
Qui trovate un piccolo estratto video.

Update/disclaimer: questo post è stato scritto all’incirca una decina di giorni prima che iniziassi a collaborare (indirettamente) per questa stessa trasmissione in qualità di: redattore, videosearcher, website debugger, data miner, segnalatore, taggatore, responsabile backend, ecc.

A casa con i suoi

A casa con i suoi (poster)

A casa con i suoi
(Failure to Launch)

di Tom Dey (Usa, 2005)
con Matthew McConaughey, Sarah Jessica Parker,
Kathy Bates, Zooey Deschanel, Bradley Cooper,
Terry Bradshaw, Justin Bartha, Summer Lee, Greg Cool

Ancora un’altra commedia sentimentale americana fatta con lo stampino. Tutto già visto e sentito più di mille volte. Appena il film inizia sai già come andrà a finire. Che palle!
Tripp, un ragazzone biondo di 35 anni, vive ancora a casa con i suoi. Ha difficoltà a tenere in piedi una relazione, è uno che scappa non appena si accorge che la sua vita da scapolone è seriamente in pericolo. Quando nella sua testa scatta il campanello d’allarme ecco che Tripp si porta la donna a casa in modo da far scattare un certo automatismo. Non appena lei scopre che lui abita ancora con i genitori non può fare altro che scappare via a gambe levate.
Un giorno, stufi di tenersi in casa questo essere mezzo playboy e mezzo Peter Pan, i genitori di Tripp decidono di assoldare una donna, una specie di professionista dell’innamoramento e delle relazioni familiari, tale Paula, una tipa in grado di fare affezionare il ragazzo, di farlo maturare e di convicerlo ad andare finalmente a vivere da solo. Le cose sembrano andare lisce finché non succede che la professionalissima Paula finisce per innamorarsi del suo cliente (chiamiamolo così) e che quasi contemporaneamente questi scopre, attraverso la soffiata dei suoi amici, il bluff sentimentale architettato alle sue spalle.
Ovviamente, dopo un brevissimo periodo di broncio, Tripp perdona tutto e tutti così da far scattare il solito tranquillo e rassicurante ‘happy ending’.
Lo dico subito, siamo chiari: a me questa coppia di protagonisti sta antipatica. Sia lui che lei. MccConaughey è un bambolone imbambolato, un ragazzone americano da copertina, tutto fisico e niente cervello. Annoverarlo tra gli attori significa fargli un grossissimo complimento.
Sarah Jessica Parker sarà anche brava a tenere la scena, ma io davvero non capisco da dove le derivi tutto questo successo e credibilità. Tutto merito della serie tv “Sex & The City”? E pensare che alcuni la ritengono anche una donna fascinosa! Dico: ma l’avete vista? Altra domanda: come mai interpreta sempre personaggi la cui età anagrafica è inferiore a quella reale dell’attrice? A me non sembra poi così giovane. Non ha proprio l’aspetto della fanciullina.
Non credo che Kathy Bates abbia avuto qualche altra grande opportunità dopo il film “Misery non deve morire”. Peccato! Non è affatto male come attrice. Spiace che ormai le propongano solo parti di secondo piano in film di second’ordine come questo.
Il personaggio più simpatico è senza dubbio quello di Kit, l’amica di Paula, interpretato brillantemente da Zooey Deschanel. Carina e peperina allo stesso tempo. Ho visto in giro alcune sue foto da bionda, ma non rendono abbastanza. Qui mora, con la frangettona che le arriva fin sugli occhi, è molto più che tenera. Strappabaci, direi!
Molto simpatico anche Terry Bradshaw nelle bizzarre vesti del papà di Tripp, un uomo sulla sessantina che non vede l’ora di far sloggiare il suo figliolo dal primo piano per potersene andare in giro nudo per casa.
Gli amici del cuore di Tripp sono interpretati da Bradley Cooper e Justin Bartha: attori e personaggi che si dimenticheranno presto.
Consiglio dato con il cuore: non vedete questo film. E’ davvero tempo perso.
Nota: il regista Tom Dey è lo stesso della commedia “Showtime” con Bob De Niro e Eddie Murphy.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Hancock

Hancock (poster)

Hancock

di Peter Berg (Usa, 2008)
con Will Smith, Charlize Theron,
Jason Bateman, Eddie Marsan, Jae Head,
David Mattey, Maetrix Fitten, Thomas Lennon

Commedia che vale la esattamente la metà del costo del biglietto. Molto divertente ed irriverente il primo tempo, praticamente irrilevante il secondo. Di buono credo che abbia solo qualche battuta e l’idea di mettere in ridicolo una buona volta questi odiosi paladini in calzamaglia.
“Hancock” racconta la storia di un supereroe ubriacone e pasticcione, venuto chissà da dove, che ogni volta che salva delle vite in pericolo o acciuffa dei criminali finisce col provare danni gravi e molto costosi alla città in cui vive (Los Angeles). La sua immagine pubblica è pessima: la cittadinanza intera lo odia, a decine lo appellano come ‘stronzo’ – bambini inclusi.
Le cose cambiano il giorno in cui Hancock salva la vita a Ray Embrey, un responsabile di pubbliche relazioni che è appena stato licenziato. Questi per sdebitarsi offre le sue consulenze gratis all’inusuale supererore, lo convince cioè a consegnarsi alle autorità (sulla sua testa pendono decine e decine di provvedimenti giudiziari per danni provocati) e a passare qualche settimana dietro le sbarre, nell’attesa che la criminalità dilaghi a tal punto da costringere le autorità a liberarlo per rimetterlo in attività.
Parallelamente si dipana la storia delle origini di Hancock, della sua amnesia e dello strano rapporto che ha con Mary, la moglie di Ray.
Non vado oltre perché ho già ‘spoilerato’ sufficientemente.
Se il film non funziona completamente di certo non è per colpa di Will Smith o della splendida Charlize Theron. Nel senso che i due sono perfettamente in palla: sono adatti al ruolo che ricoprono, recitano benissimo e sono evidentemente in sintonia.
Sappiamo ormai benissimo di quanto Smith si trovi a suo agio nei ruoli comici: l’atteggiamento da sbruffone è qualcosa che gli viene particolarmente spontaneo.
La Theron, oltre che bella, è davvero in gamba. Non ha di certo bisogno di dimostrarlo ancora. A mio avviso il suo aspetto già smagliante migliora ancora nel secondo tempo, quando inizia ad apparire sullo schermo con gli occhi bordati di una spessa linea nera.
Jason Bateman porta a casa la pagnotta con dignità. Quella faccetta da impiegatuccio sfigatello gli si addice notevolmente. Ultimamente vedo le quotazioni di quest’attore in salita. Speriamo bene per lui: se lo merita.
Vi consiglio la visione di “Hancock”? Mah! Si, dai! Però aspettate almeno che arrivi in DVD, così potete affittarvelo e risparmiare oltre l’80% sul costo di questo prodotto d’intrattenimento ahimé parzialmente riuscito.

La scheda di Cinematografo.it e MyMovies.it.

… E alla fine arriva Polly

E alla fine arriva Polly (poster)

… E alla fine arriva Polly
(Along Came Polly)

di John Hamburg (Usa, 2004)
con Ben Stiller, Jennifer Aniston,
Philip Seympur Hoffman, Debra Messing,
Hank Azaria, Alec Baldwin, Judah Friedlander,
Kevin Hart, Michele Lee, Jsu Garcia, Bryan Brown

Commedia sentimentale americana delle più classiche, resa però molto gradevole dalle tradizionali gag in cui si vede il personaggio di Ben Stiller intimidito e vergognoso a causa di qualche figura barbina.
A me questa pellicola ha ricordato molto “Lo spaccacuori”, un’altra commedia – uscita successivamente nei cinema – ma che vede comunque Ben Stiller nei panni di un marito i cui guai iniziano non appena va in luna di miele con la neo mogliettina in un posto tropicale.
Esattamente la stessa cosa accade qui al protagonista, tale Reuben. Si sposa con Lisa, una tipina carina (la rossa Debra Messing) che però lo tradisce immediatamente, durante la luna di miele, non appena rimane sola con l’istruttore di scuba diving (immersioni marine).
Reuben sembra accusare bene il colpo. Torna a casa e anziché chiudersi in se stesso si fa trascinare ad un party dal suo amico di sempre, l’ex attore prodigio Sandy Lyle. Alla festa incontra Polly, una sua vecchia compagna di scuola che è lì come cameriera del catering. I due iniziano a frequentarsi e a piacersi, anche se sono completamente diversi. Lei è spiantata e un po’ sciatta, completamente disordinata e disorganizzata. Lui invece è un precisino cronico, amante dell’ordine; per giunta di mestiere fa l’analista dei rischi per una importante compagnia assicurativa. Per amore di lei, Reuben arriverà addirittura a prendere lezioni di balli latino-americani. Quando le cose stanno per mettersi per il meglio, comunque, Lisa riappare. Ritorna cioè dall’isola tropicale in cui era rimasta con il suo istruttore/amante per rimettersi con l’uomo che ama e che è ancora suo marito. Ovviamente per Reuben sarà difficile scegliere ma l’amore trionferà – c’è da giurarci.
Di Stiller ho già detto. Il film si salva grazie alla sua divertentissima mimica. Ormai si è specializzato nel ruolo del goffo, della vittima che fa ridere lo spettatore per le situazioni super-imbarazzanti in cui si caccia.
Jennifer Aniston non l’ho mai considerata una bellona. Eppure qui, devo ammettere che in alcune scene riesce ad esprimere una certa tenerezza nel modo di atteggiarsi, qualcosa cioè che – lo ammetto – è in grado di attrarre un uomo. La recitazione non è da premio Oscar ma se la cava. Più che altro diciamo che questi film sono alla sua portata. Il personaggio di Polly le sta addosso perfettamente.
Philip Seymour Hoffman fa il ‘Lebowski’ della situazione. E’ incredibile: dove lo metti sta. Un genio della recitazione. Un camaleonte. Qui appare come un ubriacone pieno di sè che non accetta l’idea di essere una ex star in completo declino. Deliziosa la sua rinascita dalle ceneri (quasi come se fosse una Fenice). Da non esecrare nemmeno il modo in cui il suo personaggio si mostra comunque fedele, onesto e sincero con il suo amico di sempre.
Debra Messing – la Grace della serie tv “Will & Grace” – ha sempre il suo fascino, anche se qui fa un po’ la stronzetta senza cuore, dalla vita sessuale molto facile.
Sono davvero curioso com’era la voce di Hank Azaria nella versione originale. Deve sicuramente aver sfoderato un finto accento francese alquanto divertente.
Filmetto leggero e simpatico da guardare in due, magari durante una sera di Settembre in cui non vi va di uscire di casa.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Le ragioni dell'aragosta

Le ragioni dell’aragosta (poster)

Le ragioni dell’aragosta

di Sabina Guzzanti (Italia, 2007)
con Sabina Guzzanti, Antonello Fassari,

Pierfrancesco Loche, Francesca Reggiani,
Cinzia Leone, Stefano Masciarelli, Gianni Usai

Mi sono quasi imposto di vedere questo film, diciamo pure per ragioni professionali. Più che di un film, però, si tratta piuttosto di una specie di documentario alla rovescia, che parte quasi dalla conclusione e prosegue con tutto il percorso che ha portato fino a quel punto.
La storia è quella di uno spettacolo organizzato da Sabina Guzzanti e dal suo entourage in favore della comunità di pescatori di aragoste della Sardegna occidentale. L’attrice, sull’onda dell’entusiasmo richiama molti dei comici/attori che una quindicina di anni prima hanno preso parte con lei alla trasmissione “Avanzi” sulla gloriosa RaiTre diretta da Angelo Guglielmi.
Nel caso in cui voleste conoscere opinioni personali sulla pellicola vi prego di rivolgermi le domande di persona.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Pensieri sparsi sulla BlogFest 2008

BlogFest logo

Non so da dove iniziare. Vediamo: intanto io ci sono stato. Ho preso parte anche io finalmente ad una BlogFest. E’ dal 2003 che ci provo. Contrariamente a quanto ho letto un po’ in giro, questa non era la prima edizione. Credo di essermene perse almeno un paio. Stavolta invece ce l’ho fatta.
Bene. Riva del Garda è una bella cittadina. Profondamente turistica. Bella da vedere, da visitare uno due o tre giorni, ma io non ci vivrei mai. Vuoi per l’umidità, per le condizioni climatiche, persistentemente negative, vuoi per quell’enorme montagna che incombe sul paesino notte e giorno, in qualsiasi punto ci si trovi. Sono uomo di pianura, io. Si sappia.
Vi risparmio la solita storia su quanto mi abbia fatto piacere incontrare di persona tutti i blogger che in questi anni ho conosciuto via Rete – alcuni per la prima volta, altri per la seconda terza, ecc. E’ palese, ci mancherebbe. Credo che nella maggior parte dei casi si vada ad incontri di questo tipo proprio per la socializzazione.
Un altro grazie formato king size e automatico va anche a Gianluca e Ilaria che si sono letteralmente fatti ‘un mazzo tanto’ per organizzare il tutto, mesi orsono.
Io sono arrivato a Riva del Garda sabato pomeriggio verso le 17. Ahimé in mattinata Trenitalia ha deciso di sopprimire – causa sciopero dei ferrovieri toscani – un Eurostar che partiva dalla stazione di Roma Termini, per cui ho dovuto resistere ad un’odissea ferroviaria che mi ha visto fare uno ‘stop & go’, passando per Bologna e allungando il viaggio di altre 2 ore (escludendo il trasbordo via pullman Rovereto-Riva).
La prima sensazione, arrivando completamente fradicio al Palazzo dei Congressi, è stata quella di essermi perso un bel po’ di cose. Ma ho deciso di rimediare subito, buttandomi a capofitto nella lunga diretta radiofonica che ha fatto da commento all’assegnazione dei Macchianera BlogAwars 2008. Attraverso i microfoni di RadioNation, con il prezioso aiuto della direttrice Fran, di Daniela Losini e di suo marito, di Jack, di Jimmy2K, di Asended e di Stefigno, ce la siamo cantata e suonata alla grande. Ammetto di essermi divertito un mondo e di essermi sentito piuttosto sciolto davanti al microfono. Con Jack e Kimmy2K mi sono trovato molto affiatato, come se trasmettessimo radio insieme da anni. Sensazione strana e gradevole al tempo stesso. Si vede che all’interno della famiglia RadioNation ci si vuole molto bene. :) Siamo stati persino citati da Corriere.it che ci ha raccontato come fossimo la piccionaia dei giornalisti al Festival di Sanremo.
Sulle polemiche riguardanti la premiazione e i premi assegnati mi astengo. Brevemente mi permetto di ricordare a tutti che si trattava di un gioco molto poco serio, per cui invidie, gelosie e proteste lasciano il tempo che trovano. Sì, forse Gianluca avrebbe fatto bene ad eliminare il suo blog e quello di Selvaggia Lucarelli dalle nomination perché erano loro stessi sul palco a consegnare i premi – giusto per una questione di coerenza e per evitare quell’effetto di auto-lode – ma a me non ha dato particolarmente fastidio. Ripeto: eravamo tutti lì per divertirci.
Mi è dispiaciuto piuttosto non partecipare al buffet che si è tenuto in serata presso il Tiffany. Credo che si trattasse di una questione di badge. Si poteva accedere in base al colore del proprio talloncino. Ma io, a dire il vero, non ho neanche controllato. Il mio badge è rimasto per tutto il tempo dentro la sacca del ‘welcome pack’. Ho preferito andare a cena con Fran e gli altri colleghi della radio. So che ad alcuni non è andata giù la questione della cena elitaria e riservata. Personalmente faccio spallucce: chi se ne frega. Comunque sia con tutti gli sponsor che c’erano non credo che sarebbe stato tanto difficile organizzare una cena/buffet aperta indistintamente a tutti i partecipanti della BlogFest.
Tornando al ‘Welcome Pack’ devo ammettere che anche a me ha dato un po’ fastidio pagarlo 15 Euro. Non tanto per la cifra quanto per il fatto che solitamente il materiale promozionale si offre gratuitamente ai partecipanti. Mi trovo su questo alquanto d’accordo con Tony Siino. Nel sacchetto nero di tela comunque c’erano: 5/6 pacchetti di caremelle e liquirizie, una maglietta ufficiale della BlogFest (nera e a maniche lunghe), un’altra sacca con il logo di MySpace, due copie pesantissime di Vogue Italia, il programma della BlogFest, un bigliettino con i codici per partecipare alla caccia al tesoro virtuale “Blogstar Ate My Hamster“ (poi cancellata), alcune spillette varie, badge e porta bagde, un piccolo ciondolo rosso a forma di logo di Windows Live Messenger e forse anche qualcos’altro che adesso mi sfugge.
A proposito della reunion dei Lino e i Mistoterital mi sento di dissentire da quanto scritto da Tony. Secondo me non è stato un momento triste. Anzi! Intendo: si è trattato di un momento carino per gli ex-fan, cioè per chi da ragazzo ascoltava già quel gruppo. Magari non sono nostri coetanei ma la piccola tenera celebrazione era perfettamente in linea con quel clima da ‘gita delle scuole medie’ che Gianluca intendeva creare per gran parte del BlogCamp.
Del superparty danzereccio condotto con maestria da Fabio de Luca, subito dopo il concerto dei Perturbazione, ho già scritto qui.
Domenica ho assistito finalmente al primo (e ahimé unico) barcamp: l’ADVCamp. Al piano inferiore si stava svolgendo anche il MediaCamp ma non sono riuscito proprio a smuovermi dal primo (se non per addentare un panino al bar) per cui non ho potuto seguirlo – non me ne voglia Vittorio Pasteris. :)
Innanzitutto i miei complimenti a Nicola Mattina e Gaia Giordani per aver organizzato e coordinato questo evento nell’evento. L’ho trovato estremamente interessante e vivo, cioè con un alta partecipazione del pubblico/non pubblico. In parole povere: uno dei migliori barcamp a cui ho preso parte. Credo che a breve scriverò un post a parte, esclusivamente dedicato agli interventi, al contenuto, alle persone, ai personaggi e all’atmosfera di questo camp.
Peccato davvero che domenica pomeriggio sia finito tutto così, quasi all’improvviso. Alle 17.20 il Palazzo dei Congressi era praticamente sgombro. Fortunatamente ho contrato Giulia e Emiliano che mi hanno fatto compagnia sino alle 18.30 circa. In serata in città è stato praticamente impossibile incrociare qualche barcamper rimasto – credo che fossero tutti rintanati in albergo o in qualche ristorantino turistico. Io stesso ho mangiato in una specie di bettola tipica del nordest italiano sita in viale Roma per poi scappare alle 21.30 al “Cinema Roma” a vedere il film “Hancock” (anche di questo vi parlerò più in là).
L’idea di organizzare più barcamp contemporanei nella stessa città, in teoria, non mi è sembra male, poiché dava la possibilità di attrarre una platea di curiosi ed esperti del settore più numerosa. Nei fatti però si è dimostrata un po’ fallace: ad esempio domenica, se non fosse stato per la pioggia, il MediaCamp e l’ADVCamp non si sarebbero tenuti entrambi nel Palazzo dei Congressi (alla sola distanza di un piano). Le distanza fisica tra le diverse conferenze-nonconferenze avrebbe impedito ai più di fare la spola tra un intervento e l’altro curiosando qui e là. In fondo, un’altra delle caratteristiche interessanti dei barcamp è proprio quella di saltare di palo in frasca, da un argomento all’altro, per porgere orecchio, farsi un’opinione e magari anche intervenire ora su questo ora su quell’altro tema.
Sugli altri barcamp che mi sono perso (MARTCamp, FoodCamp, BlogFestCamp, TravelCamp, LitCamp2008, FoodCamp3, MediaCamp, Fashion Camp, BeautyPitStop, MyBlogCamp, Dibattito: “L’informazione in formazione” e il concerto dei SeiOttavi) mi sto facendo una cultura postuma. Nel senso che sto scandagliando la rete alla ricerca di video, foto e materiale scritto su quello che è accaduto mentre non ero presente.
Qui ad esempio trovate tutte le interviste che la bravissima Giulia Blasi ha realizzato per la webtv Yalp (gruppo Telecom/Virgilio/Alice). Qui invece i video di tutti gli interventi dell’ADVCamp realizzati dai ragazzi di DOL Media.
Su Flickr ci sono ovviamente una valanga di foto scattate durante la 3 giorni e inserite nell’apposito pool del gruppo.

Egofeed

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(Non se ne esce più!)

Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey

Rabbia di Chuck Palahniuk (copertina)

Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey.
di Chuck Palahniuk
2007, Mondadori – Collana Strade Blu
355 pagg. – 16 Euro

Ancora un altro piccolo capolavoro da questo genio della letteratura americana contemporanea.
Immaginate una storia in grado di fondere in un certo qual modo la saga di “Ritorno al Futuro” con quella di “Matrix”, fomentando la curiosità nel lettore attraverso una costruzione del racconto che alterna leggerezza e atmosfere dark. Immaginate poi una specie di lunga inchiesta giornalistica su di un personaggio controverso, formata da centinaia di mini interviste alle persone che l’hanno conosciuto. Ecco, questo e molto altro ancora è “Rabbia”.
Forse alcuni si sono affrettati a catalogarlo ‘romanzo fantascientifico’ ma credo che questa definizione non sia esaustiva, né completamente esatta. In effetti “Rabbia” è ambientato nel futuro e presenta alcuni tratti tipici del filone fantascientifico ma non è tutto. Fantasia e futurismo sono solo due ingredienti di questa sapida ricetta narrativa e nemmeno i principali.
Come da buona tradizione, in queste pagine di Palahniuk troviamo mescolati sapientemente altri elementi di grande impatto, vedi ad esempio la storia di alcune epidemie, studi sulla gestione del caos, psicologia, antropologia, filosofia, sociologia, religione, medicina, metafisica, ecc. Tutti segnali tangibili di come la scrittura dell’opera sia stata preceduta da profonde analisi e lunghe ricerche.
Cosa dire della trama senza rovinarvi la sorpresa e il gusto della lettura? Vediamo. Innanzitutto il termine “Rabbia” non si riferisce ad uno stato di irritazione violenta ma proprio alla malattia infettiva. Il portagonista, tale Buster Casey, muore in circostanze misteriose. Quelli che l’hanno conosciuto (amici, nemici, detrattori, parenti, insegnanti, vicini di casa, ecc.) si affrettano a raccontarne le vicende.
Buster è un ragazzino alquanto anomalo a Middleton - la solita piccola città della provincia americana. Molti lo ritengono uno sbandato. Sin da piccolo si mette in mostra con delle marachelle assolutamente fuori dall’ordinario. Sua madre è una donna bizzarra che passa il tempo a cucire toppe super-kitsch sui vestiti di suo fliglio, mentre questi se ne va in giro a regalare vecchie monete preziose ai bambini che perdono i denti da latte, come se fosse una versione extra lusso della Fatina dei denti. In poco tempo Buster mette in sobbuglio Middleton, drogandone anche l’economia -ma non solo.
Tutto ciò però non gli basta. O meglio non gli interessa. Buster sembra essere dotato di un olfatto e di un gusto fuori dall’ordinario: baciando una persona, in pochi attimi, è in grado di capire cosa questa ha mangiato e quando. Le convenzioni e la vita banale di provincia non lo attraggono. Buster è sempre alla ricerca di vita vera, di emozioni e sensazioni più uniche che rare, come il morso di una tarantola. Non per nulla passa il tempo a infilare le mani nude nelle tane degli animali più pericolosi.
Un bel giorno comunque lascia il paesello e si stabilisce in città, dove diviene ben presto un ‘notturno’, cittadino di serie B. Nel posto in cui si trasferisce la vita sociale è divisa in due zone temporali: il giorno è il regno dei diurni, la notte dei notturni. Due coprifuochi segnano il passaggio dall’uno all’altro segmento. Gran parte dei notturni trascorre il tempo giocando al “Party crashing”, una specie di rito/gara in cui alcune squadre si aggirano nella notte in un auto scassata a caccia di altre auto da speronare.
Ogni cittadino ha una porta dietro la nuca, una specie di interfaccia attraverso cui ‘incanalarsi’ delle esperienze mnemonico/sensoriali pre-vissute da altri. In altre parole chiunque può farsi ‘un viaggio’ sintetico grazie ad una specie di pacchetto dati che viene sparato dritto dentro il sistema nervoso centrale.
Credo che sia abbastanza per farvi incuriosire…

La scheda di Bol.it e quella di IBS.it.

Anche io ho ballato De Luca

Sabato scorso la seconda giornata della BlogFest 2008 si è chiusa con il dj set di Fabio De Luca (Weekendance) nel PalaMeeting, ossia la tensostruttura adiacente il Palazzo dei Congressi di Riva del Garda (Tn). Ne vedete una breve clip qui sopra.
Il volume così alto da andare in distorsione, sarà pure tamarro ma rende benissimo l’idea di come il sottoscritto, in compagnia di altri blogger più o meno noti come Stefigno, Bambolescente, Samuele Silva ed Estroversa, Andrea Beggi, Akille, Emmebi, SuzukiMaruti, Simona Siri, ecc., si sia divertito come un bambino a ballare ai ritmi di questo vero e proprio maestro di cerimonia – anche se senza microfono.
Come ha fatto giustamente notare qualcuno, lo spazio era enorme, il pubblico rado nella pista e nemmeno tanto abituato a ballare su tali ritmi, per cui l’impresa si è rivelata ancora più epica del previsto. Altri parlano già di “serata memorabile”.

La tracklist (incompleta e random):
- Tiga “Pleasure From The Bass”
- David Bowie “Rebel Rebel”
- The Ting Tings – “Great Dj”
- Shut Up American Boy – “STV SLV (Estelle vs. The Ting Tings)”
- Depeche Mode “Just Can’t Get Enough” (una specie di versione super dub)
- Korn – “Word Up” (cover dei Cameo)
- Dee Lite “Groove Is In The Heart”
- The Prodigy “Smack My Bitch Up” (versione ultra acida, seppur simile all’originale)
- Baustelle “Charlie Fa Surf” (mashup dello stesso De Luca?)
- Justice “D.A.N.C.E.” (versione sconosciuta – forse mashup)
- Cure “Boys Don’t Cry”
- Katy Perry “I Kissed A Girl”
- The Dandy Warhols “Bohemian Like You” (versione simile all’originale)
- Daft Punk “Teacher”
- Michael Jackson “Just Can’t Get Enough”
- Hercules and Love Affair “Blind”

- Mylo “Drop The Pressure” (mashup)
- Adriano Celentano “24000 baci (versione acappella)”
- The Knack “My Sharona”
- Hole “Celebrity Skin”
(…e tanto altro ancora)