
In pratica l’ADVCamp è l’unico barcamp della BlogFest 2008 a cui ho preso parte.
Se volete farvi un’opinione non filtrata guardatevi pure qui tutti gli interventi pubblicati su DolMedia.
Io intanto vi riporto le mie impressioni, quelle di uno che ha assistito in silenzio, seduto in platea. Il tutto in rigoroso ordine cronologico.
Nicola Mattina, in qualità di organizzatore del barcamp [VIDEO], ha avuto l’onore di introdurre questa conferenza-non conferenza, ricordando la recente apertura del cosiddetto “Club dei media sociali”; un tentativo questo di mettere intorno ad un tavolo professionisti, fornitori di strutture, studiosi, ecc. Le attività di questo club riguarderanno formazione e ricerca, cercando di svolgere una specie di funzione complementare a quella già prevista dai 2 IAB Forum. La speranza insomma pare sia quella di non lasciare solo all’industria la possobilità di esprimere il proprio punto di vista. Qui il buon Gaspar Torriero solleva un dubbio: perché non coinvolgere anche gli utenti in questa dialettica? Nicola ribatte che in effetti gli utenti ci sono, esistono, ne abbiamo le prove, ma in questa prima fase sono molto difficili da intercettare.
Il primo intervento vero e proprio è stato quello di Filippo Ronco che ha presentato il progetto “Vinoclic” (Wine & Food Adv Network), ossia una piattaforma per la vendita della pubblicità riservato al solo circuito di blog che si occupano di cibo e vino. Un progetto che raccoglie all’incirca 50 mini-editori, il più delle volte rappresentanti ciascuno un unico blog, e che si basa proprio sul tag advertising. La nave procedere a gonfie vele, riesce cioè a sostenersi sulle proprie gambe: 11 mila tag raccolte in un solo anno. L’ambizione futura di Ronco è quella di passare da un’idea di UGC (User Generated Content) ad un’altra di tipo UPC (User payment content?) cioè basata sul pagamento degli utenti che producono contenuti per i vari editori.
[VIDEO] A seguire c’è stato l’intervento di Gianluca Diegoli – il titolare del blog MiniMarketing – un personaggio molto simpatico e scanzonato. Proprio come un vero barcamper dovrebbe essere. Il suo breve e brillante speech ha… … semplicemente messo in campo una domanda: perché in 10 anni la pubblicità online non si è evoluta affatto nelle forme? Qui la presentazione su SlideShare. Perché l’advertising sul Web significa ancora quasi solo banner? Argomento stimolante che alcune settimane fa aveva già esposto sul suo stesso blog e che LaFra aveva rilanciato con considerazioni degne di interesse. Gianluca l’ha definita “L’utopia del banner sociale”, ossia una specie di ossimoro “sociale vs. banner”. La pubblicità cosiddetta ‘display’ non ha praticamente alcun aspetto ‘social’, né tantomeno mette in moto una comunicazione paritaria e/o bidirezionale. Perché non ci ha pensato ancora nessuno?
Sono diversi i motivi per cui non piace un banner. Tra questi: non è rintracciabile (basta un ‘refresh’ per farlo sparire), non posso parlarne con altri utenti; è chiuso alla conversazione, è sopra le righe. Ma è davvero il banner a far vendere online? Non sarà piuttosto la conversazione a rendere possibile l’acquisto del prodotto/servizio? Facebook, ad esempio, come social network sta già sperimentando al suo interno alcune forme di “social banner” – se così possiamo definirlo. Tra i rischi che si corrono, adottando questo sistema, c’è quello dei commenti negativi degli utenti sul prodotto/servizio. Una specie di emergenza – chiamamola così – che l’azienda deve saper affrontare. Altro aspetto interessante sono le metriche. Scomparso il banner tradizionale le metriche cambiano. Anche qui ci si deve adattare. I numeri potrebbero essere più bassi ma andrebbe misurato anche altro, fattori come la credibilità, l’attendibilità, l’onesta, la serietà (dell’azienda) e poi la fiducia, le necessità, le esigenze, le aspettative (del cliente/utente). Domanda finale dell’intervento: “Siamo davvero all’ultimo step della pubblicità online di tipo tabellare?”
[VIDEO] A seguire c’è stato l’intervento di Matteo Brunati che ha presentato il progetto di Metafora AD Network, una specie di rete pubblicitaria alternativa (25 blog al momento), sempre di tipo tabellare (vedi banner) ma basata su altri principi. Al classico banner, Metafora aggiunge altre due nuove componenti: la referenza e l’esperienza. E’ il blogger a testare il prodotto/servizio e a parlarne sul suo blog. Gli investitori sono scelti a monte. Non tutti gli inserizionisti sono acettati nel network ma solo quelli che, in un certo senso, se lo meritano. Gli appartenenti a Metafora AD Network cioè applicano anche una specie di codice etico alla scelta di chi ospitare sulle proprie pagine. Questa accettazione implica anche la messa in atto del principio di “Rete come conversazione”. Una dichiarazione d’intenti che richiama chiaramente la famosa massima del Clue Train Manifesto: “I mercati sono conversazioni”.
[VIDEO] A questo punto la palla è passata a Stefano Santucci della Enuan. Ha presentato un software per la ricerca di informazioni all’interno di una specie di banner. Ci ho capito poco o nulla. Ricordo solo che ero molto scettico durante l’esposizione. Leggendo qui, ora, sul taccuino degli appunti, ci vedo scritto: “Social che?” Nel senso: cos’ha di sociale questo programma? Cosa di nuovo? Perché mai un utente dovrebbe cercare le informazioni online attraverso un banner piuttosto che attraverso i tradizionali motori di ricerca? Mah!
Dopo Santucci è stata la volta di Giovani Calia e di Paolo Lorenzoni. Entrambi lavorano per Current – un’altra sezione di Current.tv che però non produce tv. L’idea che hanno presentato è interessante. Solo che l’hanno già fatta in molti. Zooppa ad esempio credo che la faccia anche meglio. Sto parlando di un approccio ‘user-generated’ alla tradizionale pubblicità televisiva, ossia affidare i brief dei clienti/inserzionisti agli utenti e lasciare che siano questi ultimi a realizzare degli spot – in vece dei tradizionali creativi. Nei palazzi di Current questi spot generati dagli utenti li chiamato VCAM – viewer created advertinsing message(s). L’unica differenza golosamente interessante è che ognuno di questi spot che scelto per andare in onda sul canale verrà retributo con 1750 Euro. Se lo spot poi dovesse essere così interessante e bello da essere mandato anche fuori – su altre tv o su altri siti web, ecc. allora la cifra potrebbe salire sino a 25.000 Euro – credo che in questo caso la cifra alquanto alta sia giustificata da una completa cessione del copyright all’azienda. Questo lo penso io, attenzione. Loro non l’hanno detto. L’iniziativa VCAM è partita in Italia lunedì 15 Settembre. Staremo a vedere. Unico appunto: le due clip mostrate durante questa presentazione come esempio erano ovviamente prodotte da professionisti – altro che user-generated! Ci voleva poco a mangiare la foglia. Sgamati subito!
[VIDEO] La presentazione successiva è toccata a Cinzia Vallarani, Group Account Manager presso Microsoft Advertising Italy. A me è la sua presentazione è sembrata sostanzialmente uno spottone per la divisione ADV di Microsoft. Che la tipa fosse un account si fiutava distante un Km. Il suo speech sembrava una vera e propria presentazione per un cliente, atta a sedurre chi ci deve mettere dei soldi. Facile intuire come la noia si sia impossessata dei barcamper che stavano assistendo. La Vallarani ha spiegato cos’è il ‘game advertising’ e perché funziona, poi, in coda, ha tirato fuori anche il case study del film Coca-cola “Happyness Factory”. Certo, tutto bello: ma non devi venderci nulla. Non ci dici niente di nuovo. Se è vero che tu rappresenti una specie di concessionaria online è anche vero che noi seduti lì non eravamo certo l’inserzionista da convincere a sganciare l’assegno.
[VIDEO] A seguire c’è stato l’intervento di Pasquale Diaferia, vispo e brillante pubblicitario dal lungo curriculum. Il quale per prima cosa ci ha tenuto a sgamare i falsi spot user-generated di Current. Chissà perché? C’è della ruggine tra le due parti in causa? Forse no. Il personaggio mi è sembrato molto sicuro di sè (forse troppo) e di certo fumantino. Diaferia al momento è il titolare del progetto “Spot And Web” – media comunication magazine. Ci ha tenuto a far presente alla platea che la pubblicità non funziona. Che è stupido buttare la quasi totalità di budget pubblicitario in spot televisivi, dal momento che non funzionano e che non sono misurabili. Tutto quello che si fa sul web è sottoponibile a metriche e valutazioni quantitative, dunque perché non approfittarne? La pubblicità regge il sistema tv broadcast italiano. Altra domanda: perché vogliono tenere in piedi la tv? E chi? Diaferia ha chiuso mostrando uno dei suoi ultimi successi: la campagna di marketing ambientale realizzata per il lancio italiano della serie tv “Californication” – andata in onda sul canale satellitare Jimmy. Diaferia e i suoi sono andati in giro per Roma e Milano ad appendere reggiseni. Grande successo – dice lui. Dalla platea gli chiedono di quantificare ma la riposta è che le cifre non si possono dare. Mistero!
[VIDEO] A seguire l’intervento di Davide Turi di MoltoMedia (gruppo Mediaset). Il suo team ha messo in piedi un progetto che cerca ‘energie esterne’, cerca ‘progetti multimediali’ che possano andare non solo in tv, anzi che fossero buoni proprio come prodotti cross-mediali. Ha mostrato i numeri della prima edizione (155 progetti arrivati), ha parlato del passaggio dalla prima alla seconda, ci ha detto che hanno faticosamente abbandonato il CMS dell’azienda per iniziare ad adottare il più versatile WordPress. A quanto pare hanno abbandonato anche tale “Eugenio Moltomedia”, un puppazone che loro chiamano ‘personaggio maschera’, per dare invece più spazio all’identità umana della redazione che sta dietro al progetto. A dire la verità non vedo grandi idee dietro MoltoMedia. Mi sembra la solita storia del grande Media-Mogul, del gigante dai piedi d’argilla che, essendo ormai privo di idee, le va a cercare all’esterno. Facciamo fare agli utenti quello che non sappiamo fare noi – avranno pensato. Loro creano, noi facciamo cassa. Non me ne voglia lo stesso Davide, che invece mi è sembrato un ragazzo molto sveglio e pieno di voglia di fare. Speriamo piuttosto che le sue energie e il suo entusiasmo non vengano dispersi venendo a contatto per lungo tempo con quella realtà – una realtà a suo dire molto difficile da incanalare verso il mondo Web 2.0.
A questo punto ho fatto una pausa. Sono sceso al bar per trangugiare un panino e bere una fresca spremuta d’arance rosse.
[VIDEO] Nel frattempo Laura Pezzotta, responsabile web di AlfaRomeo ha illustrato il progetto di Alfa Mi.To Blog. Mi chiedo come mai non sia intervenuta direttamente Mafe De Baggis che, a quanto ne so, è stata un po’ il burattinaio dell’operazione.
[VIDEO] In seguito Antonio Tomarchio e William Nespoli hanno esposto AdRight, un progetto nato da un gruppo di studenti del Politecnico di Milano. mi spiace: di più non so dirvi. Non ero proprio presente.
Quando sono tornato di sopra ho trovato sul palchetto Gianluca Neri e Nicola Mattina che chiacchieravano di gusto con Stefano Rocco di MySpace Italia – e con David Casalini – technical product director di Blinko (gruppo Buongiorno). Si trattava del dibattito: “Social Network: l’utente al centro”. A dire il vero, una delle cose migliori di questo camp – insieme all’intervento di Gianluca Diegoli e quello di Matteo Flora. Migliori perché spontaneo, fresco, disilluso, informale. Sembrava davvero una chiacchierata tra amici a cui avevano lasciato assistere noi “pubblico”. I 4 ‘saggi’ :) hanno discusso garbatamente di social network e piattaforme varie per la socialità online. Si è fatto il punto sulla situazione attuale, ci si è chiesti se c’è spazio per nuovi competitor, si è parlato di numeri, di quali sviluppi e sbocchi futuri possa avere il campo, di vantaggio competitivo, di valore “in più”, di massa critica per decretare il succeso di un player, di rilevanza della piattaforma in base a criteri geografici/culturali/generazionali, del progetto “Open ID”, di identità digitale, ecc.
[VIDEO] A seguire Gabriele Paolillo, il ragazzo che con sua cugina Magda Paolillo gestisce il blog SpotAnatomy (CommunicaGroup), ha mostrato le difficoltà che si incontrano nel voler convincere un’azienda ad aprire un blog aziendale. E qui volevo fargli una statua in oro massiccio, per quanto le sue parole risultassero sagge e veritiere alle mie orecchie.
[VIDEO] Marco Massarotto di InternetPR è stato davvero molto simpatico. Ha discusso delle gloriose ‘regole d’oro’ della pubblicità, confrontandole con l’attuale status dell’ADV online. Qui la sua gustosa presentazione su Slideshare.
[VIDEO] Federico Fasce (Kurai) di Urustar, invece, ha discusso di un nuovo modo di fare ‘ganimg’, unendo web, giochi e realtà. Ha parlato di quelli che vengono denominati ARG (Alternate Reality Games), raccontando brevemente un case study del 2004. Qui la sua presentazione dal titolo “Amare le api”.
[VIDEO] Il torpore si è decisamente interrotto con l’intervento di Vicky Gitto – Group Executive Creative Director dell’agenzia di pubblicità DDB. Io mi astengo dal commentare. Se cercate in rete trovate già tanto materiale a riguardo della polemica tra il suddetto e Marco Camisani Calzolari, scatenatasi a proposito dell’affermazione del primo secondo cui l’attentato delle Torri Gemelle dell’11 Settembre 2001 sarebbe “un’idea della madonna”. Testuali parole. Mi preme ricordare che la sua frase introduttiva è stata “Non chiedetemi quale sarà il futuro della creatività perché … sinceramente credo che non ci sia alcuna risposta”. Bene, andiamo oltre!
[VIDEO] A questo punto quella peperina di Gaia Giordani, una giovane copywriter originaria del nord-est, è salita decisa sul palchetto e ci ha mostrato alcune campagne virali che negli ultimi anni hanno riscosso un certo successo online. Tra queste una molto innovativa realizzata da Diesel per promuovere il suo underwear e due prodotte da Dove: “Dove Evoltuion” e “Talk To Your Daughter Before They Do”.
[VIDEO] Antonio Tombolini ancora una volta è stato franco, deciso e diretto – come piace a me. Dapprima ci ha ricordato che la pubblicità è morta, in quanto il rapporto costi/benefici non sta più in piedi. Poi ci ha spiegato che sarebbe auspicabile che il progetto di VRM (Vendor Relationship Manager) prendesse il posto del cosiddetto CRM (Customer Relationship Management), nell’ottica di costruire qualcosa che metta al centro della questione il cliente/utente e lo aiuti a creare strutture attraverso le quali relazionarsi con potenziali fornitori – nei tempi e nei modi più consoni agli essi utenti. Sinceramente lì per lì ci ho capito poco – colpa mia, ero anche abbastanza stanco e assonnato. Ma il tutto appare più chiaro nelle parole di Gaspar.
[VIDEO] Lo ammetto: Matteo Flora mi ha esaltato. E’ un giovinastro dall’aria sveglia e furbetta che si occupa di sicurezza informatica, nello specifico di profilazione e di pericoli derivanti da questa pratica. Il suo nuovo progetto, quello che ha presentato, si chiama FoolDNS: un servizio che elimina tracciamenti, advertising e censura. In parole povere: un servizio DNS server che prende ingiro il DNS server. FoolDNS dà ai server i propri dati invece di quelli dell’utente che naviga, dirottando cioè le connessioni ed evitando che all’utente vengano mostrati i banner. FoolDNS è un server DNS pur non essendo un fornitore di servizi web. Usare questo servizio è banalissimo: basta cambiare una sola ed unica volta i valori del DNS all’interno delle impostazioni di rete del pc. Da quel momento in poi ogni software che si connette ad internet sarà protetto da occhi indiscreti. Non c’è bisogno di installare alcun software. Addirittura queste modifiche, se impostate su di un router possono agire sull’intera rete ad esso connesso. La lista dei domini bloccati da FoolDNS è totalmente aperta e consultabile. Il servizio è free. Gratis. A babbo morto. Totalmente. I dati delle richieste DNS non sopravvivono sulle loro macchine per più di 90 minuti o per un totale di 1 MegaByte. I ragazzi di FoolDNS non vendono i dati degli utenti anche perché non li hanno. Il loro sistema li aggrega infatti in maniera completamente anonima.
Unico neo: in futuro la società inzierà a piazzare nelle pagine web i propri banner al posto di quelli censurati. Saranno meno, uno per pagina e con un preciso codice deontologico ed etico, ma ci saranno. Comunque sia, serviranno sostanzialmente all’azienda per auto-finanziarsi. Io lo dico: mi hanno convinto. Nei prossimi giorni provo FoolDNS sul mio notebook e vi faccio sapere. Spero solo che non ci saranno problemi con la rete Fastweb.
[VIDEO] L’ultimo slot se l’è aggiudicato Francesco Lo Monaco di Cupido.it. Una presentazione triste: in sala eravamo tutti zitti e seri per non ridere. Infatti non c’era bisogno di deridere alcunché. Questo sito di incontri online, sulla falsa riga di Meetic, aveva una grafica alquanto 1.0 (o forse anche meno) e un database utenti di poco inferiore alle 5000 unità. Il servizio è giovane – pare che abbia all’incirca un anno – e punta su alcune strane features dall’appeal nullo – almeno per il sottoscritto. Si tratta di una specie di tamarrissima chat 3D ibridata con un instant messenger. Da parte del relatore c’è stato anche un accenno ad una specie di online party/meeting ma il mio cervello si è rifiutato di capire. Difatti la maggioranza dei barcamper mentre fingeva di ascoltare non vedeva l’ora che tutto finisse per correre fuori dal Centro Congressi a prendere finalmente una bella sana boccata d’aria.






Ciao smeerch,
piacere di conoscerti il mio nome è Francesco Lo Monaco, ideatore del sito http://www.cupido.it, due paroline soltanto sul tuo commento “giustamente” inclemente nei miei confronti.
Su due cose concordo in toto con te:
1- si trattava di una presentazione non proprio felice da parte mia in quanto non sn avvezzo a parlare in pubblico e lo ammetto senza remore, sono stato poco esplicativo a causa dell’emozione (ho il brutto vizio di imparare e lo farò in fretta!);
2- anche TU eri DECISAMENTE con la testa già fuori dalla sala in quanto hai riportato delle cose assolutamente INESATTE;
“La specie di tamarrissima chat 3D ibridata con un instant messenger” come tu scrivi in realtà si tratta di un progetto tedesco molto ambizioso ed innovativo di cui è partner anche Windows Messenger ed è tutt’altro che una tamarissima chat, come banalmente lo hai definito!
NON è nemmeno vero che Cupido.it sia sulla falsariga di Meetic, xchè anche questo è errato, NON è nemmeno vero che il sito ha meno di 5000 utenti, anche QUI eri distratto, ne aveva Domenica pomeriggio 6414.
Hai ragione………..forse era meglio che ti fossi preso una boccata d’aria prima di ascoltare il mio tamarrissimo intervento, non avresti scritto tutte queste boiate!
Cmq tutto come si dice che se ne parli bene o che se ne parli male, l’importante e che se ne parli!
Spero che non banneri questo messaggio sarebbe un offesa per tutti!
Cordialmente saluto tutti!
Lo Monaco Francesco
Francesco, forse hai ragione. A quell’ora ero abbastanza stanco per concentrarmi su quell’ultima presentazioni. Lasciami però esprimere la mia opinione. La chat 3D di Cupido è, a mio parere, alquanto kitsch. Così come trovo la grafica del sito alquanto ‘antiquata’ per gli standard attuali. Il paragone con Meetic mi è venuto in mente perché mi sembra che anche Cupido sia un servizio che cerca di far incontrare la gente a fini ‘sentimentali’. O sbaglio?
Mmm..mamma mia che post lungo ;-)…
Di tutta questa serie di incontri io ho visto solamente 1 o 2 interventi. Sicuramente quello che più mi ha interessato è stato quello sui social network.. piccola annotazione: il rappresentante di Myspace non era Barbarani come tutti pensavano ma Stefano Rocco…
Grazie della precisazione, Enrico. Modifico subito.
Il post lungo è stato una necessità. Dovevo farlo.
Ti ribadisco che la chat 3d a fumetti che io uso sul mio sito, NON è la chat di CUPIDO ma di una azienda tedesca, il sistema chat si chiama WEBLIN ed è a mio avviso, molto carina e sopratutto molto adatta per veicolare il proprio brand in modo virale.
Poi ovviamente ognuno esprime un suo parere personale e lo rispetto, cosi come quello della grafica del sito!
Io ho attivato il mio space community sul loro sistema e lo uso all’interno del mio sito come ulteriore chat (ne uso all’interno una più classica che è la chat ufficiale!)
L’accostamento a Meetic mi “urta” in quanto Cupido.it non è un sistema di incontri ed un sito di incontri spazzatura come ne esistono ormai a bizzeffe sul web. E’ troppo facile e scontato l’accostamento.
Sul sito ho scritto proprio un articolo brevissimo intitolato proprio “Cos’è Cupido.it”, mi farebbe piacere che tu lo leggessi (se vuoi s’intende!)
Essendo un tecnico, sono poco commerciale e dimostrativo, prometto di migliorare la mia tecnica espositiva e preparare al meglio i miei interventi.
Grazie e a presto!
Lo Monaco Francesco
http://www.cupido.it
Ti ribadisco che la chat 3d a fumetti che io uso sul mio sito, NON è la chat di CUPIDO ma di una società tedesca, il sistema chat si chiama WEBLIN ed è a mio avviso, molto carina e sopratutto molto adatta per veicolare il proprio brand in modo virale.
Ho attivato il mio space community sul loro sistema e lo uso all’interno del mio sito come ulteriore chat (ne uso all’interno una più classica che è la chat ufficiale!)
Poi ovviamente ognuno esprime un suo parere personale ed estetico sul tipo di servizio cosi come sul layout del sito, i gusti sono gusti e sono soggettivi!
L’accostamento a Meetic mi “urta” in quanto Cupido.it non è un sistema di incontri ed un banale sito di incontri spazzatura come ne esistono ormai a bizzeffe sul web. E’ troppo facile e scontato l’accostamento.
Ho scritto un brevissimo articolo intitolato proprio “Cos’è Cupido.it”, mi farebbe piacere che tu lo leggessi (se ti fà piacere s’intende per carità!)
Avendo una forma mentis molto tecnica, sono poco commerciale e dimostrativo, prometto di migliorare la mia tecnica espositiva e preparare al meglio i miei interventi.
Grazie e a presto!
Lo Monaco Francesco
http://www.cupido.it
Ok. Grazie per la precisazione e scusa per la mia testardaggine. ;)
Prego Smeerch,
adesso mi tocca seguire anche il tuo blog per vedere se continuerai a scrivere altre castronerie su di me! Ehehehehe….scherzo dai……
Lo scontro e la critica sterile NON mi stimola e non mi piace, il confronto e la critica costruttiva SI!
Ciao e grazie!
CUPIDO
http://www.cupido.it
Ciao Smeerch! Ho letto con interesse il tuo post e volevo aggiungere un paio di cose a quanto hai scritto riguardo ai VCAM.
Il primo VCAM di Current è stato realizzato nel 2006, mentre Zooppa è un progetto nato nel 2007. Direi che questo è un dato molto rilevante.
Inoltre il progetto Zooppa vive e muore sul Web, mentre il progetto VCAM è crossmediale e inoltre retribuisce i partecipanti con premi in denaro (cosa che Zooppa non fa).
I video presentati all’advcamp sono video originali creati da utenti visibili sul sito di Current. Questo non vuol dire che tutto questo sia sinonimo di bassa qualità. Tra gli utenti ci sono anche professionisti e appassionati che sono in grado di produrre del materiale di qualità sorprendente.
Un saluto!
Ciao Livia. Grazie per la precisazione. Giuro che quello che dici non lo sapevo. Ossia ero in buona fede. :)
Ciao, vorrei solo fare due puntualizzazioni a proposito della presentazione di current.
I VCAM sono i viewer created ad messages nascono negli stati uniti nel 2005. Zooppa e altri servizi simili nascono 2 anni dopo. Current è stata molto lungimirante in questo senso e a mio parere e non perchè sono di current, noi continuiamo a fare qualcosa di meglio (se non altro perchè prima di venire in current lavoravo in un’agenzia di pubblicità di torino e quei servizi li conosco molto bene).
Per le Clip che dici essere fatte da professionisti, beh, mi spiace dirti che sono davvero prodotti user generated. Lo puoi constatare tu stesso andando nella versione americana di current e dando un’occhiata a quesa pagina:
http://current.com/ads
troverai tutti i materiali che sono stati inviati e quelli che sono stati scelti per la messa in onda. E’ facile rendersi conto di quanto sia alta la qualità dei contributi arrivati, esattamente come è alta la qualità dei video reportage (che noi chiamiamo POD) che acquisiamo e mandiamo in onda ogni giorno sul canale.
Per quanto riguard ai diritti, ovviamente puoi tovare tutte le informazioni dettagliate sul nostro sito nella sezione relative alle “condizioni d’uso”. Nello specifico i Legal Terms sezione VII – Termini per l’invio VCAM.
Spero di aver dato informazioni più dettagliate a riguardo.
;)
> Lo ammetto: Matteo Flora mi ha esaltato.
LOL…
ma grazie :)
> E’ un giovinastro dall’aria sveglia e furbetta che si occupa di sicurezza informatica, nello specifico di profilazione e di pericoli derivanti da questa pratica.
Lo posso mettere come qualifica sul biglietto da visita?
>Il suo nuovo progetto, quello che ha presentato, si chiama FoolDNS: un servizio c he elimina tracciamenti, advertising e censura.
E’ molto di più… Ma per ora che si parli di FoolDns :)
Utenti, pronti a mordere, mi raccomando!
@Giovanni: Livia dice che i VCAM sono nati nel 2006 :-P Comunque grazie anche a te per la precisazione.
@Matteo: prego e scrivilo pure dove vuoi perché a me è sembrato tutto vero e sincero. :D
Grazie, troppo gentile
L’idea è nata ed è stata lanciata alla fine del 2005. Nel 2006 è stato assegnato il primo ed è stata di fatto acquistata la prima pubblicità UG.
Ok. Tutto chiaro. In bocca al lupo per l’operazione, comunque. ;)
crepi. Spero ti ricreda.
Beh, a dire la verità non c’è nulla da ricredersi. Forse mi sono espresso male. Io intendevo che vedo una corsa da parte di molti soggetti verso la pubblicità ‘user-generated’. Difatti voi e Zooppa non siete gli unici. Trovo l’esperimento interessante. In particolar modo apprezzo chi retribuisce in maniera equa gli sforzi creativi che arrivano ‘dal basso’.
Ciao e grazie per la segnalazione, era il mio primo barcamp “attivo” :-) Mi sa che si è visto, eh eh. Solo una piccola nota, l’idea del tag advertising è solo un esperimento embrionale al momento che verrà sviluppato su vinix che è solo 1 dei 50 siti del network. VinoClic, la concessionaria, vende sostanzialmente pubblicità online display.
Ancora grazie e spero a presto conoscerti.
Fil.
Filippo, sei andato benissimo. Io non mi sono accorto che fosse il tuo primo barcamp ‘attivo’.
Grazie per la precisazione.
Troppo buono !
:-)
Ciao, Fil.
In effetti ti vedevo molto attento e compreso durante l’Adv barcamp.
Bella cronaca.
In effetti ero in missione. :-P
Grazie.
Grazie per il lunghissimo post :-)
Alla prossima. Nicola
Grazie a te, a Gianluca e a Gaia per averlo organizzato. :)
Ciao smeerch,ci tenevo a fare alcune precisazioni al tuo lunghissimo post ovviamente riguardo le tue considerazioni relative al mio intervento. Tu hai giustamente sollevato un problema “Ha presentato un software per la ricerca di informazioni all’interno di una specie di banner. Ci ho capito poco o nulla. Ricordo solo che ero molto scettico durante l’esposizione. Leggendo qui, ora, sul taccuino degli appunti, ci vedo scritto: “Social che?” Nel senso: cos’ha di sociale questo programma? Cosa di nuovo? Perché mai un utente dovrebbe cercare le informazioni online attraverso un banner piuttosto che attraverso i tradizionali motori di ricerca? Mah!”. Ho aspettato a risponderti in quanto volevo prima capire fino a che punto non sono stato in grado di dare in contributo al ADVCAMP. Premesso che non ero li per vendere nulla, i nostri clienti sono “altrove” e li raggiungiamo direttamente senza passare per i barcamp, mi sembrava comunque utile far vedere qualcosa che altro non è che un prodotto derivato dallo scopo primario della nostra piattaforma sw, giusto come spunto di riflessione. Per fortuna altri commenti come quello di antonio tombolini o gaspar torriero hanno dimostrato che nonostante il pochissimo tempo a disposizione per parlare di una cosa cosi articolata ed estesa un qualche messaggio è passato. Quindi dapprima mi sono preoccupato più di aggiungere quanto non era stato possibile dire in 10 minuti scarsi in un post sul sito di enuan (non capsico dove hai resuscitato il link al vecchio sito ormai abbandonato da tempo). In più ho aggiunto il mio punto di vista ad un commento di luca colombo dal quale forse si capisce che in realtà nessuno nel 2008 sta pensando di fare la guerra a google con la trovata di mettere un motore di ricerca dentro un banner, ma che forse il banner come un client di istant messenger (che io ho mostrato ma tu non hai citato) o un SMS (che ho mostrato nelle slide e che tu non hai citato) potessero rappresentare dei canali alternativi utili alla relazione tra aziente e prospect/clienti e di conseguenza anche strumenti di pubblicità/comunicazione. Altra considerazione, per tua cultura personale “una piattaforma sw” non è “un sw” ovvero quacosa che prendi cosi come lo vedi (tipo word per intenderci), ma un ambiente nel quale “programmare” delle logiche (quindi decidere se fare word o excell) che in un ambiente “social” possono essere quelle di utilizzare tali canali di relazione non solo tra azienda e utente ma tra utenti o utenti e clienti o tra aziende e aziende. L’unico limite è la fantasia e il modello che ci si vuole mettere dietro. Per finire un altri piccolo particolare che nasconde anni uomo di lavoro. Nel banner di esempio che ho fatto vedere, e che ha come unico scopo di mostrare che le aziende possono anche parlare la lingua dei consumatori, la richiesta era complessa ed espressa in linguaggio naturale “voglio partire da firenze venerdì sera per arrivare a londra ritorno domenica nel pomeriggio” ottenendo la lista dei voli richiesti. Non è una cosa che si vede tutti i giorni e che magari per dovere di cronaca io al posto tuo avrei citato.forse prima di dare giudizi affrettati e semplicistici un minimo di approfondimento non avrebbe fatto male, altrimenti ce già la stampa ufficiale a rendere tutto una favoletta :)ciaostefano
Stefano, grazie per l’approfondimento. Hai fatto benissimo a commentare, d’altronde i post come questo servono proprio a sviluppare una discussione.
Ribadisco la mia ignoranza a riguardo. Prima di esprimere la mia opinione ho messo le mani avanti: ero distratto e ci ho capito poco. Due limiti miei. Per questo le tue parole in questo commento suonano come appropriate.
La differenza tra un software ed una piattaforma sotfware mi è chiara, nonostante io non sia propriamente un tecnico.
Ciò nonostante i miei dubbi su Enuan permangono. Mi spiego: perché cercare informazioni dentro un banner? Sono refrattario a questo tipo di comunicazione commerciale sul web. Se ho bisogno di qualcosa mi affido ai tradizionali motori di ricerca che non limitano, ripondendo con informazioni da un ‘walled-garder’ ma sono stati pensati proprio per scandagliare l’intero web. Tutto sommato capisco che sono io ad essere fatto così. Banner, mail marketing, pubblicità contestuale su di me non attecchiscono ma so bene che lì fuori ci sono milioni di utenti web meno maliziosi di me che possono finire più facilmente nelle maglie del web advertising. Dal tuo punto di vista commerciale credo che tu abbia in parte ragione: funzionano ancora i banner, funziona Google AdWords perché non dovrebbe funzionare anche Enuan.
P.S.: il link al vecchio sito Enuan l’ho pescato con una semplicissima query su Google. Non lo dico per spocchia ma forse Enuan farebbe meglio a concentrarsi sulla propria visibilità web (un migliore gestione del SEO) prima di offire soluzioni di web advertising ad aziende terze. ;)
Smeerch,
ho l’impressione che nella fretta di rispondere neanche questa volta ci sia stato un approfondimento sul tema … ovviamente non è obbligatorio e sopratutto non intendo continuare un questo ping pong ma non capisco perchè continui a dire che “Enuan = ricerche dentro i banner”… enuan fa altro ma giusto per avere degli stimoli di riflessione mi era sembrato “… utile far vedere qualcosa che altro non è che un prodotto derivato dallo scopo primario della nostra piattaforma sw, giusto come spunto di riflessione … “.
Inoltre fa talmente altro che neanche dice di offrire “soluzioni di web advertising ad aziende terze” al punto che come hai giustamente fatto notare non sappiamo farlo neanche per noi :) … le nostre priorità sono di sicuro altre :)
Comunque probabilmente non riesco a spiegarmi tu dici “Dal tuo punto di vista commerciale credo che tu abbia in parte ragione: funzionano ancora i banner, funziona Google AdWords perché non dovrebbe funzionare anche Enuan.” … :) a parte che Enuan non deve funzionare è come dire “dovrebbe funzionare anche FIAT” semmai è la “Fiat Punto” che deve funzionare, ma sopratutto in uno dei link che avevo allegato nel rispondere a Luca Colombo c’e scritto:
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“..è necessario analizzare “il processo di relazione” nel quale il banner si colloca. I banner che riempiono le nostre pagine bruciano il loro scopo nell’essere cliccati e far cadere il focus in una landing, etc. etc. Tutti si aspettano solo e soltanto questo. Tutti vendono solo e soltanto questo. Nessuno o quasi di quelli che hanno in mano il budget si impegna in uno zic in più. Troppo rischioso essere pagati sui risultati quelli veri ad esempio i contratti.
se i banner fossero progettati per gestire una relazione o erogare loro stessi un servizio, quindi non essere relegati ad una funzione da “buttadentro”, sarebbero diversi, li progetterebbero altre figure professionali, li realizzerebbero altri ancora. Probabilmente non si chiamerebbero più neanche banner. E’ fuori di dubbio che ci sono stati dei tentativi in passato es. miniform da riempire, cambiamenti di forma di colore, saltellamenti vari ma questo non è un canale di relazione. al massimo è uno che ti dice “mi lasci i sui dati che la faccio richiamare”. Non si instaura una relazione con uno che prende nota. Non puoi confrontare nessuno dei quei tentativi con quello che è in grado di instaurare in termini di relazione, creazione della fiducia ad esempio un Contact Centert. Il contact center “vende” “assiste” il banner attuale dice “prego si accomodi”. Il primo problema che ha, è quello di convincermi ad andare da un’altra parte, di spostare l’attenzione da quello che sto facendo, prova ad immaginarlo nella vita reale.”
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probabilmente siamo molto più d’accordo di quanto sembra se non altro perché non ci piacciono i banner cosi come sono. “NESSUNO” sta pensando ad un motore di ricerca ma i modo anche provocatorio stiamo tentando di capire se il “nipote” dell’attuale banner (che enuan non vuole fare perchè fa altro) può aiutare il processo di relazione tra azienda cliente utenti etc. etc….
ciao
stefano
Complimenti! Bella cronaca, compresa quella di Cupido.it! Tutti lì ci siamo chiesti cosa ci azzeccasse quella presentazione all’ADV Camp. Un filtro minimo agli interventi io lo metterei…. gli interventi devono essere mirati agli argomenti. Non conoscevo questo blog…. complimenti ancora…
Grazie, Giuseppe.
Sul filtro non so. Al momento non saprei esprimermi. Un’idea del genere merita comunque di essere discussa
Ma dai, c’era Laura? Comunque noi (Daimon) per il blog della MiTo abbiamo gestito solo i contenuti, il progetto è di IconMediaLab.
Grazie per la precisazione, Mafe.
E’ stata veramente una bella esperienza. Noi abbiamo presentato AdRight, di cui ieri è uscito un articolo su Repubblica, visibile all’Url: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/pubblicita-online/adright-italia/adright-italia.html
Ne ho trattato anche sul mio blog all’Url: http://technoting.altervista.org/?p=64
Esperienza bellissima, da ripetere l’anno prossimo.
Quell’idea di “tag advertising” presentata all’adv camp, poi, l’abbiamo effettivamente realizzata: http://www.vinix.it/advertising.php
Ciao, Fil.
Sì, lo so, Filippo. Ne ho visto il video tutorial qualche settimana fa.
A dire il vero, ho anche provato ad accennare l’argomento “tag advertising” durante un’importante riunione aziendale ma temo che le mie parole siano andate perdute nel vento. :(
Ah ah, il mio film quotidiano :-)
A volte mi sento un po’ un pittore che probabilmente sarà compreso solo post mortem. Ho smesso di prendermela da un pezzo. Finché riesco gioco, poi smetterò, che ti devo dì :-D
Ciao, Fil.