advcamp (logo)

In pratica l’ADVCamp è l’unico barcamp della BlogFest 2008 a cui ho preso parte.
Se volete farvi un’opinione non filtrata guardatevi pure qui tutti gli interventi pubblicati su DolMedia.
Io intanto vi riporto le mie impressioni, quelle di uno che ha assistito in silenzio, seduto in platea. Il tutto in rigoroso ordine cronologico.
Nicola Mattina, in qualità di organizzatore del barcamp [VIDEO], ha avuto l’onore di introdurre questa conferenza-non conferenza, ricordando la recente apertura del cosiddetto “Club dei media sociali”; un tentativo questo di mettere intorno ad un tavolo professionisti, fornitori di strutture, studiosi, ecc. Le attività di questo club riguarderanno formazione e ricerca, cercando di svolgere una specie di funzione complementare a quella già prevista dai 2 IAB Forum. La speranza insomma pare sia quella di non lasciare solo all’industria la possobilità di esprimere il proprio punto di vista. Qui il buon Gaspar Torriero solleva un dubbio: perché non coinvolgere anche gli utenti in questa dialettica? Nicola ribatte che in effetti gli utenti ci sono, esistono, ne abbiamo le prove, ma in questa prima fase sono molto difficili da intercettare.
Il primo intervento vero e proprio è stato quello di Filippo Ronco che ha presentato il progetto “Vinoclic” (Wine & Food Adv Network), ossia una piattaforma per la vendita della pubblicità riservato al solo circuito di blog che si occupano di cibo e vino. Un progetto che raccoglie all’incirca 50 mini-editori, il più delle volte rappresentanti ciascuno un unico blog, e che si basa proprio sul tag advertising. La nave procedere a gonfie vele, riesce cioè a sostenersi sulle proprie gambe: 11 mila tag raccolte in un solo anno. L’ambizione futura di Ronco è quella di passare da un’idea di UGC (User Generated Content) ad un’altra di tipo UPC (User payment content?) cioè basata sul pagamento degli utenti che producono contenuti per i vari editori.
[VIDEO] A seguire c’è stato l’intervento di Gianluca Diegoli – il titolare del blog MiniMarketing – un personaggio molto simpatico e scanzonato. Proprio come un vero barcamper dovrebbe essere. Il suo breve e brillante speech ha…  … semplicemente messo in campo una domanda: perché in 10 anni la pubblicità online non si è evoluta affatto nelle forme? Qui la presentazione su SlideShare. Perché l’advertising sul Web significa ancora quasi solo banner? Argomento stimolante che alcune settimane fa aveva già esposto sul suo stesso blog e che LaFra aveva rilanciato con considerazioni degne di interesse. Gianluca l’ha definita “L’utopia del banner sociale”, ossia una specie di ossimoro “sociale vs. banner”. La pubblicità cosiddetta ‘display’ non ha praticamente alcun aspetto ‘social’, né tantomeno mette in moto una comunicazione paritaria e/o bidirezionale. Perché non ci ha pensato ancora nessuno?
Sono diversi i motivi per cui non piace un banner. Tra questi: non è rintracciabile (basta un ‘refresh’ per farlo sparire), non posso parlarne con altri utenti; è chiuso alla conversazione, è sopra le righe. Ma è davvero il banner a far vendere online? Non sarà piuttosto la conversazione a rendere possibile l’acquisto del prodotto/servizio? Facebook, ad esempio, come social network sta già sperimentando al suo interno alcune forme di “social banner” – se così possiamo definirlo. Tra i rischi che si corrono, adottando questo sistema, c’è quello dei commenti negativi degli utenti sul prodotto/servizio. Una specie di emergenza – chiamamola così – che l’azienda deve saper affrontare. Altro aspetto interessante sono le metriche. Scomparso il banner tradizionale le metriche cambiano. Anche qui ci si deve adattare. I numeri potrebbero essere più bassi ma andrebbe misurato anche altro, fattori come la credibilità, l’attendibilità, l’onesta, la serietà (dell’azienda) e poi la fiducia, le necessità, le esigenze, le aspettative (del cliente/utente). Domanda finale dell’intervento: “Siamo davvero all’ultimo step della pubblicità online di tipo tabellare?”
[VIDEO] A seguire c’è stato l’intervento di Matteo Brunati che ha presentato il progetto di Metafora AD Network, una specie di rete pubblicitaria alternativa (25 blog al momento), sempre di tipo tabellare (vedi banner) ma basata su altri principi. Al classico banner, Metafora aggiunge altre due nuove componenti: la referenza e l’esperienza. E’ il blogger a testare il prodotto/servizio e a parlarne sul suo blog. Gli investitori sono scelti a monte. Non tutti gli inserizionisti sono acettati nel network ma solo quelli che, in un certo senso, se lo meritano. Gli appartenenti a Metafora AD Network cioè applicano anche una specie di codice etico alla scelta di chi ospitare sulle proprie pagine. Questa accettazione implica anche la messa in atto del principio di “Rete come conversazione”. Una dichiarazione d’intenti che richiama chiaramente la famosa massima del Clue Train Manifesto: “I mercati sono conversazioni”.
[VIDEO] A questo punto la palla è passata a Stefano Santucci della Enuan. Ha presentato un software per la ricerca di informazioni all’interno di una specie di banner. Ci ho capito poco o nulla. Ricordo solo che ero molto scettico durante l’esposizione. Leggendo qui, ora, sul taccuino degli appunti, ci vedo scritto: “Social che?” Nel senso: cos’ha di sociale questo programma? Cosa di nuovo? Perché mai un utente dovrebbe cercare le informazioni online attraverso un banner piuttosto che attraverso i tradizionali motori di ricerca? Mah!
Dopo Santucci è stata la volta di Giovani Calia e di Paolo Lorenzoni. Entrambi lavorano per Current – un’altra sezione di Current.tv che però non produce tv. L’idea che hanno presentato è interessante. Solo che l’hanno già fatta in molti. Zooppa ad esempio credo che la faccia anche meglio. Sto parlando di un approccio ‘user-generated’ alla tradizionale pubblicità televisiva, ossia affidare i brief dei clienti/inserzionisti agli utenti e lasciare che siano questi ultimi a realizzare degli spot – in vece dei tradizionali creativi. Nei palazzi di Current questi spot generati dagli utenti li chiamato VCAM – viewer created advertinsing message(s). L’unica differenza golosamente interessante è che ognuno di questi spot che scelto per andare in onda sul canale verrà retributo con 1750 Euro. Se lo spot poi dovesse essere così interessante e bello da essere mandato anche fuori – su altre tv o su altri siti web, ecc. allora la cifra potrebbe salire sino a 25.000 Euro – credo che in questo caso la cifra alquanto alta sia giustificata da una completa cessione del copyright all’azienda. Questo lo penso io, attenzione. Loro non l’hanno detto. L’iniziativa VCAM è partita in Italia lunedì 15 Settembre. Staremo a vedere. Unico appunto: le due clip mostrate durante questa presentazione come esempio erano ovviamente prodotte da professionisti – altro che user-generated! Ci voleva poco a mangiare la foglia. Sgamati subito!
[VIDEO] La presentazione successiva è toccata a Cinzia Vallarani, Group Account Manager presso Microsoft Advertising Italy. A me è la sua presentazione è sembrata sostanzialmente uno spottone per la divisione ADV di Microsoft. Che la tipa fosse un account si fiutava distante un Km. Il suo speech sembrava una vera e propria presentazione per un cliente, atta a sedurre chi ci deve mettere dei soldi. Facile intuire come la noia si sia impossessata dei barcamper che stavano assistendo. La Vallarani ha spiegato cos’è il ‘game advertising’ e perché funziona, poi, in coda, ha tirato fuori anche il case study del film Coca-cola “Happyness Factory”. Certo, tutto bello: ma non devi venderci nulla. Non ci dici niente di nuovo. Se è vero che tu rappresenti una specie di concessionaria online è anche vero che noi seduti lì non eravamo certo l’inserzionista da convincere a sganciare l’assegno.
[VIDEO] A seguire c’è stato l’intervento di Pasquale Diaferia, vispo e brillante pubblicitario dal lungo curriculum. Il quale per prima cosa ci ha tenuto a sgamare i falsi spot user-generated di Current. Chissà perché? C’è della ruggine tra le due parti in causa? Forse no. Il personaggio mi è sembrato molto sicuro di sè (forse troppo) e di certo fumantino. Diaferia al momento è il titolare del progetto “Spot And Web” – media comunication magazine. Ci ha tenuto a far presente alla platea che la pubblicità non funziona. Che è stupido buttare la quasi totalità di budget pubblicitario in spot televisivi, dal momento che non funzionano e che non sono misurabili. Tutto quello che si fa sul web è sottoponibile a metriche e valutazioni quantitative, dunque perché non approfittarne? La pubblicità regge il sistema tv broadcast italiano. Altra domanda: perché vogliono tenere in piedi la tv? E chi? Diaferia ha chiuso mostrando uno dei suoi ultimi successi: la campagna di marketing ambientale realizzata per il lancio italiano della serie tv “Californication” – andata in onda sul canale satellitare Jimmy. Diaferia e i suoi sono andati in giro per Roma e Milano ad appendere reggiseni. Grande successo – dice lui. Dalla platea gli chiedono di quantificare ma la riposta è che le cifre non si possono dare. Mistero!
[VIDEO] A seguire l’intervento di Davide Turi di MoltoMedia (gruppo Mediaset). Il suo team ha messo in piedi un progetto che cerca ‘energie esterne’, cerca ‘progetti multimediali’ che possano andare non solo in tv, anzi che fossero buoni proprio come prodotti cross-mediali. Ha mostrato i numeri della prima edizione (155 progetti arrivati), ha parlato del passaggio dalla prima alla seconda, ci ha detto che hanno faticosamente abbandonato il CMS dell’azienda per iniziare ad adottare il più versatile WordPress. A quanto pare hanno abbandonato anche tale “Eugenio Moltomedia”, un puppazone che loro chiamano ‘personaggio maschera’, per dare invece più spazio all’identità umana della redazione che sta dietro al progetto. A dire la verità non vedo grandi idee dietro MoltoMedia. Mi sembra la solita storia del grande Media-Mogul, del gigante dai piedi d’argilla che, essendo ormai privo di idee, le va a cercare all’esterno. Facciamo fare agli utenti quello che non sappiamo fare noi – avranno pensato. Loro creano, noi facciamo cassa. Non me ne voglia lo stesso Davide, che invece mi è sembrato un ragazzo molto sveglio e pieno di voglia di fare. Speriamo piuttosto che le sue energie e il suo entusiasmo non vengano dispersi venendo a contatto per lungo tempo con quella realtà – una realtà a suo dire molto difficile da incanalare verso il mondo Web 2.0.
A questo punto ho fatto una pausa. Sono sceso al bar per trangugiare un panino e bere una fresca spremuta d’arance rosse.

[VIDEO] Nel frattempo Laura Pezzotta, responsabile web di AlfaRomeo ha illustrato il progetto di Alfa Mi.To Blog. Mi chiedo come mai non sia intervenuta direttamente Mafe De Baggis che, a quanto ne so, è stata un po’ il burattinaio dell’operazione.
[VIDEO] In seguito Antonio Tomarchio e William Nespoli hanno esposto AdRight, un progetto nato da un gruppo di studenti del Politecnico di Milano. mi spiace: di più non so dirvi. Non ero proprio presente.
Quando sono tornato di sopra ho trovato sul palchetto Gianluca Neri e Nicola Mattina che chiacchieravano di gusto con Stefano Rocco di MySpace Italia – e con David Casalini – technical product director di Blinko (gruppo Buongiorno). Si trattava del dibattito: “Social Network: l’utente al centro”. A dire il vero, una delle cose migliori di questo camp – insieme all’intervento di Gianluca Diegoli e quello di Matteo Flora. Migliori perché spontaneo, fresco, disilluso, informale. Sembrava davvero una chiacchierata tra amici a cui avevano lasciato assistere noi “pubblico”. I 4 ‘saggi’ :) hanno discusso garbatamente di social network e piattaforme varie per la socialità online. Si è fatto il punto sulla situazione attuale, ci si è chiesti se c’è spazio per nuovi competitor, si è parlato di numeri, di quali sviluppi e sbocchi futuri possa avere il campo, di vantaggio competitivo, di valore “in più”, di massa critica per decretare il succeso di un player, di rilevanza della piattaforma in base a criteri geografici/culturali/generazionali, del progetto “Open ID”, di identità digitale, ecc.
[VIDEO] A seguire Gabriele Paolillo, il ragazzo che con sua cugina Magda Paolillo gestisce il blog SpotAnatomy (CommunicaGroup), ha mostrato le difficoltà che si incontrano nel voler convincere un’azienda ad aprire un blog aziendale. E qui volevo fargli una statua in oro massiccio, per quanto le sue parole risultassero sagge e veritiere alle mie orecchie.
[VIDEO] Marco Massarotto di InternetPR è stato davvero molto simpatico. Ha discusso delle gloriose ‘regole d’oro’ della pubblicità, confrontandole con l’attuale status dell’ADV online. Qui la sua gustosa presentazione su Slideshare.
[VIDEO] Federico Fasce (Kurai) di Urustar, invece, ha discusso di un nuovo modo di fare ‘ganimg’, unendo web, giochi e realtà. Ha parlato di quelli che vengono denominati ARG (Alternate Reality Games), raccontando brevemente un case study del 2004. Qui la sua presentazione dal titolo “Amare le api”.
[VIDEO] Il torpore si è decisamente interrotto con l’intervento di Vicky Gitto – Group Executive Creative Director dell’agenzia di pubblicità DDB. Io mi astengo dal commentare. Se cercate in rete trovate già tanto materiale a riguardo della polemica tra il suddetto e Marco Camisani Calzolari, scatenatasi a proposito dell’affermazione del primo secondo cui l’attentato delle Torri Gemelle dell’11 Settembre 2001 sarebbe “un’idea della madonna”. Testuali parole. Mi preme ricordare che la sua frase introduttiva è stata “Non chiedetemi quale sarà il futuro della creatività perché … sinceramente credo che non ci sia alcuna risposta”.  Bene, andiamo oltre!
[VIDEO] A questo punto quella peperina di Gaia Giordani, una giovane copywriter originaria del nord-est, è salita decisa sul palchetto e ci ha mostrato alcune campagne virali che negli ultimi anni hanno riscosso un certo successo online. Tra queste una molto innovativa realizzata da Diesel per promuovere il  suo underwear e due prodotte da Dove: “Dove Evoltuion” e “Talk To Your Daughter Before They Do”.
[VIDEO] Antonio Tombolini ancora una volta è stato franco, deciso e diretto – come piace a me. Dapprima ci ha ricordato che la pubblicità è morta, in quanto il rapporto costi/benefici non sta più in piedi. Poi ci ha spiegato che sarebbe auspicabile che il progetto di VRM (Vendor Relationship Manager) prendesse il posto del cosiddetto CRM (Customer Relationship Management), nell’ottica di costruire qualcosa che metta al centro della questione il cliente/utente e lo aiuti a creare strutture attraverso le quali relazionarsi con potenziali fornitori – nei tempi e nei modi più consoni agli essi utenti. Sinceramente lì per lì ci ho capito poco – colpa mia, ero anche abbastanza stanco e assonnato. Ma il tutto appare più chiaro nelle parole di Gaspar.
[VIDEO] Lo ammetto: Matteo Flora mi ha esaltato. E’ un giovinastro dall’aria sveglia e furbetta che si occupa di sicurezza informatica, nello specifico di profilazione e di pericoli derivanti da questa pratica. Il suo nuovo progetto, quello che ha presentato, si chiama FoolDNS: un servizio che elimina tracciamenti, advertising e censura. In parole povere: un servizio DNS server che prende ingiro il DNS server. FoolDNS dà ai server i propri dati invece di quelli dell’utente che naviga, dirottando cioè le connessioni ed evitando che all’utente vengano mostrati i banner. FoolDNS è un server DNS pur non essendo un fornitore di servizi web. Usare questo servizio è banalissimo: basta cambiare una sola ed unica volta i valori del DNS all’interno delle impostazioni di rete del pc. Da quel momento in poi ogni software che si connette ad internet sarà protetto da occhi indiscreti. Non c’è bisogno di installare alcun software. Addirittura queste modifiche, se impostate su di un router possono agire sull’intera rete ad esso connesso. La lista dei domini bloccati da FoolDNS è totalmente aperta e consultabile. Il servizio è free. Gratis. A babbo morto. Totalmente. I dati delle richieste DNS non sopravvivono sulle loro macchine per più di 90 minuti o per un totale di 1 MegaByte. I ragazzi di FoolDNS non vendono i dati degli utenti anche perché non li hanno. Il loro sistema li aggrega infatti in maniera completamente anonima.
Unico neo: in futuro la società inzierà a piazzare nelle pagine web i propri banner al posto di quelli censurati. Saranno meno, uno per pagina e con un preciso codice deontologico ed etico, ma ci saranno. Comunque sia, serviranno sostanzialmente all’azienda per auto-finanziarsi. Io lo dico: mi hanno convinto. Nei prossimi giorni provo FoolDNS sul mio notebook e vi faccio sapere. Spero solo che non ci saranno problemi con la rete Fastweb.
[VIDEO] L’ultimo slot se l’è aggiudicato Francesco Lo Monaco di Cupido.it. Una presentazione triste: in sala eravamo tutti zitti e seri per non ridere. Infatti non c’era bisogno di deridere alcunché. Questo sito di incontri online, sulla falsa riga di Meetic, aveva una grafica alquanto 1.0 (o forse anche meno) e un database utenti di poco inferiore alle 5000 unità. Il servizio è giovane – pare che abbia all’incirca un anno – e punta su alcune strane features dall’appeal nullo – almeno per il sottoscritto. Si tratta di una specie di tamarrissima chat 3D ibridata con un instant messenger. Da parte del relatore c’è stato anche un accenno ad una specie di online party/meeting ma il mio cervello si è rifiutato di capire. Difatti la maggioranza dei barcamper mentre fingeva di ascoltare non vedeva l’ora che tutto finisse per correre fuori dal Centro Congressi a prendere finalmente una bella sana boccata d’aria.