Ma quando arrivano le ragazze? (poster)

Ma quando arrivano le ragazze?

di Pupi Avati (Italia, 2005)
con Paolo Briguglia, Claudio Santamaria,
Vittoria Puccini, Johnny Dorelli, Augusto Fornari,
Alessio Modica, Enrico Salimbeni, Eliana Miglio,
Manuela Morabito, Selvaggia Quattrini

Questo è un  film strano che non devo aver compreso fino in fondo. Avati parla della passione per il jazz (e per la musica in generale), parla di amicizia, amore, tradimento, parla di sogni di gloria abbandonati. In un certo senso parla anche di menage a trois e della sua Bologna. Mescola tutti questi elementi eppure non riesce a mettere in piedi una storia che appassiona. Forse tutto troppo nostalgico e autobiografico e poco interessante per chi non abbia vissuto in prima persona una storia simile. Voglio dire che una volta finita la pellicola, si rimane con un certo amaro in bocca, come se ci si aspettava che succedesse qualcosa invece non succede nulla di nulla. Una specie di climax incompiuto, ecco.
La storia è quella di due giovani che si incontrano a Perugia per frequentare i corsi di Umbria Jazz. Entrambi sono bolognesi: Giancarlo, detto Gianca, è di famiglia borghese, suona il sassofono da quando era bambino, spinto in questa passione da suo padre, un pianista ultrasessantenne che non è mai riuscito a diventare famoso e che per questo ce l’ha con il mondo.
L’altro si chiama Nick, Nick Cialfi. Lavora alla pompa di benzina di suo padre. Per hobby suona la tromba, anche piuttosto maluccio. Ha imparato da autodidatta e non sa nemmeno leggere la musica dallo spartito.
I due ragazzi passano l’esame d’ammissione e frequentano il corso insieme, stringendo un’ottima amicizia. Poi tornano a Bologna e qui mettono in piedi un gruppo jazz (il Joyce Prim Quintet) insieme a un pianista donnaiolo che lavora come astronomo e due fratelli – un batterista attaccabrighe e un contrabassista tossicodipendente. Provano molto prima di iniziare a suonare in pubblico. Iniziano il tradizionale giro di locali per farsi la cosiddetta ‘gavetta’. Quando un giorno due discografici vanno a sentirli Nick sembra migliorare di colpo, tanto che l’attenzione dei produttori cadrà solo su di lui. E infatti così accade: Nick, che intanto ha avuto un figlio con la sorella di Gianca, firma un contratto discografico importante e inizia a girare il mondo da solo.
A questo punto il gruppo si scioglie e Gianca riprende gli studi, laureandosi finalmente e andando a lavorare nello studio di suo padre. Nel frattempo riesce anche a mettersi con Francesca, una bella ragazza che ha conosciuto qualche tempo prima attraverso delle amicizie di suo padre e che ha sempre amato in segreto.
Anni dopo, l’occasione per rivedersi sarà il compleanno di Gianca, quando Nick sembra riapparire dal nulla. Per qualche mese il Joyce Prim Quintet si rimette in piedi e fa una piccola tour per le città italiane ma le cose non sono più come prima, soprattutto perché Gianca avverte che tra il suo amico Nick e la sua ragazza c’è dell’attrazione. Finisce che Gianca tradisce Francesca per ri-entrare in confidenza con Nick, il suo migliore amico di sempre, e Franscesca per ripicca tradisce Gianca proprio con Nick, che da tempo le sta alle calcagna. Le cose poi sembrano ritornare al loro posto: i due innamorati si sposano, seppure rimane sempre un alone di mistero sui rapporti tra Nick e Francesca.
Paolo Briguglia è perfetto per questo ruolo perché ha proprio la faccia del bravo ragazzo – un perfetto bambascione. Mi chiedo se riuscirà mai a liberarsi da questa gabbia psico-fisica.
Claudio Santamaria invece dovrebbe essere il bello e dannato, il musicista talentuoso e bizzarro, lo spirito libero, il trasgressivo… eppure non saprei. Bravo è bravo: sa recitare. Ma quell’espressione da “sono mezzo sveglio e mezzo addormentato” non mi convince del tutto.

Vittoria Puccini è molto bella e dotata di una certa eleganza. Che al tempo in cui è stato girato questo film fosse molto giovane (24 anni) si vede – e di certo non è una cosa brutta. Anzi!
Johnny Dorelli, da attore navigato qual è, non sbaglia una scena. Eppure non deve essere stato molto semplice recitare il ruolo del padre alcolista, deluso dalla propria vita, che finisce per riversare tutti i propri sogni su suo figlio.
Fa piacere vedere ancora una volta sullo schermo Enrico Salimbeni, ossia quel ragazzo che interpreta il nipote di Paolo Villaggio nel film “Camerieri”.
In sintesi: di film Avati ne ha fatti sicuramente di migliori. Provate ad esempio con il bellissimo “Festa di laurea” (1985).

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.