settembre 3rd, 2008


3
set 08

Mutande pazze

Mutande pazze (poster)

Mutande pazze 

di Roberto D’Agostino (Italia, 1992)
con Monica Guerritore, Eva Grimaldi,
Sergio Vastano, Raoul Bova, Giovanni Visentin,
Aldo Ralli, Irma Capece Minutolo, Aldo Busi,
Marisa Merlini, Giulia Urso, Bruno Corazzari,
Giorgio Biavati, Deborah Calì, Delia D’Alberti,
Barbara Kero, Emidio Lavella, Venantino Venantini,
Ivan Lucarelli, Luigi Petrucci, Umberto Raho,
Silvana Bosi, Flavio Andreini

La cosa migliore che abbia fattoRoberto D’Agostino è sicuramente aver aperto il  sito Dagospia. Difatti fare il regista non era un’attivita a lui congeniale e questo film lo dimostra ampiamente.

“Mutande pazze” è una commedia super trash sul dorato mondo dello spettacolo e sulla corruzione che lo governa. A guardarlo con gli occhi di oggi, questo film del 1992 ha anticipato di circa 15 anni lo scandalo denominato “Vallettopoli”, per quanto ce ne fosse bisogno. Non è per fare gli snob o i qualunquisti ma non è che servisse D’Agostino a smascherare quell’ipocrita pratica che vede le aspiranti vallette passare per i divanetti di personalità di spicco.
La storia infatti narra di tre donne che fanno di tutto pur di avere successo nel mondo della tv e del cinema. Una di esse, Amalia, una presentatrice affermata di un programmino scemo, scende a patti con un politico influente pur di avere un programma tutto suo in prima serata, un’altra, Stefania, stanca di posare per servizi fotografici brutti e volgari, usa il suo corpo per sedurre importanti produttori cinematografici, un’altra ancora, Alessia – la giovane sgallettata romana, offre il suo corpo dapprima ad un direttore di produzione e poi ad un politico pur di accrescere la propria popolarità ed emergere dal ruolo di valletta. Le prime due faranno cilecca: la prima rimarrà sola, abbandonata da suo marito che la tradisce, ripagandola con la stessa moneta, e perderà la sua occasione di fare il programma in tv poiché il direttore generale della tv con cui se la intendeva (e che ha conquistato con giochetti sadomaso) viene trombato dal suo stesso partito; la seconda sarà gabbata da un’amica scaltra che le soffia il posto da protagonista in un film erotico di un regista noto. L’unica a farcela sarà la terza, Alessia, che nelle sue mosse è sempre stata guidata da sua madre, una specie di donna manager, tanto ignorante quanto avida e cinica.
La migliore attrice sulla scena è Marisa Merlini: ha poche battute ma se la cava benissimo nel ruolo dell’ingenua zia sarta della valletta Alessia.
Monica Guerritore è una discreta attrice dotata di grande fascino – questo lo sappiamo – ma in questo film, nei panni della cinica conduttrice da divanetto televisivo, forse si butta un po’ via.
Eva Grimaldi si trova benissimo nelle vesti (poche) della scemetta tutta curve di origini veronesi. Mi viene spontaneo chiedermi: ci è o ci fa? Grande attrice o semplicemente le è bastato essere se stessa?
Su Barbara Kero ho qualche difficoltà ad esprimere un opinione complessa. In alcune scene appare caruccia, molto semplice, simpatica. Sulla sua recitazione però credo che non ci sia gran che da dire.
Fa specie vedere Aldo Ralli recitare una maialesca macchietta che tenta di imitare malamente Tinto Brass. Spiace dirlo ma non basta urlare continuamente “W il culo!” e fumare i sigaro per apparire simili al regista di “Miranda”.
Sergio Vastano sbraita sguaiatamente sul palco di una trasmissione tv denominata “Er Colosseo”; non è difficile capire che per il suo personaggio si è ispirato a Gianfranco Funari.
L’imitazione di Vittorio Sgarbi, interpretata da Giovanni Visentin, nonostante renda molto bene l’idea, lascia comunque un gran senso di imbarazzo.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


3
set 08

Million Dollar Baby

Million Dollar Baby (poster)

Million Dollar Baby

di Clint Eastwood (Usa, 2004)
con Hillary Swank, Clint Eastwood,
Morgan Freeman, Jay Baruchel,

Mike Colter, Lucia Rijker, Bryan O’Byrne,
Anthony Mackie, Riki Lindhome, Michael Pena

Bel film davvero. Anche commovente, sul finale. Mi sento di dire con estrema sincerità che i tre premi Oscar che ha preso dall’Accademy nel 2005 sono davvero meritati.
Questa pellicola parla di solitudine, di sfiga, di sacrifici, di famiglia ed affetti, di amicizia dalla lunga durata e lo fa mettendo in scena personaggi semplici, ad iniziare dalla protagonista, Maggie Fitzgerald, una trentenne caparbia, una che non ha mai avuto nulla dalla vita, che fa la cameriera da quando era ragazzina e che ad un certo punto della sua vita si mette in testa di voler fare la pugile a tutti i costi, riuscendovi. Al suo fianco l’allenatore, il burbero Frankie Dunn, un vecchio pugile che ha una palesta e che non allena donne. Caparbio e scontroso: o si fa a modo suo o non si fa. Un tipo che va ogni giorno in chiesa per 22 anni a chiedere spiegazioni al parroco (pastore?) sui dogmi e sui misteri della fede. Nasconde un segreto: si sente in colpa nei confronti di qualcuno, probabilmente verso sua figlia ma non si capisce il perché.
A completare il terzetto c’è Scrap, un vecchio pugile di colore, mezzo cieco. Un poveraccio che vive nella stessa palestra che accudisce per conto di Frankie. Il buono di turno, il saggio che la sa lunga, quello che ha sempre una buona parola da spendere con tutti. Sarà un po’ l’angelo custode della storia, raccontando il tutto da voce narrante.
Forse l’unico personaggio un po’ fuori luogo e fuori dalle corde del racconto è Danger, lo smilzo sfigato e spiantato che frequenta la palestra. Figura decisamente inutile per cui evito di soffermarmici.
Risulta quasi incredibile come un film che narra di sport, uno sport rude e sporco come la boxe, possa portare a trattare temi quali l’eutanasia. Direi che l’intreccio tra questi due temi e tutti quelli sopraccitati risulta quasi perfetto, nella suo essere misurato, dosato con sapienza da regista (Eastwood) e sceneggiatore (). Di certo il loro merito va condiviso equamente con F. X. Toole, dai quali racconti “Million Dollar Baby” ha preso spunto.
Non so voi ma io mi stupisco ancora di come un ex-attore (discutibilmente) mono-espressivo come Clint Eastwood sia poi riuscito a riciclarsi durante la terza età come regista di film d’autore. Beh, se c’è da fargli i complimenti allora che questi valgano il doppio.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.