Il male oscuro (poster 1)Il male oscuro (poster 2)

Il male oscuro

di Mario Monicelli (Italia, 1989)
con Giancarlo Giannini, Emmanuelle Seigner,
Stefania Sandrelli, Vittorio Caprioli, Antonello Fassari,
Elisa Mainardi, Armando Marra, Pietro Tordi,
Daniele Dublino, Donatella Ceccarello, Carlo Colombo,
Mauro Vestri, Gea Martire, Beatrice Palme, Benito Artesi,
Samuela Sardo, Santo Bellina, Néstor Garay, Rocco Papaleo

Film che sinceramente non ho capito, ragion per cui non mi è piaciuto affatto. “Il male oscuro”, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Berto del 1964, racconta di uno scrittore inconcludente, tale Giuseppe Marchi. Un uomo di poco sotto la cinquantina con problemi di nervi, incapace di condurre una vita tranquilla, sempre in bolletta a causa della sua scarsa vena creativa.
Il film inizia con la visita del protagonista al paese natale – in Trentino, in occasione della morte di suo padre. Giuseppe si fa accompagnare da Sylvaine, una bella donna da lui mantenuta, che proprio per questo motivo non viene vista di buon occhio dalla sua famiglia d’origine.
Tornato a Roma, Giuseppe incontra per caso una ragazza poco meno che maggiorenne la quale si offre di aiutarlo come dattilografa per i suoi scritti. Tra i due nascerà prima la passione e poi l’amore. La differenza d’età tra i due amanti sembra non importare ma l’idillio dura solo alcuni mesi. Poi arrivano i guai: Giuseppe inizia ad avere problemi di salute. Parte così anche il suo calvario nella malasanità. Si fa dapprima visitare da un suo amico medico, il dottor Corsini, che lo invita a stare tranquillo e a riposarsi perché l’unico problema fisico riscontratogli è un rene mobile – ossia di poco fuori della sua sede naturale. Una notte, poi, in preda ad una crisi di dolore, Giuseppe capita nelle grinfie di un anestesista (l’amante di Sylvaine) che lo fa operare d’urgenza ma inutilmente.
Intanto la relazione con la giovane procede a fasi alterne, sinché questa non rimane incinta, costringendo così l’indeciso Giuseppe a sposarla. Con gli anni la salute sembra essere migliorata sinché moglie e figlia vanno in vacanza in montagna per un lungo periodo. Giuseppe, rimasto solo, ancora una volta si trova in preda del cosiddetto ‘blocco dello scrittore’. La cosa lo infastidisce a tal punto che riprende ad avere forti crisi di dolore all’addome. E’ a questo punto che sua moglie gli raccomanda di rivolgersi ad uno psichiatra. Difatti col tempo il problema di Giuseppe appare più psichico che fisico. La terapia dura anni ma quando il paziente inizia a sentirsi finalmente guarito è ormai troppo tardi. Il matrimonio è praticamente fallito: sua moglie ha un altro mentre i rapporti tra padre e figlia sono pessimi. Il tutto si conclude con il ritiro di Giuseppe in Calabria, a vivere una semplice vita agreste su di un piccolo appezzamento terreno regalatogli dal suo storico produttore cinematografico.
Ho letto da qualche parte che questa pellicola, secondo il regista, è stato più che altro “Un documentario su Giannini”. Difatti l’attore ha potuto mettere in mostra le sue doti da mattatore, recitando al meglio della forma.

Emannuelle Seigner non rende molto come minorenne. Ossia di anni ne aveva 23 quando ha girato questo film mentre doveva dimostrarne circa 17. Boh! Non me la so vedere così. Nè tantomeno riesce ad apparire sexy ai miei occhi. Il presunto fascino sensuale di questa donna su di me non ha mai avuto alcun effetto. Ma poco importa: contento Polanski, contenti tutti.
Anche Antonello Fassari come giovane medico non me la racconta giusta. Sarà stata la militanza nella trasmissione “Avanzi”, ne “I ragazzi della Terza C” o ne “I Cesaroni”, fatto sta che quest’attore – delizioso comico – non riesce in questa occasione ad esprimere al meglio il suo potenziale drammaturgico.
Vittorio Caprioli è uno psichiatra sui generis: appare poco professionale, un po’ sciatto, distratto, pressapochista.
Su Stefania Sandrelli, invece, preferirei sorvolare.
Riassumendo: cosa vuole dirci “Il male oscuro”? Sinceramente non saprei. Forse si è voluta mettere troppa carne al fuoco. Il male di vivere, la malasanità, la difficoltà nei rapporti tra padre/figlio, la pigrizia congenita di artisti svogliati, la psicanalisi, lo stress della vita cittadina, il libertinismo, la sindrome di Peter-pan, la differenza di età tra amanti: troppe critiche per un solo film. Un esagerato miscuglio di idee che ha finito per confondere lo spettatore e congestionare la storia.
Ricordiamolo: la sceneggiatura è a cura di Tonino Guerra e Suso Cecchi d’Amico.

Qui e qui due fotogrammi del film.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.