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Archeologia a Canosa di Puglia

Testa di un capitello

Giovedì scorso, 14 Agosto, i miei amici mi hanno trascinato a Canosa di Puglia (Ba). Ho avuto così l’occasione di visitare due luoghi alquanto interessanti: il sito archeologico di San Leucio e il Palazzo Sinesi.
Il sito di San Leucio è ormai una specie di piano su cui è posizionato un vecchio mosaico. Una radura leggermente rialzata, circondata da una recinzione nei pressi della campagna poco fuori il centro abitato di Canosa. A quanto pare si tratta di un sito ove sorgeva sino al secondo secolo a.C. un tempio pagano, probabilmente dedicato alla dea Minerva. In seguito il tutto fu riconvertito a basilica cristiana – siamo all’incirca tra il tra il IV e il V sec. d.C.
Interessante la pianta quadrata in cui vi è inscritto un altro quadrato. Pare che non sia poi così comune trovare basiliche (ex-templi) che abbiano una pianta di questa forma. La basilica, poi dedicata a San Leucio, fu costruita utilizzando pezzi stessi del tempio. Difatti in alcuni punti è facile notare come siano stati usate sezioni di colonna per realizzare le mura esterne. Delle varie colonne rinvenute, solo 5 sono state rimesse in piedi.
La foto che vedete qui sopra rappresenta un capitello ritrovato sul luogo. Su Wikipedia lo potete vedere meglio. La mia foto è stata scattata in notturna con uno scarsissimo smartphone Asus P525. Io ho visitato il sito di sera, quando, in occasione della vigilia di Ferragosto, il comune di Canosa ha organizzato delle visite guidate gratuite in diversi luoghi culturali della città (siti archeologici, musei, ecc.)
La visita al sito di San Leucio è stata alquanto breve. La guida è stata abbastanza chiara ed esaustiva ma non c’è da vedere granché. Al massimo ci si può fermare nel piccolo museo che hanno allestito accanto al sito, dove sono custoditi i reperti rinvenuti (monili, vasellame, ecc.) capitelli, sezioni di colonne e dove sono presenti un paio di piccole ricostuzioni in legno: quella del Tempio di Minerva e quella della Basilica di San Leucio.
In seguito, dopo la visita al sito archeologico, mi sono spostato al centro di Canosa, per visitare il Palazzo Sinesi (in via Kennedy), un edificio del XIX secolo destinato dal 1994 a spazio espositivo per mostre tematiche. Si tratta della sede della Fondazione Archeologica Canosina, nonché sede di supporto della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia.
Qui ho potuto ammirare con tanta meraviglia una collezione di corredi funerari ritrovati in una tomba nota come “Ipogeo Varrese”. Si tenga presente che Varrese è il cognome di una specie di tombarolo che per primo, agli inizi del XX secolo (1912), rinvenì la tomba ed inziò privatamente gli scavi. I corredi funerari sostanzialmente consistono di vasi in creta o terracotta di diverse forme e colori, di monili vari (bracciali, orecchini, anelli) e di qualche moneta, ecc. Interessantissima anche l’armatura di un condottiero. Una delle poche appartenenti a quel periodo (IV Secolo a.C.). Sono rimasto stupito nel vedere come ai lati di questa armatura siano presenti delle coppie di cerniere (cardini) in tutto e per tutto simili a quelli che noi ancora oggi usiamo per tenere chiuse porte, cofanetti, scatole, ecc.
La guida che ho trovato io quella sera lasciava un po’ a desiderare, a dire la verità. Se è pur vero che si trattava di una visita gratuita, avrei preferito trovare qualcuno più esperto e più informato sui reperti. La gentile ragazza che illustrava i corredi funerari liquidava ogni cosa con brevissime frasi. Sembrava che avesse quasi fretta. Piuttosto che scendere in particolari e spiegare gli usi e costumi dell’epoca, rivolgeva continuamente domande ai visitatori, come si fosse trattato di un quiz televisivo, e attualizzava tutto con un fare davvero imbarazzante. Anche i miti venivano raccontati con un paio di frasi buttate qua e là, senza stile o serietà. Sembrava che stesse raccontando una favoletta a degli alunni di una scuola materna. Peccato davvero.
Maggiori informazioni su questa tomba le trovate su CanosaWeb.
Non sono sicuro. Non so se consigliarvi o meno una visita in questi due luoghi. Per carità: sono interessanti ma non mi hanno fatto impazzire. Se siete amanti dell’archeologia potete passare un paio di ore molto gradevoli. Il fatto è che venire sino a Canosa per visitare solo questi luoghi mi sembra un po’ pochino – persino aggiungendoci una capatina alla Cattedrale di San Sabino (santo protettore della città).
Magari fate così: venite in Puglia (nel nord-barese) e visitate più città, più luoghi, tutti diversi. Che so: il Castel del Monte – in agro andriese, la cattedrale di Trani, il Castello Svevo di Barletta, il sito archeologico di Canne della Battaglia, il museo nel Palazzo Jatta di Ruvo, ecc. A tutto ciò aggiungeteci poi anche una visitina ai siti canosini. Ecco, così facendo, di sicuro non si sbaglia.

Le diete delle famiglie nel mondo

Il cibo di una famiglia siciliana

Quanto riesce a mangiare una famiglia nell’arco di una settimana? E soprattutto cosa? Quanta frutta, quanta verdura, quanto pane, quanti cereali (o suoi derivati)? Quanto scatolame? Quante bevande confezionate? E quanto spende?
Seguite questo link e scoprirete le differenze nella dieta tra una famiglia italiana (siciliana), una americana, una polacca, una egiziana, una tedesca, una messicana, ecc.

Fonte: Jeanne Lupypciw Blog.

La moto indossabile

Quella che vedete qui sopra è una “Deus Ex Machina”, prototipo Yamaha di moto letteralmente indossabile.
Mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta. Credo che sia un futuribile concetto di mobilità (urbana e non) da sposare in pieno.

Via Simplicissimus e Youkoso Italia.

La più carina delle olimpiadi cinesi

Alicia Sacramone

Dunque non lo pensavo solo io: Alicia Sacramone è sicuramente una delle atlete più carine di queste olimpiadi “Pechino 2008″. Lo conferma questa galleria di Repubblica.it. Pare che siano in molti a cercare informazioni su di lei in rete.
C’è da aggiungere che anche Charlotte Craig, Heather Mitts, Amanda Beard e Jenny Adams non sono affatto male. Stranamente tutte statunitensi. Da non buttare via completamente anche Victoria Pendleton (Uk) e Susanna Kallur (Svezia).
Evidentemente questi volti (e corpi) mi erano sfuggiti.
Si tenga sempre presente, comunque, che nel paese dei ciechi quello con un occhio solo fa il sindaco.

Dillo con parole mie

Dillo con parole mie (poster)

Dillo con parole mie

di Daniele Lucchetti (Italia, 2003)
con Stefania Montorsi, Giampaolo Morelli,
Martina Merlino, Marco Piras, Alberto Cucca

Una simpatica commedia che consiglierei di vedere a tutte le coppie (in crisi e non) e, più in generale, a tutti quelli che hanno un’età compresa tra i 20 e i 40 anni circa.
Di questo film non sapevo neanche l’esistenza. L’altro giorno ho visto sulla guida tv che lo trasmettevano sulle reti Mediaset e, non potendolo registrare con il servizio Faucet di VCast.it, ho deciso di scaricarlo in DivX. Il motivo principale è presto detto: si tratta della penultima pellicola (in ordine cronologico) di uno dei miei registi italiani preferiti, Daniele Lucchetti. Sì, lo stesso de “Il portaborse”, “La settimana della sfinge”, “Arriva la bufera”, “Mio fratello è figlio unico”, “La scuola”, ecc.
“Dillo con parole mie” racconta di una vacanza in Grecia, a Ios, la cosiddetta “isola dell’amore”. Una coppia, formata dalla perfettina Stefania e dall’approssimativo Andrea, scoppia dopo 8 anni di fidanzamento. Lei lascia lui perché lui è un indeciso, incapace nemmeno di troncare una relazione. Da come l’uno descrive l’altro sembrano troppo diversi per stare insieme. All’improvviso nella vita di Stefania arriva Martina, detta Megghy, la sua giovane nipote nemmeno quindicenne. La ragazzina, dopo aver mentito a sua madre ed aver abbandonato il gruppo scout con cui avrebbe dovuto andare in campeggio, si reca a casa di sua zia. Le due discutono, poi decidono: si parte per la Grecia. Megghy riesce cioè a convincere Stefania ad accompagnarla in campeggio. Destinazione isola di Ios. La ragazzina però ha mentito: ha detto che lì l’aspettano i compagni scout, quando in realtà ha solo intenzione di farsi una vacanza da adulta, cercando di accalappiare un uomo con cui perdere la verginità.
Nell’isoletta greca, comunque, ci vanno ugualmente, anche se la bugia viene presto a galla. Per le due ragazze questa vacanza sarà l’occasione di conoscersi meglio e di scambiarsi punti di vista sul loro rapporto con gli uomini, sull’essere donne libere, indipendenti e mature e sull’universo femminile più in generale. Il caso poi vuole che, all’insaputa di Stefania, la piccola Maggie si invaghisca propio di Andrea, anch’egli in vacanza sull’isola.
Sebbene la storia non sia originalissima – la commedia degli equioci è già stata trattata in lungo e in largo – questo film si fa apprezzare per la freschezza dei dialoghi che spesso strappano sorrisi sinceri nello spettatore. Molto divertenti, ad esempio, le citazioni dei miti dei pessimi anni ’80 e la loro distruzione per bocca degli stessi attori, che appena un attimo prima hanno provato a consacrarli.
Come atto di palese ruffianeria nei confronti di chi gli anni ’80 li ha vissuti da giovane, la colonna sonora comprende la sigla di Ufo Robot, “Do you Really Want to Hurt Me” dei Culture Club e “YMCA” dei Village People.
Il cast è pressoché perfetto. Morelli è un vero gigione. Il suo accento campano non infastidisce affatto. Anzi: è appena accennato e rende il personaggio di Andrea ancora più spassoso. Anche Stefania Montorsi è azzeccata nel ruolo della trentenne perfettina e frustrata. Nei primi 20 minuti del film ho avuto difficoltà a capire se mi suscitasse sentimenti di simpatia o antipatia. Poi ho capito: era proprio nella parte. Anzi, a guardarla bene, ho anche notato che assomiglia in un certo qual modo a Cindy Crawford (non solo per il neo sopra il labbro superiore). La ricordate nel film “Le mille bolle blu”? È lei che interpreta la sposina ancora innamorata del suo ex. Non solo: la Montorsi è anche l’autrice del soggetto di questo film e sceneggiatrice con Ivan Cotroneo e suo marito, ossia il regista Lucchetti.
La pellicola si conslude con una piccola esibizione in perfetto stile musical. Nel momento in cui si rimettono insieme, Andrea e Stefania cantano e ballano sulle note di “Ta ra ta tà”, un vecchio pezzo di Mina.
Nota: il film è stato girato nel 2002 proprio nell’isola di Ios, cioè lì dove è ambientato.

Il sito ufficiale del film.
La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Il mandolino del capitano Corelli

Il mandolino del capitano Corelli (poster)

Il mandolino del Capitano Corelli
(Captain Corelli’s Mandolin)

di John Madden (Usa, 2001)
con Nicholas Cage, Penelope Cruz,
Christian Bale, John Hurt, Irene Papas,
David Morrisey, Roberto Citran, Pietro Sarubbi,
Martin Glyn Murray, Vicky Maragaki, Aspasia Kralli,
Michael Yannatos, Gerasimos Skiadaressis, Joanna-Darla Adraktas

Fiera dei luoghi comuni sugli italiani. Il soldato italiano suona il mandolino, beve vino da un fiasco in paglia, adora cantare musica lirica, ecc.
La storia originale è tratta dal romanzo di Louis de Bernières. 1940, isola di Cefalonia. Una ragazza, Pelagia, sposa Mandras, un giovane uomo suo compaesano, il quale subito dopo parte per la guerra che si sta svolgendo in Albania tra Greci e Italiani. Passano i mesi, il militare non torna e la donna soffre di solitudine e nostalgia. Sull’isola, a prenderne possesso arriva l’Esercito Italiano e quello tedesco. La popolazione inizialmente si rifiuta di collaborare. Pian piano però i rapporti si fanno più distesi. Gli italiani, in particolar modo, si integrano bene nel posto ed evitano di dare noie alla popolazione. Il padre della ragazza, un vecchio medico del luogo, accetta anche di dare ospitalità ad un graduato dell’esercito italiano – il Capitano Corelli del titolo – a patto che gli venga fornito regolamente del materiale medico (bende, siringhe, medicine, ecc). Le continue frequentazioni tra Pelagia e il Capitano fanno sì che tra i due nasca l’amore. Galeotto risulta essere il mandolino che spesso il Capitano suona di sera, dopo la cena.
Nel frattempo Mandras torna a piedi dal fronte albanese. Questi, non appena rimessosi in piedi, decide di unirsi ai partigiani greci per continuare la resistenza contro il nemico invasore. I problemi seri inziano nel momento in cui in Italia viene firmato l’armistizio e tra i due eserciti di stanza nell’isola (quello italiano e quello tedesco) iniziano le scaramucce e gli incidenti diplomatici. Dapprima gli italiani sembrano arrendersi, convinti di riuscire a tornare a casa sani e salvi ma, non appena si accorgono del rischio deportazione ai campi di concentramento, decidono di prendere le armi e opporre resistenza alle truppe tedesche che per di più si organizzano, facendo arrivare ingenti rinforzi via mare. Saràuna disfatta totale: l’alleanza tra i pochi partigiani locali e le forze regolari italiane non dà grand frutti. Anzi: gli italiani che non periscono in battaglia vengono poi fatti prigionieri e fucilati subito dopo dall’ex-alleato tedesco. L’unico a salvarsi è il Capitano Corelli. Salvato sul luogo del patibolo proprio da Mandras, viene curato in casa da Pelagias e suo padre. Dopo qualche giorno è però costretto a fuggire, a tornare in Italia di nascosto, a causa dei rastrellamenti che i Tedeschi vanno compiendo nell’isola.
I due innamorati dunque si separano. Passano gli anni. Pelagias rimane con suo padre a Cefalonia e diventa una bravissima dottoressa. Corelli le manda un disco con la registrazione di un suo brano ma non riceve alcuna risposta dalla donna. L’isola viene dilaniata dall’ennesimo devastante terremoto. I due riusiranno a rivedersi solo dopo tanto tempo, quando Corelli deciderà di tornare sull’isola per passare il resto della sua vita con la donna che ama.
Non per fare lo sciovinista ma Salvatores con il suo “Mediterraneo” era riuscito molto, ma molto, meglio a descrivere una storia d’amore tenendo sullo sfondo la vita in un isola greca durante la Seconda Guerra mondiale. Per dirne una: qui nei primi 15 minuti del film sullo schermo ci sono solo una spagnola (Penelope Cruz), un australiano (Christian Bale), un inglese (John Hurt). Di greci nemmeno l’ombra, se non fosse per qualche apparizione fugace di Irene Papas nei panni della mamma di Mandras.
Comunque sia non tutto è da buttar via. A parte gli stereotipi sul militare italiano e sulla vita semplice nelle isolette greche, io di questa pellicola salverei la recitazione di alcuni. Tra tutti la bella Penelope Cruz, qui dolcissima e amorevole, e il grande John Hurt, nei panni del saggio dottor Iannis, il padre di Pelagia.
Da dimenticare l’interpretazione di Nicholas Cage. Trattasi della solita ‘faccia di cera’. Se usualmente lo si vede inespressivo, qui invece eccede con sorrisi, ammiccamenti e quant’altro. Di sicuro ha recitato con la convinzione che gli italiani sono il popolo del sorriso e del ‘volemose bbbene!’. Povero!
Christian Bale – novello Uomo Pipistrello di successo – è sempre un po’ rigido. Una costante, ormai, nella sua recitazione. Tutto sommato va detto che in questo caso il ruolo esigeva una certa testardaggine, unita ad uno sguardo fiero. Bale ha entrambe le caratteristiche per cui diciamo che il cast non ha ‘ciccato’.
Ottima scelta, ovviamente, anche per Irene Papas. Ha pochissime battute ma gli sguardi che lancia a destra e a manca dicono più di mille parole. Sul suo volto severo porta tutto il dolore che le donne greche hanno esperito nei secoli.
Buona prova anche per David Morrisey che fa il Capitano Gunther Weber: un ufficiale tedesco che si affeziona ai commilitoni italiani ma che non riesce ad opporsi ai voleri del suo esercito nel momento della resa dei conti.
Citazione di merito per Roberto Citran, nei panni di un generale dell’Esercito Italiano, e per Piero Maggiò, che qui impersona il robusto soldato che dà la sua vita per quella del Capitano Corelli.
Nota: ho visto questo film ieri sera su Mya+1 (Digitale Terrestre – pacchetto “Mediaset Premium”) e devo ammettere che durante la visione non c’è stata alcuna interruzione pubblicitaria. Anzi, a pensarci bene, adesso mi accorgo che non c’è stata nemmeno la classica pausa tra il primo ed il secondo tempo.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.

Dirty Sexy Money

Dirty Sexy Money

Consiglio a tutti di dare una occhiata a questa serie tv. Anzi, dico di più: guardatela tutta, dal primo all’ultimo episodio, con attenzione. Il motivo è presto detto: è fatta benissimo. Ad iniziare dal soggetto, sino ad arrivare alla recitazione dei singoli attori, passando per sceneggiatura, location e costruzione del profilo psicologico dei personaggi.
Io l’ho scoperta lo scorso anno, mentre lavoravo all’inserimento dei dati nel database di Episode39.it. Poi un paio di settimane fa, per caso, ne vedo il primo episodio in onda su Canale 5 – di martedì, in prima serata. Mi incuriosisce. Inizio a guardarlo. La mia attenzione rimane fissa sul televisore per più di mezz’ora. Preso! Colpito e affondato! Decido: devo vederla tutta. Deve essere mia! Così mi rivolgo al circuito peer2peer. Zio Torrent fa il suo buon lavoro, e nel giro di 3 giorni circa riesco ad avere sul mio hard-disk tutte le 10 puntate della prima serie – in italiano e ad alta definizione. Ci vorranno altri  4 giorni perché io riesca ad avere abbastanza tempo per guardarla interamente e con attenzione. Il verdetto è assoluto: capolavoro! Piccolo problema: i primi 10 episodi non sono esaustivi. Molti dei misteri che vengono a galla durante la prima stagione non vengono risolti entro l’ultima puntata della stessa. Anzi: il maledetto sciopero degli autori americani, ha fatto sì che la produzione si fermasse a soli 10 episodi per la prima stagione. Adesso bisognerà attendere pazientemente l’arrivo della seconda per sedare la sete di curiosità che mi attanaglia.
Il titolo della serie può essere liberamente tradotto come: “Sporchi attraenti quattrini”. Di cosa tratta? E’ la storia di Nick George, un giovane avvocato sulla quarantina che, dopo la morte di suo padre Datch – anch’egli avvocato, inizia ad occuparsi degli affari della famiglia Darling, una delle più ricche di tutta New York. Nick è un idealista, lavora per dare una possibilità a chi non ha potuto averla, una specie di Robin Hood moderno, diciamo, un alfiere della giustizia nella Grande Mela dei nostri giorni. Dedide di accettare questo incarico, offertogli dal patriarca – Tripp Darling, poiché vuole vederci chiaro nella morte di suo padre. Crede che qualcuno abbia ucciso Datch e sospetta che il mandante possa essere uno dei Darling.
Quale il personaggio migliore di tutta la serie? Incredibilmente difficile dirlo. Il protagonista, interpretato da Peter Krause, è sicuramente un numero uno. Un attore di prima classe a cui io affiderei ormai un importante film per il grande schermo, senza pensarci due volte. Si tratta di un uomo dal grande fascino, che dà a tutti l’impressione di essere sicuro di sé. Sebbene sembri che stia sempre sul punto di abbandonare tutto e tornare sui propri passi, Nick non molla mai. Vacilla, tintinna. Appare indeciso eppure rimane saldo al fianco di Tripp e di tutti i Darling. Nick spesso si sente invischiato in brutti affari, soffre poiché non vuole farne parte, vuole tenersi alla larga dai traffici e dal modo di fare dei Darling; la potenza di questa famiglia gli fa molta paura. Eppure non demorde, deciso nel suo piano: scoprire chi ha ucciso Datch. Inoltre è dell’idea che “pecunia non olet”, ossia che il denaro dei Darling non puzza, soprattutto se gli serve per mettere in piedi importanti opere di beneficenza. Al suo fianco ha una grande donna, un’altra personalità decisa. Una piccoletta dai capelli bruni e corti. Una donna che emana fascino da ogni angolatura la si inquadri: Lisa George, interpretata dall’attrice Zoe McLellan. Se dico che potrebbe rappresentare la cosiddetta ‘moglie ideale’ non esagero. Credetemi. Io, tra l’altro, sono anche contrario al matrimonio. Per cui vi lascio fare 2+2.
Onori e grandi applausi per Donald Sutherland – il papà di Kiefer. Un attore che non ha certo bisogno di presentazioni. La scelta migliore per interpretare il patriarca dei Darling, un uomo pieno di charme, sicuro, deciso, ambizioso, apparentemente tenero e affettuoso, ma senza scrupoli, interessato com’è solo al buon nome e agli interessi dei membri della sua famiglia.
Mi ha stupido invece William Baldwin – il fratello di Alec. Lo ricordate in “Facile preda (Fair Game)”, quel filmetto scemo in cui recitava al fianco della bella Cindy Crawford? Beh, ne è passata di acqua sotto io ponti. Qui fa la parte di Patrick darling, il figlio maggiore di Tripp, procuratore generale di New York, futuro candidato al Senato degli Stati Uniti. Una specie di grande uomo, di super potenza politica con una grande passione nascosta per una biondissimo transessuale. in altre parole: Un gigante dai piedi d’argilla. E’ talmente bravo a fare la parte dell’uomo in preda al panico, succube della passione per il suo amante segreto, che quasi non ci si crede.
Attenzione a Natalie Zea nei panni della pluridivorziata Karen Darling: bella e sensuale. Potrebbe infinocchiare anche voi con il suo savoir-faire. Di fare ci sa fare, e pure troppo! Si muove con una tale eleganza da apparire come una gran donna di mondo. Inoltre è così viscida, diretta, saudente e seducente che in più di una occasione riesce a far cadere nella sua tela di mantide persino il povero (?) Nick, suo ex fidanzato storico.
Grande interpreti anche:
- Glenn Fitzgerald, nella parte del’insolito reverendo Brian Darling;
- Jill Clayburg – Leticia Darling, l’anziana moglie di Tripp, donna subdola, fragile e fedifraga allo stesso tempo;
- Samaire Armstrong, ossia Juliet Darling, il biondo e vacuo personaggio ispirato alle ereditiere in stile Paris Hilton;
- il piccolo Will Shadley (Brian Jr.), il figlio illegittimo del reverendo;
- Seth Gabel, il giovane Jeremy, rampollo sbandato della famiglia;
- Michelle Krusiec, ossia Mei Ling Hwa Darling, la moglie di chiare origini asiatiche del reverendo. Dura e seria quanto basta per mollare su due piedi il marito alle prime avvisaglie di tradimento;
- Candice Cayne, nei panni di Carmelita – il transessuale in stile Ru Paul, amante segreto del futuro senatore Patrick Darling;
- Blair Underwood, nelle vesti di Simon Elder, il milardario nero di origini russe: un tipo ambiguo, falso e doppiogiochista, che sin dalla prima apparizione non la racconta giusta. Incarna un po’ quei ricchi di origine russa – sulla quarantina – che si godono la vita al massimo, sperperando il proprio denaro e che pian piano si stanno comprando mezzo mondo;
- Daniel Cosgrove, l’inutile campione di golf Freddy Mason, un bellone dalla mandibola squadrata che pensa solo al suo sport, al gossip e alle copertine dei magazine;
- Tamara Feldman, l’arrampicatrice sociale. Un’altra ricca e giovane prezzemolina in stile Nicole Richie, Lindsay Lohan, Ivanka Trump, Joanna Krupa, ecc;
- Sophia Vergara, nei panni di Sophia Montoya, la bonona mora e supermaggiorata di origini latino-americane;
- Bellamy Young, la moglie bella e opportunista di Patrick Darling;
Da non sottovalutare anche altre due figure secondarie come Clark l’autista tuttofare, interpretato da Shawn Michael Patrick e Daisy, la brillante segretaria di Nick, interpetata da Laura Margolis.
Se a proposito di “Dirty Sexy Money” qualcuno obiettasse che molte delle dinamiche interne a questa serie tv siano le stesse di molte soap-opera e telenovelas, fate spallucce: non è questo il vero problema. Il problema è sbrigarsi a completare l’opera. Perché da queste parti si è impazienti. E molto, per giunta!
Nota 1. Tra i produttori esecutivi della serie ci sono il noto regista Bryan Singer già produttore di Dr. House – Medical Division e Greg Berlanti, creatore di “Everwood” e produttore di “Brothers & Sisters”.
Nota 2. Nell’episodio pilota, Andrea Smithson, la madre del figlio illegittimo di Brian Darling, è interpretata da Brooke Smith; in seguito questa viene sostituita dall’attrice Sheryl Lee.

La scheda su IMDb.com, quella su FoxTv.it , quella su Episode39 e quella di Wikipedia Italia. Qui un sito amatoriale in italiano interamente dedicato a questa serie tv.

La ballata delle prugne secche

La ballata delle prugne secche (copertina)

“La ballata delle prugne secche”
di Pulsatilla
Castelvecchi – Collana “Le Navi”
187 pagg. – 7,90 Euro

Una breve auto-biografia alquanto romanzata di una giovane foggiana. In altre parole questo libro si potrebbe definire un pezzo di cabaret piuttosto lungo dalla comicità già sentita altrove. Battute sulla difficoltà di essere una giovane donna, sulle mestruazioni, sui peli superflui, sul peso e sulla linea, sui rapporti con i ragazzi, sull’andare a vivere da soli, sull’essere uno studente fuorisede, sul precariato, sulla vita in provincia, sui rapporti con i genitori (le madri in particolare), ecc.
Non crediate che questa sia una recensione totalmente negativa. “La ballata delle prugne secche” qualche sorriso lo suscita, ma non si tratta di pagine che fanno sbellicare di risate il lettore. Intendiamoci.
Il sottoscritto ha un sacco di affinità con la scrittrice: entrambi siamo di origini pugliesi, siamo all’incirca coetanei, siamo entrambi blogger, abbiamo fatto l’università in grandi città – fuori della nostra regione, lavoriamo (o abbiamo lavorato) nel dorato mondo delle agenzie pubblicitarie… eppure non riesco a provare empatia nei suoi confronti. Chissà perché! Non ho mai letto il suo blog, né mi è mai capitato di vedere una di quelle trasmissioni in cui Pulsatilla era ospitata in qualità di opinionista. Strano che abbia sviluppato una certa antipatia nei suoi confronti. Ho anche acquistato questo tomo con grande entusiasmo e curiosità. In giro per la rete ne ho sempre sentito parlare bene. Forse qualcuno mi ha influenzato. Forse no. Non saprei dirlo. Di certo mi aspettavo di più e di meglio. Magari l’opera seconda riserverà maggiori sorprese. Staremo a vedere.

La scheda di Ibs.it e quella di Bol.it.

Futurama – La bestia con un miliardo di schiene

Futurama - The Beast with a Billion Backs (DVD Cover)

Futurama – La bestia con un miliardo di schiene
(Futurama – The Beast with a Billion Backs)

di Peter Avanzino

(Usa, 2008)

Ennesimo film visto grazie all’accoppiata ItaliaFilm.net e Megavideo.com.
Si tratta di un lungometraggio di 85 minuti circa. Una specie di puntatone della mia serie cartoon preferita. Goduria!
Piccolo capolavoro. La comicità è sagace come al solito. Tutti i personaggi danno il meglio, a partire da Bender, che entra nella Lega dei Robot per uccidere tutti gli umani, fino ad arrivare a Zapp Brannigan (il generale vanesio e guerrafondaio della D.O.O.P.), passando per il Dottor Zoidberg che non fa altro che vomitare separatamente acqua dolce e salata dai suoi due stomaci, per Amy che finalmente sposa il suo mostriciattolo verde Keef e per Fry, ancora una volta protagonista assoluto. Questa volta sarà proprio l’ex fattorino della pizza a mettere l’intero Universo in un bel pasticcio.
Ma non mi va di svelarvi più di tanto. Sappiate solo che tra le righe è nascosta una bella satira sulle religioni monoteiste, in particolar modo su quelle a capo delle quali c’è una specie di grande patriarca… e non è che ce ne siano poi tante così!
Da vedere assolutamente. Un must!

La scheda di IMDb.com.

Mi sono fatto una Fi.GA.

Fi.Ga. drink

Anche io ho finalmente assaggiato la bevanda di cui tutti parlano. Si chiama “Fi.GA.”, un acronimo che starebbe per “Fiori di Guaranà”. Fondamentalmente è una bevanda analcolica senza conservanti a base di succo di frutta (pesca, arancia, ananas, maracuja), estratto di guaranà e caffeina. Da qui la dicitura “Guaranà Fruit Fusion”. A me ha vagamente ricordato una Red Bull; il colore è molto simile, il sapore è meno intenso e credo che ci sia meno anidride carbonica addizionata. Può essere tranquillamente accorpata e catalogata nel gruppo delle bevande energetiche. I bar la vendono a 3 euro (circa) in una bottiglietta di alluminio bianco smaltato da 33 cl. Il packaging non è poi così male.
Sarà un successo di vendita? Staremo a vedere.