Denti (poster)

Teeth (poster)

Denti
(Teeth)

di Mitchell Lichtenstein (Usa, 2007)
con Jess Weixler, John Heinsley,
Josh Pais, Hale Appleman, Lenny von Dolen

Questo film non ha nulla a che vedere con l’omonima pellicola del 2000 diretta da Gabrilele Salvatores. Credevo fosse una commedia generazional-demenziale – sullo stile delle scemenze alla Road Movie, American Pie, ecc. – invece si è rivelato una specie di horror indipendente, anche abbastanza splatter per i miei gusti. Sarà stata sicuramente la locandina italiana a deviarmi. Ma anche quella Usa non scherza in quanto a fraintendimento.
La storia narra di Dawn, una ragazzina della provincia americana, poco meno che maggiorenne e fermamente contraria al sesso pre-matrimoniale. Così convinta da tenere addirittura corsi ultra-religiosi e reazionari sull’argomento al fine di convincere i suoi coetanei ad unirsi a questa specie di crociata contro ‘il peccato che invade la società’. Questi giovani adepti contrari al ‘sesso senza amore’ si riconoscono tra loro attraverso una specie di fede, un anello rosso portato all’anulare.
La carne è debole, si sa, per cui un giorno a Dawn capita – si fa per dire – di ritrovarsi sola con un ragazzo che le piace molto in un posto iper-romantico – a me la scena sotto la cascata sembrava una citazione del film “Laguna Blu (Blue Lagoon)”. Dawn dapprima cerca di trattenersi poi si lascia andare, anche perché il giovane è visibilmente infoiato e fermamente convinto a fare sesso. Ma in questo frangente accade il peggio: sentendosi violentata, Dawn con un colpo secco stacca il pene che la sta penetrando – scusate il gioco di parole. E’ qui che scopre di avere la vagina dentata. O meglio inizia a sentirsi strana, diversa, malata. La conferma di essere una leggenda vivente gliela dà un ginecologo a cui stacca 4 dita della mano destra durante la visita. Nel frattempo le muore la madre, gravemente malata da tempo. E’ qui che, presa dallo sconforto più totale, la giovane Gorgo va a confidarsi con un compagno di scuola, l’unico amico di cui può fidarsi. Lo shock per la grave perdita, un po’ di vino frizzante e una pasticca anti-stress sono galeotti: Dawn è così rilassata che finisce per fare sesso con il ragazzo. Il fattaccio questa volta però non accade. Anzi sia lui che lei si godono il momento tanto atteso. A quanto pare, Dawn ha trovato l’uomo-eroe che l’ha tirata fuori da questo incubo – così dice il mito della vagina dentata. Il mattino seguente, però, scoprirà di essere stata solo lo strumento di una triste scommessa sessuale. Sentendosi una specie di trofeo, deciderà – questa volta con coscienza – di rimettere in azione la cruenta macchina infernale che tiene tra le gambe. Da questo punto in poi sarà tutta una strage di cazzi – scusate il termine. Tra le grinfie di Dawn finirà anche il suo fratellastro, da sempre di lei segretamente innamorato.
Piccolo consiglio personale: non perdete tempo dietro la visione di questo film. L’idea di partenza era buona ma poteva essere sviluppata molto ma molto meglio.
Comunque sia mi trovo molto d’accordo con la disanima di Matteo Bordone riportata in questo post di Freddy Nietzsche.
Nota: il regista è il figlio del noto artista Roy Lichtenstein.

La scheda di Cinematografo.it e quellla di MyMovies.it.