Testa di un capitello

Giovedì scorso, 14 Agosto, i miei amici mi hanno trascinato a Canosa di Puglia (Ba). Ho avuto così l’occasione di visitare due luoghi alquanto interessanti: il sito archeologico di San Leucio e il Palazzo Sinesi.
Il sito di San Leucio è ormai una specie di piano su cui è posizionato un vecchio mosaico. Una radura leggermente rialzata, circondata da una recinzione nei pressi della campagna poco fuori il centro abitato di Canosa. A quanto pare si tratta di un sito ove sorgeva sino al secondo secolo a.C. un tempio pagano, probabilmente dedicato alla dea Minerva. In seguito il tutto fu riconvertito a basilica cristiana – siamo all’incirca tra il tra il IV e il V sec. d.C.
Interessante la pianta quadrata in cui vi è inscritto un altro quadrato. Pare che non sia poi così comune trovare basiliche (ex-templi) che abbiano una pianta di questa forma. La basilica, poi dedicata a San Leucio, fu costruita utilizzando pezzi stessi del tempio. Difatti in alcuni punti è facile notare come siano stati usate sezioni di colonna per realizzare le mura esterne. Delle varie colonne rinvenute, solo 5 sono state rimesse in piedi.
La foto che vedete qui sopra rappresenta un capitello ritrovato sul luogo. Su Wikipedia lo potete vedere meglio. La mia foto è stata scattata in notturna con uno scarsissimo smartphone Asus P525. Io ho visitato il sito di sera, quando, in occasione della vigilia di Ferragosto, il comune di Canosa ha organizzato delle visite guidate gratuite in diversi luoghi culturali della città (siti archeologici, musei, ecc.)
La visita al sito di San Leucio è stata alquanto breve. La guida è stata abbastanza chiara ed esaustiva ma non c’è da vedere granché. Al massimo ci si può fermare nel piccolo museo che hanno allestito accanto al sito, dove sono custoditi i reperti rinvenuti (monili, vasellame, ecc.) capitelli, sezioni di colonne e dove sono presenti un paio di piccole ricostuzioni in legno: quella del Tempio di Minerva e quella della Basilica di San Leucio.
In seguito, dopo la visita al sito archeologico, mi sono spostato al centro di Canosa, per visitare il Palazzo Sinesi (in via Kennedy), un edificio del XIX secolo destinato dal 1994 a spazio espositivo per mostre tematiche. Si tratta della sede della Fondazione Archeologica Canosina, nonché sede di supporto della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia.
Qui ho potuto ammirare con tanta meraviglia una collezione di corredi funerari ritrovati in una tomba nota come “Ipogeo Varrese”. Si tenga presente che Varrese è il cognome di una specie di tombarolo che per primo, agli inizi del XX secolo (1912), rinvenì la tomba ed inziò privatamente gli scavi. I corredi funerari sostanzialmente consistono di vasi in creta o terracotta di diverse forme e colori, di monili vari (bracciali, orecchini, anelli) e di qualche moneta, ecc. Interessantissima anche l’armatura di un condottiero. Una delle poche appartenenti a quel periodo (IV Secolo a.C.). Sono rimasto stupito nel vedere come ai lati di questa armatura siano presenti delle coppie di cerniere (cardini) in tutto e per tutto simili a quelli che noi ancora oggi usiamo per tenere chiuse porte, cofanetti, scatole, ecc.
La guida che ho trovato io quella sera lasciava un po’ a desiderare, a dire la verità. Se è pur vero che si trattava di una visita gratuita, avrei preferito trovare qualcuno più esperto e più informato sui reperti. La gentile ragazza che illustrava i corredi funerari liquidava ogni cosa con brevissime frasi. Sembrava che avesse quasi fretta. Piuttosto che scendere in particolari e spiegare gli usi e costumi dell’epoca, rivolgeva continuamente domande ai visitatori, come si fosse trattato di un quiz televisivo, e attualizzava tutto con un fare davvero imbarazzante. Anche i miti venivano raccontati con un paio di frasi buttate qua e là, senza stile o serietà. Sembrava che stesse raccontando una favoletta a degli alunni di una scuola materna. Peccato davvero.
Maggiori informazioni su questa tomba le trovate su CanosaWeb.
Non sono sicuro. Non so se consigliarvi o meno una visita in questi due luoghi. Per carità: sono interessanti ma non mi hanno fatto impazzire. Se siete amanti dell’archeologia potete passare un paio di ore molto gradevoli. Il fatto è che venire sino a Canosa per visitare solo questi luoghi mi sembra un po’ pochino – persino aggiungendoci una capatina alla Cattedrale di San Sabino (santo protettore della città).
Magari fate così: venite in Puglia (nel nord-barese) e visitate più città, più luoghi, tutti diversi. Che so: il Castel del Monte – in agro andriese, la cattedrale di Trani, il Castello Svevo di Barletta, il sito archeologico di Canne della Battaglia, il museo nel Palazzo Jatta di Ruvo, ecc. A tutto ciò aggiungeteci poi anche una visitina ai siti canosini. Ecco, così facendo, di sicuro non si sbaglia.