Apri gli occhi (poster)Abre los ojos (poster)

Apri gli occhi
(Abre los ojos)

di Alejandro Amenàbar (Spagna, 1997)
con Eduardo Noriega, Penelope Cruz,
Fele Martìnez, Najma Nimri, Gerard Barray,
Chete Lera, George De Juan, Ion Gabella,
Miguel Palenzuela, Pedro Miguel Martínez, Luis Garcia

Ho voluto rivedere questo film perché non ne ricordavo quasi il contenuto e poiché avevo voglia di metterlo a confronto con il suo remake americano, ossia “Vanilla Sky”.
“Apri gli occhi” è un film strano. Un film apparentemente complesso che si comprende appieno solo alla fine, a patto comunque di restare attenti per tutta la durata e di seguire l’evoluzione dei fatti. “Apri gli occhi” è difficilmente ascrivibile in un determinato genere. Può essere un thriller, e certamente lo è, ma è anche di più. Contiente una massiccia dose di mistero, ad esempio, e un significativo elemento fantascientifico – o quasi – come la criogenia; più un altro aspetto a tutt’oggi impossibile da realizzare per l’uomo: la modifica dei sogni e dei pensieri all’interno della mente umana.
La storia racconta di un uomo che essendo rimasto sfigurato, dopo un brutto incidente stradale, ha gravi difficoltà ad accettare il nuovo aspetto del suo viso. Il fatto di non essere corrisposto dalla donna di cui è innamorato perdutamente – una tipa bellissima conosciuta poco prima dell’incidente – e gli incubi che fa ripetutamente, pian piano lo conducono sulla via della pazzia.

Penelope Cruz è molto giovane e meravigliosamente bella. Sarà il taglio degli occhi, i capelli di un castano spendente, la forma della bocca, comunque sia questa donna ne sa in quando a fascino. Certo, poi, è anche una brava attrice – e qui lo dimostra sufficientemente – ma c’è da dire che di fronte alla sua attraente immagine, in alcuni casi, si rimane basiti.
Da non sottovalutare anche l’appeal sexy e aggressivo che si scatena dall’aspetto di Najwa Nimri: piccola, esile, caschetto alla Valentina di Crepax, bocca rossa, occhi grandi sormontati da ombretto blu e sorriso beffardo.
Eduardo Noriega – qui bolso e col capello lungo – non appare propriamente come il bellone che dovrebbe rappresentare nel film ma è talmente bravo che dopo 10 minuti fa dimenticare questa piccola idiosincrasia.
Fele Martinez, invece, ha la faccia giusta per interpretare l’amico brutto e scemo che si fa soffiare con estrema facilità la ragazza che aveva puntato per primo.
Anche Chete Lera appare abbastanza credibile nella parte del psicoterapeuta, grazie soprattutto all’aspetto un po’ trasandato, alla barba lunga e agli occhiali.
I due principali elementi che ho apprezzato di “Apri gli occhi” sono stati l’originalità della storia e il montaggio, frammentato e pieno di flashback, ma molto interessante dal punto di vista narrativo. Si tratta di una tecnica che non annoia e che tiene lo spettatore attento, sempre sulle spine sino alla fine, concentrato e incuriosito, desideroso di sapere la verità sulla vicenda e su come si evolvono i fatti.
Bravo Amenàbar!
Nota: la colonna sonora del film comprende due brani molto interessanti: “Flying Away” degli Smoke City e “Rising Son” dei Massive Attack. Ricordiamoci comunque che il film è girato nel 1997.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.