agosto, 2008


30
ago 08

Denti

Denti (poster)

Teeth (poster)

Denti
(Teeth)

di Mitchell Lichtenstein (Usa, 2007)
con Jess Weixler, John Heinsley,
Josh Pais, Hale Appleman, Lenny von Dolen

Questo film non ha nulla a che vedere con l’omonima pellicola del 2000 diretta da Gabrilele Salvatores. Credevo fosse una commedia generazional-demenziale – sullo stile delle scemenze alla Road Movie, American Pie, ecc. – invece si è rivelato una specie di horror indipendente, anche abbastanza splatter per i miei gusti. Sarà stata sicuramente la locandina italiana a deviarmi. Ma anche quella Usa non scherza in quanto a fraintendimento.
La storia narra di Dawn, una ragazzina della provincia americana, poco meno che maggiorenne e fermamente contraria al sesso pre-matrimoniale. Così convinta da tenere addirittura corsi ultra-religiosi e reazionari sull’argomento al fine di convincere i suoi coetanei ad unirsi a questa specie di crociata contro ‘il peccato che invade la società’. Questi giovani adepti contrari al ‘sesso senza amore’ si riconoscono tra loro attraverso una specie di fede, un anello rosso portato all’anulare.
La carne è debole, si sa, per cui un giorno a Dawn capita – si fa per dire – di ritrovarsi sola con un ragazzo che le piace molto in un posto iper-romantico – a me la scena sotto la cascata sembrava una citazione del film “Laguna Blu (Blue Lagoon)”. Dawn dapprima cerca di trattenersi poi si lascia andare, anche perché il giovane è visibilmente infoiato e fermamente convinto a fare sesso. Ma in questo frangente accade il peggio: sentendosi violentata, Dawn con un colpo secco stacca il pene che la sta penetrando – scusate il gioco di parole. E’ qui che scopre di avere la vagina dentata. O meglio inizia a sentirsi strana, diversa, malata. La conferma di essere una leggenda vivente gliela dà un ginecologo a cui stacca 4 dita della mano destra durante la visita. Nel frattempo le muore la madre, gravemente malata da tempo. E’ qui che, presa dallo sconforto più totale, la giovane Gorgo va a confidarsi con un compagno di scuola, l’unico amico di cui può fidarsi. Lo shock per la grave perdita, un po’ di vino frizzante e una pasticca anti-stress sono galeotti: Dawn è così rilassata che finisce per fare sesso con il ragazzo. Il fattaccio questa volta però non accade. Anzi sia lui che lei si godono il momento tanto atteso. A quanto pare, Dawn ha trovato l’uomo-eroe che l’ha tirata fuori da questo incubo – così dice il mito della vagina dentata. Il mattino seguente, però, scoprirà di essere stata solo lo strumento di una triste scommessa sessuale. Sentendosi una specie di trofeo, deciderà – questa volta con coscienza – di rimettere in azione la cruenta macchina infernale che tiene tra le gambe. Da questo punto in poi sarà tutta una strage di cazzi – scusate il termine. Tra le grinfie di Dawn finirà anche il suo fratellastro, da sempre di lei segretamente innamorato.
Piccolo consiglio personale: non perdete tempo dietro la visione di questo film. L’idea di partenza era buona ma poteva essere sviluppata molto ma molto meglio.
Comunque sia mi trovo molto d’accordo con la disanima di Matteo Bordone riportata in questo post di Freddy Nietzsche.
Nota: il regista è il figlio del noto artista Roy Lichtenstein.

La scheda di Cinematografo.it e quellla di MyMovies.it.


30
ago 08

Bee Movie (2)

Bee Movie

di Steve Hickner e Simon J. Smith (Usa, 2007)

Ieri ho visto questo film per la seconda volta. Questa volta in italiano, in Xvid.
Ho particolarmente apprezzato la critica di fondo al sistema giudiziario americano che a volte, mentre sembra garantire i diritti dei più deboli, finisce per causare altri danni forse anche di natura peggiore.
Qui invece trovate le impressioni che ebbi lo scorso Novembre, guardando la pellicola per la prima volta in lingua originale.


29
ago 08

Tolgo il disturbo

Tolgo il disturbo (poster)

Tolgo il disturbo

di Dino Risi (Italia, 1990)
con Vittorio Gassman, Dominique Sanda,

Elliot Gould, Eva Grimaldi, Firmine Richard,
Valentina Holtkamp, Maurizio Fardo, Monica Scattini,
Veronica Dei, Maria Teresa Piaggio, Donald Falaise-Hodson

Piccola favola triste diretta da Dino Risi con uno smagliante Vittorio Gassman (nonostante i suoi 68 anni).
Augusto Scribani, un ex direttore di banca, appena uscito da una clinica psichiatrica – dove ha soggiornato per oltre 18 anni, va a vivere con sua nuora, Carla. In quella casa, ancora di sua proprietà ci vivono Carla – ormai separata dal figlio di Augusto, sua figlia Rosa, il suo nuovo compagno Giorgio e la figlia di quest’ultimo, Samantha. Augusto è un uomo anziano, dolce, semplice e silenzioso che prova ad adattarsi alle regole del suo nuovo alloggio. La sua salute mentale non del tutto ristabilita, però, provoca delle bizzarrie che in casa non sono tollerate. La convivenza perciò ben presto si rivelerà difficile. L’unica persona con cui Augusto lega davvero è la sua piccola nipotina Rosa, un’inteligente e dolce bambina di circa 10 anni. Tra i due nascerà un vero e proprio amore platonico. Breve ma intenso che finirà quando la piccola verrà trasferita in collegio sulle rive del Lago Maggiore.
I migliori a recitare sono ovviamente Gassman e la piccola Rosa (Valentina Holtkamp). Quest’ultima appare come una interessante rivelazione. La sua giovane età non le impedisce di mantenere grande dignità sulla scena. Peccato che gli sceneggiatori le mettano spesso in bocca delle parole troppo da adulta.
Citazione di merito per Elliot Gould: nei panni del picchiatello è molto spassoso. Fa una buffa tenerezza nello spettatore.
Piccole apparizioni anche per Eva Grimaldi, nei panni di una prosituta veneta che vive con Alcide il matto (Gould), e per Monica Scattini che qui interpreta la ex segretaria di Augusto, una donna non più giovanissima da sempre innamorata del suo capo.
Il titolo italiano del film è la frase che più spesso viene pronunciata dal protagonista. Quello francese, invece, si riferisce alla musica che il protagonista sente spesso nella sua testa: il valzer dei pattinatori.
Nota: il soggetto è di Dino Risi, Enrico Oldini e Bernardino Zapponi.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


29
ago 08

Scarface

Scarface (poster)

Scarface

di Brian De Palma (Usa, 1983)
con Al Pacino, Michelle Pfeiffer, Frank Lopez,
Steven Bauer, Mary Elizabeth Mastrantonio,
Miriam Colon, F. Murray Abraham, Paul Shenar,
Robert Loggia, Angel Salazar, Harris Yulin,
Dennis Holahan, Mark Margolis, Al Israel

Un filmone che si rivede sempre volentieri. Forse uno dei migliori in cui abbia recitato Al Pacino, lo metto quasi al pari di “Carlito’s Way” e “L’avvocato del Diavolo”.
Racconta le gesta di Tony Montana, un galeotto cubano che, grazie alla sua caparbia e alla voglia di ‘prendersi il Mondo’, riuscì a diventare il re della cocaina di Miami.
La bellezza del film non è solo nel soggetto e nella sceneggiatura – che mostrano l’ascesa dirompente e la conseguente caduta di un piccolo ma caparbio furfante – ma anche nella recitazione, nelle scenografie, nella scelta delle location e persino nella colonna sonora (in alcuni casi).
Al Pacino è immenso. Va beh, mi sembra persino superfluo ribadirlo.
Ma anche Steven Bauer, nei panni del fido compare di Tony, non è da meno. I panni del belloccio sciupafemmine gli calzano a pennello. E’ alto, magro, abbronzato e dinoccolato al punto giusto per fare il fighetto amante del lusso. Quell’abito bianco dal taglio Seventies, poi, completa l’opera, trasformandolo in un perfetto gagà di periferia.
Michelle Pfeiffer fa la principessa cocainomane, aiutata dalla sua eleganza e dall’estrema magrezza.
F. Murray Abraham invece passa per il brutto ceffo, anche nel senso letterale del termine, vista la sua faccia butterata.
Una buona parola mi sento di spenderla anche per Mary Elizabeth Mastrantonio, un’attrice che non mi è mai piaciuta, sempre incastrata in ruoli molli, da madonna piangente. Qui invece si riscatta con una buona performance nel ruolo di Gina, la sorellina parrucchiera di Tony, che, una volta raggiunta la maggiore età, perde la retta via, restando ammaliata dal denaro e dalla bella vita.
Non male la performance di Robert Loggia; forse la sua faccia è un po’ troppo da buono per fare il gangster, ma la villa in cui vive il suo personaggio, i vestiti e il riportone in testa bilanciano quest’ammanco.

Nota: soggetto e sceneggiatura sono stati scritti da Oliver Stone e Armitage Trail .

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


28
ago 08

Per innamorarsi basta uno sguardo

girl_sepia.jpg

Foto splendida. Per innamorarsi basta poco, pochissimo. Pronti, via! Semplicemente.

Fonte: Brugo via How To Disappear via Sleepanddream .


27
ago 08

Ma quale basso!?

Ho sempre pensato che Pino D’Angiò fosse un genio, per il fatto di essersi inventato un giro di basso micidiale per la sua “Ma quale idea”. Poi ieri ho sentito in radio “Ain’t No Stopping Us Now” di Mcfadden & Whitehead e ho pensato che forse – dico forse – Pino si è fatto ispirare da qualcos’altro. Giudicate voi stessi.


26
ago 08

Lei mi odia

Lei mi odia (poster)

Lei mi odia
(She Hate Me)

di Spike Lee (Usa, 2004)
con Anthony Mackie, Ellen Barkin, Q-Tip,
Monica Bellucci, Kerry Washington, Bai Ling,
Woody Harrelson, John Turturro, Jim Brown,
Brian Dennehy, Dania Ramirez, Jamel Debbouze,
Ossie Davis, Reynaldo Rosales

Dopo i primi 10 minuti sono stato lì lì per pensare che si trattasse del miglior film di Spike Lee, invece ho dovuto subito ricredermi. “Lei mi odia” parte bene ma presto scade nella farsa. Dapprima s’incammina come una specie di thriller di tipo finanziario ma devia presto verso una collezione di macchiette a sfondo sessuale piena di stereotipi assurdi come il negrone dal pene grande, la lesbica frigida, ecc.
La storia racconta di John Henry Armstrong, detto Jack, un ragazzo afroamericano di belle speranze: ha fatto gli studi nelle migliori università americane ed è il più giovane vice-presidente della società farmaceutica per cui lavora, la Progeia. All’improvviso un suo collega, uno scenziato di origini tedesche, si suicida preso dai sensi di colpa per aver commesso delle irregolarità. Quando Jack, attraverso il video-diario dello scenziato, scopre che la compagnia ha violato il codice etico, decide di vuotare il sacco e di denunciare anonimamente la frode alle autorità. Immediatamente la Progeia mangia la foglia e ovviamente non gradisce; dapprima lo licenzia e subito dopo scarica sul ragazzo tutte le colpe dell’accaduto. Come se non bastasse, la banca in cui Jack ha un conto corrente congela tutti i suoi soldi. A questo punto, con l’acqua alla gola, e impossibilitato a chiedere aiuto alla sua famiglia d’origine per questioni d’orgoglio, Jack decide di accettare un’assurda proposta prevenutagli dalla sua ex compagna. Fatima, la donna che ama gli offre 10 mila dollari in contanti in cambio di una doppia inseminazione. La donna, ormai scopertasi lesbica, ha deciso unilateralmente di avere un bambino. D’accordo con la sua compagna, vuole che il suo ex amante metta incinta entrambe. Come se non bastasse, infatti, le due donne hanno anche la pretesa di restare incinte nello stesso periodo. Seppur non di buon grado, Jack accetta, spinto anche dalla voglia di rifare l’amore con la donna che ama ancora. Ma non finisce qui. Fatima rimane incinta e si mette in testa che questa pratica di inseminazione per lesbiche possa essere un buon affare, così raduna un bel po’ di sue amiche omofobe desiderose di maternità e spilla loro 10 mila dollari a testa. Jack tentenna ancora ma poi capitola ormai ridotto in disastrose condizioni psico-economiche. Le cose procedono di questo passo. Anzi si complicano pure sia con l’arrivo del processo a carico di Jack che con l’inseminazione della figlia di un boss mafioso di origine italiana.
Attenzione al finale perché tutto si aggiusta. I valori che Lee vuol fare emergere dalla pellicola sono tutt’altro che originali: l’amore che aggiusta tutto, la famiglia come bene supremo e la giustizia che infine trionfa. Posso dire “bleah”? Beh, ormai l’ho detto.
A mio modo di vedere gli attori recitano tutti molto bene, tranne Monica Bellucci, che peraltro si doppia malissimo con finto accento siciliano, e John Turturrro, che nei panni dell’anziano padrino proprio non ci sta. Non appare né anziano (nonostante i capelli bianchi) né dotato del carisma del capo-mafia.
Anthony Mackie è molto bravo e molto bello. Forse anche più di Will Smith. Solo che non capisco perché quest’ultimo sia molto più noto e guadagni 1000 volte di più.
Kerry Washington è una dea della seduzione: vuoi per gli occhi, vuoi per la pelle, vuoi per le labbra, vuoi per la sinuosità delle sue curve, vuoi per tutto. Suprema! Quando fa la bastarda o l’incazzosa questa sua dose ammaliante sembra che si raddoppi. Praticamente da perderci la testa!
Woody Harrelson l’abbiamo visto troppe volte nelle vesti del freak che ormai, seduto su di una poltrona di pelle, a sbraitare come mega-direttore galattico di una multinazionale, non fa alcun effetto. Come dire: non è credibile.

Discorso completamente opposto per Ellen Barkin. Lei sì sembra nata con addosso un tailleur da donna in carriera. Non sarà bella (a me ad esempio non piace) eppure fare la manager bastarda e senza scrupoli è decisamente nelle sue corde.
Dania Ramirez: latina molto caruccia ma non fa niente per distinguersi. Qui nei panni della compagna di Fatima, ossia del terzo vertice del triangolo sessual-amoroso.
Jim Brown fa il papà del protagonista: un malato di diabete, saggio e anziano, che seppur passa le giornate a litigare con sua moglie sa che quella donna è l’unica al mondo che possa amarlo e che può amare. Meraviglioso!
Ossie Davis interpreta il solito giudice coscenzioso di origine afroamericana: nei legal thriller americani un negro seduto in tribunale a decidere ce lo mettono sempre. Che merda questa ipocrisia politically correct!
Il ruolo di Bai Ling è di certo uno dei più simpatici: fa la lesbicona di origine orientale, magra magra, alta, caruccia e tutta in fissa per le fonti dell’energia corporea, i chakra, le posizioni da assumere e altre stronzate orientaleggianti. Da sfacciata qual è non si vergogna minimamente quando le salta in mente di chiedere a Jack di mostrarsi nudo prima di concludere l’affare.
Nota di colore: questo film tocca il fondo quando, in seguito ai rapporti sessuali, l’inseminazione è mostrata didascalicamente con scene del tipo “Senti chi parla”, ossia la faccia del protagonista appare sulla testa degli spermatozoi e assume espressioni stupide mentre questi attraversano l’utero per arrivare ad inseminare all’ovulo. Somma tristezza.
I titoli di testa sono bellissimi: gigantografie di dollaroni verdi sventolanti fanno da sfondo ai nomi degli attori scritti a caratteri cubitali bianchi su sottili strisce rosse.
La colonna sonora è un capolavoro: una miscela di raffinato jazz senza tempo.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


26
ago 08

Rivisti

Al bar dello sport (poster)Play It Again, Sam (poster)
Tutti dicono I Love You (poster)Il caso Thomas Crawford (poster)

Al bar dello sport
Tutti dicono I love you
Provaci ancora, Sam
Il caso Thomas Crawford

Film in seconda terza o quarta visione personale. Visti nell’ultimo mese.


25
ago 08

Dazeroadieci

Dazeroadieci (poster)

Dazeroadieci

di Luciano Ligabue (Italia, 2001)
con Pierfrancesco Favino, Stefano Pesce,
Barbara Lerici, Stefania Rivi, Fabrizia Sacchi,
Elisabetta Cavallotti, Massimo Bellinzoni,
Stefano Venturi, Sergio Romano

Film generazionale, opera seconda di Luciano Ligabue. Nelle prime battute sembra di assistere ad una commedia a metà strada tra lo stesso “Radio Freccia”, “Amici miei” e “I laureati”. Un filmetto estivo e leggero per ragazzotti cresciutelli. Invece no. Ben presto la pellicola si trasforma in un drammone.
Quattro trentacinquenni romagnoli decidono di passare l’ultimo weekend di Luglio 2000 a Riccione per rivivere esattamente quello che vissero 20 anni prima nella ridente cittadina romagnola. O meglio, per portare a termine quello che hanno lasciato in sospeso due decenni prima. Lì si incontrano con le stesse 4 ragazze con cui hanno passato quel mitico weekend estivo del 1980. Anzi tre, poiché una da forfait. Poi, comunque, se ne aggiunge una quarta molto giovane (ovviamente assente nel primo incontro) e quasi ininfluente.

Uno dei quattro ragazzi, Libero, organizza per ciascuno dei propri amici un ‘compleanno’, ossia un evento speciale per ciascun componente della cricca, nonostante non corrisponda affato alla data di nascita dello stesso. Così assistiamo a un concerto blues in piazza per Giove, il chitarrista mancato che non ha mai suonato davanti ad un vero pubblico, una parata da drag queen in puro stile gay pride per Biccio, il medico generico omosessuale, una notte di pura trasgressione con 4 prostitute per Baygon, lo sfigato che si bulla sempre di sesso con gli amici senza concludere mai nulla. Il compleanno che l’organizzatore di compleanni (malato quasi-terminale) organizzerà per sè sarà un suicidio spettacolo in un autodromo, durante una corsa clandestina notturna.
Perché ho parlato di film generazionale? Perchè ancora una volta sullo schermo vediamo muoversi giovani uomini che non hanno voglia di crescere, intrappolati come sono nella solita “sindrome di Peter Pan”. Alcuni sono sposati ma delusi dalla vita, uno è molto malato, uno è omosessuale non represso ma incompreso, l’altro è uno sfigato che si sente una star del materasso. Anche il versante femminile non dista di molto, anzi è quasi speculare a quello maschile.
Il Liga si è scritto un film in un certo senso auto-biografico; basta guardare la città di provincia di cui sono originari i ragazzi: Correggio -Reggio Emilia. Il vero problema comunque è che certe situazioni sono un po’ troppo stereotipate – vedi l’omosessuale che ci prova e che viene picchiato, o i fischi che riceve dalla gente durante la parata sul carro allegorico. Diverse scene sono davvero fine a se stesse: adulti repressi che fanno gesti liberatori alquanto plateali, tipo correre nudi per le strade trafficate di Riccione. Tra l’altro in diverse occasioni si ha la sensazione che questo film sia stato occultamente finanziato dalla pro-loco di Riccione, o dalla Regione Emilia-Romagna, tanto viene incensata la figura della città romagnola, come luogo mitico deputato al divertimento puro. Come a dire: la Las Vegas italiana.
Parentesi fuori luogo: una scena in stile musical durante la quale il protagonista canta la tipica canzone alla Ligabue – con testo alla Ligabue e musica alla Ligabue – mentre i suoi amici ballano sincronizzati aiutati da imbarazzanti coreografie.
Molto triste anche l’accenno storico alla Strage di Bologna del 1980 durante la quale sarebbe morto il quinto membro della combriccola, allora ancora sedicenne. Sembra solo un pretesto per dare al tutto una parvenza di film impegnato e distanziarsi ulteriormente dalla frivolezza dei comportamenti dei personaggi.
Favino qui è bravicchio. Credo che abbia già interpretato l’omosessuale. Ma dove? Non lo ricordo.
I capelli alla Elvis di Stefano Pesce sono imbarazzanti e ovviamente anacronistici. Perché la passione di Ligabue per il celeberrimo rocker deve sbucare nei suoi film in maniera così palese?
Stefano Accorsi appare solo per un istante in un paio di fotografie, in qualità del fratello del protagonista.
Buona prova da sfigato per Stefano Venturi.
Tra le ragazze (donne?) la più carina è Fabrizia Sacchi.
Spiace dirlo ma Elisabetta Cavallotti appare come una Francesca Neri dei poveri, anche se non recita poi così male.
La colonna sonora, nonostante sia stata candidata ai Nastri d’Argento 2002, mi è sembrata un tantino ruffiana. A parte i pezzi originali di Liguabue contenteva due brani sputtanatissimi: “Y.M.C.A.” dei Village People e “Freestyler” dei Bomfunk Mcs.
La scelta del titolo è dovuta al fatto che il protagonista (Giove) chiede continuamente a tutti di dare un voto alle loro vite, al passato come al presente, alle situazioni che hanno vissuto, alle possibilità avute, ecc. Per lui è tutta questione di voti: semplicemente da uno a dieci.
Il rocker Luciano Ligabue, oltre che dirigere, ha anche scritto il soggetto e la sceneggiatura del film. La produzione invece è a cura di Fandango (Domenico Procacci) con la collaborazione di Medusa Film.
La pellicola è dedicata a Luciano Ligabue.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


23
ago 08

SmeercHouse 23 Agosto 2008

Puntata numero 37 della quinta stagione (la 119^ di sempre). Dopo la pausa di una sola settimana, sono tornato in onda con un carico di black music dal passato recente e diverse nuove tracce house. Credo che ormai la quinta stagione di questa trasmissione di web radio durerà sino alla fine del 2008.
Potete ascoltare il podcast della durata di 128 minuti circa, premendo ‘play’ sul piccolo lettore nero che vedete qui sopra. Se volete portarvelo in giro, invece, potete scaricarlo cliccando qui (File Mp3 da 36,7 MB codificato Mono a 40Kbps – 22050 Khz).

La tracklist:
1. SmeercHouse (Sigla Ago 08)
2. James Brown & The Fabulous Flames – Think
3. Kid Rock – All Summer Long
4. All Saints – Chick Fit
5. Salt ‘N’ Pepa – Ain’t Nuthin’ But A She Thing
6. Chantay Savage – I Will Survive

7. Kanye West – Champion
8. Puff Daddy & The Family – Been Around The World
9. Jennifer Lopez – If You Had My Love (Dark Child Master Mix)
10. Stakka Bo – Great Blondino
11. P.M. Dawn – Gotta Be… Movin’ On Up
12. Turi feat. L-Mare e Franco – Da grande
13. Coolio – 1234 (Sumptin’ New)
14. Portishead – Machine Gun
15. The Human Beinz – Nobody But Me (Pilooski Remix)
16. Chemise – She Can’t Have You
17. Le Pupe – Marakaibo (Vocal Version)
18. Cunnie Williams – A World Celebration (Mousse T’s Party Lick)
19. Anane – Bem Ma Mi (Main Mix)
20. Louie ‘Lou’ Gorbea Feat. Jannae Jordan – Feeling Good (Louie ‘Lou’ & Chris Perez Mix)
21. Cerrone vs. Katherine Ellis – Laisser Toucher (Original Version)
22. ATFC – Juss A Beat (Original Mix)
23. Cisko Brothers – Guaglione 2008 (Alex Gaudino Remix)
24. Samuele Sartini vs. Jordan Dee feat. Ce Ce Rogers – Let’s Get Back The Feeling (Club Vocal Mix)
25. Dave Darell – Children (Original Mix)